19 Aprile 2026

Per uscire dall’era del fossile

Al via la Conferenza internazionale di Santa Marta (Colombia)

di Ferdinando Catugno *

(18 aprile 2026) Santa Marta non è una città qualsiasi dove organizzare la prima conferenza internazionale sull'abbandono delle fonti fossili. Il clima incoraggia le simbologie, questa lotta funziona come una saga, e allora, se il Brasile aveva invitato il mondo alle porte della foresta amazzonica per la Cop30, la Colombia ha scelto la città simbolo delle sue esportazioni di carbone per parlare di come far finire l'era del carbone (e del petrolio, e del gas), in questo incontro internazionale di cui parliamo da mesi e che finalmente comincia il 24 aprile, si chiude il 29, ed è allo stesso tempo fuori contesto e perfettamente inserito nel contesto, quando per contesto intendiamo la più grande crisi energetica della nostra storia fossile. La crisi dello stretto di Hormuz è il red wedding dell'energia.

Quindi ci sono due letture possibili. La prima è che è da pazzi organizzare una conferenza del genere mentre il mondo è occupato a capire se ci saranno una recessione globale, una guerra non-più-regionale o la fine delle democrazie per come le conoscevamo, ma forse – ed è questa la seconda lettura – proprio per questo motivo non c'è momento migliore per ritrovarsi a Santa Marta a parlare di come farla finita con le fonti fossili di energia (e Areale ci sarà).

14 Aprile 2026

La caduta delle maschere

di Walter Nicoletti *

(3 aprile 2026) Ci sarà pure qualcuno che vorrà finalmente spiegare a quegli iraniani che vogliono la caduta del regime che governa il loro paese da quarantasei anni che ammazzare centottanta bambine, come è avvenuto il 28 febbraio scorso ad opera di missili statunitensi piombati sulla scuola elementare femminile di Minab, farebbe parte di un lucido programma di liberazione dal regime degli Ayatollah e finalizzato a portare la democrazia in Iran.

A quel signor qualcuno bisognerebbe poi chiedere il significato di un’operazione che sta incendiando mezzo mondo e che di fatto ha contribuito a chiudere i rubinetti del petrolio con ripercussioni che sono di gran lunga peggiori del male che si voleva curare. Grazie all’operazione chiamata dagli strateghi del Pentagono e di Tel Aviv Il ruggito del leone (che se rimaneva un semplice ruggito era meglio per tutti), ad oggi ci ritroviamo con il rischio di una catastrofe umanitaria, economica ed ecologica senza precedenti.

8 Aprile 2026

Il testo e il contesto. La scelta garantista di votare No

La spaccatura tra pm e giudici non realizza la terzietà, la Costituzione viene toccata per altri obiettivi. Che hanno molto a che vedere con il disegno autoritario della destra.

di Andrea Fabozzi *

La bussola da seguire quando si tratta di orientarsi in materia di giustizia, soprattutto in un paese come il nostro dove molti diritti sono scolpiti nella Costituzione e lì restano inattuati e dove a furia di strette autoritarie rischiamo l’asfissia per la «sicurezza», l’unica bussola utile per fare scelte giuste resta quella delle garanzie. Ogni misura, ogni provvedimento di legge che può andare nella direzione di rendere effettive le garanzie – la non discriminazione, la libertà personale, l’uguaglianza davanti alla legge – va valutato positivamente, poco o tanto a seconda di quanto è efficace e di quanto spazio può aprire alla realizzazione dei principi costituzionali. Al contrario bisogna diffidare delle proposte che perseguono l’obiettivo opposto, anche se nella propaganda e persino nella veste formale che assumono si presentano come garantiste. Così è la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, in realtà la divisione della magistratura, per la quale andremo al referendum il 22 e 23 marzo.

23 Marzo 2026

Stop alla monocoltura. A tutela di ambiente, salute e comunità locali

Da Brentonico (Trentino), giunge una chiamata a tutti i territori di montagna e alta collina: fermiamo la monocoltura!

«Oggi la monocoltura avanza a Brentonico, domani può succedere anche altrove!

1000 cittadine e cittadini di Brentonico, sul Monte Baldo, in Trentino, hanno da poco consegnato una petizione al Sindaco per chiedergli di prendere reali e urgenti provvedimenti per contrastare la crescente estensione incontrollata della monocoltura viticola sul territorio comunale. Questa pericolosa situazione però, riguarda tutte le aree in quota, dove, per effetto del cambiamento climatico, la monocoltura intensiva può espandersi senza regole.

Più monocolture in quota
Più pressione sull’acqua
Più rischi per salute, paesaggio e biodiversità

Per questo la nostra petizione si allarga: perché le problematiche sono le stesse, o potrebbero diventarlo presto.

Clicca e firma la petizione: https://www.change.org/stop-monocoltura-in-quota 
Falla tua, portala nel tuo territorio.

Il territorio è un bene comune. Difendiamolo insieme».

21 Marzo 2026

Il Sole sepolto nella profondità della Terra

di Soheila Javaheri *

 

Guardami pellegrino,

Guardami a lungo,

Affinché io possa interessarti1


Come si può narrare un ciclone standoci dentro? Immagini che si trascinano una sull'altra, sovrapposizioni, suoni, silenzi, distorsioni… Grida, labirinti… Forse Reza Negarestani con la sua lungimiranza visionaria è riuscito a vederlo con chiarezza e a raccontarlo. Diciotto anni fa Negarestani ha scritto una lettera aperta per il ciclone “Cyclonopedia. Complicità con materiali anonimi”2, una narrativa tra il saggio e il romanzo che crea l’enigma, aprespazi per il pensiero senza cercare risposte, capace di suscitarmi allo stesso tempo sia fascino che timore. Mi fa paura perché fin dalla prima volta mi è sembrato di leggere un manifesto del futurismo, con la sua velocità di taglio e la sovrapposizione di immagini, l’andare oltre i saperi antichi e quelli vicini, lo scorrere tra Haftvad e Hamadani a Gilles Deleuze e Félix Guattari in un lampo, Reza Negarestani sorprende, porta la notizia di strati di energie represse e soffocate e soprattutto parla delle frequenze nella profondità della terra, parla del tellurico.

Il dolore ha toccato l’osso sta volta,

- Madre, come state?

La prima volta mio padre mi ha portato là. Mi leggeva le poesie di Umar Khayym3.

20 Marzo 2026

Usciamo dalla gabbia. L’appello per la pace e per un unico paese dal Giordano al Mediterraneo fondato sullo stato di diritto. L’elenco dei firmatari.

«Noi palestinesi e amici della Palestina porgiamo la mano a tutti coloro che hanno detto no alla guerra e che hanno condannato il terrorismo in tutte le sue forme. In modo particolare la porgiamo ai cittadini israeliani (purtroppo ancora una minoranza) e a tutti gli ebrei nel mondo che non hanno concesso il loro nome ai criminali di guerra.

La carneficina in corso contro il popolo palestinese, la pulizia etnica antica e recente, la colonizzazione e le spedizioni terroristiche dei coloni contro la popolazione autoctona, come lo sradicamento degli alberi, la distruzione delle case e la confisca della terra, oltre ad abbattere ogni ponte di dialogo, ledono gravemente l'immagine e la storia di tutta una comunità e rilanciano di nuovo l’antisemitismo, che offende ogni popolazione di origine semita, quella ebraica come quella palestinese. E, nei fatti, rendono Israele il luogo meno sicuro per la popolazione ebraica e per tutti i suoi cittadini.

La battaglia per la libertà del popolo palestinese è la stessa battaglia per la libertà della popolazione ebraica e della nostra libertà.

Lo Stato può diventare una gabbia. Il nazionalismo è stato il cancro della modernità. La fratellanza è un vasto spazio di umanità libera.

Per questo non vogliamo rinunciare al sogno di un unico paese fondato sullo stato di diritto e sull'uguaglianza delle persone a prescindere dalla loro appartenenza e dal loro credo religioso. Siamo ancora in tempo. Iniziamo con il cessate il fuoco e poi cominciamo a guardare alla Mezzaluna fertile del Mediterraneo con altri occhi».

Ali Rashid, Aida Tuma (deputata del Knesset israeliano), Issam Makhluf (già deputato del Knesset, presidente del fronte democratico per la pace e eguaglianza in Israele), Mohammad Bakri (regista arabo israeliano), Renato Accorinti, Mario Agostinelli, Marta Anderle, Sergio Bellucci, Gianna Benucci, Gianfranco Bettin, Mario Boccia, Loris Campetti, padre Nandino Capovilla, Sergio Caserta, Beatrice Cioni, padre Fabio Corazzina, Fiammetta Cucurnia, Massimo De Marchi, Nicoletta Dentico, Tommaso Di Francesco,  Stefano Disegni, Patrizio Esposito, Silvano Falocco, Rania Hammad, Adel Jabbar, Dina Ishneiwer, Raniero La Valle, Mimmo Lucano, Fiorella Mannoia, Serena Marcenò, Rino Messina, Emilio Molinari, Erica Mondini, Michele Nardelli, Mario Natangelo, Silvia Nejrotti, Azra Nuhefendic, Moni Ovadia, Maurizio Pallante, Nino Pascale, Dijana Pavlovic, Tonino Perna, Daniele Pulcini, Gianni Rocco, Michele Santoro, Stefano Semenzato, Vauro Senesi, Sergio Sinigaglia, Gianni Tamino.

19 Marzo 2026

Che me ne faccio dell’Intelligenza Artificiale…

«L'intelligenza artificiale e i recenti sviluppi tecnologici si basano sull'idea di un essere umano senza limiti, le cui capacità e possibilità si potrebbero estendere all'infinito grazie alla tecnologia. Così il paradigma tecnocratico si nutre mostruosamente di sé stesso». 

Papa Francesco, Esortazione Apostolica Laudate Deum

 

L'amico Tonino Perna, fratello con il quale ho condiviso una vita di impegno fra il Mediterraneo e le sue sponde divenute approdo di culture, saperi, lingue, civiltà e umanità, mi ha inviato nei giorni scorsi questo grido di dolore che vorrei di condividere con i lettori di questo blog. Quanto accade intorno a noi è motivo di dolore, inquietudine e senso di impotenza. Le guerre sono diventate, senza remora alcuna, lo strumento normale per far valere gli interessi dei più forti. Le nazioni sono ritornate ad essere l'ossessione che vorrebbe giustificare il primato di qualcuno di fronte all'ormai evidente limitatezza delle risorse. Le regole del diritto internazionale vengono stracciate in nome di un presunto scontro di civiltà, senza comprendere che ciascuno è l'esito dell'incontro con l'altro. Mentre la complessità delle crisi e il loro intrecciarsi richiederebbero risposte che solo un cambio di paradigma ci può offrire. Invece prevalgono la barbarie e il sopruso, il cinismo e la tecnoscienza. E l'abisso si avvicina. Lo so, c'è anche dell'altro. Ed è quello al quale ognuno di noi, avvertendone comunque una responsabilità generazionale, cerca di fare con il proprio impegno quotidiano. E' in particolare in questi momenti che la poesia ci può venire in aiuto ed è per questo che le parole di Tonino possono contribuire a scuotere le coscienze. (m.n.)



Che me ne faccio della Intelligenza Artificiale

se sono diventato un animale 

violento, cinico, feroce

che non ha più pietà per l’uomo in croce.

 

Che me ne faccio dell’Intelligenza Artificiale...

 

 

 

12 Marzo 2026

La guerra in Iran e il disprezzo per la propria gente

Ricevo questa riflessione che trovo puntuale e necessaria. 

di Tahar Lamri *

C'è un rito retorico che si ripete puntuale ogni volta che l'Occidente si prepara a fare la guerra a un paese del Sud globale. L'intellettuale, il giornalista, il semplice cittadino iraniano – o iracheno, libico, siriano – sente di dover aprire la bocca con una dichiarazione di esonero preventivo: "Sono contro il regime, odio Khamenei, condanno la repressione delle donne" e solo dopo, quasi chiedendo permesso, arriva l'opposizione alla guerra.

Questo non è coraggio intellettuale. È sudditanza cognitiva nella sua forma più compiuta tanto più grave perché non è imposta dall'esterno, ma interiorizzata e scelta. È la maschera bianca di cui parlava Fanon: non il colonizzatore che te la mette in faccia, ma tu che te la indossi da solo, convinto che senza di essa la tua voce non meriti di essere ascoltata.

Ma al di là della psicologia coloniale, c'è in questo schema qualcosa di sbalorditivo nella sua sfacciataggine logica. Chi apre la propria opposizione alla guerra con la condanna del regime sta equiparando – implicitamente ma inequivocabilmente – il peso della propria opinione personale a quello di una guerra totale. Sta mettendo sulla stessa bilancia la sua posizione soggettiva come individuo singolo, privo di qualsiasi influenza sulla decisione finale di guerra, e un evento catastrofico che porta con sé il destino di uno Stato, la vita di milioni di esseri umani, la distruzione generazionale di un paese.

23 Febbraio 2026

Barbarie.

«DIVIETO DI ACCESSO
(FUORI DALLE PALLE)
QUI SI SPARA A VISTA
CE NE SBATTIAMO DEI GIUDICI
I VOSTRI CORPI VERRANNO FATTI SPARIRE DAI CINGHIALI»

di Federico Zappini

Il testo qui sopra era contenuto in un cartello presente in città, ora rimosso. Potremmo ritenere risolta la questione, liquidandola come il comportamento estremo di un concittadino. Commetteremo un errore di sottovalutazione. Dentro quelle poche righe (in maiuscole, urlate) corredate dall’immagine di una pistola rilevano le caratteristiche più pericolose di quello che mi sembra di poter descrivere come un montante spirito dei tempi. Alimentata da un paio di decenni di cattivismo politico e informativo – vi capita mai di ascoltare La Zanzara? – questa fase storica è piena di aggressività verbale e fisica. Dentro una società raccontata come mai così insicura, pericolosa e piena di nemici, lo spazio dell’indicibile si è via via ristretto, permettendo ad ognuno di esprimere i peggior sentimenti e pensieri, contaminando le basi della convivenza civile.

13 Febbraio 2026

Il paradigma securitario. Quando la sicurezza produce insicurezza.

Oggi, tra sgomberi dei centri sociali e criminalizzazione dei manifestanti, il conflitto non ha spazio. Coltivarlo è importante.

di Valeria Verdolini *

Torino è stata teatro, nell’arco di poche settimane, di due eventi tra loro connessi, entrambi accaduti lungo corso Regina Margherita. Il primo è stato lo sgombero del centro sociale Askatasuna, il 18 dicembre 2025, preceduto e seguito da una militarizzazione estesa di quel triangolo di città che si chiama Vanchiglia, con la Vanchiglietta, alla confluenza della Dora e del Po. La militarizzazione del quartiere è stata un trauma per gli abitanti: moltissimi sono studenti e giovani famiglie, ci sono scuole, bocciofile, piole, le colline che lo circondano. Askatasuna, un tempo Ex-Opera Pia Reynero, ha condizionato, nel bene o nel male, gran parte dei dibattiti politici sul conflitto e sui movimenti della città sabauda. Dopo lo sgombero, nel contesto esteso dei disordini delle manifestazioni per la Palestina e l’episodio di danneggiamento nella sede della Stampa, il quartiere è stato un susseguirsi di presidi permanenti, costanti controlli diffusi e una sospensione prolungata della normalità urbana che hanno trasformato un’area vitale della città in uno spazio di “democrazia limitata”. Il secondo evento è stata la manifestazione del 31 gennaio 2026, promossa a sostegno dell’attività politica del centro sociale e contro l’attuale torsione securitaria, e sfociata in un pomeriggio di scontri violenti. Sabato la tensione è salita al punto da degenerare in guerriglia urbana; la violenza è stata esercitata, in modo grave, sia dalle forze dell’ordine su molti manifestanti, sia da alcuni manifestanti su un agente di polizia.

 

13 Febbraio 2026

L’ultima voce per la Palestina

di Raniero La Valle

Cari amici,

la richiesta ufficiale formulata dal governo francese di revocare all’ambasciatrice Francesca Albanese il ruolo di relatrice speciale dell’ONU per il popolo palestinese è di una gravità sconsiderata perché vuol dire togliere al popolo palestinese l’ultimo filo di voce che ancora ne raccontava l’esistenza sulla terra.

Non crediamo che l’ONU, ovvero le potenze che la gestiscono, arriveranno a tale nefandezza dopo che l’ONU ha visto ignorate e contradette innumerevoli sue pronunzie e prescrizioni per la soluzione della questione palestinese, dopo essere stata accusata da Netanyahu di essere una palude dell’antisemitismo e dopo aver assistito senza intervenire e fare alcunché per fermare il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Tuttavia la richiesta francese, alla quale pare che anche l’Italia non si opponga, è uno scandalo che denuncia ancora una volta la decadenza di questa Europa che si prepara a spaccarsi sempre di più, non solo nel conflitto contro la Russia, ma anche nella nuova contrapposizione tra Francia e Germania, ora anche legata dall’“asse” con Roma.

6 Febbraio 2026

Lo sport, il corpo, la bellezza, l’eros e le macerie olimpiche.

di Diego Cason *

Lo sport è un fenomeno sociale e culturale che mostra i tipi e la qualità delle relazioni collettive di massa, che manifesta gli stili di vita e di comportamento. È un’attività economica che produce e consuma merci di diverso tipo e valore. È anche passione popolare, miglioramento tecnologico e delle prestazioni, competizione agonistica, spettacolo, festa, gioco. La pratica e il consumo di sport risponde a bisogni umani relativi all’uso del tempo “libero”, posto (apparentemente) fuori dalla coazione lavorativa, professionale e sociale quotidiana. Lo sport ha una forte valenza libertaria legata a una visione ludica del tempo. Questa è la sua immagine dominante che ha una formidabile potenza evocativa e un conseguente fascino.

Lo sport ha, però, altre funzioni molto importanti in una società. Ad esempio, la capacità di creare consenso politico e una esorbitante forza propagandistica. È anche uno strumento con il quale si esibisce il proprio status sociale; la pratica e l’interesse per alcuni sport certificano l’appartenenza a classi e ceti sociali diversi. È uno strumento di catarsi del conflitto sociale e formidabile aggregatore di passioni identitarie. Un fenomeno di grande rilevanza materiale, simbolica e affettiva.