18 Gennaio 2026

La montagna oltre la neve. Un interessante articolo nella rivista del Touring Club

Si stanno avvicinando le Olimpiadi invernali di Milano – Cortina 2026, evento che coinvolge oltre il Veneto e la Lombardia (Regioni che le hanno fortemente volute) anche il Trentino e l'Alto Adige / Südtirol. Erano state presentate all'insegna della sostenibilità e dell'utilizzo delle infrastrutture esistenti, ma nel frattempo i budget sono lievitati in maniera esponenziale, come era già accaduto con le olimpiadi invernali di Torino (2006), come avevamo previsto nel capitolo dedicato alle Olimpiadi invernali in “Inverno liquido” e come descrive Gigi Casanova nei suoi libri e nell'articolo che potete trovare nella home page dedicato al fallimento del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e dell'“Agenda Olimpica 2020 + 5”.

Oltre all'insieme delle contestazioni di Casanova, non si può nascondere che di neve naturale sulle aree sciistiche delle Olimpiadi 2026 ce n'è davvero pochina, a testimoniare l'impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi montani.

Una realtà inequivocabile che emerge anche da un interessante articolo del giornalista Tino Mantarro pubblicato sulla rivista del Touring Club con il titolo “La montagna oltre la neve” che potete trovare in allegato: la quasi totalità degli impianti vive solo grazie all'innevamento artificiale, con un impatto sempre più insostenibile che viene scaricato sulle istituzioni, sulle comunità locali e sugli utenti dello sci. Che impone una svolta radicale nel rapporto con la montagna e le sue risorse.

Buona lettura. (m.n.)

PS. A proposito di impatto ambientale delle Olimpiadi invernali 2026 visionate il servizio del quotidiano la Repubblica https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/01/16/news/olimpiadi_milano-cortina_2026_fotoconfronto_prima_e_dopo_i_lavori-425097539/?ref=RHLM-BG-P23-S3-T1-i254 

16 Gennaio 2026

Giochi olimpici e montagna. Il fallimento del CIO

di Luigi Casanova

(15 gennaio 2026) Ai miei due libri sul tema delle prossime olimpiadi, Ombre sulla neve (2022) e Oro Colato (2025) scritto quest’ultimo con Duccio Facchini per le edizioni di Altreconomia, si è aggiunto il libro del giornalista de Il Fatto Quotidiano Giuseppe Pietrobelli, Una montagna di soldi, ed. Publiprint.

Questi lavori stanno fornendo ai tre autori la possibilità di passare valle per valle, anche entrare nelle città di Milano e Verona per illustrare il percorso per lo più sconosciuto dell’evento olimpico invernale Milano Cortina 2026. Un tema sconosciuto abbiamo detto. Perché i grandi media non hanno offerto spazio ai temi delle criticità che ci hanno visto sommersi dall’inizio dei giochi e loro programmazione, il 2019. Escluso sporadiche eccezioni il lavoro delle associazioni ambientaliste e i contenuti forti di queste olimpiadi non trovano traccia di riflessione. In Italia dobbiamo ringraziare, come sempre, Report, ha svolto impegnative inchieste che hanno permesso ai cittadini più sensibili di conoscere la realtà. Mentre all’estero, da tempo, giornali e televisioni, anche pbbliche, dimostrano un interesse continuo, di dettaglio. Parliamo di Svizzera, Svezia, Austria, Germania, Francia, perfino Russia e in questi giorni gli Stati Uniti d’America.

Il mio libro, Oro colato, riassume un lavoro collettivo raccolto dai comitati di base dei territori interessati. Grazie a un diffuso lavoro di raccolta dati e controinformazione di cittadini e comitati locali si può affermare che le Olimpiadi invernali 2026 italiane rappresentino il fallimento del CIO. Passaggio per passaggio trovate conferma di una affermazione tanto drastica nel libro Oro colato.

Vediamo di spiegare i perché di una affermazione tanto drastica.

5 Gennaio 2026

Attacco al Venezuela. La potentissima dimostrazione di debolezza di Trump

Gli Stati Uniti in pesante declino (per debito, deindustrializzazione, inflazione) stanno scegliendo la guerra come arma di risoluzione delle tensioni economiche, sostituendola o affiancandola ai dazi, per continuare ad imporre il dollaro come valuta internazionale e obbligare il mondo ad acquisti forzati di debito, coperti dalle risorse (petrolifere, nel caso di Caracas) delle terre “colonizzate”.

di Alessandro Volpi *

L’attacco al Venezuela da parte degli Stati Uniti è un atto illegale gravissimo e pericolosissimo per un’infinita serie di ragioni. Una, tuttavia, è particolarmente evidente. Si tratta della palmare dimostrazione della profonda crisi degli Usa che sono schiacciati da un debito federale fuori controllo, da un debito privato non più sostenibile per la popolazione americana, da una radicale deindustrializzazione, messa a nudo dalla concorrenza cinese, da una inflazione pronta ad esplodere per i dazi e se Donald Trump ordinerà alla Fed una riduzione dei tassi e da una gigantesca bolla finanziaria ormai al limite.

 

30 Dicembre 2025

Turismo della neve: l’eccezione e la regola.

di Federico Zappini

Si è tornati a discutere della sostenibilità del turismo invernale legato alla neve quando, qualche settimana fa, per garantire l’innevamento della Pista Palon sul Monte Bondone si sono dovuti effettuare quaranta voli di elicottero per altrettanti carichi di neve artificiale, dal momento che quella naturale – ormai arrivati a Natale – ha fatto timidamente capolino una sola volta.

Alle critiche ricevute (ecologiste, ma non solo) la società gestrice degli impianti ha risposto che si è trattato di un’eccezione, scelta obbligata dal fatto che a fronte di una copertura nevosa non sufficiente i tour operator avrebbero potuto disdire prenotazioni per diverse centinaia di migliaia di euro. Sul mercato dei futures del turismo, scopriamo, si vende il pacchetto completo che poi – per via naturale o attraverso l’innevamento programmato – deve essere garantito.

Dove sta il problema sembrano dirci. Quando il clima non ci è alleato ci viene in soccorso la tecnica, salvando stagione sciistica e indotto. Lasciando da parte le implicazioni morali e filosofiche sull’opportunità di credere nella possibilità di sostituirci, almeno temporaneamente, a Dio nella regolazione dei cicli atmosferici mi preme concentrarmi sul rapporto tra eccezione e regola. Dentro un orizzonte climatico che tutta la comunità scientifica descrive come più caldo, meno nevoso e segnato con sempre maggiore frequenza da eventi climatici estremi le “eccezioni” collegate all’economia della neve si stanno via via moltiplicando sull’arco alpino. Teli stesi sui ghiacciai – è il caso del Presena, nell’alta Val di Sole – per preservarne dimensione minima e anche conseguente utilizzo estivo. Bacini per l’innevamento sempre più grandi e diffusi, così – si dice – da poter sfruttare al meglio finestre di temperature fredde strettissime. Moltiplicazione del numero di cannoni e di altri mezzi dedicati alla gestione della neve prodotta, da spostare e stendere. In prospettiva – si legge in questi giorni – strumenti ancora più performanti, capaci di trasformare l’acqua in neve anche a temperature ampiamente sopra lo zero.

 

22 Dicembre 2025

Cucina italiana e riconoscimento Unesco: «Patrimonio culturale o racconto da marketing?»

Il riconoscimento può diventare una svolta o ridursi a folclore. Tra filiere in crisi, perdita di saperi e prezzi iniqui, la sfida è trasformare i valori evocati dall’Unesco in politiche concrete ed educazione alimentare diffusa.

Tommaso Martini *

La pagina del sito del Ministero della Cultura dedicata alla candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Unesco dichiara che «la candidatura non riguarda un singolo piatto o una ricetta, ma un modello culturale condiviso, fatto di esperienze comunitarie, scelta consapevole delle materie prime, convivialità del pasto, trasmissione dei saperi alle nuove generazioni e rispetto delle stagioni e dei territori. La cucina italiana è la “cucina degli affetti”: trasmette memoria, cura, relazioni e identità, raccontando storie di famiglie e comunità attraverso il cibo. Riflette il legame tra paesaggi naturali e comunità, incarnando memoria, quotidianità e cultura dei territori». Valori che non possono che essere condivisi, e che certamente fanno parte di quel concetto mutevole, in movimento e aperto a interpretazioni plurali che è la cucina italiana. Attenzione però a non confonderli con la cucina che nutre l’Italia oggi.

Sono davvero questi i valori che guidano la relazione quotidiana con il cibo nel nostro Paese? Oppure siamo davanti a un bel racconto, a una rappresentazione che fa propri temi cruciali per una sana relazione con le filiere alimentari, per poi utilizzarli come strumenti di marketing e leve commerciali?

6 Dicembre 2025

Trieste 1954: lo spettacolo di Cristicchi dimentica l’anima plurale della città

di Mauro Cereghini

A Simone Cristicchi va dato il grande merito di avere contribuito a riportare nel dibattito pubblico italiano la memoria dell’esodo istriano-dalmato, e delle sue sofferenze, dopo decenni di colpevole silenzio. Con lo spettacolo Magazzino 18, presentato nel 2013 e circolato a lungo in tutta Italia, ha emozionato e insieme raccontato una vicenda complessa, con le molte sfaccettature che la riguardano. Ha ricevuto anche feroci critiche, ma nel complesso quell’opera aveva una sua compiutezza scenica e – nell’inevitabile riassunto di un testo teatrale – solidità storica.

Dieci anni dopo Cristicchi ci riprova con Trieste 1954, spettacolo che si muove tra la fine della seconda guerra mondiale, con l’occupazione jugoslava della città e poi l’amministrazione affidata agli alleati, e il passaggio alla Repubblica Italiana. Ma stavolta il risultato del lavoro è decisamente inferiore. Nulla da dire sulle capacità artistiche del cantante, né tanto meno dell’altra voce Franca Drioli, che presenta alcune canzoni in triestino, e di coro e orchestra che accompagnano con maestria musicale. Il racconto però dura appena tre quarti d’ora, dopo di che si aggiungono canzoni dal repertorio di Cristicchi. Belle sì, ma con un certo retrogusto di riempitivo…

30 Novembre 2025

Marcello, maestro irregolare

 

 

“Stava sul filo dell’onda e del vento”

Frammento 212, di Archiloco



Ancora un’altra perdita: quella dell’amico Marcello Farina.

Che si può dire della morte, se non il lascito di tristezza infinita che ci consegna? Ognuno fa i conti con i propri ricordi relativi alla persona che se ne è andata. Fin dal primo momento in cui si è saputo che don Marcello Farina non era più, in rete si sono avvicendati spunti di memoria di tante persone che lo hanno avuto come catechista o insegnante, che hanno condiviso esperienze di lavoro in quanto collega, come sacerdote o uomo di cultura nella veste di filosofo, teologo e storico. In molti hanno avvertito il bisogno di parlare, di dire di lui.

Va bene così: parliamo. Parliamo della vita di un maestro irregolare, titolo del tutto onorifico, a mio parere. Irregolare come lo sono stati nel corso del Novecento alcuni protagonisti citati nel volume di Filippo La Porta1. Nomi famosi, figure di intellettuali “scomodi’”, spesso ignorati, marginalizzati e relegati in spazi di minoranza. In qualche modo così è stato anche per lui, nonostante il suo essere immerso nel flusso delle contraddizioni. O forse proprio per questo.

 

27 Novembre 2025

Le verità di questa COP (e qualche pagella)

di Ferdinando Cotugno *

(24 novembre 2025) La COP30 è finita nel pomeriggio, il suo anticlimax ci ha privato del terzo atto, ci ha tolto una sintesi politica ed emotiva che desse un senso ai suoi risultati.

La conferenza sul clima di Belém è finita portando a casa quello che si poteva, cioè così poco da rasentare il nulla, con l'illusione di aver protetto il multilateralismo, ed è da qui che sento il bisogno di partire, prima di analizzare i risultati, i dettagli, i pacchetti e le decisioni sancite col martelletto.

Il commento quasi unanime della società civile, quelli che ci tengono e che sputano il sangue e producono idee e politica ogni settimana dell'anno, è che il compromesso finale è sì al ribasso, ma almeno abbiamo salvato il processo multilaterale, mandando un segnale a Trump. Io, pur rispettando questa posizione, e pur comprendendo quanto questa posizione provi a essere costruttiva, non sono proprio d'accordo.

 

3 Novembre 2025

Comunità. Di aree interne e terre alte, di energia effettivamente sostenibile e solidale, di geografie ecosistemiche per leggere il nostro tempo.

Report sul terzo incontro (in presenza) del Collettivo di scrittura

Matese, 25 - 28 settembre 2025

 

Il terzo incontro del Collettivo di scrittura nato a partire dalla pubblicazione di “Inverno liquido” si è svolto a fine settembre a Pietraroja (Benevento) e ha visto la partecipazione di Mauro Arnone, Giuliano Beltrami, Micaela Bertoldi, Antonio Cherchi, Maurizio Dematteis, Guido Lavorgna, Alessandro Mengoli, Nino Pascale, Rita Salvatore, Luca Serenthà e chi scrive.

Siamo nel Matese, una delle aree interne del Mezzogiorno che sarà oggetto di indagine nella pubblicazione della Collana di Derive Approdi dedicata all'impatto delle crisi sugli ecosistemi, relativa alla rinascita delle terre alte attraverso il patto politico fra chi sceglie di restare, chi arrivando trova buone ragioni per immaginarvi il proprio futuro e chi sceglie di ritornare dopo una vita realizzata altrove portandosi appresso un bagaglio di esperienze da mettere in gioco.

Sarà il motivo principale che attraverserà questi quattro giorni di immersione in territori spesso segnati dall'abbandono, niente affatto poveri, semmai impoveriti a cominciare da una malintesa idea di modernità e di sviluppo, dalla mancanza di istituzioni di autogoverno e da modelli di sviluppo importati e che avevano e continuano ad avere ben poco a che fare con la ricchezza culturale e materiale di queste terre.

30 Ottobre 2025

Fugatti, i CPR e un’idea minima di sicurezza

di Federico Zappini *

Capita che quando il Presidente Fugatti deve affrontare un tema spinoso – dati economici non esaltanti, la “grana” sul terzo mandato, la difesa a oltranza degli aumenti ai consiglieri regionali – la sua strategia sia quella di aprire un fronte a lui più comodo. E’ il caso in questi giorni del nuovo annuncio in merito al “Centro di permanenza e per il rimpatrio” (CPR) da realizzare a Trento.

Il presidente Fugatti – lo rivendica spesso – è persona semplice che non ha tempo né volontà di approfondire il fatto che per i cittadini che commettono reati esistano i tribunali e successivamente le carceri (pur se stabilmente sovraffollate) e che i CPR dovrebbero rispondere – e lo fanno male, molto male… – all’esigenza di espellere chi in Italia si trova senza documenti. Tra questi, potenzialmente, qualche centinaio di migliaia di lavoratori impegnati in Italia e anche in Trentino nei settori più in ombra, e mal pagati, dell’economia.

Ma a Fugatti questo interessa relativamente perché per lui – così come per la presidente Meloni – ciò che conta è l’impatto mediatico di una dichiarazione da offrire a comunità che, sotto l’effetto di un contesto economico e sociale a dir poco incerto, sono sensibili alla promessa di agire con la forza verso chi da decenni viene descritto come nemico.

28 Ottobre 2025

Sicurezza senza umanità

di Simone Casalini *

Dunque, dalla metà del 2026 il Trentino avrà il suo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) che sarà localizzato appena a sud della Motorizzazione, in una palazzina di sei appartamenti che sarà demolita e ricostruita in chiave Panopticon. Il «sorvegliare e punire» di Michel Foucault è transitato nel «rinchiudere ed espellere» perché oggi il soggetto del castigo non è più il delinquente comune, ma il migrante. Che reca con sé una doppia colpa: essersi affacciato nel continente sbagliato e mostrare segni di devianza.

L’accordo con il ministro dell’Interno Piantedosi per la costituzione del Cpr ha almeno due piani politici di lettura. Nel primo è difficile non riconoscere, per quelli che sono i suoi obiettivi e proclami, il successo del presidente Fugatti. Ottiene la realizzazione del Cpr, che nel suo elettorato è uguale a consenso, e il dimezzamento in prospettiva della quota di rifugiati sul territorio provinciale (da 700 a 350).

14 Ottobre 2025

Cosa vuol dire davvero sicurezza?

di Federico Zappini

Sicurezza. Non c’è espressione più scivolosa e spesso fraintesa.

Non potrebbe essere altrimenti, perché chiunque voglia occuparsene dovrebbe aver chiara la distanza tra ciò che il termine dovrebbe rappresentare (la giustizia cui faceva riferimento John Rawls, il patto sociale su cui i cittadini possono contare) e ciò che negli ultimi decenni è diventato. Campo privilegiato per la speculazione elettorale sotto la spinta costante degli imprenditori della paura, così come li chiamò per primo Marco Revelli.

Da quando ho memoria politica – vent’anni almeno – l’uso strumentale della sicurezza c’è sempre stato, rinfocolato da una classe politica (a destra, ma non solo) che ha costruito sulla retorica dell’emergenza e della pericolosità dei contesti urbani le proprie fortune. Un gioco cinico che continua a produrre danni.

Ogni rilevazione statistica ci dice che l’epoca che stiamo vivendo è tra le meno violente della storia dell’umanità. Gli omicidi in Italia sono passati da 711 a 330 annui nel ventennio tra il 2004 e il 2023, dopo che a inizio anni ’90 raggiungevano la cifra record di 1.700. Unica fattispecie in controtendenza è quella dei femminicidi il cui dato è addirittura in leggera crescita negli ultimi anni. Se allarghiamo lo sguardo agli altri reati contro persone o patrimonio (aggressioni e lesioni, furti e rapine) anche qui troviamo cifre in calo che non descrivono un Paese sotto scacco della criminalità. Viene da chiedersi allora perché sia ancora così forte il racconto di una sorta di apocalisse urbana – anche per la città di Trento – caratterizzata, così si dice, da interi quartieri fuori controllo.