"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli
Limite e biocentrismo, due spunti per ripensare il nostro futuro? Questa settimana ho avuto la fortuna di partecipare a due incontri che, seppur differenti per tema e approccio, hanno offerto spunti di riflessione simili. Sto parlando dell’evento del filosofo Umberto Galimberti “L’etica del viandante” e della presentazione del libro “Inverno Liquido” da parte del formatore/scrittore Michele Nardelli.
Tanti sono stati gli elementi di similitudine tra le due serate, ma in particolare due tematiche hanno focalizzato la mia attenzione: il biocentrismo e l’importanza del limite.
Il primo implica un radicale cambio di paradigma: non più l’uomo al centro e dominatore dell’universo, ma come parte integrante di un ecosistema complesso e interconnesso. Questo significa riconoscere il valore intrinseco di tutte le forme di vita e ripensare il nostro modo di vivere e di abitare la Terra.
Il secondo invece, molto caro alla cultura greca risulta essere di difficile applicazione per come è impostata la società moderna. Eppure teoricamente il concetto non sarebbe neanche così difficile da metabolizzare. La maggior parte di quello che ci riguarda è limitato. Viviamo in un mondo finito, possiamo crescere fisicamente fino ad un certo punto e anche il nostro tempo di vita è limitato. Eppure l’intero sistema economico si basa su un concetto di crescita infinita (irrealistico). Curioso no?! Le fasi di poli-crisi che stiamo vivendo e che verosimilmente caratterizzeranno sempre più il nostro futuro richiederanno nuove visioni per affrontare la realtà. Ma per avere diversi strumenti è necessario iniziare ad applicare nuovi modelli di pensiero. Limiti e biocentrismo non sono solo sono dei concetti filosofici, ma anche sfide apparentemente insormontabili che il nostro tempo ci impone. Infatti i cambiamenti culturali sono per loro natura lunghi e complessi, ma necessari. L’urgenza di cambiare rotta ci spinga a ripensare il nostro modo di vivere e di abitare la nostra (unica per ora) Terra, adottando nuovi modelli di pensiero e d’azione.
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Limite e biocentrismo, due spunti per ripensare il nostro futuro? Questa settimana ho avuto la fortuna di partecipare a due incontri che, seppur differenti per tema e approccio, hanno offerto spunti di riflessione simili. Sto parlando dell’evento del filosofo Umberto Galimberti “L’etica del viandante” e della presentazione del libro “Inverno Liquido” da parte del formatore/scrittore Michele Nardelli.
Tanti sono stati gli elementi di similitudine tra le due serate, ma in particolare due tematiche hanno focalizzato la mia attenzione: il biocentrismo e l’importanza del limite.
Il primo implica un radicale cambio di paradigma: non più l’uomo al centro e dominatore dell’universo, ma come parte integrante di un ecosistema complesso e interconnesso. Questo significa riconoscere il valore intrinseco di tutte le forme di vita e ripensare il nostro modo di vivere e di abitare la Terra.
Il secondo invece, molto caro alla cultura greca risulta essere di difficile applicazione per come è impostata la società moderna. Eppure teoricamente il concetto non sarebbe neanche così difficile da metabolizzare. La maggior parte di quello che ci riguarda è limitato. Viviamo in un mondo finito, possiamo crescere fisicamente fino ad un certo punto e anche il nostro tempo di vita è limitato. Eppure l’intero sistema economico si basa su un concetto di crescita infinita (irrealistico). Curioso no?! Le fasi di poli-crisi che stiamo vivendo e che verosimilmente caratterizzeranno sempre più il nostro futuro richiederanno nuove visioni per affrontare la realtà. Ma per avere diversi strumenti è necessario iniziare ad applicare nuovi modelli di pensiero. Limiti e biocentrismo non sono solo sono dei concetti filosofici, ma anche sfide apparentemente insormontabili che il nostro tempo ci impone. Infatti i cambiamenti culturali sono per loro natura lunghi e complessi, ma necessari. L’urgenza di cambiare rotta ci spinga a ripensare il nostro modo di vivere e di abitare la nostra (unica per ora) Terra, adottando nuovi modelli di pensiero e d’azione.