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17 Maggio 2026Al posto delle case di pietra scolpite a mano del mio bel villaggio di Lifta, nei pressi di Gerusalemme, stanno per costruire un villaggio per ricchi turisti, mentre una volta era un rifugio sicuro per gli ebrei che fuggivano dal fascismo e dal nazismo che li discriminava e li annientava nella tragedia dell’Olocausto.
Dio è morto, con tutti i valori che ci rendono uguali. Trionfante è l’affermazione della volontà di potenza che affida alla tecnica i propri fini e diventa l’intima essenza dell’essere umano in un mondo sempre più indifferente e disincantato. Eppure una volta eravamo fratelli!
Stiamo scivolando tutti nel nulla, nella mancanza di senso. E la ragione? La pietà? La misericordia per i vivi e per i morti? La convivenza? Il rispetto? Il diritto?
Come in una discarica, a Gaza sono finiti gli abitanti della costa meridionale della Palestina, vittime della pulizia etnica. Secondo i nuovi storici israeliani, per svuotare ogni città o villaggio palestinese furono compiuti piccoli e grandi massacri. Lo stesso è avvenuto nei luoghi dove sono sorte città nelle vicinanze di Gaza, teatro degli eccidi compiuti da noi palestinesi. Non si afferma il diritto alla vita con il terrore e la morte. Una catena di orrore che sembra inarrestabile.
Eppure una volta eravamo fratelli, provando la ricchezza e i vantaggi della convivenza e del rispetto reciproco.
Al contrario ci stiamo trasformando tutti in vittime e carnefici per la gabbia di un delirio che si chiama stato-nazione, segnato da muri e confini che discriminano in nome di razze che non esistono e appartenenze funzionali all’esercizio del potere e a piccoli vantaggi personali.
La ragione, l’umanità, la vita ci supplicano di dire no alla guerra! Nessuno ci ha condannato a farci a pezzi anche se ci rassicurano che questo avviene per il nostro futuro! Perché nella guerra – malgrado le apparenze – non ci sono più, se mai ci sono stati, vincitori e vinti. Perché la violenza segna chi la subisce come chi la fa.


20 Comments
Quando ho saputo quello che stava accadendo il mio primo pensiero è stato per il mio amico, saperti lontano dall’orrore prima mi ha tranquillizzato, poi mi ha fatto vedere che l’orrore era dentro ciascuno di noi ed ora ho letto commosso le tue sagge e tristi parole.
E’ commovente e triste.
Sono davvero convinto che paradossalmente l’unica cosa che può salvare una situazione del genere è il potere della letteratura nella prossima generazione; la stessa letteratura che ha trasmesso i valori religiosi potrebbe farli evolvere e rileggere sotto una nuova chiave.
Non comprendo e non conosco abbastanza le essenze di quella zona del mondo, posso solo analizzarle, ma comprendo e sono completamente certo del potere della letteratura. D’altronde anche questo non è che un passo letterario.
Grazie Michele!! Questo tuo messaggio ci porta ai “fondamentali” del Cantiere: la complessità ha bisogno di profondità.
Scusa Michele … ho inviato il documento che hai inviato. Ma volevo semplicemente farti avere la mia piena condivisione.
Caro Ali, nel condividere la tua profonda amarezza, voglio inviarti un abbraccio affettuoso, sperando che possa avvertire il legame fra amici, fra persone, che si rispettano e cercano di trovare una strada per restituire senso alla vita e ai destini delle società.
Auguri di forza d’animo e coraggio.
In amicizia.
Grazie, Michele. Una riflessione molto lucida. È terribile quello che sta avvenendo e, temo, irreversibile…
L’aspettavo, Michele
E temevo che fosse altro
Invece ci siamo anche noi in quella richiesta di pace in quel no addolorato alla guerra
Un saluto e un grazie a Ali e a te
Ciao fratello Ali, tu me l’hai insegnato meglio la silenziosa solidarietà e vicinanza che le parole banali. Un disperato abbraccio Rino
La tristezza, il dolore per quanto tempo rimarranno nel mio animo? Mi accorgo che mi passa sempre più lentamente, ma per i palestinesi non mi passa; vivo attivamente, ma resto sommessamente molto triste. Lo scrivo non per mostrarmi doverosamente commosso, ma per chiedere cosa è necessario fare per…? Caro Alì mi spiace di non aver fatto abbastanza, ti chiedo scusa
Adesso che purtroppo ci hai lasciato, questa tua riflessione ci aiuta a credere che la storia sia comunque possibile cambiarla e portare con persone come te la pace e la giustizia ovunque nel mondo.
Un abbraccio ci mancherà la tua saggezza e la tua sottile ironia . Ciao Ali
Questo ulivo che brucia richiama in qualche modo Ali: solido e mite, saggio e profondamente triste… dietro il suo sguardo dolce sulle cose e le persone c’era una nostalgia infinita…
Ciao Michele. Unisco il mio dolore al vostro per il passaggio a miglior vita di Alì. In realtà il dolore mi sale pensando che abbia trascorso gli ultimi tempi della sua vita in un mondo così devastato. Me lo ricordo alla fine degli anni ottanta, durante gli anni del mio liceo, e poi inaspettatamente in val dei mocheni. Una figura sempre interessante, arguta e dolce. Speriamo adesso trovi la Pace. E che la terra gli sia lieve.
Ciao Michele, la scomparsa di Ali mi addolora ma rimane il bel ricordo dei suoi racconti nei giorni trascorsi assieme in Palestina . Ti abbraccio. Ale
Grande tristezza, solo pensare alla sua saggezza, ironia e al suo sorriso, sia pur mestamente, mi riempie il cuore!
Ho saputo di Ali, lo pensavo amico, dal dolore intendo di sentirlo fratello.
Una tristezza profonda perché nella sua morte si sono raccolte per me le tante tante morti dei figli e delle figlie della Palestina
Come se il tempo e lo spazio si stringessero nel volto di un uomo mite e lasciato solo
A chiedere pace
Grazie Michele. Grazie per il tuo pensiero e l’ultimo messaggio di Ali. Lo stamperemo in grande nella mostra sulla Terra di Gaza.
Grazie Michele per aver diffuso questo ultimo disperato messaggio di Alì, l’ulivo che brucia. Tutti quelli che lo abbiamo conosciuto ricorderemo di lui la sempre presente profondità di pensiero insieme al sempre presente antico dolore che affiorava dal suo sorriso gentile. Un grande abbraccio Alì
Caro Michele, ti mando un abbraccio forte per il congedo da Ali, a cui so quanto fossi legato. Ad Ali, un pensiero di libertà, giustizia e, finalmente, pace. L’immagine dell’ulivo in fiamme è straziante e non mi sento di aggiungere altro.
Caro Michele, immagino quanto tu stia soffrendo per Alì. Pensa a tutti i semi di speranza che la vostra passione per questi tempi interessanti ed il vostro impegno reso ancora più ricco dalla vostra amicizia, hanno diffuso, nonostante tutto. Un abbraccio