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2 Maggio 2025In quella circostanza mi chiesi quale fosse il valore di una “Esortazione” rispetto ad una “Enciclica” o di una “Lettera” e la spiegazione la trovai proprio nelle prime righe dell’“Esortazione” stessa:
«Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’, quando ho voluto condividere con tutti voi, sorelle e fratelli del nostro pianeta sofferente, le mie accorate preoccupazioni per la cura della nostra casa comune. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura. Al di là di questa possibilità, non c’è dubbio che l’impatto del cambiamento climatico danneggerà sempre più la vita di molte persone e famiglie. Ne sentiremo gli effetti in termini di salute, lavoro, accesso alle risorse, abitazioni, migrazioni forzate e in altri ambiti» (Esortazione Apostolica Laudate Deum, articolo 2).
In altre parole, dopo otto anni nei quali la “Laudato sì”, malgrado la sua risonanza globale, non aveva modificato sufficientemente il nostro impegno nella cura del pianeta, serviva uno scossone, un’esortazione insomma, affinché tutte le persone di buona volontà, a prescindere dal loro credo religioso, reagissero adeguatamente ai pericoli che il genere umano stava creando con le proprie mani.
In queste ore seguite alla scomparsa di Francesco, rileggere quel documento diviene un atto di riconoscimento e insieme di assunzione di responsabilità. Nei settantatré articoli dell’Esortazione emerge infatti non solo il richiamo ai temi della crisi climatica globale e della velocità inedita con cui sta avvenendo, al pericolo del paradigma tecnocratico che sta alla base di un essere umano senza limiti, all’inadeguatezza della politica e delle istituzioni internazionali e dell’urgenza di un multilateralismo dal basso, all’ipocrisia delle politiche di adattamento e della logica di rattoppare senza mettere mano alle ragioni strutturali all’origine delle crisi. Papa Francesco, nell’indicare una zona di contatto che altro non è se non la presa di coscienza della natura complessa che governa la vita nella Terra Madre, pone il mondo cattolico di fronte all’inderogabile necessità di rispettare le leggi della natura e dei delicati equilibri tra gli esseri di questo mondo con queste parole:
«La visione giudaico-cristiana del mondo sostiene il valore peculiare e centrale dell’essere umano in mezzo al meraviglioso concerto di tutti gli esseri, ma oggi siamo costretti a riconoscere che è possibile sostenere solo un “antropocentrismo situato”. Vale a dire, riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature…» (articolo 67). Ammonendo infine che «… non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali, senza una maturazione del modo di vivere e delle convinzioni sociali, e non ci sono cambiamenti culturali senza cambiamenti nelle persone» (articolo 70).
Un’esortazione che richiede un passaggio, un rinnovamento profondo rispetto al tempo precedente, una resurrezione interiore, che poi altro non è che il significato universale, per credenti e non credenti, della Pasqua. Una buona ragione per la riproposizione dell’Esortazione Apostolica “Laudate Deum”. (m.n.)
https://www.michelenardelli.it/uploaded/documenti/01509-laudate-deum.pdf


7 Comments
Rimasi colpito dalla scelta dello strumento: ESORTAZIONE. Parola desueta, ma drammatica. Una domanda, una supplica, uno stimolo a dire e fare qualcosa.
Ebbene, purtroppo, l’esortazione è rimasta nel cerchio di chi già aveva letto, fatta sua la Lettera Enciclica Laudato si’.
Cosa manca per passare dalla conoscenza e consapevolezza della situazione, alla azione?
Forse la consapevolezza è ancora incompleta, forse impaurita dalla drammaticità, senz’altro è limitata a singoli individui e forme organizzate di base, quindi si sente impotente, anche se testimonia ogni giorno il proprio malessere informato.
Verrebbe da invocare l’avvento di un leader e un’organizzazione politica. Punti di riferimento nazionali e internazionali sono senz’altro utili, ma non suppliscono al problema di fondo: la nostra (mia) immaturità.
Dobbiamo maturare, ciò significa rompere i confini della nostra esistenza, convenire e convergere tutti su singole priorità, sulle quali formare alleanze fra diversi, anche molto diversi. Realizzare così una massa critica sufficiente (non intendo affatto una massa elettorale) ad indirizzare il corso delle cose: mercato, politica europea, organismi internazionali.
Grazie a chi lo ha amato davvero. Mario
Grazie Michele le tue riflessioni sono sempre molto utili e ci aiutano a pensare.
Molto vero Michele. Grazie. Sai cogliere l’essenziale e lo sai comunicare con la tua umanità.
Grazie Michele. Ho letto con attenzione il tuo commento, che ho molto apprezzato perché obiettivo, autentico, privo di ipocrisie.
Non si è risparmiato, fino all’ultimo ha voluto sentire su di sé “l’odore delle pecore”.
In questi tempi così drammaticamente difficili penso alle sue parole “La guerra è sempre una sconfitta, così come l’idea di una sicurezza internazionale basata sul deterrente della paura. Per garantire una pace duratura occorre tornare a riconoscersi nella comune umanità e a porre al centro della vita dei popoli la fraternità”.
Mi chiedo chi raccoglierà la sua eredità…se mai verrà raccolta.
Penso che le parole chiare e semplici con le quali Francesco ha interpretato il nostro tempo rincuorino chi ha sempre guardato in quella direzione ma devono restare e continuare a lavorare per far crescere la voglia di “riconciliazione col mondo che ci ospita”.
Quindi grazie per il tuo lavoro.
Michele … sempre più sorprendente!! Solo tu – finalmente (dopo anni di studi simil teologici con ambizioni ecclesiologiche) – mi hai fatto capire la differenza fra una enciclica, una esortazione e una lettera. Mi hai fatto capire che sotto i suoi ultimi toni e gesti paterni c’era in realtà un “grido” …