
Il Concerto di Baghdad
17 Maggio 2026
Dolomiti energia: il coraggio di immaginare
17 Maggio 2026Ma soprattutto ti avverto nelle tracce di un impegno che insieme ci eravamo proposti e che pure iniziammo. E che non so se mai riuscirò ad onorare, perché è necessario avere coscienza dei propri limiti e della propria finitezza. Parlo di quella autobiografia che avremmo voluto scrivere e consegnare ai giovani palestinesi che vedevamo nelle piazze di ogni parte del mondo per ciò che accadeva (e continua ad accadere) nella mezzaluna fertile del Mediterraneo, affinché potessero riflettere senza reticenze sulla questione palestinese che aveva accompagnato tutta la tua esistenza (e un po’ anche la mia), da quando i tuoi cari vennero cacciati dal villaggio di Lifta per finire in un campo profughi di Amman, fino alla notte di un anno fa quando il crepacuore ha avuto la meglio sulla tua infinita stanchezza. Quell’impegno che, in tua assenza, non potrebbe che essere una biografia non proprio autorizzata, e che in molti mi esortano a riprendere in mano.
Tracce di un libro che conservo nel mio computer, capitoli appena abbozzati, pagine di diario che raccontano di relazioni tessute e di progettualità cariche di speranza, immagini dei nostri viaggi nelle antiche città più conosciute come nei villaggi più dimenticati della Palestina che visitammo quando Ali ha potuto farvi ritorno, nell’orgoglio di mostrarmi la bellezza della sua terra e nel dolore di vederla lacerata dal sopruso e dalla violenza.
E di quell’ultimo viaggio che facemmo nel maggio di quattro anni fa in Andalusia, nei luoghi di una storia pressoché cancellata, ma dalla quale nacque il risorgimento europeo. Quando ci parlavi di Siviglia come Damasco, nel visitare le rovine di Medinat al-Zahra, nei pressi di quella città che in pieno Medio Evo era conosciuta come l’“ornamento del mondo”, perché questo era Cordoba nell’anno mille, con le sue settanta biblioteche la città più grande d’Europa. O nel contemplare la raffinatezza dell’Alhambra, a Granada, con i tuoi occhi che portavano i segni dall’infelicità araba per un mondo perduto e per la tragedia del tuo popolo.
Da quel viaggio tornasti determinato nel dare un nuovo impulso al lavoro di scrittura, ma poi tutto s’infranse nella follia del 7 ottobre e nella deriva genocidaria che pure covava nella cultura di una destra nazionalista e xenofoba. Nel tuo comprensibile bisogno di dar voce al grido di dolore che veniva dalla Palestina e dal dovere di esserci ovunque ti chiamavano. E di farlo in maniera intelligente, senza rinunciare al tuo difficile percorso di ricerca, politico, culturale e spirituale. Ne venne lo scritto “Eppure eravamo fratelli” e l’appello “Usciamo dalla gabbia” del quale eri il primo firmatario e che raccolse migliaia di adesioni.
Un vortice di iniziative, fino all’ultimo respiro.
Capisci, caro Ali, il vuoto che mi è rimasto? Dei viaggi che ancora avremmo potuto fare e che avevamo nel cuore, come quello a Sarajevo, la Gerusalemme dei Balcani. O a Beirut, prendendo come guida il grande racconto di Samir Kassir. O della nostra quasi cinquantennale amicizia, delle lunghe conversazioni sul senso della vita e del piacere che provavo nel prepararti le tagliatelle con i funghi porcini.
E che cerco di colmare, pensando che in fondo ti sei risparmiato il troppo che in questi mesi è diventato insopportabile. Buon riposo, caro Ali. Spero che queste parole che forse qualcuno fra qualche anno leggerà possano dare il senso profondo dell’amicizia, di quella philìa che Aristotele metteva come condizione essenziale del discorso pubblico. Grazie Ali, per l’amicizia di cui mi hai fatto dono.
Michele
Camalghe, Trento, 14 maggio 2026
“Un anno senza Ali” è il titolo di un evento che si svolgerà nella mattinata di sabato 16 maggio a Orvieto, in ricordo di Ali Rashid. Questa mia lettera ad Ali verrà letta in questa occasione dalla figlia Aida.


18 Comments
Michele N. trovo scritto in diversi foglietti sparsi sulla tavola in queste settimane.
Perché da tempo non ricevevo comunicazioni da te, caro Michele, e mi ero ripromessa di mandarti un messaggio o anche di chiamarti.
E oggi arriva il tuo ricordo di Ali che è pienamente quello: il ricordo affettuoso di un amico ma è anche tanto altro.
Un passaggio tra le nostre vite, uno sporgersi su un tempo che precipita. Memorie di vitigni per un vino che vorremmo assaporare, il vino del nostro desiderio, il ricordo dei nostri viaggi.
E anche la biografia che scriverai, Michele, perché non si cancelli Ali e la sua nostra Palestina, nonostante la disillusione.
Vorrei aggiungere ai versi intensi, riportati sulla locandina dell’evento di Orvieto, questo breve testo trovato tra le carte inedite di mio marito, datato 2008.
“Ricordati di Gaza, la tenebra / l’ha invasa. L’ira cela il capo / sotto l’ala, vento grida la paura / tra i crateri. In armatura il dio / della guerra ride. L’insepolta fede / accanto. / Anche la morte è un canto.
Grazie, Michele. Prima o poi torneremo a mangiare tagliatelle coi porcini e a raccontarci di lui, di noi in un abbraccio amico.
Raffaella
Grazie Michele del tuo scritto che mi ha commosso tra tenerezza, nostalgia, pensando ad Ali e amarezza per lo sguardo all’oggi sulla terra che lui ha tanto amata. Un abbraccio a te e consorte.
Grazie Michele per il dolce e profondo ricordo di Ali.
Bellissimo.
Grazie Michele, un bellissimo articolo. Mi ricordo di lui e del suo impegno. Hai ragione però, almeno si è risparmiato la deriva attuale. Un abbraccio
Ricordare una persona che non c’è più parlando dell’amicizia che c’è ancora è il modo più semplice e bello per onorare la sua memoria. Grazie!
Immenso.
Veramente toccante.
Grazie Michele di questi momenti di vita che hai dato ad Ali
Grazie Michele. Parole che agitano ricordi.
Grazie Michele, mi spiace non averlo conosciuto!
Grazie Michele di questa lettera toccante che rivela quanto è potente il sentimento dell’amicizia. La figura di Ali esce rafforzata nei tuoi ricordi, come forti sono l’impegno politico e morale che Egli nutrì verso il suo popolo continuamente offeso nella sua dignità.
Il tuo senso dell’amicizia ti aiuterà a portare a termine il progetto comune,da voi sognato, e diventerà una voce sincera per raccontare le vicessitudini del suo popolo.
Grazie sincere.
Straordinaria persona.
Grazie per il tuo ricordo di Ali, ieri per noi qui ad Orvieto è stato un momento triste ma anche un modo per prenderci l’impegno per continuare a lottare per i diritti del popolo Palestinese. Un abbraccio a te e ai compagni Trentini.
Uno scritto bellissimo. Ne hai di sicuro onorato la memoria… e ci hai comunque consegnato una biografia
Grazie Michele, per aver così ben ricordato Alì, che mi ha sempre piacevolmente impressionato per la sua calma carica di cultura, storia, speranza e progettualità, insieme alla sua bellissima capacità espressiva.
E’ un testimone difficile da raccogliere e proseguire, come dici tu, presi come siamo dalla quotidianità di-sperante.
Caro Michele, credo che la tua amicizia per Ali sia stata unica. Intensità e dedizione. Condivisione.
Si sente che la sua perdita abbia aumentato il peso dei giorni tristi che il mondo vive. Ed è così per ogni persona che non c’è più.
Ciao Michele, ti ringrazio per avermi mandato questo bellissimo ricordo di Ali.
Spero che continuerai a mandarmi i tuoi scritti sempre pieni di storia.
Un abbraccio anche a Gabriella