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Matteo Di Menna, un pensiero a cinque anni dalla sua scomparsa. E una proposta.

Va ricordato che il vecchio ospedale Santa Chiara era stato abbandonato definitivamente cinque anni prima, lasciando dietro di sé macerie e sporcizia di ogni tipo. Riadattare – anche se in maniera del tutto provvisoria per il tempo dell’occupazione – quella grande struttura che nella storia della città era stato prima Monastero delle suore Clarisse (1229), poi Ospedale militare (1796) ed in seguito Ospedale civile, non era cosa da nulla. Un complesso di cui facevano parte anche l’antica Chiesa di San Michele (1145) anch’essa in stato di abbandono e riaperta al pubblico nel 1983, l’edificio che ospitava il lazzaretto, quello della Croce Rossa e l’area dell’ex Camera mortuaria che nel 1968 divenne la Comune Karl Marx e che oggi ospita il Polo umanistico della FBK. Ed infine la grande area verde e degli orti, divenuta nell’abbandono una sorta di discarica a cielo aperto.

Era un uomo libero, Matteo. A quel tempo di lavoro faceva l’idraulico, ma solo quando ne aveva bisogno. Lui e la sua proverbiale cassetta degli attrezzi furono indispensabili, in quella circostanza come in tutta quella stagione di feste popolari che seguirono, proprio nel Parco Santa Chiara oppure al Parco San Marco. In quell’estate del 1975 Matteo si mise a disposizione per l’occupazione, spesso s’incavolava se le cose non andavano come avrebbe voluto ma amava quelle situazioni, forse un po’ borderline, in cui si sentiva responsabile ed apprezzato. Eravamo poco più che ventenni, lo spirito del tempo ci faceva sentire il futuro nelle nostre mani. Nelle notti di presidio eravamo in alcuni ad alternarci ma Matteo era una certezza. Quando a sera inoltrata le persone defluivano dall’area occupata e non c’erano manifesti da affiggere, nello spazio un tempo adibito all’accettazione iniziavano interminabili nottate di Risiko dove mettevamo alla prova le nostre abilità strategiche e anche geografiche (fu in quelle circostanze che imparammo dove fossero la Jakuzia o la Kamchakta). Matteo fra l’altro era maestro di scacchi e se, a tarda notte, rimanevamo da soli allora provavo a batterlo ma non c’era nulla da fare.

Mentre scorrevano le immagini del docu-film, proprio pensando a Matteo, mi veniva da riflettere sul fatto che nel ripercorrere le vicende (vorrei dire la storia) di quegli anni si dovrebbero riconoscere l’impegno e il lavoro silenzioso che ognuno di questi passaggi nasconde, persone che non solo finiscono nell’oblio (ci finiamo tutti) ma che almeno in questi momenti che vorremmo di maggior attenzione, andrebbero riconosciute per ciò che hanno dato. Dovrebbe essere così anche nella piccola storia di quello che diventerà il nuovo centro sociale, sottratto cinquant’anni fa da quella logica miope che ne avrebbe fatto un anonimo palazzone direzionale.

Per questo credo che al docu-film sull’occupazione di quello spazio vitale dovrebbe corrispondere, nella ristrutturazione che lo restituisce alla comunità, un segno visibile che riconosca il valore di quanti resero possibile quell’atto di amore verso la città evitando che quel pezzo di storia venisse cancellato. Un murales, ad esempio, che fra gli altri ricordasse quel ragazzone dagli occhi dolci e intelligenti che ci ha lasciati il 29 luglio di cinque anni fa.

5 Comments

  1. Tizi ha detto:

    Ciao Michele. All’occupazione c’ero pure io. Vorrei vedere il docu. Dove lo posso trovare? Tiziana

  2. Michele Nardelli ha detto:

    Ciao Tiziana, dovresti chiedere all’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) di Trento: sezionetrentino.inu@gmail.com Provo a sentire anch’io Anna Viganò che ha curato il docu-film.

  3. Claudio Tasin ha detto:

    Bellissimo articolo
    Ciao Michele

  4. Sandro Della Penna ha detto:

    Buongiorno Michele, mi chiamo Sandro e ci siamo conosciuti qualcosa come 35 anni fa al matrimonio di Matteo.
    Sono suo nipote, il figlio della sorella Grazia a cui era molto legato e come forse ricorderai, vivo in Abruzzo, la terra di origine della famiglia Di Menna.
    Ho letto anche il tuo articolo scritto poche settimane dopo la sua dipartita e ti ringrazio. Ti ringraziamo tutti.
    Casualmente, e dopo averci un po’ lavorato, grazie al Comitato scacchi del Trentino e soprattutto grazie all’impegno della Presidente Roberta De Nisi, proprio quest’anno dedicheremo allo zio un torneo memorial di scacchi che si svolgerà domenica 21 settembre in viale Olivetti, 27(zona Parco alle Albere).
    Accogliendo con favore la tua proposta relativa al murales, sarebbe bello, forse, “dipingerlo” mentre è assorto su una scacchiera, probabilmente il luogo metafisico dove più si è trovato a suo agio durante la sua complessa ed articolata esistenza.
    Spero di poterti vedere in occasione del torneo; in ogni caso ti lascio anche il mio numero di cellulare (tanto è pubblico per via della mia attività).
    Un abbraccio,
    Sandro 3461876140

  5. Rosanna ha detto:

    Grazie, bell’articolo segnalo il torneo di scacchi in memoria https://trentinoscacchi.com/2025/08/26/campionato-blitzrapid-2025/ https://unionescacchisticatrentina.com/2025/07/29/memorial-matteo-di-menna/ dove sei anche citato
    Rosanna