15 Novembre 2016

Il referendum e il Pd: il dilemma per la sinistra

di Roberto Pinter

(15 novembre 2016) Si avvicina il referendum che dovrebbe incidere sul futuro del nostro paese. Nel merito è sempre più evidente che la riforma non sconvolgerà la Costituzione né cambierà il paese. Se ne poteva fare a meno non perché non si possa toccare la Costituzione, ma perché non è certo il bicameralismo l'ostacolo che impedisce al paese di cambiare. E se lo fosse non è certo questa una riforma capace di superarlo in modo chiaro.

Non solo la riforma è una pessima riforma e pure pasticciata e non da risposte alle vere priorità di un paese che oltre alla crisi deve fare i conti con la corruzione, il malcostume politico, le inefficienze e la disastrata amministrazione pubblica, ma va anche in parte in direzione opposta a quella necessaria. Demolendo il regionalismo e rafforzando il centralismo, senza riformare lo Stato e preoccupandosi solo di semplificare e concentrare il potere, si continua ad andare nella direzione sbagliata per quanto ormai dominante. E anche le Autonomie Speciali dubito possano sentirsi garantite in questo contesto.

8 Novembre 2016

L’ideologia della vittoria

di Raniero La Valle

(8 novembre 2016) Chi vincerà il prossimo referendum? Ormai da molti mesi l’unico scopo, l’“oggetto immenso” della politica italiana è la vittoria nel referendum. Renzi non pensa ad altro, e attribuisce all’esito del referendum conseguenze epocali sia per il vincitore – che dovrebbe essere lui – sia per i perdenti che dovrebbero essere tutti gli altri (D’Alema, Bersani, Zagrebelski, i Cinque Stelle, i gufi, i parrucconi).

Alla Leopolda, il 5 novembre, tirava una brutta aria: come ha sintetizzato la Repubblica: “abbracci agli amici, botte ai nemici”. Scrive Michele Prospero sull’Espresso: «Renzi cerca continuamente un nemico, qualcuno a cui stare antipatico: se ne è creati molti, spesso scientificamente. Renzi cerca la contrapposizione così come cerca continuamente l’acclamazione. La cerca alla Leopolda o durante le direzioni del Pd, che sono entrambi luoghi di obbedienza e celebrazione».

 

8 Novembre 2016

La «Carta di Udine», un capolavoro di ipocrisia

“Tempi interessanti” (55)

(15 ottobre 2016) Il federalismo scomparso, non una parola sulla messa in discussione del principio di parità fra i livelli istituzionali costitutivi della Repubblica Italiana sancita nel Titolo V all'articolo 114, nulla sul trasferimento dei poteri verso lo Stato che contraddice il significato profondo della riforma del 2001 peraltro rimasta largamente inattuata (come sull'introduzione del federalismo fiscale). Nulla sulla proposta di accorpamento delle Regioni avanzata da esponenti del PD in Parlamento, assunta dal governo come indirizzo, che ipotizza l'accorpamento delle Province autonome di Trento e di Bolzano e della Regione Friuli Venezia Giulia al Veneto. E un insieme di contorsionismi per dire che la riforma del Titolo V rappresenterebbe un salto di qualità nella piena applicazione dei principi costituzionali, quando è evidente al mondo intero che i poteri delle Regioni ne uscirebbero profondamente ridimensionati. La "Carta di Udine" è un capolavoro di ipocrisia...

5 Novembre 2016

In attesa che arrivi il 5 dicembre…

 

In attesa di capire se verrà accolto il ricorso di Onida – viva lo spacchettamento! – e se non prevarrà la voglia di posticipare – no, vi prego, no… – propongo questa breve riflessione che non entra precisamente nel merito del quesito e nel suo giudizio tecnico, ma prende in considerazione ciò che sta a monte di ogni possibile riforma o trasformazione dell’esistente, cioè le condizioni del contesto politico e sociale dentro il quale dovrebbero verificarsi. Mi sembra un argomento più interessante della sfida tra comitati del #bastaunsì e del #iovotono, a cui però farò riferimento almeno per segnalare la mia intenzione di voto.

di Federico Zappini

Sto seguendo – non potrebbe essere altrimenti – il dibattito attorno al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Definirlo dibattito è già di per sé un atteggiamento eccessivamente magnanimo per quella che si trasformando giorno dopo giorno in una battaglia senza esclusione di colpi. Lo stimolo per la stesura di questo pezzo – che, come dice il titolo, sarà l’unico che pubblicherò sul tema – è emerso dalla lettura di un editoriale del direttore del Foglio Claudio Cerasa (Generazione perché sì) di qualche tempo fa e, parallelamente, di un certo numero di commenti che riducono a opportunismo, o peggio, la scelta di alcuni (non molti per la verità) di immaginare o almeno riflettere (di) una terza via – non nel voto, ma di pensiero – alla sfinente battaglia tra Sì e No. E ancora manca quasi un mese.

1 Novembre 2016

Merito e metodo, ragioni per dire che questa riforma non va bene

di Alessandro Branz

(31 ottobre 2016) In questo breve contributo non è mia intenzione entrare nei dettagli della riforma costituzionale, sia per ragioni di spazio sia perché il rischio sarebbe quello di inoltrarsi in “tecnicismi” difficili da comprendere. Mi limiterò quindi a toccare tre questioni di carattere metodologico, che costituiscono, a mio parere, altrettanti snodi fondamentali per capire quanto sta succedendo.

Innanzitutto va detto che quello di superare il c.d. “bicameralismo perfetto” (sarebbe meglio definirlo “paritario”, per non generale equivoci) è un obiettivo condivisibile: del resto se ne sta discutendo da anni sia in sede scientifica che a livello di opinione pubblica. Non è questo il punto: il punto è “come” questa operazione viene effettuata.

28 Ottobre 2016

Regioni a statuto speciale: cosa succede con la riforma?

di Thomas Castangia *

(27 ottobre 2016) In questi giorni tantissimi si sono esercitati sulla discussione inerente la riforma del titolo V e le conseguenze che questa avrebbe sulle regioni a statuto speciale e su quelle a statuto ordinario. Molto spesso, da ambo i fronti, la discussione è avvenuta con troppa superficialità e senza considerare realmente le implicazioni che il voto comporta.

Questa riforma (che per ammissione degli stessi promotori è centralista e mira a ridurre gli spazi di autonomia per le regioni) è in totale controtendenza rispetto a quanto elaborato negli ultimi anni dal centrosinistra, inclusa la famosa proposta dell’Ulivo che prevedeva un senato delle autonomie in uno stato federale. Le modifiche introdotte dalla riforma riguarderanno – se mai dovesse entrare in vigore – tutte le regioni, sia quelle a statuto speciale che quelle a statuto ordinario. D’altra parte le prime hanno senso compiuto solo in un sistema regionale forte, mentre sono destinate ad essere messe in discussione se il sistema regionale viene indebolito, fino a diventare di fatto incapaci di incidere su tutte le questioni che hanno a che fare con la vita delle persone.

12 Ottobre 2016

Te lo ricordi il federalismo?

Riprendo questo testo di Leonardo Nesti dal sito www.glistatigenerali.com che mi sembra in sintonia con molte delle mie stesse osservazioni sul referendum di riforma costituzionale sul quale gli italiani si esprimeranno a breve. Mi permetto un solo appunto. Ha ragione l'autore a ricordare come l'idea federalista abbia radici lontane, in primo luogo – aggiungo io –nelle correnti di pensiero che nel Novecento trovarono riferimento in Giustizia e Libertà e nel Partito d'Azione (penso alle figure di Silvio Trentin, nella foto con la figlia, o degli autori del Manifesto di Ventotene come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi). Malgrado la cultura centralista di buona parte della sinistra italiana, c'è da dire che il federalismo ha trovato successivamente ambiti di testimonianza e di elaborazione. Penso al Movimento Federalista, penso alla mia stessa storia politica, alla sinistra indipendente, alla migliore elaborazione di Democrazia Proletaria, penso ad esperienze locali come Solidarietà dove il pensiero federalista ha rappresentato uno dei tratti costitutivi... e tutto questo ben prima che la Lega se ne appropriasse in maniera indebita. Doveva essere così anche per il PD nel suo intento di raccogliere le migliori tradizioni di pensiero del Novecento e bene fa Nesti a ricordare i riferimenti al federalismo nella carta costitutiva di questo partito, rimasta in effetti (e non solo su questo piano) soltanto un pezzo di carta. (m.n.)

di Leonardo Nesti

(10 ottobre 2016) C'è stato un periodo, in Italia, nemmeno troppo lontano, diciamo qualche anno fa, quando tutti erano federalisti. Il federalismo in Italia è un'idea lontana, che affonda nel Risorgimento, nel dibattito Costituente, nella nascita delle Regioni. Eppure è un concetto che in Italia non ha mai avuto successo.

Il federalismo, spesso declinato anche in maniera piuttosto bizzarra, lo ha poi a un certo punto riportato in auge la prima Lega Nord. In mezzo a un nugolo di idee razziste, retrograde o semplicemente strampalate, la Lega riuscì piano piano a far entrare nel parlamento italiano l'idea che i soldi pagati in tasse sul territorio dovessero restare, il più possibile sul territorio, alimentando cioè il meno possibile il bilancio dello Stato, più o meno quello che avviene per le Regioni a statuto speciale.

 

3 Ottobre 2016

La verità sul referendum

Se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”. Ecco, dopo aver letto questo intervento di Raniero La Valle (per chi non lo conoscesse, già direttore del quotidiano Il Popolo e di Avvenire, per molti anni parlamentare della Repubblica per la sinistra indipendente, ma soprattutto uno dei pensieri più raffinati della storia moderna di questo paese), mi viene in mente questa espressione di Fabrizio De Andrè tratta dall'album “Storia di un impiegato”. Quello dell'amico Raniero è in realtà qualcosa di più di un intervento sul referendum costituzionale, è un racconto sulla cosiddetta seconda repubblica e su questo tempo nel quale sembra essersi perduta la capacità di comprendere quel che sta avvenendo, all'origine di quel senso di straniamento di cui parla Marco Revelli nel suo viaggio eretico per l'Italia che cambia. Un racconto – quello di Raniero La Valle – che in larga parte condivido, in alcuni passaggi meno (ma conto di tornarci il prima possibile), e che in ogni caso ci fa riflettere. (m.n.)

di Raniero La Valle

Discorso tenuto il 16/09/2016 a Messina nel Salone delle bandiere del Comune in un’assemblea sul referendum costituzionale promossa dall’ANPI e dai Cattolici del NO e il 17/09/2016 a Siracusa in un dibattito con il prof. Salvo Adorno del Partito Democratico, sostenitore delle ragioni del Sì.

Cari amici,

poiché ho 85 anni devo dirvi come sono andate le cose. Non sarebbe necessario essere qui per dirvi come sono andate le cose, se noi ci trovassimo in una situazione normale. Ma se guardiamo quello che accade intorno a noi, vediamo che la situazione non è affatto normale. Che cosa infatti sta succedendo?

Succede che undici persone al giorno muoiono annegate o asfissiate nelle stive dei barconi nel Mediterraneo, davanti alle meravigliose coste di Lampedusa, di Pozzallo o di Siracusa dove noi facciamo bagni e pesca subacquea. Sessantadue milioni di profughi, di scartati, di perseguitati sono fuggiaschi, gettati nel mondo alla ricerca di una nuova vita, che molti non troveranno. Qualcuno dice che nel 2050 i trasmigranti saranno 250 milioni. E l’Italia che fa? Sfoltisce il Senato.

22 Settembre 2016

Un governo di scopo e poi il voto. Nel frattempo…

di Michele Nardelli

(21 aprile 2013) Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica.  Il voto a larghissima maggioranza dei grandi elettori chiude con una scelta solo qualche giorno fa imprevedibile una delle pagine forse più difficili e delicate di questo paese, tanto è vero che il secondo mandato presidenziale rappresenta un inedito nella storia repubblicana.

Certo. La figura di Giorgio Napolitano non può che rappresentare un elemento di equilibrio in una fase di grande instabilità. Al tempo stesso dobbiamo dirci senza infingimenti che questo passaggio rappresenta la risposta ad una situazione di emergenza e di crisi profonda della politica, non la soluzione.

21 Settembre 2016

Centralismi

“Tempi interessanti” (53)

L'assemblea generale della CGIL si è espressa per il No al referendum sulla riforma costituzionale. Essendo io propenso ad un giudizio negativo sulla riforma dovrei ricavarne un motivo di conforto, ma non è così. Leggendo infatti il documento approvato nei giorni scorsi (e che potete trovare in allegato) emerge un approccio culturale di stampo centralistico non nuovo per la verità alla cultura maggioritaria di una sinistra ancorata a chiavi di lettura e paradigmi novecenteschi che nei fatti impediscono l'aprirsi ai nuovi scenari che segnano il nostro presente ...

5 Settembre 2016

Giornata dell’autonomia, tre motivi di preoccupazione

di Michele Nardelli

(5 settembre 2016) Come ogni anno da quando è stata istituita, il 5 settembre si celebra la giornata dell'autonomia. Questa però non è una ricorrenza come tutte le altre, ha qualcosa in più per cui merita un supplemento di attenzione.

In primo luogo, perché sono passati settant'anni da quando venne siglato a Parigi l'accordo De Gasperi – Gruber, una felice intuizione che ci ha permesso di contenere il conflitto in questa terra e di sviluppare inediti livelli di autogoverno. Il secondo motivo è riconducibile al fatto che questo anniversario cade nel pieno del dibattito su una riforma costituzionale che, almeno sul piano del rapporto fra stato centrale e regioni, segna a prescindere dall'esito referendario un vistoso passo indietro nella dislocazione dei poteri verso il basso. La terza ragione di attenzione consiste nell'avvio dell'iter per la revisione dello Statuto di autonomia (il cosiddetto terzo statuto) con la formazione della Convenzione in Alto Adige – Sud Tirolo e della Consulta in Trentino, i cui lavori dovrebbero approdare ad una proposta di nuovo assetto statutario.

3 Settembre 2016

Democrazia e forme partecipative, un’occasione mancata

Prosegue il dibattito attorno ai temi della partecipazione, delle riforme istituzionali e del terzo statuto di autonomia. Su questo blog potete trovare nella home page gli interventi di Alessandro Dalla Torre, Simone Casalini, Roberto Pinter e Vincenzo Calì. In "primo piano" anche un intervento del sottoscritto sul referendum autunnale sulla riforma costituzionale al quale sono seguiti una serie di commenti (in realtà corposi interventi) di Edoardo Benuzzi, Flavio Ceol, Ciro Russo ed altri. In questo caso riprendo il testo che mi ha inviato l'amico Alessandro Branz sui sistemi partecipativi, tema tutt'altro che estraneo rispetto ai nodi veri del voto autunnale. Nella lettera con la quale Alessandro ha accompato il suo testo, ho colto la grande amarezza per il fatto che il dibattito locale e nazionale questi nodi non li abbia voluti affrontare, vivendo con fastidio una dialettica politica che avrebbe potuto essere salutare e che invece si è trasformata in una sorta di plebiscito a favore o contro il Governo Renzi. Nel ringraziare tutti gli intervenuti per aver scelto di entrare nel merito, rinnovo l'invito a considerare questo blog come uno spazio aperto ai vostri interventi. Nella speranza che nelle prossime settimane in particolare il confronto sul terzo statuto cresca in qualità. (m.n.)

 

di Alessandro Branz *

(1 settembre 2016) Alcuni giorni fa Nicola Lugaresi esprimeva sul Corriere del Trentino la sua viva preoccupazione per il basso livello di partecipazione manifestato da una serie di iniziative promosse dal Comune di Rovereto e da altri soggetti. Si tratta di preoccupazioni fondate e condivisibili, che da un lato sollecitano una riflessione sulle cause del fenomeno (individuate da Lugaresi nell’ormai diffuso “sentimento di rassegnazione e sfiducia” nei confronti della politica) e dall’altro richiamano ruolo e funzionalità degli stessi meccanismi partecipativi adottati, che evidentemente presentano delle lacune se non riescono a coinvolgere più di tanto i cittadini. Ed è proprio da quest’ultimo punto che vorrei partire per alcune brevi riflessioni.