19 Aprile 2017

Divieto di sosta…

Riprendo dal blog (https://pontidivista.wordpress.com/) questo testo di Federico Zappini che condivido nel merito come nel metodo. Non è solo questione di solidarietà rispetto all'assurdità della richiesta di ritorsioni economiche della PAT o al procedimento giudiziario relativo all'occupazione dell'ex dogana, riguarda piuttosto un'idea di fondo che ha a che fare con i processi di cambiamento che investono una comunità rispetto ad un contesto sociale (e giuridico) palesemente ingiusto. Processi di trasformazione che avvengono molto spesso sul piano culturale prima che muti l'assetto giuridico, creando così conflitti sociali certamente generativi ma anche dolorosi.

Le occupazioni che la città di Trento ha conosciuto fra la fine degli anni '60 e la prima metà degli anni '80 erano tutte azioni illegali ma sfido chiunque a negarne il valore quali tappe importanti non solo nel disegnare l'assetto del verde urbano nei decenni successivi, anche se spesso ce ne siamo dimenticati, ma anche una diffusa cultura partecipativa che attraverso l'azione dei Comitati di Quartiere portò ad un allora inedito decentramento amministrativo.

Va considerato, inoltre, che i protagonisti di quelle azioni “illegali” erano – fra gli altri – molti di quei giovani che in seguito assunsero un ruolo di primo piano nella vita politica ed amministrativa della città e della comunità trentina.

Non è questo il contesto per ricordare le une e gli altri, ma pensare di rispondere come nel caso dell'occupazione dell'edificio dell'ex Dogana di Trento e dopo anni con atti ritorsivi è davvero avvilente, disconoscendo lo stesso riconoscimento politico che quell'occupazione ebbe da parte delle istituzioni.

Se lo si fa in nome del rispetto della legge o della cultura della legalità, basterebbe ricordare che anche forme elementari di lotta come gli scioperi o le manifestazioni sono stati illegali e che se oggi siamo in democrazia dovremmo solo ringraziare chi quelle leggi ebbe il coraggio di infrangerle. Per non parlare delle leggi razziali, delle discriminazioni di varia natura, delle guerre e del nostro parteciparvi contro il dettato costituzionale... e di tutto quello che ha a che fare con la falsa coscienza di chi non ha alzato un dito per impedire che tutto ciò accadesse.

Chi oggi decide o avvalla queste ritorsioni dovrebbe davvero interrogarsi sul concetto di responsabilità, laddove la colpa politica o quella morale non si estinguono con l'accertamento delle responsabilità criminali. Troppo comodo.

Quando venimmo assolti per aver occupato la stazione dei treni di Trento al passaggio dei mezzi corazzati destinati alla prima guerra del Golfo, tale assoluzione venne ricondotta dall'istanza giudicante all'alto valore morale di quel comportamento che certo infrangeva la legge. Non vorrei che addirittura i tribunali fossero più avanti della politica. (m.n.)

 

di Federico Zappini

(17 aprile 2017) Ogni volta che questa storia riemerge – una volta l’anno all’incirca, negli ultimi cinque – tento di sconfiggere la tristezza e lo scoramento che immediatamente mi colpiscono. La storia è quella dell’occupazione dell’Ex Dogana di Trento e del successivo tentativo di recupero crediti da parte della Provincia Autonoma di Trento, proprietaria dell’immobile. Centoventimila euro circa (da dividersi tra i sei “colpevoli”) dovute per aver ritardato la realizzazione – questo l’ambizioso “piano” provinciale – di un piccolo numero di parcheggi. Un “divieto di sosta” piuttosto costoso, che avrà un’appendice giudiziaria con l’invito a comparire in tribunale il prossimo 26 luglio. Qui e qui trovate qualche informazione in più sul caso, visto che non intendo ritornarci in questo articolo. 

28 Gennaio 2017

Comunità, aprirsi alla partecipazione

di Alessandro Branz *

(28 gennaio2017) In questi ultimi mesi le Comunità di valle del Trentino hanno approvato, sulla base di una normativa provinciale, un’importante modifica dei rispettivi statuti, finalizzata ad attivare, in occasione dell’adozione di un atto amministrativo da parte della Comunità, appositi processi partecipativi che coinvolgano nell’assunzione della decisione i cittadini ed i soggetti interessati alla problematica in oggetto. Si tratta di percorsi di discussione pubblica, debitamente organizzati, che vanno promossi prima che l’atto amministrativo sia adottato in modo definitivo, e che prevedono il confronto, il dialogo e lo scambio di opinioni fra i partecipanti, in vista della ricerca di una soluzione condivisa da proporre alle istituzioni competenti.

 

2 Gennaio 2017

Occupare e occuparsi di S.Chiara

Riprendo dal blog dell'amico Federico questo stimolo al confronto su un tema che sento, come persona che promosse nel 1975 l'occupazione del Santa Chiara, molto vicino e attuale, tanto sul piano della creazione e valorizzazione degli spazi di vita comunitaria nella città di Trento, quanto su quello del rapporto fra cultura della legalità e processi di cambiamento. Con l'impegno di scriverne nei prossimi giorni. (m.n.)

di Federico Zappini *

Quello che segue è da ritenersi come un documento aperto, che aspetta e ha bisogno delle modifiche e delle aggiunte di chiunque voglia partecipare alla co-progettazione degli spazi dell’ex-S.Chiara e che ritenga che il modo migliore per farlo sia quello di favorire un lavoro collettivo di raccolta ed elaborazione di idee. Rimango a disposizione (via telefono, e.mail, Facebook, Twitter e soprattutto di persona) per capire come sia meglio proseguire su questa strada. Prima scadenza il prossimo 13 gennaio, giorno in cui presentare il documento frutto dell’impegno di un gruppo il più possibile vasto.

Il 14 giugno 1975 centinaia di cittadini e cittadine decidevano di occupare il parco e le strutture dell’ex-complesso ospedaliero Santa Chiara, a Trento. Lo facevano – in un periodo certamente movimentato dal punto di vista politico e sociale – nel tentativo di impedire che il previsto riordino urbanistico della zona cancellasse spazio verde ed ex ospedale trasformando la destinazione d’uso di quello che successivamente (grazie a fondi provenienti dalla Presidenza della Repubblica) sarebbe diventato – pur in maniera mai del tutto completa – uno dei presidi culturali maggiormente utilizzati e riconosciuti dalla cittadinanza. La storia diede ragione all’azione di protesta – durata più di un mese – e certificò l’urgenza, espressa dai cittadini, di voler essere protagonisti nella definizione delle strategie per l’utilizzo e la gestione degli spazi pubblici della città.

22 Dicembre 2016

Educarsi alla resilienza.

Resilienza e mutualismo. Una sfida territoriale lanciata durante la seconda Scuola di Resilienza

di Federico Zappini e Flaviano Zandonai

Partecipare a una scuola significa educarsi. Vien da sè che l’approfondimento proposto da RENA interroghi il territorio che ospita la Scuola di Resilienza rispetto al proprio presente e, soprattutto, nella descrizione del proprio futuro. Ecco quindi la domanda da cui nasce la nostra riflessione. Cosa significa (o cosa comporta) educare il Trentino – inteso come contesto ambientale, istituzionale e comunitario cioè persone, territorio e organizzazioni – alla resilienza? Proveremo a rispondere “giocando” con alcune questioni legate all’ttualità economica e istituzionale di questo territorio. Temi locali, ma generalizzabili – con i dovuti aggiustamenti – ad altri contesti.

10 Dicembre 2016

Il paesaggio non è cambiato. Quali insegnamenti dal voto di domenica scorsa?

«La maledizione di vivere tempi interessanti’ (58)

di Michele Nardelli

(8 dicembre 2016) In effetti sono queste giornate piene di sole, nonostante qui il freddo cominci ad essere pungente. Ma il paesaggio (quello sociale e politico) continua ad essere inguardabile, come lo era del resto anche prima del voto di domenica scorsa.

A San Basilio, quartiere popolare di Roma che negli anni '70 faceva parlare di sé per le lotte sociali, la gente caccia via una famiglia di immigrati dalla casa popolare che regolarmente era stata loro assegnata gridando “qui i negri non li vogliamo”. Un italiano su quattro è a rischio di povertà ma la corsa ai consumi voluttuari non accenna a diminuire. Ogni giorno ci sono due incidenti mortali sul lavoro, ma l'importante è far soldi (anche a scapito della sicurezza) e la velocità è diventata un valore. I cambiamenti climatici rendono i nostri territori fragilissimi ma non ti azzardare a proporre clausole di salvaguardia ambientale perché ti tiri addosso l'ira delle comunità. Siamo da tempo oltre la sostenibilità ma a Marrakech la conferenza sul clima si conclude con l'impegno, si fa per dire, di un regolamento per l'attuazione degli accordi di Parigi da stilare entro il dicembre 2018. L'Europa è devastata dai nazionalismi, ma ci si commuove di fronte all'inno di Mameli. La distruzione della città più antica del mondo (Aleppo) ormai non fa più notizia in una guerra che è già costata più di mezzo milione di morti, ma poi ci sembra naturale che il governo Renzi stanzi 14 miliardi di euro per gli F35...

 

 

 

10 Dicembre 2016

La saggezza del proporzionale contro l’avventurismo politico

Riforma elettorale. Proprio perché governare oggi è questione tremendamente spinosa, è davvero illusorio che lo si possa fare attraverso marchingegni elettorali senza un consenso reale alle spalle. Una soglia al 4% può garantire articolazione senza provocare frammentazione

di Antonio Floridia

(9 dicembre 2016) Ma il «ritorno al proporzionale» è davvero una iattura, un’altra delle catastrofiche conseguenze del referendum, come sostengono pigramente alcuni commenti che ripercorrono i peggiori luoghi comuni del recente passato?

Nulla di tutto questo: tornare a votare con una legge elettorale proporzionale si configura oramai come una condizione, necessaria anche se certo non sufficiente, perché si possa sperare di porre un argine alla crisi della democrazia italiana.

Non solo: tornare al voto con un sistema proporzionale si rivela, a ben guardare, come la risposta più saggia alla situazione creatasi come conseguenza dell’avventurismo politico di Renzi. Le ragioni che depongono a favore di questa scelta sono molteplici e si possono riassumere così: ridare la parola alla politica.

7 Dicembre 2016

Certo il sole è sorto anche oggi, eppure…

Intorno all'esito referendario (1)

di Federico Zappini

(6 dicembre 2016) Il sole si è alzato anche ieri mattina. Alle 7.21 per la precisione. Questa volta non è servito aspettare l'alba per scorgere chiaro il risultato del referendum costituzionale. L'ormai tradizionale maratona di Enrico Mentana si è risolta in una poco avvincente gara dei 100 metri piani, corsa tra quelli che – moltissimi, troppi e decisamente impresentabili – si sono precipitati per intestarsi la vittoria e chi, in definitiva il solo Matteo Renzi, ha dovuto fare i conti con un risultato tanto rotondo quanto fatalmente decisivo per la propria esperienza di governo. Il tratto della velocità ha segnato l'ultima appendice di quella che è stata una lunghissima ed estenuante campagna. Interminabile nella sua fase di formazione e avvicinamento, repentina nella sua conclusione. Ritmi schizofrenici, come non poteva essere altrimenti. Ecco allora che la metafora della regolarità dei cicli solari, richiamata da Barack Obama nella notte che ha sancito la vittoria di Donald Trump e di conseguenza buona per ogni momento di ipotetica tragedia montante, risulta certo evocativa ma non del tutto rassicurante nel momento in cui alla certezza del sorgere e del tramontare quotidiano della nostra stella di riferimento non corrisponde un'analisi sufficientemente accurata delle condizioni di contesto sopra le quali quei movimenti si ripetono con tanta precisione.

7 Dicembre 2016

E dopo? Bisogna che qualcuno fermi questo delirio…

Intorno all'esito referendario (2)

di Roberto Pinter

(6 dicembre 2016) L'Italia, contro ogni logica e buon senso si è occupata a tempo pieno di una piccola e maldestra riforma presentata come lo spartiacque tra conservazione e futuro. E lo ha fatto seriamente perché mentre il mondo politico si contrapponeva ferocemente gli elettori si sono fatti una loro opinione, nel merito della riforma o nel merito del plebiscito chiesto da Renzi, e hanno detto la loro, senza seguire pedissequamente i leader che ora rivendicano impropriamente il risultato come un loro risultato, molti in dubbio fino alla fine, lacerati per le pessime compagnie, affatto compatti e significativamente plurali.

 

5 Dicembre 2016

Se il potere è più populista dei cittadini

Dal Corriere della Sera del 3 dicembre 2016 un significativo editoriale di Dario Di Vico.

di Dario Di Vico

Raccontando in anteprima ai suoi amici cosa aveva scritto nel cenquantesimo Rapporto Censis, Giuseppe De Rita ha ricordato il senso del dibattito che nel lontano 1973 divise Aldo Moro e Giulio Andreotti. Mentre il primo sosteneva che la politica dovesse orientare la società, il secondo rispose esattamente il contrario: «Deve solo assomigliarle».

In epoca di web dominante e di post verità può sembrare colpevolmente retrò ritornare a un dibattito tra i cavalli di razza della vecchia Dc ma De Rita lo ha fatto con lo scopo preciso di parlare dell’oggi e della circostanza per cui «chi governa sembra più populista di chi sta in piazza».

1 Dicembre 2016

Perché No? La riforma vista dal basso

Riprendo con piacere questo pregevole intervento (che sottoscrivo pienamente) di Gianni Lanzinger sul voto referendario di domenica prossima. Una riflessione che vale perfettamente anche per l'autonomia trentina.

 

di Gianni Lanzinger

 

Patriottismo costituzionale?

Per alcuni giorni ancora, si vive un'esperienza del tutto nuova nei rapporti tra la gente e le istituzioni: è come se le grandi affermazioni di principio del firmamento costituzionale fossero scese in terra e diventate parte della quotidianità, mescolate con le opzioni personali, le emozioni e le aspirazioni per il nostro imprevedibile futuro.

È un'esperienza di democrazia diretta che la Costituzione del '48 ci ha assegnato per via dell'articolo 138 (una procedura di “appello al popolo” quando la revisione della Costituzione non raccolga in Parlamento la maggioranza dei 2/3).

La ragione di questo chiavistello popolare imposto ai parlamentari era – ed è – chiara: un conto è governare (a maggioranza variabile) ed altro è invece mettere le mani sulla tavola fondamentale del comune patto sociale. Tale è infatti la nostra Costituzione che contiene un nucleo irriformabile (la forma democratica della Repubblica, d'ispirazione autonomista e solidarista).

29 Novembre 2016

Ponti da ricostruire…

di Alessandro Branz

Stiamo assistendo ad una “brutta” campagna referendaria, infarcita di toni polemici e caratterizzata dal palese tentativo di delegittimazione dell’avversario. In tal senso molto peggiore di quelle celebrate nella c.d. Prima Repubblica, allorquando - perlomeno - alla “vis polemica” si accompagnava l’approfondimento dei contenuti ed un confronto nel merito delle questioni. Per non parlare del clima di incertezza e disinformazione che si sta respirando, al punto da ingenerare immotivate paure (il c.d. “salto nel buio”) o previsioni poco attendibili (“se vince il NO non avremo più riforme per almeno trent’anni”…).

Tutto ciò va certamente attribuito alla natura dell’istituto referendario che, costringendo ad una scelta perentoria tra il SI ed il NO, dicotomizza il confronto, bipolarizza in modo ferreo la competizione ed alimenta le posizioni più radicali. Ma una grande responsabilità va anche attribuita all’uso strumentale che di questo referendum viene perpetrato dai maggiori leader politici (a partire, mi spiace dirlo, dal nostro Presidente del Consiglio), il cui tentativo tipicamente “populista” di attribuire al referendum significati che in realtà non ha, rischia di provocare nell’opinione pubblica danni difficilmente recuperabili in un prossimo futuro.

20 Novembre 2016

Il futuro che abbiamo cercato di costruire

di Fabiano Lorandi

(20 novembre 2016) Lasciatemi dire. Sono a disagio quando sento “ quelli del PD che hanno fatto la scelta di votare NO rubano il futuro e vogliono che stiamo tutti in una palude”. Non è vero. Buona parte di loro l’hanno costruito, il futuro e risanate tante paludi e continuano a farlo.

Dal 1968 al 1978 la mia generazione, con la lotta e l’impegno politico e sociale, fuori e dentro le scuole, le università, le fabbriche, i luoghi di lavoro, le istituzioni, hanno conquistato: lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, l’istituzione degli asili nido pubblici, la tutela delle lavoratrici madri, la scuola a tempo pieno, l’obiezione di coscienza al servizio militare, il nuovo diritto di famiglia con la parità uomo/donna, l’istituzione dei consultori sanitari, la riforma penitenziaria, la prevenzione e cura della tossicodipendenza, la legge Basaglia con la chiusura dei manicomi, l’equo canone, la legge sull’aborto.

Si è cambiato davvero il Paese. Il tutto in 10 anni e pensare che c’era il bicameralismo perfetto!