29 Gennaio 2010

venerdì, 29 gennaio 2010

"Millevoci" ha rappresentato per un decennio, nel mondo della scuola trentina, un punto di riferimento sui temi dell’interculturalità. Significa in sostanza che una buona parte delle politiche di inserimento dei bambini e ragazzi di origine straniera sono passate da lì, sul piano dell’educazione alla multiculturalità, del sostegno linguistico come nella formazione degli insegnanti. Il progetto nasce alla fine degli anni ’90 per iniziativa proprio del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani e prende corpo attraverso l’accordo fra diversi soggetti, la Provincia Autonoma di Trento, l’Università, l’Iprase, il Comune di Trento e, appunto, il Forum. Mano a mano che il progetto è diventato realtà ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio servizio alla scuola trentina, forse lasciando dietro di sé una delle ragioni che ne avevano motivato la nascita, come spesso avviene quella più politica, la capacità di un interrogarsi permanente sulle nuove frontiere dell’accoglienza riferita al mondo della scuola. Questo ha fatto sì che uno dei soggetti promotori, identificabile con la componente amministrativa, tendesse a prendere il sopravvento, includendo "Millevoci" come un segmento della Pat, lasciando al Forum un ruolo di supplenza nelle attività di sperimentazione formativa nelle scuole. Si pone dunque, a completamento di un ciclo comunque molto significativo, la necessità di un bilancio di "Millevoci" capace di indagarne luci ed ombre, interrogandosi sulle linee di rilancio del Centro quale interfaccia fra le attività degli enti fondatori (che ancora intendono parteciparvi), la Pat (ed in particolare gli assessorati all’istruzione e alla solidarietà internazionale) e i luoghi della formazione e della ricerca sui temi dell’immigrazione, della pace e della mondialità il Trentino nel frattempo si è dato. E’ quello che vado a proporre di buon mattino al Palazzo dell’Istruzione, dove mi attendono Laura Bampi, Alberto Conci e Francesca Zeni. Una conversazione gradevole e approfondita che tocca anche i temi della formazione degli insegnanti tanto sul piano dell’educazione alla nonviolenza come delle "nuove geografie", della memoria (il treno avocato a sé dalla Pat è nato per la verità nell’ambito dell’attività del Forum) intorno alla quale si svilupperà l’iniziativa congiunta con il Consorzio trentino dei Comuni e la Trentini nel Mondo, l’organizzazione della marcia "Perugia – Assisi" nell’obiettivo di rendere meno rituale questo appuntamento, l’educazione permanente. Insomma, se ne va quasi l’intera mattinata. Così arrivo alla sala della cooperazione dove si svolgono gli "stati generali" dell’agricoltura trentina che gran parte delle relazioni più importanti sono già state svolte (e delle quali non c’è traccia scritta). E’, questo, un mondo che mi affascina ma che avverto ingessato nelle idee e negli apparati. Gli interventi che ascolto sono banalissimi saluti, più per marcare la presenza che altro. Ma i nodi, invece, sono complicati da sciogliere, ed il mondo dell’agricoltura vive oggi una crisi nella crisi più generale. Dalla quale si dovrebbe uscire investendo sulla qualità, sull’educazione al consumo consapevole, sulla capacità di fare sistema territoriale. Esattamente quel che si fatica a fare e la strada che la cooperazione trentina non ha ancora saputo imboccare con determinazione. Le persone che affollano gli "stati generali" sono un guazzabuglio di istanze e di approcci diversi, filo ogm e amici dell’agricoltura biologica, sostenitori delle filiere corte e quelli che… il mercato richiede il prodotto tutto l’anno, produttori di qualità e "vim, ostia", innovatori (pochi) e conservatori (i più). Devo dire che grazie alla legge sull’educazione alimentare e le filiere corte trovo anche molte persone che ti avvicinano e chiedendoti informazioni. Non è così per Paolo De Castro, già ministro dell’agricoltura per l’Ulivo ed ora presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, un luminare insomma, con il quale scambio due parole e che – con la tipica spocchia di quello che sa già tutto – ti gira le spalle mentre stai parlando. Fa tempo a dirmi che il problema dell’agricoltura italiana è che non riesce a vendere più niente (il 18% di quel che produce) e al diavolo dunque le filiere corte (sto semplificando, s’intende, ma la sostanza è questa). Mi chiedo se gli capita mai di andare a fare la spesa in un supermercato dove vengono proposti i pomodoro provenienti dal Belgio o gli asparagi dal Perù… La politica (quella buona, s’intende) richiede di interrogarsi sulla cultura del limite e, prima ancora, di avere un po’ di curiosità. Lunedì sera a Povo ci troveremo con i produttori locali per parlare di agricoltura biologica mentre in settimana finiremo di scrivere il disegno di legge sugli affitti dei terreni agricoli comunali. Ci sarà anche il tempo per mettere in calendario la visita in Italia ed in Trentino del ministro all’agricoltura dell’Autorità nazionale palestinese e quella di Carlo Petrini, inventore ed anima di Slow Food. Esco dal Palazzo (quello dell’altro potere in Trentino) e ci ritroviamo con Armando, Fabio e Stefano per fare il punto di "Politica è responsabilità" allo scopo di raccogliere le idee e definire il filo conduttore (l’indice è stato detto) di un nuovo abbecedario fatto di parole capaci di comunicare. Dopo aver fatto la spesa per il fine settimana, verso le 17.00 sono a casa. Mi metto subito al lavoro per preparare cena (aspettavo quattro amici, ne arriveranno il doppio) ma la casa è accogliente e il fogolar sempre in funzione. Trovo anche il tempo per aggiornare il sito, fra l’altro ne controllo gli accessi e mi consolo con il fatto che le mie non sono solo parole al vento. Ma di questo ne parleremo nei prossimi giorni.  
28 Gennaio 2010

giovedì, 28 gennaio 2010

Due giorni interi in Consiglio a discutere di proposte di mozioni o di legge presentate dall’opposizione di centrodestra (PDL e Lega Nord). Tranne una breve parentesi sulla situazione della discarica della Maza (mozione presentata dal Patt e condivisa da tutti ma non senza polemiche), per due giorni il Consiglio si è affrontato attorno a documenti che avevano il solo scopo di segnare il territorio. Sulla scuola ho già scritto nel diario di ieri. Oggi è la volta delle mozioni sull’uso della pillola Ru 486 a partire da due mozioni, una a firma Morandini e l’altra Penasa. Naturalmente si dice di non volerne parlare in maniera ideologica, ma in nome della fede cristiana. Appunto. In realtà siamo in presenza di una ben definita strategia, l’occupazione ultra ideologica e fondamentalista di temi a forte caratterizzazione morale, evocando guerre di religione nell’intento di aprire brecce e contraddizioni nell’ambito del centrosinistra. Prima le moschee, poi il crocefisso e i presepi, poi ancora la questione della fede religiosa di chi fa le pulizie negli uffici consiliari della Lega, infine l’altrettanto irricevibile e farneticante idea di visita psichiatrica per gli extracomunitari. Ora l’aborto, attraverso la proposta di costituire una commissione di studio sugli effetti della Ru 486. Sullo sfondo, il reiterato no alla Turchia nell’Unione Europea, agitato come assalto alla cristianità. Le mozioni sulla pillola abortiva vengono bocciate ma intanto la sceneggiata televisiva è andata in onda, con tanto di evocazione fino alla nausea delle immagini di feti strappati alla vita. Segue la discussione su un disegno di legge a sostegno delle imprese trentine già respinto in Commissione dopo che in sede di ascolto dei soggetti sociali aveva registrato un’avversione generalizzata. Ciò nonostante se ne fa oggetto di dibattito, anche in questo caso in nome dell’anti ideologia, per rivendicare la rappresentanza dei piccoli imprenditori trentini che la Lega si dice di rappresentare. Il Consiglio prosegue fino alle 19.30, rimane solo da espletare il voto elettronico sui due articoli e sulla legge, ma gli esponenti del Carroccio chiedono la sospensione del dibattito, così di ipotecare anche una parte della giornata di mercoledì prossimo. Il presidente del Consiglio propone di concludere il punto all’ordine del giorno e… apriti cielo. Urla e schiamazzi per dire che non si rispetterebbero le minoranze. Il tutto dopo due giorni di lavoro d’aula praticamente monopolizzati dal centrodestra e praticamente inutili visto che non hanno portato ad alcun risultato concreto se non quello di sfibrare la resistenza dell’aula. Riesco a ritagliarmi lo spazio per la riunione sull’iniziativa "Officina Medio Oriente" che PAT e Forum stanno preparando per fine marzo, per un incontro del Coordinamento del Progetto Prijedor, per fissare un po’ di appuntamenti e, infine, per cenare con Jovan Teokarevic, professore belgradese e amico, a Trento perché la sua Università è gemellata con quella di Trento in una triangolazione euro-balcanica che coinvolge anche Skopije, Sarajevo, Zagabria. E’ una gioia conversare con Jovan, persona di rara intelligenza e che mi richiama le atmosfere d’oriente di cui provo nostalgia. Tanto da mettere in cantiere un viaggio a Istanbul, incrociando Ennio Remondino e Ali Rashid. Insomma, la nostra identità mediterranea.  
27 Gennaio 2010

Don Chisciotte della Mancia

Oggi siamo bloccati in Consiglio dalle 10.00 del mattino fino alle 23.00. Fino alle 19.00 in seduta ordinaria e dalle 20.00 in convocazione straordinaria. Nell’una e nell’altra vanno in discussione le mozioni proposte dalla Lega e dal centrodestra sulla riforma o, meglio, della delibera dell’Assessore Marta Dalmaso che regola il secondo ciclo di studi. Della quale si vorrebbero le dimissioni, con tanto di mozione di sfiducia. Si trattasse di un confronto acceso ma vero non ci sarebbe nulla di male, anzi. Ma in realtà ho la sensazione che il confronto sia condizionato per un verso da motivi di natura strumentale, per altro verso dal voler corrispondere ad un fronte – composito certo – che si vuole cavalcare e che ha come obiettivo (più o meno consapevole) quello di svuotare la vera riforma della scuola trentina, ovvero la LP n.5/2006, meglio conosciuta come legge Salvaterra o sull’autonomia scolastica. Di fronte alle competenze concorrenti della nostra autonomia in materia di istruzione, abbiamo infatti la possibilità di interpretare tale autonomia non solo per "negoziare" ma per introdurre modalità di declinazione degli orientamenti in un disegno di scuola fortemente ancorata al territorio ed insieme capace di forte innovazione. Ma è lo stesso concetto di autonomia scolastica a scontrarsi con una realtà che invece procede all’incontrario:  da una parte la burocrazia che non intende cedere sovranità alle scuole, dall’altra un pezzo rilevante del mondo della scuola che non intende assumersi le proprie responsabilità, o che interpreta l’autonomia scolastica semplicemente come un’incombenza in più. Sta qui l’origine del cortocircuito della scuola trentina e di una protesta che guarda il dito anziché la luna. Non averlo compreso ha prodotto difficoltà di comunicazione, mentre il conservatorismo già c’era. Davvero non si capisce altrimenti l’opposizione ad esempio al biennio comune, che poi è l’opposizione all’elevamento dell’obbligo scolastico, come si evince anche nella scelta del centrodestra sul piano nazionale di reintrodurre l’apprendistato a quindici anni. Così come non si capisce il non voler mettere in discussione realtà come gli istituti professionali che attualmente si configurano come scuole di serie C, a testimonianza di una selezione che avviene in maniera sempre più marcata in base alle condizioni sociali delle famiglie. Né si comprende nemmeno la semplificazione a cui in continuazione si ricorre assimilando la ministro Gelmini e l’assessore Dalmaso, nonostante da una parte si dichiari di voler far cassa sulla scuola e dall’altra si affermi la scelta di non tagliare un solo euro sulla scuola ma, al contrario, di volerla potenziare. C’è, insomma, un grande equivoco e forse anche un grande imbroglio, gestito ad arte anche da qualcuno all’interno del palazzo. L’unica nota positiva in una giornata segnata dall’iniziativa del centrodestra è l’incontro con la "guerriera gentile", come è stata chiamata Rebiya Kadeer, la rappresentante mondiale della popolazione uigura, a Trento grazie all’invito del Forum per la Pace e i Diritti Umani. Questa piccola grande donna racconta al presidente Dellai e successivamente alle persone che affollano la sala Aurora di Palazzo Trentini la vicenda del suo popolo. Emerge così dalle sue parole il grande tema dell’autonomia: "da tempo volevo venire – dice la leader uigura – a conoscere questa regione, per comprenderne l’autogoverno". Stride davvero che si guardi con questa attenzione all’autonomia trentina (o regionale) dalla leader in esilio dello Xinjiang come dal Dalai Lama, dai Balcani come dalla Palestina, e che proprio qui in Trentino non ci sia la dovuta consapevolezza del valore della nostra autonomia. All’uscita da palazzo Trentini un amico del Forum mi avvicina e mi dice che sarebbe molto interessante estendere questa riflessione sull’autonomia e sull’autogoverno alla questione del Sahara occidentale nel suo paese d’origine, il Marocco. Tempo di paradossi…  
25 Gennaio 2010

lunedì, 25 gennaio 2010

Il fine settimana non è stato propriamente di relax. Sabato mattina un ultimo saluto a Prisca, che di Cadine era un’istituzione. L’avevo vista l’ultima volta alla casa di riposo di via Borsieri a Trento, il primo dell’anno. Già fortemente provata dalla malattia, ma ancora nervosa e tenace, come l’ho conosciuta tanti anni fa. Chissà se ora avrà quel po’ di pace che non ha mai saputo avere… E poi una giornata piena di incontri, fra Trento dove ci incontriamo per "Politica è responsabilità" e Folgaria per l’incontro del Coordinamento del PD del Trentino con il Gruppo Consiliare provinciale sulla questione scuola. Scendo dall’altipiano che è già notte, mi aspetta una cena fra vecchi amici (ma non solo) ma il piacere del conversare si carica di domande fino a tardi. L’indomani lo passo a leggere il libro di Ennio Remondino (visto che ne dobbiamo parlare martedì sera) e a mettere in ordine la posta, l’agenda degli impegni, il sito e altro ancora. Così la settimana inizia con la testa tutt’altro che sgombra, settimana fitta di impegni politici ed istituzionali. Preparo la lezione che devo tenere sull’Europa di mezzo martedì mattina al liceo Manzoni di Bologna con i ragazzi delle classi superiori, la presentazione del libro "Niente di vero sul fronte occidentale" ancora martedì ma alla sera, mentre mercoledì è previsto l’incontro con Rebiya Kadeer, leader in esilio del popolo uiguro, minoranza dello Xinjiang cinese. Sempre mercoledì inizia una nuova sessione del Consiglio provinciale, con annessa seduta straordinaria serale richiesta dalla Lega sulla scuola ed un nutrito ordine dei lavori che non si sa bene quando riusciremo a concludere. Venerdì poi ci saranno gli Stati generali dell’agricoltura, appuntamento che intendo seguire perché non nascondo il mio timore sulla tenuta di un’economia trentina priva di classe dirigente e di idee. Appuntamenti da preparare, documentazione da studiare, parole da annotare, note da scrivere. Sulla mia scrivania in ufficio trovo un regalo di Chiara, con un messaggio proprio tenero. Un libro, "amare… Sarajevo. Estate 1946, estate 1948". Se ne andrà per un po’ di tempo in Inghilterra, ma prima dobbiamo vederci per un bicchier di vino come si conviene. Nel corso del pomeriggio gli incontri si alternano alle telefonate. Spaziando dal turismo responsabile (a proposito, quanta nostalgia per la bosanska kafa al Morica Han di Sarajevo…) al progetto sul Danubio (sento il vecchio Rumiz che mi dà segnali di entusiasmo), dalla regolamentazione degli appezzamenti agricoli di proprietà comunale in affitto (questione che sta suscitando polemiche in diversi comuni e sulla quale mi prendo l’impegno per in piccolo disegno di legge) alla discarica della Maza di Arco (ormai al collasso ma che non si può chiudere perché a quanto pare non ci sono alternative immediate). La mia scrivania è un puzzle di cartelle colorate, ognuna di esse è un file aperto. Ma dov’è il senso del limite?  
25 Gennaio 2010

lunedì, 20 giugno 2011

... E' qui, nell'analisi del Trentino, la profonda diversità di visione che ha portato una parte dell'opposizione a considerare questa come la madre di tutte le battaglie. Sanno che fin quando terrà la coesione sociale (che è data da tanti fattori e fra questi dal sistema della protezione civile) non vi sarà (troppo) spazio per la paura...
22 Gennaio 2010

venerdì, 22 gennaio 2010

Passo la giornata in treno: Orvieto, Roma, Bologna, Trento. Sì, perché faccio prima a tornare a Roma e ripartire da lì verso nord che raggiungere Firenze con un regionale e prendere lì il treno che prendo a Roma e che mi porta fino a Bologna. Venticinque minuti di ritardo fanno sì che perda la coincidenza verso il Brennero ed il successivo treno regionale (che ferma in tutte le stazioni o quasi) è dopo due ore. Così arrivo a Trento che sono le 17.00. Non male, vero? Orvieto – Trento, meno di 500 km e, nonostante l’alta velocità, 9 ore e 30 minuti. Spero proprio che l’annuncio di un accordo con Trenitalia per ripristinare il collegamento con la capitale sia reale, ma questo cambia ben poco della situazione disastrosa in cui versa il servizio. Senza parlare di sporcizia, cattivo odore, posti a sedere che hanno problemi di manutenzione, porte guaste. Alla stazione di Bologna, un tempo gioiello di efficienza, dove mi tocca una sosta obbligata di oltre due ore, c’è un solo bar ultra affollato e nemmeno un ristorante. Per di più fa un freddo cane. Così decido di fare due passi verso il centro, alla ricerca di una libreria. Prima di trovarne una devo arrivare praticamente a Piazza Maggiore, lungo un tragitto fatto di negozi di moda e fast food. A quanto pare anche qui, nella dotta Bologna, si legge sempre meno… Dopo vari tentativi andati a vuoto (a Trento come a Roma), trovo il libro di Ennio Remondino "Niente di vero sul fronte occidentale" che martedì prossimo presenterò con l’autore a Trento. Con Ennio ci conosciamo da tempo, per le nostre comuni frequentazioni balcaniche e per esserci trovati in più occasioni dietro lo stesso tavolo di relatori a parlare proprio di quell’Europa che ancora manca all’appello, Turchia compresa. C’è grande stima per il lavoro di Osservatorio Balcani e Caucaso, così come l’amarezza per la disattenzione con cui i media seguono quel che accade in queste regioni d’Europa. Basta leggere il prologo del suo libro per rendersi conto di quanto sia profonda questa amarezza per una professione che sta perdendo il gusto della documentazione e delle verità più scomode. Mi chiama Silvano Falocco per ringraziarmi della lezione della sera precedente e per dirmi che sta ricevendo un sacco di telefonate entusiaste, tanto che mi chiede di tenere a maggio l’ultimo incontro del percorso formativo che ormai tradizionalmente viene dedicato al tentare di rispondere alla domanda "Che cos’è la politica?". Non posso che esserne lusingato e la cosa mi conferma che in fondo la domanda c’è e qualche spazio si può aprire. Ne parleremo a Trento nell’incontro informale di "Politica è responsabilità" di sabato mattina, "un atto d’amore verso la politica". Che richiede idee, pensiero e buone pratiche. E che dopo un anno di gestazione finalmente a febbraio prende il via. Ma di questo parleremo diffusamente nei prossimi giorni.  
20 Gennaio 2010

mercoledì, 20 gennaio 2010

La crisi di ruolo del Consiglio regionale si manifesta con il rinvio (definitivo?) del Disegno di Legge di modifica della legge elettorale sui Comuni. Devo dire che per come era iniziato l’iter di questa proposta, l’epilogo appare piuttosto scontato. Se c’era una cosa che si sarebbe dovuta affrontare in una seria riforma elettorale sui Comuni avrebbe dovuto essere quella di togliere di mezzo il sistema maggioritario che ha svilito buona parte della dialettica politica nei piccoli comuni. Ma di questo nella proposta Cogo non c’era traccia. Per il resto, non c’è certo da stracciarsi le vesti che tutto rimanga così com’è. Sul Trentino appare un’intervista a Sara Ferrari nella quale la consigliera del PD del Trentino chiede all’assessore Dalmaso (anche lei del PD) di fermare la sua proposta di riforma che definisce "pericolosa". In realtà la vera riforma della scuola c’è già, è quella del 2006 in larga misura rimasta inattuata per le resistenze conservatrici presenti tanto nel Palazzo quanto nel mondo della scuola. Dovrebbe essere questo il vero oggetto del contendere, e invece siamo di nuovo fuori tema. La riforma del secondo ciclo, sulla quale il Trentino ha competenze concorrenti, dovrebbe infatti avvenire in un quadro di forte autonomia progettuale, affinché le scelte di taglio del ministro Gelmini avessero in Trentino effetti del tutto marginali. Invece ci è azzuffati sulle ricadute in termini di orari scolastici o sulla proposta del biennio comune, ovvero sul concretizzarsi dell’aumento dell’obbligo scolastico a sedici anni.  O, ancora, sulla soppressione degli istituti professionali, ibridi residuali di un sistema scolastico ancora fortemente classista. Meglio la Gelmini, si dice. Talvolta mi chiedo che cosa ci tenga insieme… Paghiamo il fatto che il PD (anche in Trentino) si sia costituito più in opposizione con la destra berlusconiana che attraverso un percorso di sintesi di una nuova cultura politica. Di questa realtà il gruppo consiliare rappresenta la fotografia, tant’è che un profilo politico collettivo fatica ad emergere. In questo momento il PD è più uno spazio che altro, e per fortuna che c’è altrimenti saremmo ancora a coltivarci luoghi più che altro ideologici ed autoreferenziali. La scelta di vivere in mare aperto comporta anche questa fatica, spero semplicemente che essa sia fertile, capace di aprire contraddizioni e di mettere in moto processi virtuosi. Mi metto a preparare gli appunti per la relazione che devo tenere l’indomani a Roma, nell’ambito della scuola di formazione politica intitolata a Danilo Dolci, pensiero eretico del dopoguerra. Il tema ruota attorno al concetto di "banalità del male", al quale un altro pensiero politico, quello di Hannah Arendt, ha cercato di dare cittadinanza. Sostanzialmente invano.   
19 Gennaio 2010

martedì, 21 giugno 2011

... Nei giorni scorsi il sindaco di Ospedaletto Ruggero Felicetti ha affermato che "lo sviluppo della Valsugana non può passare attraverso la valorizzazione delle strade a scorrimento veloce". Sono d'accordo con lui. Perché quando si parla del futuro della Valsugana si arriva sempre e solo a parlare di strade? La risposta sta in un vecchio approccio, tutto industrialista, per cui le strade sono la condizione dello sviluppo: facciamo le strade e poi qualcosa arriverà. Oggi le cose non stanno più così e questo approccio andrebbe rovesciato...
19 Gennaio 2010

martedì, 19 gennaio 2010

Giornata in Consiglio Regionale. Praticamente inutile, se non per evidenziare che sul Disegno di Legge proposto da Margherita Cogo sull’ordinamento e sull’elezione degli organi dei Comuni non c’è solo l’ostruzionismo di una parte della minoranza ma anche una certa confusione nella maggioranza. A testimonianza che – nella diversità dell’ordinamento politico fra le due provincie di Trento e Bolzano – anche su questo argomento la Regione ha ampiamente fatto il suo tempo. Come già si è visto nel corso di questo primo anno di legislatura, il Consiglio regionale così com’è ha ben poco da dirsi. Le istanze che emergono nel confronto in aula da un lato riflettono le peculiarità delle due province, dall’altro la difficoltà di rintracciare una trama comune a partire da competenze ormai residuali. Credo oltre modo che nel corso di questa legislatura sia necessario avviare un’ampia riflessione sul ruolo della Regione, affinché nella seconda parte dell’attuale legislatura si provi a ridisegnarne ruoli e funzioni. Sui  giornali incombe, a partire da una dichiarazione del capogruppo Upt Giorgio Lunelli e da quella di lunedì di Margherita Cogo, la questione della scuola e della cosiddetta "riforma Dalmaso". Ne parliamo nel gruppo consiliare per prendere atto, anche in questo caso, della grande distanza di posizioni fra noi. Posizioni diverse non sullo specifico della riforma del secondo ciclo, ma nell’impostazione generale, investendo il tema – che ho posto sin dall’inizio di questo confronto – dell’autonomia scolastica. Solo in questo ha ragione Margherita Cogo, quando afferma che la madre di tutte le questioni è l’accordo Pat – Miur del 2004. E’ proprio così, con un piccolo particolare e cioè che il progetto della "scuola dell’autonomia" rappresenta, a mio modo di vedere, il profilo politico alto di una proposta riformatrice. Ho continuato a dire in questi mesi che se non si riparte dalla riforma Salvaterra (e fors’anche dalle dimissioni dell’allora assessore all’istruzione nella scorsa legislatura) si fa fatica a comprendere la partita che si sta giocando in questo frangente. Sono i nodi di fondo di quella riforma (l’autonomia scolastica in primis) ad essere in discussione, ma ignari sono in molti continuano a guardare il dito.  Decidiamo di approfondire il tema sabato prossimo, nell’incontro fra il coordinamento e il gruppo consiliare a Folgaria. E che nel frattempo cerchiamo da astenerci da nuove esternazioni. Non servirà granché. Cerco di utilizzare al meglio il tempo che scorre inesorabilmente, inanellando incontri di varia natura. Di rilievo quello con Franco Giacomoni, fino a qualche tempo fa presidente della SAT. Con lui parliamo dell’impegno sul diritto all’acqua, di approccio verso la montagna, di soccorso alpino. Ci comprendiamo al volo, soprattutto sulla necessità di andare oltre la cultura dell’emergenza. Che sia Franco a pormi il problema di che cosa pensa il PD del Trentino su questi temi, quasi mi emoziona. Prendiamo l’impegno di rivederci a breve. In Consiglio regionale prosegue la discussione generale. Alla fine il DDL Cogo verrà sospeso. Epilogo naturale di un confronto che non rimarrà certo fra le pagine alte di questa istituzione.  
19 Gennaio 2010

giovedì, 16 giugno 2011

... è davvero avvilente dover assistere al triste spettacolo di una parte della minoranza che blatera per ore sulle cose più assurde e ripetendo in ogni intervento le stesse cose pur di farci perdere tempo. Con l'unico obiettivo non di migliorare la legge, ma di farla ritirare. Non valgono le aperture da parte della Giunta e della maggioranza: ad ogni tentativo di mediazione la Lega alza l'asticella e salta tutto. Un gioco irresponsabile, che tiene l'assemblea legislativa sotto scacco ed impedisce il governo dell'autonomia...
18 Gennaio 2010

lunedì, 18 gennaio 2010

E’ il diritto all’acqua il tema di oggi. Ci sarebbe anche dell’altro, per la verità, come ad esempio il regolamento di cui si parla in sede di prima commissione regionale in materia di indennità di Sindaci, Assessori, Presidenti dei Consigli Comunali nonché degli organi di governo delle Comunità di valle. O, ancora, dei gettoni dei Consiglieri. Non mancano le contraddizioni, che vengono raccolte come raccomandazioni alla Giunta, affinché la stesura finale del regolamento ne possa tenere conto. Nel frattempo mi ha raggiunto al gruppo consiliare Rosario Lembo, il segretario del Contratto mondiale per il diritto all’acqua. Negli ultimi anni Rosario ha fatto del tema dell’acqua una ragione di vita ed oggi è uno dei massimi esperti italiani sul tema. Oggi è alla testa di quel vasto movimento di opposizione che ha preso corpo intorno alla scelta del governo Berlusconi di privatizzare la gestione dell’acqua, considerandola un bisogno come un altro anziché il bene collettivo ed un diritto inalienabile. Ed imponendo, ne abbiamo ampiamente parlato anche in questo blog, che entro il 2011 gli enti locali cedano la gestione ai privati. In Trentino l’autonomia ci mette al riparo, ma fine a quando? Nel primissimo pomeriggio incontriamo insieme il vicepresidente ed assessore Alberto Pacher per capire come dare attuazione all’ordine del giorno approvato in Consiglio Provinciale durante il dibattito sulla Finanziaria. Propongo in primo luogo che la Provincia si faccia artefice di un’iniziativa verso le regioni italiane e gli enti locali per coordinare le azioni contro la privatizzazione. Vediamo altresì quali possono essere le modalità con le quali in Trentino possiamo evitare possibili incursioni privatistiche sulla gestione della risorsa idrica, sia rispetto ai 199 comuni che gestiscono "in house" la distribuzione dell’acqua, sia verso Dolomiti Energia che ha acquisito il patrimonio prima in capo alle municipalizzate di Trento e Rovereto. Avanziamo l’idea di una sorta di diritto di prelazione nell’ambito dei "patti societari" di DE affinché la quota pubblica non possa essere ridimensionata rispetto all’attuale 61%, ma anche dello scorporo da DE del comparto acqua, portandolo totalmente alla gestione della PAT. Corro al Consorzio trentino dei Comuni per incontrare il presidente Simoni e definire il calendario di incontri con i Comuni e il territorio delle Comunità di valle che come Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani intendiamo promuovere. L’obiettivo che ci diamo è quello di far sì che i temi della pace possano trovare ambiti più ampi di contatto. A febbraio inizierà un tour che nelle intenzioni coinvolgerà Sindaci, consiglieri delegati alla pace, bibliotecari, associazioni di volontariato presenti sul territorio. Di acqua parliamo anche nella serata dedicata a questo tema nell’ambito della Festa Neve a Folgaria proprio con Rosario Lembo e Alberto Pacher. Vi partecipa anche Stella Bianchi, della segreteria nazionale del PD. Nel mio intervento provo ad associare il tema dell’acqua a quello della pace, o meglio al fatto che l’acqua è diventata nel corso del tempo fattore di conflitto armato e di impoverimento. Porto gli esempi del Danubio, il più grande ecosistema europeo messo a dura prova dal cianuro utilizzato dalla miniera di Aurul per l’estrazione dell’oro, del Mare d’Aral oggi ridotto al 10% della sua tradizionale superficie grazie alla deviazione dei fiumi Amu Darya e Syr Darya per la coltivazione intensiva del cotone, del fiume Giordano e del progressivo impoverimento del mar Morto con l’espropriazione della risorsa idrica dei territori palestinesi. Per non parlare della testimonianza che ci hanno portato nelle scorse settimane i protagonisti della "guerra dell’acqua" a Cochabamba in Bolivia. L’acqua è dunque un paradosso del nostro tempo, fattore di ricchezza che diviene elemento di impoverimento. Così l’attenzione che vi riponiamo deve essere ben più forte di quel che sin qui vi abbiamo dedicato, in Trentino come altrove. Senza dimenticare che il concetto stesso di bene comune racchiude il paradigma della proprietà collettiva, oltre il mercato ed oltre lo stato. Non proprietà pubblica, bensì di ciascuno. Voglio dire che non abbiamo a che fare solo con la strategia di controllo dell’acqua da parte delle multinazionali. Si pongono nodi di cultura politica sui quali riscontriamo un profondo ritardo culturale, che investe anche il centro sinistra. Leggo sulle cronache giornalistiche che il candidato alle primarie pugliesi sostenuto da D’Alema, Francesco Boccia, si esprime per la pubblicità dell’acqua ma per la privatizzazione della sua gestione. Effettivamente che la pioggia non sia di proprietà di qualcuno non occorreva che lo dicesse un esponente del PD. Proprio non ci siamo.  
16 Gennaio 2010

lunedì, 6 giugno 2011

...L' ultima zampata di un'edizione che peraltro ho percepito come piuttosto opaca è quella di Zygmunt Bauman che dice «Non stiamo più ampliando le nostre possibilità di scelta, ci stiamo avvicinando al limite e stiamo ipotecando il futuro dei figli e anche dei Paesi diversi dal nostro». Niente di nuovo, se non l'autorevolezza della persona che pronuncia queste parole, in un contesto che continua a far finta di nulla. E stupisce che il presidente Dellai giudichi "apocalittico" l'intervento di Bauman, semmai fin troppo prudente. Che aggiunge «...il mondo non si è mai fermato: mi riesce difficile pensare di poter fare marcia indietro». Qui non si tratta di fermarsi ma di piegare la ricerca e l'innovazione alla qualità del vivere, ad un patto di responsabilità globale che imponga un cambio di rotta, uscendo dalla dittatura del PIL come dalla subalternità dell'uomo alla cosa...