BIBLIOTECA

16 Novembre 2017

Sempre nel posto sbagliato

Edward W. Said

Sempre nel posto sbagliato

Autobiografia 

Feltrinelli, 1999


 
Una rara forma di leucemia induce l’autore a raccontarsi in questo libro, a dire cosa significa sentirsi “sempre nel posto sbagliato”, in un’autobiografia  avvincente che contiene l’avventura degli incontri e delle idee ma anche la drammaticità della lotta e dell’esclusione.
 

16 Novembre 2017

Lei dunque capirà

Claudio Magris

Lei dunque capirà

Garzanti

 

Un testo breve, un monologo al femminile struggente e impietoso, disperato e spietato, intenso e profondo. Magris rivisita il mito di Orfeo ed Euridice in chiave moderna, muovendosi tra esperienza personale e modello universale, con uno stile semplice, colloquiale, ma mai banale.

16 Novembre 2017

Antoine Bloyé

Paul Nizan

Antoine Bloyé

La borghesia, i suoi miti, i suoi fantasmi

Bertani, 1972


 
Il ritratto di un’epoca, fra le due guerre mondiali. Un romanzo di grande efficacia descrittiva di un intellettuale comunista e libero che finirà nell’oblio grazie allo stalinismo.

16 Novembre 2017

Le Marlboro di Sarajevo

Miljenko Jergovic
 
Le Marlboro di Sarajevo 

Libri Scheiwiller, 2005
 
 
 
Ripubblicato in Italia da Libri Scheiwiller ‘Le Marlboro di Sarajevo" raccolta di racconti dello scrittore bosniaco Miljenko Jergovic. Riportiamo la prefazione scritta da Claudio Magris
16 Novembre 2017

Maschere per un massacro

L’incontro che si svolge alle 9.30 presso l’assessorato alla solidarietà internazionale non è facile. Lo dico perché non mi sono ancora abituato ad un certo modo di monopolizzare un contesto e lo dico perché non nascondo di aver fatto fatica a mantenere la calma. Mi passano davanti agli occhi le immagini di una vicenda che avevo messo da parte, in qualche angolo remoto della memoria. Era la metà degli anni ’80, a Roma, negli uffici di via Farini dove lavoravo. Il contesto una conferenza stampa dedicata alla denuncia di uno dei tanti tragici capitoli della vicenda del conflitto israelo – palestinese. Poco prima della conferenza stampa il salone della direzione nazionale risultava affollato di troupe televisive in maniera inusuale. Ovviamente la cosa ci stupì, ma non per molto. Avvenne che qualche attimo prima dell’inizio della conferenza stampa alcune persone estranee si presero il palco proponendo fra bugie ed insulti la propria versione dei fatti. Un bliz vero e proprio che lasciò tutti esterrefatti , concluso il quale gran parte delle telecamere se ne andarono, non assistendo nemmeno per un minuto alla conferenza stampa vera e propria. Oggi la scenografia è tutt’altra. Siamo ad un incontro fra la PAT, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, le associazioni trentine che si occupano di Medio oriente, allo scopo di mettere le basi per una "tre giorni" sul conflitto israelo-palestinese da realizzarsi in Trentino nella prossima primavera. Chi siede intorno a questo tavolo non dovrebbe rappresentare una parte in conflitto, bensì soggetti terzi impegnati per il dialogo e la pace. Dobbiamo prendere atto che così non è. Ho cominciato ad imparare a rivolgere in positivo quel che è di segno diverso e dunque mi dispongo alla sfida di costruire un percorso che sembrerebbe improbabile. L’Assessore Lia Giovanazzi Beltrami indica un metodo: mettere in luce gli elementi che uniscono piuttosto di quelli che dividono, rivolgere lo sguardo ai comportamenti virtuosi nel segno del dialogo piuttosto che agli elementi conflittuali, valorizzare le relazioni piuttosto che le posizioni politiche. Cerchiamo di tenerci su questo profilo ma ho l’impressione che possa prevalere l’ipocrisia. Allora decido di intervenire parlando del recente viaggio, del senso di sconforto che mi ha accompagnato, del fastidio che mi dava la parola "dialogo" di fronte ad insediamenti abusivi di migliaia di persone con caratteristiche di fortezze piuttosto che di insediamenti urbani o dell’accaparrarsi dell’acqua come arma di presidio del territorio. Tanto che la pace mi appare oggi più lontana di ieri. Le speranze di pace si sono infrante. Non ci resta allora che interrogarci e provare a dare risposte diverse rispetto al passato. E’ la ricerca di risposte inedite che dovrebbe segnare il profilo politico dell’iniziativa, accanto alla valorizzazione di tutte le strade che la società civile sta cercando di battere per far vivere nonostante tutto la speranza di pace e di convivenza. Avremo l’onestà intellettuale e la capacità di fare questo? Lo vedremo, intanto ci mettiamo alla prova con una serie di gruppi di lavoro e verificheremo se saremo capaci di mettere via pregiudizi ed ipocrisie. Senza chiudere gli occhi sulla realtà, sui muri di cemento armato come su quelli che ossessionano il nostro immaginario. Per questo provo un po’ di sollievo nel vedere le belle foto di Ulrich, amico berlinese che da anni vive in Trentino, dedicate proprio al muro caduto vent’anni fa, esposte al liceo Rosmini. Si può avere nostalgia di un muro vissuto con orrore? Nelle parole di Ulrich, vien fuori l’amarezza per quell’89 che ha aperto tante speranze poi andate in frantumi. La nostalgia dell’est è un sentimento tanto amaro quanto diffuso, rappresentato dall’immagine della "Trabi", quella trabant che della Germania Democratica era uno dei simboli. Anch’io – che nostalgico non credo affatto di essere – confesso di conservare con un certo orgoglio qualche oggetto di quella storia scomparsa. Una piccola coperta dell’Interflug, la compagnia aerea della DDR, che ricetti in un viaggio del capodanno fra l’88 e l’89 in occasione del trentennale della rivoluzione cubana che mi portò a L’Avana ad incontrare Fidel Castro. Era tale la condensa che nella traversata festante (era il 31 dicembre) nella carlinga del vecchio tupolev sembrava piovesse. E’ notte quando parto per Bressanone/Brixen dove con Mauro Cereghini presentiamo "Darsi il tempo" in un luogo caldo e suggestivo, la "casa della solidarietà". Il pubblico è rappresentato da un bel gruppo di giovani sudtirolesi  che c’interrogano sulla cooperazione e sul nostro sguardo sul mondo. Oltre alle nostre parole, una trama fitta fitta di domande ed un applauso conclusivo che parla da solo. Quando arrivo a casa è l’una di notte passata.  
16 Novembre 2017

Le città divise

Ci sono delle cose che non amo fare e oggi sembrano concentrarsi. La prima (immagino comune) è andare sotto i ferri del dentista, per quanto possa essere delicato. Ci passo gran parte della mattinata. La seconda è andare dal barbiere, tant’è che non sono certo un buon cliente e quando mi mettono mano effettivamente un po’ di lavoro c’è da fare. Oggi mi tocca anche questa. Infine andar per negozi di abbigliamento. Il mio look (se così si può dire) non è certo dei più ricercati anche se non disprezzo affatto le cose di qualità. Diciamo pure che nell’economia famigliare questa voce non incide granché. Se sono riuscito a sottrarmi alla cravatta, in Provincia è comunque richiesto un po’ di decoro. Dovremmo curarci piuttosto di sobrietà, ma questa è un’altra questione. Non amo aver gli occhi addosso e così vado nel luogo più impersonale che conosco e cerco di sottrarmi alla soggezione che ho verso i commessi, con l’effetto di portare a casa cose che poi rimangono nell’armadio. Fra una cosa e l’altra, metto in forma scritta l’intervento svolto in Consiglio sulla legge sulle filiere corte e l’educazione alimentare e lo invio al quotidiano "il Trentino". Proprio oggi un altro quotidiano locale, il Corriere del Trentino, propone un ottimo editoriale di Ugo Morelli dal titolo "Mangiare informati" dedicato alla nuova legge sulle filiere corte e al ruolo dell’autonomia nei processi globali (lo potete trovare nella home page di questo sito). Ma il Trentino aveva dedicato all’approvazione di questo importante provvedimento legislativo solo poche e piuttosto confuse righe. Staremo a vedere se hanno voglia di rimediare. Anche L’Adige nei giorni scorsi ha trattato la cosa con molta superficialità, quasi si trattasse di elargire contributi alla ristorazione trentina, equivocando su un emendamento della giunta e scambiandolo per l’insieme del provvedimento. Ne parlo con la redazione e vediamo se si riesce a dare il giusto valore alle cose. Verso sera vado alla sede del PD del Trentino. Il salone è pieno di gente per l’incontro delle persone che si sono riconosciute nelle liste "Democrazia è partecipazione" a sostegno di Roberto Pinter alle primarie del PD. Il risultato ha fatto sì che questa componente (questa "parte non parte" come la definisce acutamente Franca Berger) risulti decisiva nella scelta della segreteria del partito e questa responsabilità s’avverte nel confronto, approfondito e tutt’altro che banale o scontato. Le voci e le accentuazioni sono diverse, così come le storie che vi si riconoscono, ma gli intenti largamente condivisi verso l’idea di una soluzione unitaria che da un lato eviti che qualcuno si possa considerare il vincitore di qualcosa, e dall’altro che possa dare risposta al nuovo e per certi versi sorprendente atto di fiducia che oltre ventimila trentini ci hanno consegnato con il loro voto. In termini di unità e di rigore nei contenuti che tradotto significa: un maggior ruolo di indirizzo nel governo dell’autonomia, attrezzarsi efficacemente verso la scadenza delle elezioni amministrative di primavera che investiranno gran parte dei Comuni trentini, un rapporto di autonomia politica dal partito nazionale ed infine una gestione del partito che valorizzi le idee e il ruolo dei circoli. Lo devo proprio dire, una buona riunione, ricca di interventi e di spunti di riflessione negli apporti di tutti. Molte delle persone in sala nemmeno si conoscono fra loro e anche questo mi dice che "questa parte non parte" rappresenta in sé un contributo al superamento delle vecchie appartenenze. Sono quasi le nove di sera quando vado alla riunione del Consiglio direttivo del Progetto Prijedor. Anche qui si discute di come avviare una nuova fase nella vita dell’associazione che opera ormai da quasi quindici anni nella relazione fra il Trentino e la Bosnia Erzegovina. C’è bisogno di innovazione, di uscire dai rituali di una cooperazione che ancora tende ad attardarsi alla logica dell’aiuto, di rendere più politica tale presenza e di fare sistema fra i tavoli di lavoro che operano nella regione. C’è qualche resistenza, ma la proposta del presidente Giuseppe Ferrandi di andare nella direzione di un unico Tavolo balcanico è largamente condivisa dai presenti. Del resto, l’innovazione culturale nella cooperazione è stata una delle caratteristiche di questa esperienza e sarebbe davvero singolare che oggi, proprio in quest’ambito associativo, ci si attardasse in logiche conservatrici. E’ notte. A casa una cena frugale e un po’ di preoccupazione per Gabriella che non sta bene. Il lavoro le toglie il fiato ed ogni altra energia. Il farsi carico, il senso di responsabilità, non può ridursi a non avere un po’ di tempo per sé. Un tempo che dobbiamo darci…  
16 Novembre 2017

Notte balcanica

Francesco Strazzari

Notte balcanica

Il Mulino, 2008

 

Il rapporto tra guerre, criminalità, interessi politici e affarismo nel sud est Europa. Francesco Strazzari pubblica un saggio che è anche un racconto.

I libri, si sa, li scrivono gli autori, ma i titoli li fanno gli editori. Nel caso del lavoro di Francesco Strazzari “Notte balcanica. Guerre, crimini, stati falliti alle soglie d’Europa” l’editore ha messo del suo anche nella copertina. E forse ha esagerato. C’è una pistola puntata sul lettore, che sembra richiamare gli stereotipi truculenti dei Balcani sanguinari. Dentro invece c'è un prezioso saggio sul rapporto, per nulla tribale, tra economie illegali, criminalità e costruzione dello stato nelle periferie dell’Europa unita.

15 Luglio 2021

Miodrag Lekic: la mia guerra alla guerra

Miodrag Lekic

La mia guerra alla guerra

Guerini e ssociati, 2006


 

1999, 78 giorni di bombardamenti NATO nel cuore dell’Europa. “La mia guerra alla guerra” è il diario di quelle settimane dell’ex ambasciatore jugoslavo a Roma, Miodrag Lekic, pubblicato da Guerini e Associati. Una recensione di Michele Nardelli
Ripercorrere oggi i drammatici giorni della primavera 1999, quei lunghissimi 78 giorni di bombardamenti Nato nel cuore dell’Europa, è un utile esercizio per meglio mettere a fuoco i nodi di una questione niente affatto risolta, proprio nel momento in cui la comunità internazionale cerca a fatica di trovare una soluzione diplomatica inerente lo status del Kosovo.
16 Novembre 2017

Il clima è fuori dai gangheri

Gianfranco Bettin

Il clima è fuori dai gangheri

Nottetempo, 2004

 

“Il clima è fuori dai gangheri” non è un libro. È un grido di dolore, un’ora del tuo tempo nella quale metti a fuoco il delirio dell’homo faber, come a descrivere il giorno prima quale sarebbe stata “l’alba del giorno dopo” lo scioglimento della calotta polare a causa dell’effetto serra.

16 Novembre 2017

La politica perduta

Marco Revelli

La politica perduta

Einaudi, 2003

 

La crisi della politica è sotto gli occhi di tutti. Da garanzia di ordine e sicurezza, essa si va rovesciando nel proprio contrario: in fattore di insicurezza, violenza, paura. Lo dimostra un quindicennio di nuovo disordine mondiale, dalle cosiddette guerre umanitarie fino alla recente avventura irachena...

Con Marco Revelli coltiviamo un’amicizia a distanza. Nel senso che con Marco abbiamo condiviso nel corso degli anni ’90 una rigorosa analisi critica dei pensieri del ‘900 ed uno sforzo di ricerca di nuovi pensieri di libera-zione umana. Al di là di ogni appartenenza, ci siamo ritrovati nelle molte occasioni di riflessione lungo i passaggi cruciali della vicenda politica degli ultimi anni, a far parte di un collettivo virtuale con altri amici come Mario Agostinelli, Gianfranco Bettin, Aldo Bonomi, Alberto Magnaghi, Emilio Molinari, Tonino Perna, Paolo Rumiz ed altri ancora, persone dalle storie tanto diverse con le quali abbiamo tenuto aperto un ragionamento, insieme di pensiero critico e di azione irrituale. Penso all’approccio territorialista, allo sviluppo locale e all’autosostenibilità, al diritto all’acqua… penso all’impegno per la pace, alla diplomazia parallela e ai “miei” balcani.

16 Novembre 2017

Duemilauno. Politica e futuro

Massimo Cacciari

Duemilauno. Politica e futuro

Colloquio con Gianfranco Bettin

Feltrinelli, 2001


Più che una riflessione, quella avviatasi dopo il voto che ha portato la “Casa delle liberta” al governo del paese sembra una lamentazione, quasi la ricerca di un capro espiatorio, piuttosto che un’analisi sulle dinamiche sociali e culturali che attraversano il nostro paese.

Non che non ci siano responsabilità precise anche sul piano delle scelte politiche dei leader del centro sinistra, prima fra tutti quella di aver liquidato l’Ulivo in nome del primato dei partiti, in Italia come in Trentino. Ma sarebbe fuorviante, oltre che insopportabilmente rituale, affrontare la questione facendo saltare qualche testa senza peraltro discostarsi sul piano delle scelte di fondo. Ecco perché a mio avviso è necessario guardare all’esito elettorale da una diversa angolatura, cercando di capire cosa sta avvenendo nei corpi sociali, nelle culture, nei comportamenti.