BIBLIOTECA

16 Novembre 2017

È Oriente

Paolo Rumiz

È Oriente

Feltrinelli, 2003



“Mi chiedo se la forza del racconto non nasca nell’uomo da millenni di cammino, se il narrare (assieme al cantare) non nasca dall’andare. E se il nostro mondo abbia disimparato a raccontare semplicemente perché non viaggia più”.

16 Novembre 2017

Imperium

Il 4 novembre è una data particolare, non per le forze armate, ma per la mia storia personale. E’ il compleanno di Carlo, che a casa si festeggiava insieme a quello di Ada, nostra madre, che invece gli anni li compiva il 5 di novembre. Un tempo era anche festa nazionale perché segnava la data simbolica della fine della prima guerra mondiale e dunque non si andava a scuola. Più festa di così… Ma il tempo per festeggiare a quanto pare non c’è. Alle 9.00 c’incontriamo con Denise per parlare del sito del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Occorre un restauro radicale, non ci sono dubbi, per cercare di farlo pulsare con il cambio di passo che si è cercato di imprimere all’attività del Forum e di metterlo in rete con "Trentino solidarietà", affinché i due siti si parlino fra loro. Denise è attenta, l’avverto partecipe di questo cambiamento, quasi stupita… Telefono a Carlo per gli auguri e decidiamo che il regalo potrebbe andare a prenderselo da solo, che così è più semplice e non corriamo rischi di sorta visto che poi io e Gabriella di tecnologia non ci capiamo un tubo. Di lì a poco inizia o, meglio, riprende il Consiglio provinciale da dove l’avevamo lasciato nella serata precedente. In mezzo la seduta straordinaria dedicata alla scuola professionale, con la Lega a soffiare sul fuoco di un conflitto spurio, che una riforma poco spiegata e poco condivisa ha generato. Vedo i miei compagni di gruppo affranti dall’esito della discussione, dalla gazzarra della Lega, dalla contestazione di un pubblico di giovani studenti accorsi a "salvare" la loro scuola, dal difficile confronto con quegli insegnanti (molto spesso di sinistra) che dell’autonomia apprezzano solo i soldi in più del loro stipendio. Con Alberto Pacher eravamo a Mezzocorona e sono contento così. Tranne la votazione sul Rapporto finale della Terza Commissione sui controlli ambientali in provincia di Trento, il resto è ben poca cosa. Il documento passa ma senza il voto della minoranza, dopo che quest’ultima aveva votato a favore in Commissione. Incredibile giravolta. La giornata se ne va nella discussione su una serie di mozioni a volte davvero inconsistenti, ma in consiglio tutto si carica politicamente, così un documento sulla conoscenza della cultura ebraica diventa il pretesto per discutere sulla sentenza della Corte europea sull’esposizione a scuola del crocifisso e… apriti cielo. Il pretesto dà la stura alle posizioni più becere e inqualificabili. Davvero difficile persino da ascoltare. Il solito intermezzo odontoiatrico e poi di nuovo in aula. Poco dopo le 18.00 mi vedo con Annalisa, parliamo della sua impegno nella circoscrizione del Centro storico – Piedicastello, e poi passo dal gruppo per un veloce aggiornamento sulla preparazione dell’assemblea del PD del Trentino di venerdì. Alle 20.30 ci sarebbe l’inaugurazione del ciclo di manifestazioni dal titolo "Tutti nello stesso piatto", il festival internazionale del Cinema e del cibo proposto da Mandacarù, ma proprio ne ho piene le tasche di cose pubbliche e me ne vado a casa dove con Carlo e Olga condividiamo se non altro un piatto di canederli come li sa fare la mamma di Gabri. Come festa di compleanno, piuttosto sobria.  
16 Novembre 2017

La guerra moderna come malattia della civiltà

Nicole Janigro

La guerra moderna come malattia della civiltà

Bruno Mondadori

 

Tracce da una lettura personale, che non vuol essere recensione

di Mauro Cereghini

Il decennio lungo che sta alle nostre spalle – quello racchiuso fra i due crolli, simbolici e reali insieme, del Muro di Berlino e delle Torri gemelle – ci ha fatto conoscere per la prima volta il fenomeno delle nuove guerre.

16 Novembre 2017

Conflitto

Ugo Morelli

Conflitto

Identità, interessi, culture

Meltemi, 2006

 

Il conflitto è un codice caratterizzante della contemporaneità e dell’avvento della civiltà planetaria: riguarda gli aspetti relazionali e locali dell’esperienza così come quelli politici e collettivi su scala globale. Manca tuttavia una scienza dei conflitti che, con un approccio transdisciplinare, sia in grado di analizzare tanto la dimensione profonda e intrapsichica del conflitto, quanto quella interpersonale, istituzionale e collettiva, verificando i fattori che le accomunano, i vincoli e le possibilità della loro evoluzione. Il libro valorizza una tradizione di studi intorno al conflitto e un’esperienza di ricerca e applicazioni più che trentennali, soffermandosi in particolare su alcune variabili significative per l’analisi e la comprensione dei conflitti: l’ambiguità, in quanto costitutiva delle relazioni e dell’esperienza umana e sociale; l’invidia; la difficoltà di riconoscere la fragilità e la generatività del legame sociale a livello di individuazione e identificazione; la mancanza come condizione di possibile perdita ma anche come vuoto necessario per accogliere la differenza e la progettualità"; il margine, in quanto spazio critico della relazioni, della socialità e delle loro evoluzioni possibili.  

16 Novembre 2017

I giusti nel tempo del male

Svetlana Broz

I giusti nel tempo del male

Edizioni Erickson, 2008

 

Un libro di Svetlana Broz raccoglie testimonianze di gesti positivi compiuti durante la guerra bosniaca. Grandi e piccole resistenze alla logica della divisione. Per una memoria non solo etnica. Una recensione.

16 Novembre 2017

Le ambiguità degli aiuti umanitari

Venerdì e sabato c’è la conferenza internazionale di Osservatorio Balcani e Caucaso. Appuntamento annuale di rilievo, quest’anno dedicato al ventennale della caduta del muro di Berlino. Il titolo è eloquente: "Il lungo ‘89". Come a dire che la transizione non è affatto finita e che l’Europa è ancora un’incompiuta. Sì, perché quando il muro cadde, le macerie finirono da entrambe le parti e se il comunismo uscì sconfitto anche il modello occidentale non stava poi tanto bene. La fine del bipolarismo fu una valanga che travolse tutto e la storia prese una piega forse imprevedibile verso la quale tutti si trovarono in braghe di tela. La guerra in Jugoslavia fu il simbolo di questo smarrimento e per questo era ed è tutt’oggi fondamentale studiarne la natura e comprenderne i messaggi. Il che – in larga misura – non è avvenuto e continua a non avvenire. Perché stupirsi allora di un’Europa che procede all’incontrario? L’Europa era un progetto politico di pace, di superamento dei confini, di valorizzazione di ogni minoranza, di dialogo mediterraneo. Ci siamo svegliati dal sogno a dover fare i conti con lo scontro di civiltà, con le guerre che ne hanno dilaniato il cuore, con il proliferare dei confini. La conferenza proverà a dare qualche risposta. Le persone chiamate a confrontarsi, di assoluto valore… L’intervento conclusivo della prima giornata di Boris Pahor, grande vecchio di un confine abbattuto ma non nei cuori e nei pensieri di chi vive fra Trieste e Gorizia, da non perdere. Il mio compito è di coordinare la tavola rotonda dal titolo "Dove si è fermata l’integrazione europea?". Negli appunti che sto buttando giù, provo a porne una più radicale: dove si è fermato il progetto politico europeo? Domande che pesano come macigni sul nostro presente e futuro perché i fantasmi che s’aggirano per il vecchio continente si nutrono proprio dell’incapacità di almeno provare qualche risposta. Le conferenze dovrebbero servire proprio a questo. A domani, dunque, e buona notte. PS. Gli incontri, le parole e gli impegni della giornata li riprenderemo nei prossimi giorni.  
16 Novembre 2017

L’ultima lezione

Ermanno Rea

L’ultima lezione

La solitudine di Federico Caffé scomparso e mai più ritrovato

Einaudi, 1992
 

 

Il 15 aprile 1987 Federico Caffé esce di casa all’alba. Di lui non si saprà più nulla, nonostante le minuziose ricerche di parenti, allievi e amici. Suicidio o ritiro in convento...?

Ma innanzitutto: chi era Caffé? Economista disubbidiente al lavoro prima presso la Banca d’Italia e poi all’Università di Roma; teorico scontroso e problematico di un welfare state all’italiana, senza cedimenti a compromessi e clientele, collaboratore scomodo del quotidiano “il manifesto”, “seduttore intellettuale tutto dedito all’insegnamento e alla formazione dei propri allievi...  Ma il 15 aprile 1987 Federico Caffé era soprattutto, o si sentiva, un uomo solo, ormai “pensionato” dall’Università e dalla politica che lo avevano considerato per anni un estremista, un’intelligenza provocatoria che aveva sempre rifiutato i suoi consigli al Principe...

 

16 Novembre 2017

Il progetto locale

Alberto Magnaghi

Il progetto locale

Bollati Boringhieri, 2000


«…Dietro alla parola sostenibilità si celano molte insidie: essa rischia sovente di coprire le cause strutturali del degrado ambientale e sociale attraverso azioni di sostegno al modello di sviluppo dato che non mettono in discussione le regole generatrici del degrado stesso. A partire dalla settorialità e strumentalità con cui viene affrontata la questione ambientale, questi approcci non riescono a superare la dicotomia dei due paradigmi: lo sviluppo e la sostenibilità. …

Lo sviluppo è dettato dalle leggi dell’economia che decidono cosa produrre, dove, come, con quali tecniche, realizzando sistemi insediativi astratti dai caratteri peculiari dei luoghi e dalla loro storia: occorre tuttavia “posare” queste attività in modo “più leggero” che nel passato per non distruggere il supporto del sistema insediativo artificiale. Vale la metafora della bestia da soma: non essendo un soggetto con il quale avere interazione culturale, il territorio non deve essere caricato oltre le sue capacità di resistenza; l’asino non deve essere sfruttato oltre i limiti superati i quali muore, diventando così indisponibile a utilizzazioni successive. La sostenibilità si identifica con i limiti ammissibili di consumo di risorse, di sfruttamento di un territorio, di inquinamento dell’ambiente.

16 Novembre 2017

Aspromonte

Tonino Perna

Aspromonte

I parchi nazionali nello sviluppo locale

Bollati Boringhieri, 2002

 
Il tema è quello del parco naturale, concepito originariamente nei grandi spazi del Nordamerica, riprodotto in Australia, Canada ed Europa settentrionale, e giunto negli anni novanta anche nel bacino del Mediterraneo, dove assume connotati profondamente diversi.

In ambienti caratterizzati dall’antica e densa presenza dell’uomo, il parco naturale diventa – o meglio può diventare – un vero e proprio laboratorio dello sviluppo locale autosostenibile, il luogo di una ricerca sul campo di un nuovo e più avanzato equilibrio tra natura, società ed economia.
Con le complicazioni rappresentate in Italia dalla diversa situazione dei parchi al Nord, dove soffrono della pressione dello sviluppo senza limiti, e al Sud, dove dello sviluppo si mimano gli aspetti esteriori in un quadro di gravi difficoltà economiche e sociali.
Come dimostra l’esperienza del Parco nazionale dell’Aspromonte, la mobilitazione delle forze locali – amministrazioni, associazioni, imprese e singoli cittadini – intorno a un progetto di tutela e valorizzazione del territorio può avere immediati effetti benefici sia sulla società sia sull’ambiente.