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16 Novembre 2017

Il tempo delle capre

Quando arrivo a casa verso mezzanotte mi chiedo quale sia il senso di un fare così estenuante. Perché la giornata di consiglio provinciale dove si discute dei sei mesi di lavoro della Commissione d’inchiesta sui controlli ambientali, seguita dall’incontro con la Commissione cultura del Comune di Trento e chiusa con l’incontro pubblico a Mezzocorona ha l’effetto di esaurire ogni mia energia, anche perché la pausa pranzo si svolge dal dentista e quella di cena non c’è proprio. Avrei in tasca un certificato medico che prescrive tre giorni di assoluto riposo, ma non importa. Riavvolgiamo il nastro. Il Consiglio ha un ordine del giorno non particolarmente interessante, se escludiamo il punto relativo al Rapporto sulla indagine conoscitiva della Terza commissione legislativa relativa ai controlli ambientali. Una relazione finale approvata all’unanimità in Commissione ma il voto cambia in consiglio, forse per effetto delle riprese televisive che lungi dal garantire trasparenza verso il Palazzo ha la capacità di esasperare il dibattito. Accade così che i gruppi di opposizione dichiarino la loro astensione. Intervengo in aula per indicare il mio punto di vista sul lavoro svolto (che metterò in forma scritta al più presto). E sottolineando la necessità di adeguare la normativa provinciale relativa alla gestione dei rifiuti ponendo l’obbligo al principio di autosufficienza. La Commissione cultura del Comune di Trento mi chiede di presentare il Forum per la Pace e i Diritti Umani. Il Consiglio prosegue e avrei anche un altro incontro al PD, ma mi fa piacere incontrare la commissione perché il rapporto con i Comuni è una delle linee di lavoro del Forum stesso. Mi rendo subito conto di quanto si dia come scontata la conoscenza delle istituzioni, perché questo è il Forum, un’istituzione del Consiglio provinciale. Ho infatti l’impressione che del Forum non si conosca granché, tanto meno la legge istitutiva.  Parlo del programma e dell’impronta che ho cercato di dare all’attività del Forum, vedo facce attente ed altre un po’ stranite, non so se perché quel che dico corrisponde ad un altro pianeta o perché non corrisponde allo stereotipo che hanno del mondo della pace. L’incontro si sviluppa positivamente ma avverto una preoccupante fragilità che mi descrive come il flusso storico di informazioni fra una legislatura e l’altra sui temi della pace, della solidarietà internazionale e della cooperazione di comunità (nelle quali il Comune di Trento è protagonista) sia tutt’altro che scontato. Si sono fatte le otto di sera. Con Michele Ghezzer e Alberto Pacher andiamo all’incontro di Mezzocorona. La sala dell’auditorium delle scuole medie è già affollata e l’incontro si preannuncia tutt’altro che facile. Ne parlo in prima pagina del sito ma vi assicuro che la fatica è molta e anche la pazienza necessaria a fronte di posizioni  che faticano a capire il ruolo che qualcuno di noi sta svolgendo anche nell’ambito della maggioranza. Ma, si sa, chi si pone nel ruolo dei "pontieri" rischia di prendere sberle a destra e a manca. La categoria del "tradimento" è sempre in uso, specie nel pensiero manicheo, e anche stavolta traspare nelle parole degli esponenti di Nimby, che m’interrogano sulla mia coerenza. Ho proposto per primo l’idea di un impianto a termine sei anni fa, preso per marziano. E’ la strada verso la quale si sta andando. Nonostante le preoccupazioni, a fine incontro molte persone ci esprimono la loro vicinanza.  
16 Novembre 2017

I racconti di Kolima

Si riunisce il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige – Sud Titol. L’ordine del giorno questa volta è piuttosto nutrito ed interessante, anche se dobbiamo fare i conti con la strumentalità che assume ogni confronto che avviene in quest’aula. Il primo punto è la legge costitutiva del Comune di Comano Terme dopo il voto nel quale i municipi di Bleggio Inferiore e Lomaso ha scelto di unirsi in un’unica entità. Un fatto importante, che nasce dal basso, ed il nostro è un atto dovuto. Nell’aria c’è la questione dell’esposizione del crocefisso dopo la sentenza della Corte europea. Quest’ultima formalmenteneccepibile, ma che ha l’effetto di un elefante in una cristalleria. Capace cioè di suscitare le reazioni più viscerali. La Lega ha presentato da tempo una mozione e ne chiede l’anticipazione. Nel frattempo arriva in aula una mozione di Morandini sui Laogai, i campi di lavoro forzato istituiti in Cina sin dai tempi di Mao. Il numero dei Laogai e dei prigionieri in essi detenuti è in Cina "segreto di stato". Così i dati sono piuttosto incerti ma non per questo meno inquietanti: c’è chi parla di 280 campi con 230 mila persone detenute, altri di 1.000 campi con un numero di detenuti variabile fra i 4 e i 6 milioni. Di fronte a questa tragedia sarebbe necessario un confronto serio e pacato, ma la tentazione ideologica è così forte che trovare una soluzione unitaria appare arduo, a cominciare dai toni usati dallo stesso consigliere Morandini che accomuna i campi di lavoro ai luoghi che nel novecento hanno portato allo sterminio di milioni di persone. Intervengo per denunciare la gravità di tutti i "laogai" del mondo, in primis quelli del regime comunista cinese e per dare al confronto un registro diverso. Propongo a Morandini una soluzione unitaria e quasi ci riesco, modificando in maniera sostanziale il dispositivo che poi verrà approvato. Ho l’impressione che delle sofferenze dei campi di lavoro importi relativamente e che quel che conta in fondo sia l’esibilizione del problema. Tanto è vero che il dibattito che ne esce mi spaventa per i toni che vengono usati e che mi racconta di muri ideologici spessi più che mai. "Ma quale ideologia" dice il consigliere Borga nel suo intervento in risposta alle mie osservazioni "la parola comunismo non viene mai citata una volta…". Quasi fosse questo il problema. Riecheggiano furori ideologici e religiosi che esploderanno di lì a poco, quando gli esponenti della Lega useranno il crocefisso come una clava della loro propaganda. Il crocefisso appare in aula, il consiglieri della Lega si mettono in posa per farsi immortalare, era quel che volevano e nemmeno li sfiora il pensiero che l’uso che fanno di quel simbolo religioso è a dir poco blasfemo. Ma non gli importa perché la loro religiosità è semplicemente avversità verso altre culture religiose, strumentalità propagandistica, gazzarra. Dopo un po’ di proteste il presidente del Consiglio ne chiede la rimozione ed ordina agli uscieri di rimuovere il crocefisso della discordia. E’ quel che avviene, ma solo dopo aver superato l’ostruzionismo dei pasdaran. Quel Cristo era già sofferente di suo. Iniziamo la discussione sulla legge sulle indennità di carica. La soluzione che abbiamo proposto come maggioranza blocca l’applicazione dell’indicizzazione Istat e nei fatti riduce le indennità nel corso della legislatura del 7,5%. Provvedimento che si va ad aggiungere ai tagli operati nella scorsa legislatura (e fra questi l’abolizione dei vitalizi) e che rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno contro i privilegi della politica. Gli interventi della minoranza sono la fiera della demagogia, un polverone che nasconde un unico scopo, quello di lasciare le cose come stanno. La discussione in aula prosegue fino a tardi, ma non molliamo e alla fine verso le 21.30 la proposta viene approvata a larga maggioranza. Di tutta questa giornata di lavoro, "ovviamente", i telegionali della sera riportano solo la pagliacciata leghista e lo stesso sarà per i giornali del mattino. Il nulla diventa la realtà, il virtuale si auto avvera. Bollettino medico della serata. Gabriella ha 38 di febbre, il rientro di lunedì è stato fatale. Io per il momento me la cavo con la dose quotidiana di antibiotico che devo prendere ancora per un paio di giorni.  
16 Novembre 2017

Il pianeta dei naufraghi

Mi sveglio al mattino e la mia guancia si è di nuovo gonfiata. Questo nonostante gli antibiotici che ho ripreso a prendere da sabato notte quando ho avvertito che l’infezione aveva ripreso il suo corso. Evidentemente l’ascesso non è stato estirpato e dunque devo modificare i miei programmi della giornata. Salto un paio d’appuntamenti nella mattinata, ma non riesco ad evitare un’intervista alla Rai sulle filiere corte, nonostante il mio faccione sia impresentabile. Le parole sono efficaci, l’immagine lascia un po’ a desiderare. Verso mezzogiorno mi metto nelle mani del dentista, che mi tortura per più di un’ora e mezza. Avrei voglia di tornarmene a casa, ma devo prima passare in ufficio e poi c’è la riunione del Gruppo consiliare. Si parla di riforma delle scuole professionali con l’assessore Marta Dalmaso, anche in relazione al fatto che martedì sera c’è una riunione straordinaria del Consiglio Provinciale, richiesta dalle minoranze proprio su questo tema. La mia impressione è che si sia fatto tanto rumore per nulla e che in buona sostanza l’iniziativa della Giunta sia sostanzialmente corretta. Come spesso accade, però, c’è un difetto di comunicazione e, prima ancora, di condivisione del progetto più generale dell’autonomia scolastica, ma forse sarebbe più giusto dire di "una scuola dell’autonomia". Perché questa è la scommessa, non solo come risposta alle politiche di demolizione della scuola pubblica del governo Berlusconi, ma come idea di una scuola capace di pulsare con il suo tempo e con la sua comunità. Credo che il passaggio chiave della "scuola dell’autonomia" possa essere individuato nel Protocollo PAT – MIUR sottoscritto dal Presidente Dellai con la allora ministro all’istruzione Letizia Moratti. Un accordo che suscitò nel mondo della scuola molte perplessità, ma che permise alla scuola trentina di intraprendere una propria strada virtuosa, resistendo ai tagli nazionali e valorizzando le competenze dell’autonomia. La sfida, in buona sostanza, è ancora lì. Con un mondo scolastico refrattario all’autogoverno della scuola (e alla responsabilità che ne viene) e talvolta indisponibile a farsi carico dei processi di cambiamento che s’impongono. Avevamo avviato proprio su questi aspetti un lavoro di confronto nel Forum tematico sulla scuola, ma non tutti si sono sintonizzati attorno a quella riflessione tant’è vero che ora le spinte di una base sociale di riferimento nel settore muovono da atteggiamenti diversi e spesso contraddittori. E non tutti nel PD del Trentino la pensano allo stesso modo. Anzi. C’è un lungo lavoro da fare, ma una cosa bisognerebbe non fare: rincorrere le spinte conservatrici e corporative che vengono dall’interno della categoria. Vedremo domani come andrà a finire. Io domani sera devo disertare il Consiglio perché sono con l’assessore Pacher a Mezzocorona dove si preannuncia un incontro pubblico piuttosto interessante e vivace dal titolo "Non solo rifiuti. Dai prodotti di qualità alla chiusura del ciclo dei rifiuti", che si svolge tre giorni prima del raduno al Palarotary contro l’inceneritore promosso da alcuni comuni della Piana Rotaliana (spendendo la bella cifra di oltre 20 mila euro, alla faccia della sobrietà). Finalmente riesco a tornare a casa. Il gonfiore non passa ma speriamo che il lavoro di ripulitura del molare in questione – insieme alla chimica – prima o poi faccia effetto. La giornata che mi attende non è certo leggera e uso il dopo cena per riordinare le idee e prepararmi. Sono le 23.35 e decido che è ora di staccare.  
16 Novembre 2017

La seconda rivoluzione

Adam Michnik

La seconda rivoluzione

L’Europa dell’est e la costruzione della democrazia

Sperling & Kupfer, 1993



«All’epoca della lotta tutto era chiaro. Noi e loro, il bene e il male, gli scioperi e le cariche della polizia, la scelta tra l’angelo e il diavolo. L’angelo perseguitato, il diavolo che esercitava potere. Oggi il potere è esercitato dall’angelo e si deve vivere senza il diavolo. Come vivere senza il diavolo del comunismo?»

16 Novembre 2017

Al di là del caos

Elvira Mujcic

Al di là del caos

Infinito edizioni, 2007

 

«Tutto ciò per cui avevo provato nostalgia negli ultimi dodici anni mi si rivelava nella sua bruttezza…».

Le diverse trame dell'esilio. In allegato una ''non recensione'' al libro di Elvira Mujcic “Al di là del caos”.
16 Novembre 2017

Srebrenica, fine secolo

AAVV

Srebrenica, fine secolo

Nazionalismi, intervento internazionale, società civile

ISRAT, 2005

 

Un libro a cura di William Bonapace e Maria Perino con interventi di Rada Ivekovic, Michele Nardelli, Svetlana Broz, Andrea Rossini, Camillo Boano e Guido Franzinetti. Lo pubblica, in collaborazione con Osservatorio Balcani, l'Istituto per la Storia della Resistenza della Provincia di Asti.

Il testo qui presentato in occasione del decennale dell'eccidio di Srebrenica è una raccolta di una serie di riflessioni nate e discusse all'interno di diverse realtà che da anni a vario titolo lavorano nei e sui Balcani. Tra queste, l'Osservatorio sui Balcani e l'Agenzia di Democrazia Locale di Zavidovici, coproduttrici del presente volume, ne sono tra le più significative espressioni.

L'Istituto per la Storia della Resistenza della provincia di Asti ha accolto il progetto di realizzare quest'opera riconoscendo, nell'attuale panorama di costruzione dell'Europa, la centralità simbolica e politica dei conflitti balcanici degli anni novanta, in cui temi come pace e guerra, stato e nazione, diritti e cittadinanza, ritornando ad essere questioni essenziali della contemporaneità, hanno avuto in quel contesto una dimensione fondamentale.

31 Ottobre 2017

La banalità del male

L’Adige pubblica come fondo un mio commento dedicato al complesso lavoro di costruzione di un soggetto politico in grado di dare rappresentanza politica ad un’area moderata che non si riconosce nel PD. Non so quanto l’Unione per il Trentino corrisponda sul piano nazionale all’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, non vedo pensiero federalista nei nomi dei big che vi hanno aderito, né tanto meno esperienze locali capaci di pensare/agire localmente/globalmente.  Scrivo nel pezzo che un obiettivo tanto ambizioso dovrebbe corrispondere alla rigorosa ricerca di pensieri innovativi e di espressioni territoriali delle qualità che oggi la politica non riesce ad intercettare, e dunque di tempi diversi da quelli imposti da un quadro politico in rapida (quanto presunta) evoluzione. La cosa interessante è che nel corso della mattinata incontro persone di area UpT che si complimentano per un’interlocuzione che avvertono sincera e stimolante, non propagandistica né gridata. O amici che mi fanno un cenno d’intesa. Fra le altre, particolarmente gradita la telefonata di Mario che mi dice di aver detto a Dellai qualche settimana fa le stesse cose che scrivo nel pezzo su L’Adige. Evidentemente inascoltati. Ho la sensazione che le cose che ho scritto (trovate l’articolo nella home) abbia colpito nel segno. Ci immergiamo in una giornata di Consiglio, prevalentemente dedicata ad interrogazioni e ad una proposta di legge del centro destra sulla gratuità dei trasporti nella "periferia" della provincia. Questo mi permette di lavorare su altre cose, in primo luogo sulla mozione che presenterò a fine giornata sul tema della privatizzazione dell’acqua. Oggi in fatti il Parlamento Italiano recepisce in legge il decreto governativo che impone entro la fine del 2011 il passaggio alla gestione privata del servizio. Come Trentino abbiamo competenze primarie in materia di acquedotti e di servizi idrici e dunque la normativa nazionale ci riguarda molto indirettamente, ma il segnale che si vuole dare è che l’acqua rappresenta un bene comune inalienabile, che non può essere soggetto alle leggi di mercato e che, a prescindere dalla forma che può assumere l’assetto societario dell’ente gestore, l’indirizzo pubblico è fuori discussione. Una veloce pausa pranzo con Mauro Cereghini, al quale mi lega un’amicizia tutta particolare, fatta di stima e di profonda sintonia culturale, pur essendo noi persone tanto diverse. Parliamo della conferenza internazionale di OBC, della giornata sul Kosovo, delle prospettive di lavoro e di impegno, a cominciare dal fatto che venerdì andiamo a presentare il nostro "Darsi il tempo", io a Torino e Mauro a Bruxelles.  E poi rientro in Consiglio fino a tarda serata quando in aula inizia una bagarre tanto violenta nei toni quanto futile nelle motivazioni. Protagonisti gli esponenti della Lega che, privi di qualsiasi senso di responsabilità, offrono un’anticipazione di quel che metteranno in scena il giorno successivo attorno alle proposte di modifica della legge sulle Comunità di Valle. Intanto il Governo italiano ha messo la fiducia sul decreto che contiene le norme sulla privatizzazione dell’acqua. Così intorno alle 18 presento la mozione che con Michele Ghezzer e Roberto Pinter  abbiamo predisposto, firmata da tutti i capogruppo della maggioranza. Un atto politico al quale faremo corrispondere impegni concreti in sede di esame della finanziaria, nonché altre iniziative di cui parleremo martedì prossimo quando incontrerò in Trentino i rappresentanti del "Contratto mondiale per il diritto all’acqua" e, successivamente, il prossimo 10 dicembre quando verrà presentato a Trento il libro "La rivoluzione dell’acqua". I giornali locali dedicano un grande spazio alla visita in Trentino del Dalai Lama e alla tavola rotonda "Le Autonomie per il Tibet". Sarebbe importante che le nostre comunità cogliessero lo stretto legame fra il diritto alla libertà e quello ad un uso sobrio e responsabile delle risorse della terra. Il sorridente grido di dolore che il capo spirituale del buddismo tibetano ci ha portato in questi giorni va esattamente in questa direzione.  
16 Novembre 2017

La guerra in casa

Leggo sui giornali locali della manifestazione contro l’inceneritore. Farsi carico responsabilmente del problema, impegnarsi per prevenire la produzione di rifiuti e raggiungere livelli significativi di raccolta differenziata e riciclaggio, proporsi l’obiettivo della chiusura del ciclo sul territorio trentino (e dunque impegnarsi a non importare, né esportare rifiuti), indicare un percorso di progressiva bonifica delle discariche disseminate in Trentino, realizzare un impianto di "termovalorizzazione" secondo le tecnologie più avanzate, a moduli per corrispondere al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei rifiuti e a termine, realizzare un sistema di biodigestori di ultima generazione per evitare che l’umido finisca – come accade ora – fuori provincia a costi elevatissimi… tutto questo viene giudicato come una scelta contro l’ambiente e la salute dei cittadini. Padre Alex Zanotelli rincara la dose e afferma "Per me ormai è questione di vita o di morte". Credo che la cultura del limite, dovrebbe riguardare anche l’uso delle parole.