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Il vuoto che mi è rimasto. Ad un anno dalla scomparsa di Ali Rashid.
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Seguirono mesi che cambiarono il mondo precedente, ma le grandi aspettative che si generarono lasciarono ben presto il campo a foschi scenari. Le guerre divennero la modalità normale con la quale i potenti della Terra, sotto ogni latitudine, decidevano destini e supremazie. Nel Vicino Oriente (Iraq, Afghanistan), in Africa (regione dei Grandi Laghi e Corno d’Africa), in Europa (Balcani) si andava ridisegnando un nuovo ordine globale. Anche per la Mezzaluna Fertile del Mediterraneo, malgrado qualche piccolo sprazzo di luce, il clima di militarizzazione e l’insana idea dello “scontro di civiltà” non favorivano di certo ricomposizione e riconciliazione. Con Ali ci sentivamo frequentemente, nel condividere i tratti di quel passaggio di tempo ma anche i cambiamenti che attraversavano le nostre vite.

In quel contesto, avvenne l’incontro di Ali con Enrico Maghenzani e Franco Battiato. E’ strano come nella vita delle persone di intreccino casualità, pensiero e ricerca spirituale, ma fu proprio in quell’incrocio di sensibilità che prese corpo l’idea di realizzare un concerto nel cuore di un’antica città come Baghdad in profonda sofferenza dopo la prima guerra del Golfo. Il 4 dicembre 1992, presso il Teatro Nazionale iracheno, nell’ambito di un’iniziativa umanitaria per l’infanzia irachena promossa da “Un ponte per Baghdad” avvenne un piccolo miracolo, “il Concerto di Baghdad”.

Accompagnato dall’orchestra de “I Virtuosi Italiani” e dall’“Orchestra Sinfonica Nazionale d’Iraq”, venne trasmesso in Europa quasi in diretta e successivamente in Italia nella notte di Natale. L’evento, oltre ad essere un momento di speranza e di unione, servì anche per raccogliere fondi per aiutare otto bambini iracheni con gravi patologie a raggiungere l’Italia per essere curati.

Poi fu di nuovo guerra, fra le tante bugie che servivano a giustificare un intervento militare fuori da ogni regola del diritto internazionale, ma pure non nascondendo affatto che quella guerra avveniva in nome della difesa del primato dell’Occidente e del proprio stile di vita indicato come “non negoziabile”. Oggi la storia si ripete drammaticamente, purtroppo non s’impara mai niente.

Di quel concerto rimangono le immagini, le voci e i suoni. Di persone di straordinaria sensibilità che credevano nella pace. E di una bambina, Aida, che Battiato volle vicino a sé nella parte finale del concerto.

https://youtu.be/otuDAwqOE20 

Per chi non ha avuto il modo di ascoltare quella musica e quelle parole, ma anche quelle immagini che a trentatré anni ancora mi emozionano, ho pensato che ricordarle avrebbe potuto aiutare a comprendere il valore del tragitto umano di un amico che un mese fa ci ha lasciati per raggiungere – con il protagonista di quel concerto a sua volta scomparso tre anni fa – la quiete che qui non poteva più trovare. (m.n.)

7 Comments

  1. Silvia ha detto:

    Meraviglioso. Grazie Michele. Non trovo altre parole.

  2. Angela ha detto:

    Grazie Michele, lo sto ascoltando con emozione. I suoi concerti erano esperienze sensoriali, mistiche, che davano una strana energia simile a una pace celestiale, che durava qualche giorno. L’ho ascoltato dal vivo tante volte, c’ero al suo ultimo concerto che ha tenuto a Rovereto. Nostalgia. Grazie di cuore per la condivisione di questo ricordo. Ciao

  3. Gianni Rocco ha detto:

    Grazie Michele, in momenti bui i cui tutto sembra precipitare un abisso senza fondo ricordare momenti come questi ci aiuta a coltivare la speranza che il mondo ritrovi la via per uscire da questo incubo. Servirà ancora, come sempre, riflessione ed impegno ma una strada ci deve essere per intravedere almeno la luce in fondo al tunnel.
    Buona serata e un grande abbraccio.

  4. Gisella ha detto:

    Grazie di questo bel dono che ho ascoltato con emozione. Spero tutto bene per Lei.
    Buona estate.

  5. Beatrice ha detto:

    Grazie, bellissimo.

  6. Della ha detto:

    Grazie!!!! Oh Ali… Nel cuore

  7. Mimma ha detto:

    Grazie Michele, grande emozione. Se artisti e poeti guidassero il mondo sarebbe un’altra Storia.