Emilio Molinari
Emilio Molinari. L’amore per la vita e il genio dell’amicizia.
5 Settembre 2025
Sabra and Shatila Massacre, dell’artista iracheno Dia al-Azzawi (particolare)
Dove Sharon porterà Israele? Un articolo di Edward Said, ventiquattro anni dopo.
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I gesti minori, gli eventi secondari a volte spiegano più delle grandi dichiarazioni di principio, e rivelano il significato reale della storia che stiamo vivendo. I fatti appena descritti ci parlano di un nuovo tempo politico, il tempo della cattiveria. L’angheria nei confronti dell’avversario, visto soltanto come nemico, è diventata esplicita, si esibisce quasi con compiacimento. Il leader è chi sa mostrarsi più duro, più cinico, appunto più cattivo.

E non vale solo per la politica internazionale. In Italia nel 2017 il leader della Lega a proposito dei migranti diceva: “Bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”. Più di recente un sottosegretario alla giustizia, parlando di un nuovo automezzo della polizia penitenziaria: “L’idea di […] far sapere ai cittadini come noi incalziamo e non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato, è per me un’intima gioia”. La cattiveria al potere, dunque. Specchio peraltro di una società stessa cattiva, arrabbiata, astiosa. Perché i governati non sono migliori dei governanti, basti pensare alle risse nei pronto soccorso, alle aggressioni verso gli insegnanti, ai coltelli estratti per un semplice sguardo…

Ed è anche vero che la politica non è mai stata un pranzo di gala, per parafrasare Mao. Però in passato la violenza a cui ricorreva era nascosta dietro una facciata di buona educazione, frenata da vincoli di rispetto almeno formale alle ragioni del diritto. Oggi, in nome della realpolitik o di un indefinito interesse nazionale, le questioni giuridiche sono apertamente sbeffeggiate. Un mandato d’arresto della Corte penale internazionale vale poco o niente, una risoluzione dell’ONU carta straccia. Vince il ghigno del cattivo, vincono le urla e gli insulti come mostrano plasticamente le conferenze stampa alla Casa Bianca. Chi non si adegua è denigrato, tacciato di debolezza e buonismo.

Intendiamoci, anche la bontà ha i suoi limiti e può fare danni, come raccontava bene nei suoi libri Luca Rastello La patina di umanitarismo può nascondere interessi personali e affari dei più ignobili. Ma il diritto umanitario, la mediazione politica, la giustizia internazionale sono stati grandi traguardi storici raggiunti dall’umanità quando ha iniziato a contare le teste secondo il principio democratico, anziché tagliarle per la legge del più forte. Accettare la democrazia ha significato rinunciare al governo del migliore, per puntare al meno peggio e soprattutto al più condiviso. Senza per questo rinunciare all’ambizione, all’utopia, ma mitigandola con la necessità del consenso e con la sobrietà del galateo istituzionale.

Oggi tutto questo è considerato vecchiume, siamo tornati a confondere la forza con la violenza, il diritto con la maggioranza: tipica l’accusa ai giudici di intralciare con le proprie sentenze il volere del popolo… Un’accusa che accomuna i governi e regimi più diversi in giro per il mondo, uniti dal filo rosso del populismo demagogico. Inserito a seconda dei casi nel nazionalismo (pseudo) identitario, com’è il caso di Orban e delle destre europee, oppure nel liberismo selvaggio come per Milei e la sua motosega.

Così entriamo in un mondo nuovo, dove si recuperano vecchi arnesi del passato – la tortura o il nucleare, per fare due esempi, non più tabù da nascondere – e li si mescola alla politica post-democratica del consenso liquido, figlio dei fake urlati e dei like sui social media. Così entriamo nella cattivocrazia.

Benvenuti dunque, e se non vi sta bene – direbbe un leader contemporaneo, con parole forse più colorite – toglietevi pure dai piedi.

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