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martedì, 26 marzo 2013
26 Marzo 2013
Luna e terra
martedì, 2 aprile 2013
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martedì, 2 aprile 2013
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venerdì, 29 marzo 2013

Sono giornate convulse e l’Italia sembra allo sbando. Profondamente divisa, sul piano culturale prima ancora che politico, è difficile indicare una via d’uscita. Il dilemma del presidente Giorgio Napolitano sta proprio qui, nell’intravvedere una strada che possa non solo avere i numeri in entrambi i rami del Parlamento ma prima ancora avere l’autorevolezza politica per dare risposte alle complesse questioni del nostro tempo.

Non è semplicemente lo stallo che l’esito delle elezioni ha evidenziato fra una destra populista che difende corporazioni e privilegi consolidati, i mille rivoli del rancore che si affidano al ciarlatano del momento ed un centrosinistra incapace di raccontare il presente e immaginare il futuro.

No, c’è qualcosa di più profondo, riconducibile alla domanda che Massimo Cacciari pone nel suo ultimo lavoro (Il potere che frena, Adelphi): come svelare l’Anticristo che si annida nelle forme della postmodernità, nella finanza globale come nella tecnocrazia, nelle mafie come nei moderni signori della guerra, nei centri commerciali come nelle slot machine?

Non basta svecchiare una classe dirigente, perché anche il confronto fra il vecchio e il nuovo, se assume il linguaggio dello
sfasciacarrozze, diventa insopportabile (e parte integrante del problema). Occorre una visione di quel che accade. Lenti per comprendere e strumenti per abitare il tempo. Il pensiero dovrebbe uscire dai salotti buoni, la letteratura aiutarci a scavare nel reale, la poesia tornare a meravigliarci.

1 Comment

  1. vincenzo calì ha detto:

    caro Michele,
    per quanto mi riguarda il limite è superato, sia a livello nazionale che locale. Domani a Martignano do l’addio al circolo. Segue ragionamento.

    Nulla di fatto all’assemblea provinciale del PD trentino, convocata per sciogliere il nodo delle primarie per la scelta del candidato governatore del centrosinistra. Tutto rinviato di una settimana, in attesa di sapere dall’attuale governatore Pacher, che ha ereditato da Lorenzo Dellai la guida della Provincia, se intende ricandidare, nel qual caso, in assenza di altre candidature, verrebbero meno le primarie come prevede lo statuto ( la coalizione di centrosinistra autonomista ha già da tempo espresso condivisione per la candidatura di Pacher.). Cosa ha spinto allora Aldo Marzari, del collegio dei garanti, a richiamare l’assemblea al rispetto delle regole? Probabilmente il fatto che da ormai troppo tempo, e con eccessiva disinvoltura, le norme statutarie venivano ignorate (si pensi alla decisione di annullare le primarie per i collegi uninominali del Senato presa con un voto in assenza del numero legale); la lettera con cui Pacher aveva espresso l’ intenzione di non ricandidare conteneva un chiarissimo riferimento al mancato appoggio unanime del gruppo dirigente del suo partito: quella motivazione non è bastata a far nascere un serrato dibattito all’interno del partito che servisse a chiarire la veridicità o meno di quelle affermazioni, da cui l’impasse in cui ora ci troviamo, con il tempo che stringe. Sappiamo che le subordinate rispetto alla riproposizione della candidatura di Pacher comportano serie difficoltà: primarie di partito da cui potrebbe emergere un candidato non rispondente alle aspettative della coalizione, oppure primarie di coalizione improvvisate (manca un regolamento) dagli effetti controproducenti. A rendere ancora più caotica la situazione l’ irrituale appello degli amministratori a Pacher perchè rimanga con la conseguente delegittimazione degli organi di partito ha legittimato la spinta a primarie aperte invocata da parte degli autocandidati alla guida della Provincia ( Zeni, Olivi, Borgonovo). Quale giudizio trarre da tutto ciò? Quello di una debacle dell’intero gruppo dirigente che fa il paio con la disfatta subita a livello nazionale.. L’invito ai dirigenti locali da parte dell’assemblea provinciale avrebbe dovuto essere quello di seguire l’esempio nazionale, rassegnare le dimissioni e lasciare campo libero ad un coordinamento provvisorio ristretto con rappresentanza paritaria dei circoli, degli amministratori e dell’assemblea provinciale, coordinamento che avrebbe dovuto provvedere ad indire serrate consultazioni con i partners della coalizione per giungere ad una verifica in tempi strettissimi della praticabilità del percorso da tanti invocato (permanenza di Pacher). Dico avrebbe dovuto, ma rendiamoci conto che ormai il tempo è scaduto e che il partito è un trapezista senza rete: ad un esito negativo dell’ambasciata come si sarebbe comunque risposto? Con il disco rotto, riproposto ad ogni piè sospinto, della presa d’atto della mancanza dei tempi necessari per l’indizione di primarie aperte al popolo di centrosinistra.
    Rebus sic stantibus la via del passaggio all’opposizione per la sinistra trentina è aperta. Prepariamoci quindi, come si propone a livello nazionale, a mettere in piedi un governo ombra che si attrezzi a prendere posizione su tutti i nodi irrisolti che l’attuale governo lascerà in eredità al nuovo che verrà.