di Luigi Casanova
(15 gennaio 2026) Ai miei due libri sul tema delle prossime olimpiadi, Ombre sulla neve (2022) e Oro Colato (2025) scritto quest’ultimo con Duccio Facchini per le edizioni di Altreconomia, si è aggiunto il libro del giornalista de Il Fatto Quotidiano Giuseppe Pietrobelli, Una montagna di soldi, ed. Publiprint.
Questi lavori stanno fornendo ai tre autori la possibilità di passare valle per valle, anche entrare nelle città di Milano e Verona per illustrare il percorso per lo più sconosciuto dell’evento olimpico invernale Milano Cortina 2026. Un tema sconosciuto abbiamo detto. Perché i grandi media non hanno offerto spazio ai temi delle criticità che ci hanno visto sommersi dall’inizio dei giochi e loro programmazione, il 2019. Escluso sporadiche eccezioni il lavoro delle associazioni ambientaliste e i contenuti forti di queste olimpiadi non trovano traccia di riflessione. In Italia dobbiamo ringraziare, come sempre, Report, ha svolto impegnative inchieste che hanno permesso ai cittadini più sensibili di conoscere la realtà. Mentre all’estero, da tempo, giornali e televisioni, anche pbbliche, dimostrano un interesse continuo, di dettaglio. Parliamo di Svizzera, Svezia, Austria, Germania, Francia, perfino Russia e in questi giorni gli Stati Uniti d’America.
Il mio libro, Oro colato, riassume un lavoro collettivo raccolto dai comitati di base dei territori interessati. Grazie a un diffuso lavoro di raccolta dati e controinformazione di cittadini e comitati locali si può affermare che le Olimpiadi invernali 2026 italiane rappresentino il fallimento del CIO. Passaggio per passaggio trovate conferma di una affermazione tanto drastica nel libro Oro colato.
Vediamo di spiegare i perché di una affermazione tanto drastica.












