31 Maggio 2017

Grazie Osvaldo, costruttore di comunità

(25 aprile 2017) In una stanzetta forse un tempo monacale di una struttura di accoglienza religiosa nel cuore di Belluno il pensiero va all'amico Osvaldo Dongilli che da qualche giorno ci ha lasciati. E quando ci lascia una persona cara che ha grosso modo la tua stessa età, inevitabilmente quel pensiero ti interroga sul senso delle nostre esistenze.

La mia penna mi porterebbe a scrivere del tempo in cui ci siamo conosciuti, di quando pensavamo che il mondo fosse nelle nostre mani e del progressivo renderci conto di quanto i processi di cambiamento culturale potessero essere lenti e talvolta dolorosi. Insomma, delle utopie e del disincanto, per dirla con Claudio Magris. E sarebbe piuttosto naturale, visto che quello è stato il tempo delle nostre maggiori frequentazioni.

Ma la nostalgia è un bizzarro sentimento che non ci aiuta nella nostra navigazione umana, nel suo deformare la realtà secondo i nostri desideri. E allora preferisco parlare di un tempo più recente, quando pur con percorsi diversi abbiamo provato ad abitare quel luogo che avevamo immaginato ospitale per tante sensibilità diverse e dunque anche per chi, come noi, aveva un'idea alta ed esigente della politica.

23 Gennaio 2017

Bauman, un maestro di vita

di Riccardo Mazzeo *

Zygmunt Bauman non era soltanto un pensatore immenso, ma anche, e direi più ancora, un maestro di vita. Personalmente, se nel 1992 non avessi letto Modernità e olocausto, sarei rimasto invischiato in prospettive proustiane e lacaniane fertili, senza dubbio, ma monche, prive di quell’interdipendenza che è condicio sine qua non del nostro essere nel mondo.

Conobbi Bauman, dopo aver letto una quantità di suoi libri, nel 2006 al Festival dell’Economia di Trento. Con la Erickson avevo pubblicato un libro di Keith Tester, Il pensiero di Zygmunt Bauman, che andai a consegnargli sul palco dopo la fine della conferenza. Lui vide la sua faccia sulla copertina del libro, lesse, soprattutto, il nome del suo allievo talentuoso che aveva scritto il testo, e mi diede immediatamente telefono e indirizzo e-mail che diedero la stura alla nostra conversazione durata per tutti questi anni. Poiché l’editore Laterza, avendo tradotto quasi tutti i suoi libri, aveva il diritto di prelazione sulle opere che lui avesse pubblicato per Polity, il suo editore inglese, Bauman nel 2007 mi spedì il testo di quattro conferenze che aveva tenuto e mi disse che, se lo avessi voluto, avrei potuto realizzarne un libro. Uscì così per Erickson Homo Consumens.

12 Gennaio 2017

… e nemmeno un rimpianto

 

Sono trascorsi diciotto anni da quel giorno pieno di neve quando, mentre salivo per la val di Non per un incontro con gi studenti di Cles, arrivò alla radio la notizia che non avrei mai voluto ascoltare. Il fatto è che Faber era presente al proprio tempo come solo i poeti sanno essere. Si era presa questa responsabilità, aiutando ciascuno di noi ad alzare lo sguardo, ed ogni volta sapeva stupire. Per questo avverto la sua mancanza, anche se le sue parole ancora mi scaldano il cuore come la prima volta che le ho ascoltate.

 

https://youtu.be/2kNwJX6E7pE

 

 

20 Ottobre 2016

Fabrizio era così…

Nei giorni scorsi se ne è andato Fabrizio. Padre Fabrizio Forti, nel suo impegno di uomo attento alle cose del suo tempo e di religioso vicino alla sofferenza degli ultimi, ha percorso il suo itinerario di vita lungo i crinali più impervi dell'esistenza umana. Fra questi, la tragedia della guerra che negli anni '90 sconvolse il cuore dell'Europa. Come ci ricorda Gigio Calzà nel suo saluto a Fabrizio, lo fece con l'intelligenza di chi sa fin dove ci si può spingere nel testimoniare la pace e con la ritrosia di chi non va cercando celebrità perché sa che, in fondo, non ne vale la pena. Con Fabrizio non avevo una particolare frequentazione, ma ogni volta che ci si incontrava scattava fra noi un abbraccio vero. Per questo e per tutto il resto, grazie Fabrizio. (m.n.)

di Luigi (Gigio) Calzà

Vorrei ricordare padre Fabrizio, infaticabile costruttore di pace.

Nel dicembre 1992, nel pieno della guerra nella ex Jugoslavia, partecipò alla Marcia della pace a Sarajevo organizzata dall'associazione “Beati i Costruttori di Pace” assieme a cinquecento pacifisti italiani di cui una quindicina dal Trentino. Fabrizio era uno di loro e con la sua serenità e determinazione riusciva a tenere alta la fiducia nella riuscita di quella che tutti consideravano una pazzia: entrare nella città di Sarajevo assediata per dare un segnale di speranza ai suoi abitanti ed uno scossone all'indifferenza dell'Europa.

8 Settembre 2016

L’ultimo saluto a Ferdinando (Mario) Tonon

(7 settembre 2016) Oggi abbiamo dato l'ultimo saluto al compagno Ferdinando Tonon (Mario). Se ne è andato a novantasette anni da un mondo che non era più il suo e al quale aveva dato abbastanza, come a dire che la natura sa il fatto suo e ti accoglie con la tenerezza che si conviene alla tua fragilità. Per parte nostra non ci rimane che ringraziarti per quello di cui ci hai fatto dono con il tuo impegno e la tua vita. Ed un augurio che oggi tutti i presenti hanno fatto proprio...

 

«Che là, in qualche luogo

che non sappiamo immaginare,

tu possa ritrovare

i tuoi vecchi compagni,

che tu possa ancora discutere

con loro con la passione

che ti ha sempre accompagnato,

che tu possa coltivare per noi

una nuova vigna».