21 Aprile 2016

Cooperazione internazionale e conflitti

Sguardi e prospettive della cooperazione nella gestione dei conflitti e negli scenari di guerra

Fondazione Fontana onlus organizza venerdì 22 aprile 2016 presso la Sala Rosa del Palazzo della Regione a Trento, il nuovo seminario della Carta di Trento per riflettere sulle pratiche della cooperazione internazionale nella gestione dei conflitti e negli scenari di guerra.

Scarica la brochure QUI

Un seminario rivolto agli operatori, ai ricercatori, agli insegnanti e agli studenti interessati, indipendentemente dagli ambiti di intervento o di specializzazione.

 

Questo il programma della mattinata.

Gli interventi umanitari nei contesti di guerra: sguardi e prospettive della cooperazione internazionale

Interviene Luca Jourdan - Docente di antropologia politica all’Università di Bologna. Ha condotto studi in Africa centrale sul rapporto fra giovani e guerra e sul ruolo degli interventi umanitari

La cooperazione internazionale e le nuove frontiere del conflitto: processi partecipativi e risorse ambientali

Interviene Massimo De Marchi - Docente di valutazione ambientale all’Università di Padova, è esperto in processi partecipativi e gestione di conflitti ambientali

La costruzione del nemico e l’elaborazione del conflitto: riflessioni ed esperienze

Interviene Michele Nardelli - Ricercatore sulle tematiche della pace e dei diritti umani, è tra i fondatori dell’Osservatorio Balcani e Caucaso

Ad alta voce: letture alla scoperta di storie di guerra e di pace

A cura di Francesca Sorrentino

Modera Silvia Nejrotti - Fondazione Fontana onlus.


Trento, Palazzo della Regione (Sala Rosa), piazza Dante
27 Marzo 2016

Le atrocità delle galere libiche

Bruno Zorzi intervista Mamadou Sow (da L'Adige del 16 maggio 2009)

 Partiamo da qui: ad un certo punto il telefono di Mamadou Sow, 42 anni, senegalese, commerciante, in Italia da anni, già «ospite» delle galere di Gheddafi prima di approdare in Italia, suona. Lui risponde in un lingua stranissima e dopo un minuto mette giù.

«Questo era mio fratello. Mi chiama dal mio villaggio natale che si trova quasi in mezzo alla savana. Telefonini e televisioni in Africa le trovi ovunque, ormai anche in mezzo alla foresta, e il guaio è questo: la gente ha il mito dell'occidente.

16 Marzo 2016

La guerra non dichiarata e lo «scontro di civiltà»

Siete invitati al prossimo appuntamento (NextTime!) che sarà mercoledì 16 marzo, sempre a partire dalle ore 20,15, presso Scioglilingua. Ospite della serata sarà Michele Nardelli di Trento, che ci proporrà una riflessione su “La guerra non dichiarata e lo scontro di civiltà”. Nel frattempo se qualcuno di voi vuole conoscere meglio l'attività di Michele potrà cercare su internet www.michelenardelli.it

Come al solito, se volete portare qualche amico/conoscente interessato, sappiate che ne saremo contenti. Per altre informazioni contattateci. Buone giornate.

Fabio Bonafé 3297654920 Giorgio Mezzalira 3491927693
fabiobonafe@hotmail.com giorgiom@ines.org


Bolzano, via Torino 67 (presso Scioglilingua)
11 Marzo 2016

Libia. Scenari della postmodernità

di Michele Nardelli

(11 marzo 2016) Postmodernità. Ho usato spesso negli ultimi anni questa espressione per descrivere nuovi scenari e nuove guerre. A cominciare dalla consapevolezza, maturata nel tempo della mia assidua frequentazione, su quanto era accaduto nell'area balcanica e poi, via via, nelle vicende che dalla Somalia alla Libia hanno attraversato il mondo intero.

Quando pongo la necessità di oltrepassare il Novecento, ne parlavo anche nei giorni scorsi con gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto Tambosi-Battisti di Trento, mi riferisco proprio allo scarto necessario fra un tempo nuovo e per molti versi inedito e le categorie analitiche che non sono più in grado di leggerlo. “Non più e non ancora...” per richiamare un'altra espressione a me cara.

Quanto sta avvenendo in Libia rappresenta uno scenario tipico della postmodernità. Non è solo la dissoluzione di uno stato. La deregolazione è totale, il diritto naturale (la legge del più forte) ha preso il posto dello stato di diritto, il monopolio della forza non c'è più da tempo, scompare il pensiero e non ci sono più motivazioni nobili che muovono l'agire umano collettivo, la politica è ridotta a rappresentazione clanistica e interesse privato.

 

17 Febbraio 2016

Perdonare, per «accordarci al presente»

(17 febbraio 2016) «In modo sistematico e strutturale i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. … Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: “perdono!” ... Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!».

Queste le parole di papa Francesco pronunciate a San Cristobal de las Casas, nel cuore della foresta lacandona, nello stato del Chiapas (Messico).

Sono parole importanti e impegnative. Chiedere perdono significa riconoscere che la conquista delle Americhe, quella conquista nel nome dei bianchi, dell'oro e della croce, rappresentò un abominio. Le armi, le malattie, la schiavitù e la fatica portarono in pochi anni al genocidio.

 

10 Gennaio 2016

Segni del tempo

“Tempi interessanti” (31)

... Mentre le lacrime rigavano il volto di Obama, nello stato dell’Oregon un gruppo di miliziani armati di tutto punto occupavano la sede del Malheur National Wildlife Refuge, gli uffici di un grande parco naturale (80 mila ettari) per rivendicare il loro diritto di continuare nell’opera di conquista avviata nell’Ottocento. Un antico contenzioso fra rancheros e autorità federali che assume nelle forme di questi giorni un significato che va ben oltre l’immagine country di un west indomito, ben lungi dall’elaborare il tratto fondativo, ovvero la cancellazione delle popolazioni native. ...

21 Novembre 2015

Ritorno nel rancore

Diario messicano. Sesta ed ultima puntata.

... Nemmeno il tempo di rientrare a Trento e, nell’ascoltare in autostrada un radiogiornale, veniamo riportati all’amara realtà di un allucinante dibattito sul diritto delle persone a farsi giustizia da sé. Un sindaco padano, intervistato da un cronista accondiscendente, dice cose che fanno rabbrividire, sul diritto di sparare a casa propria ma anche per strada. Bentornati in questo mondo, dove la paura fa strame di buonsenso e di civiltà. Gli umori sono diventati rancore ed il rancore progetto politico. Mentre questo accadeva la sinistra, elitaria e un po’ snob, nemmeno si accorgeva di quel che stava covando nei luoghi del rancore, le nostre krčme, le locande balcaniche che a guardar bene potevamo vedere anche sotto casa nostra. Tutti contro tutti, con le unghie pronte all’aggressione verso tutto ciò che, diverso o famigliare che sia, ti insidia nel tuo possesso o nel bisogno spasmodico di sicurezza. Così va il mondo, ben prima di Parigi.

18 Ottobre 2015

Medellin, Moravia fiorisce

di Mauro Cereghini

Vedete? Un tempo questo era un piazzale sterrato, sporco e polveroso. Qui teneva i suoi discorsi Pablo Escobar, il re dei narcotrafficanti colombiani. Era l’unico spazio all'aperto del barrio Moravia, allora una delle baraccopoli più degradate di Medellin". Oggi quello che ci mostra Julio Castro Guaman, animatore sociale e nostra guida, è

5 Ottobre 2015

Quando si bombarda un ospedale…

di Tonio Dell’Olio

Il bombardamento dell“ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz in Afghanistan non è un errore. L“errore è la guerra. L“orrore è la guerra. Continuiamo a pagare l“arretramento di civiltà che, per interessi economici, strategici o di potere non vuole cercare altri strumenti per risolvere i conflitti. Continuare a pensare che la violenza si possa contrastare soltanto con una violenza più forte, è la peggiore delle ipocrisie possibili. Le vittime dell“ospedale non sono effetti collaterali ma la sottrazione di vita calcolata e preventivata della barbarie della guerra...

6 Settembre 2015

Analogie

“Tempi interessanti” (25)

(6 settembre 2015) In questi giorni mi veniva da associare le immagini della stazione di Budapest affollata da migliaia di migranti a quelle del 1989, quando sempre in Ungheria (era il 19 agosto) per la prima volta vennero sfondate le frontiere della cortina di ferro. Fu, allora, l’inizio di una rivoluzione che cambiò il mondo. Neanche tre mesi dopo cadde il muro di Berlino, altri più o meno visibili si innalzarono. Di lì a poco cambiarono le geografie, scomparvero tre paesi (Jugoslavia, Cecoslovacchia, Unione Sovietica) e ne apparvero diciotto di nuovi (a guardar bene 21). La bandiera rossa sul Cremlino venne ammainata e finì una storia. L’astronauta sovietico Sergej Krikalev partito qualche mese prima con la nave spaziale Mir diventò l’ultimo cittadino di un paese che nel frattempo non esisteva più. La Jugoslavia, per decenni a capo (con l’India, l’Egitto e l’Indonesia) del movimento dei paesi non allineati, si sgretolò dilaniata da una guerra che per dieci anni insanguinò il cuore dell’Europa fra l’indifferenza dei più...