2 Marzo 2019

Interdipendenze. Gli effetti sul clima della nostra insostenibilità, i processi di desertificazione in Africa e l’idea della Great Green Wall

di Francesco Prezzi

(2 marzo 2019) Per inquadrare la grande questione delle trasformazioni dei luoghi in relazione al clima e al peso dell’ingerenza umana sull’ambiente, non è inutile risalire a contesti lontanissimi nel tempo.

In epoca protostorica, individuabile come fase delle gesta umane precedenti alla scoperta della scrittura, l’umanità aveva diretto rapporto con la natura fisica dei luoghi, il Sahara era verde, il ricambio tra piogge e periodi di secche non sbilanciava l’equilibrio naturale.

Di quell’epoca rimangono a testimonianza i disegni rupestri ritrovati dalle ricerche degli archeologi. In quell’ambiente si era evoluta la presenza e l’attività umana fino a giungere alla formazione di grandi città come Cartagine e con la conquista romana di Leptis Magna, entrate nella Storia con la grandezza delle loro gesta e dei loro monumenti. Erano dotate di un’enorme marineria per la quale servivano grandi risorse arboree. Ogni nave aveva bisogno di remi, ogni remo significava un intero albero abbattuto. Per ogni nave, serviva un piccolo bosco dei monti dell’Atlante dai quali provenivano anche gli elefanti con cui Annibale avrebbe attraversato la Spagna fino alle Alpi.

23 Febbraio 2019

L’autonomia differenziata sta minando l’unità d’Italia?

Un passaggio obbligato per interpretare il futuro

di Giorgio Cavallo

L’autonomia differenziata colpisce un nervo scoperto

Come è possibile che una semplice applicazione di una previsione costituzionale che nel 2001 venne proposta ed approvata dalla sinistra e dal voto popolare, con una destra che riteneva tale previsione poco federalista, venga oggi vista come una mina pronta ad esplodere e a far saltare l’unità dello Stato italiano?

Non entro nel merito degli aspetti tecnici della questione, dei particolari applicativi e di quelli finanziari e del complesso delle modalità di trasferimento delle materie, ma vorrei centrare la vicenda sugli aspetti politici che si stanno palesando. Non ritengo peraltro che le posizioni emergenti dagli oppositori né quelle dei, più o meno vivaci, proponenti sia unicamente determinata da interessi elettorali e dal loro posizionamento geografico. Lo scontro è realmente politico.

Molta acqua è passata sotto i ponti dal decennio di fine secolo scorso quando il dibattito sul federalismo era un tema su cui “tutti” si confrontavano, magari anche per impedire il secessionismo dichiarato, ma mai praticato, della Lega Nord di Bossi. Il federalismo era considerata una medicina per curare le difficoltà di uno Stato uscito a malapena da “tangentopoli” ma che esprimeva comunque una vitalità soprattutto a partire dai suoi corpi intermedi, organizzati e spontanei.

 

20 Febbraio 2019

Nelle Alpi devastate dagli eventi atmosferici

Dal 15 al 17 febbraio 2019 si svolge l'itinerario n.10 del "Viaggio nella solitudine della politica". S'intitola "Esiti del cambiamento climatico. Nelle Alpi devastate dagli eventi atmosferici" e si snoderà attraverso le Alpi Carniche, il Cadore, il Lagorai e le valli colpite dal vento devastante che nella notte fra il 29 e il 30 ottobre  è arrivato a punte oltre i 200 chilometri orari.

«Ciò che è accaduto nella notte fra il 29 e il 30 ottobre del 2018 nelle foreste dolomitiche e carniche rappresenta un avvenimento tanto inedito quanto inquietante che ci porta a considerare come gli esiti dei cambiamenti climatici siano da considerare nel nostro presente. Ne ho parlato nel mio blog nella riflessione dal titolo “La ribellione della natura” (http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=4215) e riprendendo il prezioso reportage di Giampaolo Visetti “La terra guasta” (http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=4214).

Malgrado l'evidenza degli avvenimenti che investono il pianeta sotto ogni latitudine e rispetto ai quali nessuno può chiamarsene fuori, tanto la dimensione pubblica (le scelte dei governi in primo luogo) quanto quella privata (i nostri stili di vita) non sembrano approdare ad alcun significativo ripensamento.

 


Dolomiti e Alpi Carniche

Il programma

12 Febbraio 2019

Salviamoci con il Pianeta

Un contributo che l'amico Antonio Lupo mi ha inviato per accompagnare il nostro viaggio nelle Alpi devastate dagli eventi atmosferici. Con uno sguardo ai mari e agli oceani, l'altra faccia del global warming.

di Antonio Lupo *

La COP 24 in Polonia è stato un fallimento completo, scontato, ma desolante. Le conclusioni non hanno accolto gli allarmi dell'IPCC sugli effetti del riscaldamento globale e i pochi anni rimasti all'umanità per cambiare radicalmente direzione e “Salvarsi con il Pianeta”, come dicono dal 2010 alcuni movimenti latinoamericani, invitandoci a piantarla con “Salviamo il Pianeta”, affermazione stupida, ipocrita ed antropocentrica.

Non accolti gli allarmi dell'IPCC, molte Nazioni faranno finta di rifugiarsi nel Piano B dell'IPCC, quello della geoingegneria e delle tecniche di captazione (storage) dei gas serra climalteranti, invece di imboccare la strada, unica e maestra, della rapida eliminazione dell'uso dei carbonfossili. Il recente documento conclusivo del Global Compact sulle Migrazioni (GCM), accolto anche da Papa Bergoglio è stato rifiutato da molti paesi Ue, compresa l'Italia, e dagli Stati Uniti.

 

31 Gennaio 2019

La ribellione della natura

“Tempi interessanti” (88)

Fino ad oggi avevamo immaginato gli effetti dei cambiamenti climatici con un andamento lineare che poco a poco avrebbe eroso coste e ghiacciai, desertificato aree prima coltivabili... e che avrebbe riguardato le generazioni a venire. E invece ci siamo immersi.

Gli eventi eccezionali, penso alla quantità d'acqua caduta fra il 28 e il 29 ottobre o al vento a duecentoventi all'ora, sono inediti, quindi escono dalla norma. Ma come non vedere che la straordinarietà diventa normalità? O come non vedere che molto di quello che chiamiamo “emergenza“ è l'esito di fattori di tipo strutturale, dell'esplicarsi di interessi globali o di cambiamenti connessi ai nostri comportamenti e ai nostri approcci culturali?

22 Gennaio 2019

A 31, perchè no! Variante T5, uscita a Marco?

Il Coordinamento NOA31 invita tutta la cittadinanza alla prossima serata informativa che si svolgerà a Marco di Rovereto il 28 gennaio 2019, alle ore 20.30, presso l'Auditorium di Via 2 novembre. Ovviamente è aperta a tutti, con ampio spazio lasciato al dibattito.

Si tratteranno temi quali: la situazione idrogeologica del proposto tracciato T5, la divulgazione dei reali dati di traffico attualmente a disposizione e la/le possibile/i tratta/e di sbocco dell'autostrada.


Marco (Rovereto), Auditorium

La locandina della serata

19 Dicembre 2018

Chico Mendes, trent’anni dopo

Il sogno dell’alleanza tra uomo e foresta, tra lavoro e ambiente, tra territorio e pianeta, è ancora più urgente e necessario. Non solo nel Brasile di Jair Bolsonaro, ma anche nel nostro paese

di Francesco Lauria

Uno degli slogan vincenti del candidato di destra Bolsonaro, ora presidente del Brasile è stato: “l’Amazzonia è nostra”. Con una lettura superficiale, in altri tempi, questa frase avrebbe potuto essere scambiata per un motto ecologista, un grido contro lo sfruttamento da parte delle multinazionali del più grande polmone verde del pianeta.

Nell’ultimo scorcio di 2018, epoca in cui il nazionalismo del “prima noi-prima io”, trionfa ad ogni latitudine, questa frase assume purtroppo un significato del tutto diverso: lasciateci sfruttare, distruggere per noi stessi, senza i freni inutili degli ambientalisti, siano essi brasiliani o di qualsiasi altro paese.

12 Dicembre 2018

Le “fate ignoranti” di Torino

Riprendo volentieri questo intervento dell'amico Marco Revelli scritto all'indomani della manifestazione torinese a favore della TAV apparso sul sito https://volerelaluna.it. Successivamente e in tempi più recenti la risposta popolare è venuta dalla manifestazione svoltasi sempre a Torino ma di segno opposto che ha certamente avuto un numero ben superiore di partecipanti ma non lo stesso rilievo mediatico. (m.n.)

di Marco Revelli

Giuro che non volevo credere ai miei orecchi lunedì sera quando ho sentito a Otto e mezzo, una delle magnifiche sette madamine torinesi “organizzatrici” della manifestazione in Piazza Castello, Patrizia Ghiazza, dichiarare bellamente di ignorare tutto delle problematiche tecniche e ambientali relative alla discussa linea del TAV Torino Lione. Ha detto proprio così: “posso assolutamente dire che non siamo, né io né le altre organizzatrici, competenti per poter entrare nel merito degli aspetti tecnici e ambientali dell’opera”.

Il fatto è che la manifestazione di cui figuravano come promotrici Patrizia Ghiazza e le altre chiamava in causa – forse a loro insaputa, ma indiscutibilmente – proprio il merito delle ragioni tecniche e ambientali dell’opera, per dire che era giusta e buona, e che la si sarebbe dovuta assolutamente fare pena la rovina della città e della Regione.

1 Dicembre 2018

Alluvioni, la cultura emergenziale e quella semplicistica

di Francesco Prezzi

(1 dicembre 2018) Dopo l’ondata di eccezionale maltempo si tende a sottovalutare il fenomeno e ad archiviarlo come evento straordinario, che probabilmente non accadrà più. Si ragiona con una logica emergenziale, preoccupati di trovare risposta a domande del tipo: dove sistemare la massa legnosa? come collocare le radici degli alberi e le foglie delle conifere cadute? Aspetti questi non banali, ma che non approfondiscono le ragioni del perché sia accaduto un simile disastro che ha coinvolto migliaia di ettari di bosco dal Trentino-Alto Adige/Süd Tirol, al Veneto e al Friuli.

Si è parlato, certo, del riscaldamento climatico, dell’effetto serra prodotto dall’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera e della necessità di tagliare l’emissione del biossido di carbonio per superare il fenomeno. Cosa per altro tutt'altro che scontata, considerato che questo significherebbe mettere in discussione l'attuale modello di sviluppo e che di ridurre e riqualificare i consumi proprio non se ne parla.

Dovremmo inoltre considerare che il riscaldamento climatico è l'effetto di un insieme di fattori e di alcuni di questi proprio non se ne parla. Voglio dire che la riduzione delle emissioni di anidride carbonica è importante ma non sufficiente e un po' semplicistica, non tenendo conto che la radiazione solare arriva sulla Terra principalmente nella banda dell’ultravioletto e della luce visibile e viene riflessa nella banda dell’infrarosso. I gas formati da tre o più atomi (biossido di carbonio, metano, ecc) hanno moto molecolare che entra in risonanza con le onde all’infrarosso, riflettendole sulla Terra. Energia che non può essere dissipata nel serbatoio vuoto dell’Universo.

5 Ottobre 2018

A31, mai così vicina

Ancora una volta No all'autostrada della Valdastico

Sabato 6 ottobre 2018, alle ore 14.00, presso la sponda sud del lago di Caldonazzo (spiaggia libera presso ristorante Al Pescatore) si svolgerà un Presidio di società civile che ha a cuore gli interessi di tutti: salute, ambiente, bene comune, contro la realizzazione del tratto a nord dell'A31, la PIRUBI.
 
      


Lago Caldonazzo, Ristorante al Pescatore
22 Maggio 2018

E’ il 24 maggio il giorno del superamento in Italia

Il 24 maggio sarà l'Overshoot Day Italy, ovvero il giorno in cui, secondo i calcoli del Global Footprint Network, l'Italia supera la soglia della sostenibilità. O, per meglio dire, il giorno in cui avremo consumato ciò che gli ecosistemi di questo stivale d'Europa riescono a produrre in un anno considerato che insostenibili lo siamo in tutto l'arco dell'anno. Il deficit è così di 221 giorni su 365. Questo vuol dire che l'Italia, stando ai suoi attuali consumi, vive due volte e mezzo al di sopra delle sue possibilità, sottraendo risorse altrui1.

Perché di questa insostenibilità praticamente non se ne parla? E perché la cultura del limite non diventa un programma politico?

19 Maggio 2018

L’impronta ecologica del Trentino

(19 maggio 2018) Oggi pomeriggio (inizio ore 15.00) presso la distilleria Marzadro a Nogaredo (Tn) si svolge il congresso di Slow Food del Trentino Alto Adige/Sudtirol. In questa occasione parlerò della cultura del limite, con particolare riferimento all'impronta ecologica globale, nazionale e regionale, per indicare un possibile terreno di confronto con i cittadini e le istituzioni sulla sostenibilità in ciascun territorio. Ricordo che l'overshoot day globale (il giorno del superamento in cui il pianeta esaurisce le risorse che gli ecosistemi sono in grado di produrre in un anno) nel 2017 è stato il 2 agosto. Per questo vi ripropongo lo studio sull'impronta ecologica del Trentino realizzato da Agenda 21 e dal Parco Naturale Paneveggio - Pale di San Martino nel 2011.

Il documento che trovate in allegato è lo studio realizzato da Agenda 21 consulting e dal Parco Naturale Paneveggio - Pale di San Martino su input della PAT nel 2011. Misura la biocapacità e l'impronta ecologica dei territori presi in esame. Un criterio che potrebbe rappresentare la verifica annuale dell'efficacia delle nostre politiche, ma che non è stato rifinanziato negli anni successivi. Forse perché scomodo?

«... Nella strategia di Lisbona e nella strategia rinnovata per lo sviluppo sostenibile, l’Unione Europea riconosce che l'uso più efficiente delle risorse è fondamentale per lo sviluppo economico, per l'ambiente europeo, e per svolgere un ruolo autorevole nella scena internazionale. Aumentare l'efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia permette di accelerare l'innovazione, creare posti di lavoro, accrescere la competitività e migliorare lo stato dell'ambiente. Tuttavia non ci può essere sviluppo sostenibile nei paesi membri senza ridurre la domanda a livello mondiale delle risorse naturali utilizzate in Europa.