18 Settembre 2009

venerdì, 18 settembre 2009

I giornali di stamattina non parlano d’altro. E’ così che accade, in un rituale sempre più insopportabile. Mesi e mesi di gossip e cronache rosa, la politica ridotta a pettegolezzo, e poi improvvisamente ci si scopre in guerra. Dell’Afghanistan in Italia non si sa praticamente nulla e, del resto, i giornali di questo paese dedicano agli "esteri" (terminologia di un tempo che non c’è più) qualche striminzita paginetta. Alla faccia di un mondo globale e dell’interdipendente. L’Italia è in guerra, con una missione detta di pace ma armata fino ai denti, che dopo otto anni si trova a dover ammettere il più totale fallimento. Qualcuno l’aveva detto che la "libertà duratura" sarebbe stata un disastro ed ora, quanto meno, servirebbe l’onestà intellettuale per riconoscerlo. Il quotidiano "L’Adige" riporta integrale anche il mio intervento che poi trovo ripreso da diversi siti ondine. Anche il Trentino lo riprenderà lunedì. Al contrario la maggior parte dei media sono ridondanti di retorica nazionale. Mi chiedo: dove sta andando questo paese? Dell’Afghanistan non conosciamo nulla. Vediamo in televisione le immagini desolate di lande semi desertiche ma questo paese è costituito da grandi catene montuose, d’inverno ricoperte di neve, con valli un tempo ricche di vegetazione, piegate ora dai cambiamenti climatici, dalla monocoltura del papavero e da… trent’anni di guerra. Sì, trent’anni di guerra infinita, prima l’armata rossa e poi quella a stelle e strisce. Pochi sanno, ad esempio, che questo era un tempo il regno dell’albicocco selvatico. L’albicocca proviene originariamente dall’Asia centrale, probabilmente dalla Cina settentrionale. Dalla Cina è arrivata in Persia ed in Armenia, paese dal quale deriva anche il suo nome. I poeti persiani decantavano l’albicocca come il "seme del sole". E fu Alessandro il Grande a portare l’albicocca lungo la via della seta fino all’Europa meridionale e a noi. E non a caso le specie selvatiche si trovano ancora in Afghanistan. La sua vegetazione è composta da foreste di cedri, pini e altre conifere che crescono sui rilievi ad altitudini comprese tra i 1.800 e i 3.500 metri, mentre sui bassi versanti si trovano arbusti e alberi di nocciolo, pistacchio, ginepro e frassino, insieme alle coltivazioni del papavero. Nelle valli, oltre all’albicocco, crescono diversi alberi da frutta (peschi, peri, meli, mandorli e noccioli) mentre melograni e agrumi si trovano nella zona di Kandahar e di Jalalabad. In queste montagne, in queste valli, i bombardieri americani hanno scaricato le bombe da profondità, cinquecento chili di esplosivo ciascuna, per stanare Bin Laden. L’effetto è stato l’accrescere del consenso dei Taliban. Prima degli Stati Uniti, l’Unione Sovietica si è giocata in Afghanistan il più potente esercito di terra esistente al mondo e non c’è stato nulla da fare. Anzi, quell’avventura militare ha rappresentato l’inizio della fine dell’Unione sovietica stessa. Ora non sappiamo come uscirne. Per la verità, qualche idea ci sarebbe e ne ho scritto nell’editoriale di ieri. Quel che è certo è che rimangono le vite spezzate di sei soldati italiani e di tanti civili senza nome e funerali di Stato. Tra loro una differenza che non dovremmo tacere, i sei soldati italiani erano professionisti che avevano probabilmente messo in conto i rischi del mestiere. Ma, come scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1968 a proposito degli scontri di Valle Giulia[1] e del suo coraggioso mettersi dalla parte di quei giovani poliziotti che menavano gli studenti in rivolta, anche questi soldati sono per lo più figli della parte più povera di questo paese, attratti da un mestiere e uno stipendio generoso che avrebbe permesso loro di mettere su casa. E invece ci hanno lasciato la vita. Parleremo anche di questo nella riunione del Consiglio della Pace e i Diritti Umani convocato nel pomeriggio per esaminare la bozza di programma del Forum. Un quadro di spunti, idee, proposte la cui redazione mi porta via gran parte della mattinata. Lo metterò nero su bianco in preparazione dell’assemblea del Forum prevista il prossimo 5 ottobre. Intanto sono una decina di pagine di appunti e di suggestioni che propongo al Consiglio del Forum, non prima però di aver fatto un giro di parola sulle notizie che ci vengono da Kabul e sulle reazioni in Italia. In tutti gli interventi c’è il convincimento che la pace e la democrazia non si esportano con i carri armati e, dalla riflessione comune, emerge la necessità di avere un contatto diretto con quel che di società civile e di pensiero critico emerge nelle città di quel paese. L’associazione Rawa (Revolutionary Association of Women of Afghanistan), nata a Kabul nel 1977 come organizzazione indipendente di donne afghane in lotta per i diritti umani e la giustizia sociale, è una di queste. Dargli voce è nostro dovere e in questa direzione ci muoveremo. Tornando al programma del Forum, dovremmo cercare di sottrarci dal rincorrere gli avvenimenti tragici che pure scuotono la nostra coscienza civile. L’impostazione che propongo cerca di darsi una propria agenda di lavoro, affinché la pace entri a pieno titolo nella cultura politica ed amministrativa della nostra comunità. Il lavoro di ricognizione fatto durante l’estate è stato ricchissimo di spunti e di criticità. Nonostante parli per tre quarti d’ora vedo attenzione e curiosità (e spero anche condivisione) per una proposta che decisamente propone un netto cambio di passo. Finiamo che sono quasi le 8 di sera. La giornata però non è finita. Mi aspetta un incontro a Sopramonte, promosso dal circolo Acli, sul tema della costruzione del Consorzio di Miglioramento Fondiario nella zona. E’ questa una proposta che ho avanzato quattro anni fa ad un gruppo di giovani agricoltori ed ora, dopo averci lavorato per mesi e mesi, finalmente dovremmo essere in dirittura d’arrivo. Ma le opposizioni sono ancora molte, in una comunità in deficit di coesione sociale. La serata è una fotografia del nostro tempo, dove emergono l’atomizzazione sociale, gli egoismi, le diffidenze. Con il presidente della Circoscrizione e quello dell’Asuc (Usi civici) a remare contro, semplicemente cavalcando gli umori di quella parte della comunità che guarda con sospetto ogni cosa. O forse per non veder ridimensionati quei piccoli grandi poteri che […]
17 Settembre 2009

giovedì, 17 settembre 2009

Siamo così arrivati alla centesima pagina di questo diario. Un racconto autoriflessivo delle mie giornate di lavoro che considero un impegno di comunicazione con gli elettori e con quanti sono in qualche modo interessati a quel che sto facendo, nelle istituzioni e non solo. Un piccolo traguardo che, vi assicuro, era tutt’altro che scontato, considerato che scrivere praticamente ogni giorno queste note non è proprio cosa da nulla. Incontro persone che mi incoraggiano nel proseguire ma un piccolo segnale da parte di ciascuno di voi non sarebbe affatto male. Mi crederete o no, fatico a trovare un paio d’ore di concentrazione per finire il pezzo sulle politiche ambientali della Provincia autonoma di Trento che mi sono ripromesso di scrivere in risposta all’editoriale del direttore de L’Adige di qualche giorno fa. Al mattino presto un po’ di spazio lo trovo ma la campanella (sì, come a scuola) incombe perché oggi proseguono i lavori del Consiglio provinciale. Mi scrive Ali che l’appuntamento di domani con Moni Ovadia a Milano è saltato e tiro un respiro di sollievo, perché mi si libera mezza giornata abbondante. Ci dovevamo trovare con l’obiettivo di dar vita, a partire dall’appello di qualche mese fa che vedeva Ali Rashid e Moni Ovadia primi firmatari, ad una associazione per la cultura e il dialogo israelo-palestinese. Lo chiamo e ci accordiamo di incontrarci la prossima settimana. Il Consiglio affronta il disegno di legge della giunta che detta nuove disposizioni in materia di affitto dei pascoli montani da parte di Comuni e Enti locali. Un tema importante che riguarda la gestione delle malghe e una filiera, quella del latte, che vive un momento di forte crisi. Il testo, emendato con alcune proposte condivise da maggioranza e minoranza, viene approvato all’unanimità. Mentre votiamo arriva la notizia dell’ennesimo attentato a Kabul dove avrebbero perso la vita sei soldati italiani e numerosi cittadini afgani. Le immagini che arrivano dall’Afghanistan sono agghiaccianti e danno conferma della strage. I capigruppo si riuniscono e in segno di lutto i lavori del Consiglio vengono sospesi. C’è sconcerto e dolore. Quel che accade in quel martoriato paese richiede una riflessione e allora provo a buttar giù qualche riga spero non retorica o banale (che trovate in prima pagina). Mi confronto con Erica Mondini che del Forum è vicepresidente e fra noi c’è comunanza di pensiero. Incontro Laura Mezzanotte. Giornalista free lance, ha lavorato in varie parti del mondo. Da qualche mese collaboriamo sui temi dell’interculturalità e vorrei che fosse fra i ventisei "direttori responsabili per quindici giorni" nel progetto "Politica è partecipazione". L’idea gli piace e la coinvolge direttamente anche perché il luogo che avremmo individuato per realizzare la parte del progetto dedicata alla formazione politica è il "magazzino" in Torre d’Augusto a Trento di sua proprietà. Da tempo ha in mente una vocazione culturale e non commerciale di quel luogo e la proposta arriva nel momento giusto. Alle 18.00 è convocata l’assemblea del Comitato per la Pace in Medio Oriente. Nato nell’ambito del Forum nei giorni dell’assedio di Gaza ha raccolto oltre sessanta adesioni di Comuni, associazioni, singole persone. Ora siamo alle prese con le modalità del suo agire e la proposta di una struttura leggera di coordinamento al servizio delle associazioni viene da tutti considerata la strada da percorrere. Sarà il Forum stesso a garantire al Comitato lo spazio di comunicazione, di circolazione delle informazioni e di valorizzazione delle attività che si svilupperanno sul territorio. Sul conflitto israelo-palestinese è calato un silenzio assordante ed è bene che la società civile continui a far sentire la propria voce. In questo senso va l’iniziativa "Il tempo della responsabilità", la settimana di iniziative promossa dalla Tavola della Pace di Perugia e dal Coordinamento nazionale Enti Locali per la Pace che si svolgerà in Israele e Palestina a metà ottobre. Dal Trentino partirà una delegazione di una ventina di persone, in rappresentanza di associazioni e istituzioni, per partecipare alla settimana di iniziative della Tavola ma anche per consolidare le relazioni fra la nostra comunità e quella di Beit Jala. La mia intenzione è di andare anche a Nazareth e a Cana, per riprendere in mano il progetto che con Ali da tempo coltiviamo, quello di tornare a produrre il vino di Cana (lo potete leggere su questo sito nella sezione dedicata alla Palestina). Ho avuto nei giorni scorsi l’incarico di rappresentare in quell’ambito della manifestazione della Tavola il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige – Südtirol. Proponiamo anche di realizzare collegamenti quotidiani ed un incontro formativo per i partecipanti al viaggio. Silvano Bert propone una riflessione sul tema delle incontro fra le culture religiose e sul loro insegnamento nelle scuole italiane, a testimonianza di una pluralità culturale che fatica a diventare realtà e decidiamo di dedicare a questo aspetto, durante il viaggio, l’attenzione per promuovere in Trentino un’occasione di dialogo proprio a partire dalla Terrasanta. Per finire la giornata ci sarebbe anche in serata una riunione del Circolo del PD del Bondone. Ma c’è con noi Silvia e allora decidiamo di dedicarci una cenetta come si deve.  
17 Settembre 2009

sabato, 3 luglio 2010

Trentasette gradi all'ombra, niente male. Il parco dove si svolge la Festa multiculturale di Parma, intitolato al combattente di Spagna Fortunato Nevicati, attenua un attimo la calura estiva. Sono qui per un incontro di presentazione di "Darsi il tempo" con gli attivisti di Tulime, una rete di esperienze di diverse regioni italiane che operano in Tanzania. Penso ad una piccola realtà e mi ritrovo in un sabato pomeriggio di luglio, mentre si gioca nei mondiali sudafricani "Argentina vs Germania", una quarantina di persone, prevalentemente giovani e con tanti bambini appresso, a discutere con me sul significato di fare cooperazione oggi...
16 Settembre 2009

sabato, 19 giugno 2010

... Attorno alla cooperazione internazionale evidenziamo due aspetti fra loro contraddittori. Da una parte il sempre più forte identificarsi della cooperazione con l'emergenza, fatta di interventi umanitari che piovono dall'alto e di foundreasing attraverso gadget, telefonini e partite del cuore. Dall'altra il crescere di una visione critica della cooperazione tradizionale e di una crescente cittadinanza delle nostre idee per una cooperazione fra territori capace di interrogarsi sul senso e sulla sostenibilità delle azioni...
16 Settembre 2009

mercoledì, 16 settembre 2009

Oggi si riunisce per la sessione di settembre il Consiglio provinciale. Prima del Consiglio mi incontro con i rappresentanti dell’International Alliance of Inhabitants (IAI), la rete mondiale delle organizzazioni di abitanti e movimenti sociali urbani che lottano per il diritto alla casa. Con il suo coordinatore internazionale, Cesare Ottolini, ci conosciamo da una vita. Con lui ci sono Alessio Surian, docente universitario, e Gabriele Francescotto, webmaster del sito IAI. Mi illustrano la loro attività e scopro un mondo di cui conoscevo l’esistenza ma niente di più. Fondata nel 2004 sulla base di una Carta di principi, la loro base sociale è composta da oltre 350 entità, in una quarantina di paesi, che condividono la proposta di costituire uno spazio globale, comune e solidale, delle organizzazioni di abitanti. Sul loro sito http://www.habitants.org/ si trovano un’infinità di informazioni sulle campagne, le attività in atto, da Città del Messico a Nairobi… e nella lettera che nei giorni scorsi Ottolini mi aveva inviato per l’incontro di oggi la sintesi di questo quadro emergeva con ampiezza di particolari. Chiedono di avviare una collaborazione fra le istituzioni trentine e l’Alleanza. Prima di entrare nel merito di ciò che questo potrebbe voler dire, metto sul piatto tutto il mio scetticismo verso gli approcci economicisti, i movimenti autoreferenziali, certa cooperazione internazionale e al contrario come consideri il territorio, nella sua ambivalenza, il luogo più congeniale ad una politica capace di abitare il presente. Sono quasi le dieci e fra un po’ c’è l’appello in Consiglio. Propongo ai miei interlocutori di proseguire il confronto negli spazi che affiancano la sala consiliare e in quel contesto decidiamo di approfondire il nostro confronto, loro dopo aver letto "Darsi il tempo", io dopo aver guardato il loro sito. Il tempo di salutarli e ho appuntamento con Marco Ragazzi, rappresentante dell’Università di Trento nel Forum per la Pace. Il focus del colloquio riguarda le forme di collaborazione con l’Università, le attività formative avviate in ambiti universitari che tradizionalmente il Forum patrocinava e che ora vorrei ricondurre nella cornice del Centro di formazione alla solidarietà internazionale, la programmazione delle attività del Forum. Anche questo confronto, come altri che l’hanno preceduto nell’ambito del Forum, confermano una forte condivisione sulla necessità di uscire dalle consuetudini. Faccio in tempo per seguire qualche battuta del Consiglio, ma stamane è una sequela di interrogazioni verso le quali posso concedermi un po’ di distrazione. Propongo invece di emendare la mozione sull’Iran a firma di Magnani e altri, cosa che viene volentieri accettata dal presentatore, proponendo di dare corso agli impegni assunti in occasione della visita a Trento della Premio Nobel iraniana Shirin Ebadi. Qualche minuto e mi trovo con Jenny Capuano per confrontarci sugli ambiti formativi che il Centro di formazione alla solidarietà internazionale riuscirà a coprire. Nato lo scorso anno a Trento per iniziativa della Provincia Autonoma, dell’Università di Trento, della Federazione trentina delle Cooperative e della Fondazione Opera Campana dei Caduti, in partenariato con la sede locale di OCSE, quest’anno il centro ha iniziato ad entrare nel vivo del proprio mandato. Jenny è la giovane direttrice. Le racconto quel che stiamo facendo e le esigenze che abbiamo raccolto e concordiamo sul da farsi e su tenerci in stretto contatto. Raggiungo al Forst i miei compagni del gruppo consiliare per una specie di pranzo di lavoro ma dopo un po’ ho la sensazione più di altre volte di perdere tempo e allora preferisco andare ad incontrare gli amici della Fondazione Fontana di Padova che hanno selezionato Prijedor come una delle realtà dove proseguire il lavoro di cambio e di cooperazione fra gli imprenditori che hanno aderito alla loro proposta di relazioni internazionali. Ragioniamo insieme sul convegno di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi nella città bosniaca e questa idea di mettere a confronto il nord est sui nuovi confini della delocalizzazione mi sembra intrigarli. Si ritorna in Consiglio e vi si rimane fino alle 19.00. Gran parte del tempo se ne va in un confronto sui pareri da dare sulle proposte di legge costituzionali sulla questione dello strumento dell’intesa nel rapporto fra il governo di Roma e le autonomie locali. Le proposte, malgrado i distinguo dell’opposizione, sono approvate a larga maggioranza. Sono proposte in Parlamento dal centrosinistra e temo che tutto verrà vanificato dal voto negativo del Parlamento.  
15 Settembre 2009

lunedì, 25 maggio 2009

Inizia una nuova settimana, ma è come se avvertissi che la ricarica non c’è stata. Ho ancora negli occhi il mare di Camogli che mi suggerisce il bisogno di una pausa di vacanza se non fosse che l’agenda è inesorabile. Invio a Cristina un piccolo e nuovo elenco di libri da inserire nella sezione del sito (il mio presentatore di sabato ha trovato quello spazio e questo diario molto interessanti), ed inizio a scrivere un testo per i giornali sulle elezioni europee. Manca il tempo e devo andare in ufficio. Un’occhiata ai giornali e poi mi aspettano Luisa, Martina e Francesca al Forum per la Pace. E’ il primo incontro che ho con loro da presidente del Forum ed è uno scambio di idee a 360 gradi. Luisa è distaccata al Forum dal Consiglio provinciale, Martina e Francesca collaborano sui progetti Formazione e Zaini di pace. A dispetto del loro striminzito contratto, ci mettono l’anima. Giovedì prossimo c’è il primo incontro del neo eletto Consiglio della Pace e vorrei arrivarci con un quadro delle attività in corso ma soprattutto con una proposta di lavoro per i prossimi mesi. Mi pare ci sia fra noi una buona condivisione delle sfide che attendono il Forum, ma anche la consapevolezza che se vogliamo vincerle è necessario mettere in moto tutte le possibili sinergie con altri soggetti e darci nuovi strumenti di lavoro. Insisto con loro sulla necessità di non cadere nella ritualità della pace e di darci un’agenda non mutuata dagli avvenimenti. Le idee sono molte. Ma dove troveremo le energie? E’ possibile che le nostre istituzioni comprendano il valore di investire nella cultura della pace? E che questo non è altro dal lavoro per costruire identità e coesione sociale? Verso le 13.30 ritorno in ufficio e mi rimetto al lavoro sui testi iniziati. Alle 15.00 si riunisce il Gruppo consigliare del PD del Trentino. Tutto il tempo se ne va nella programmazione dei lavori e nel fare il punto sui nostri disegni di legge. Per quello sulle istituzioni familiari e sulla banca del tempo ci prendiamo un paio di giorni. Parliamo di diverse cose, saltapicchiando da un argomento all’altro. Alle 17.00 abbiamo fissato l’incontro con i rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori. E’ il primo contatto che abbiamo come gruppo consiliare e ci serve per avere una descrizione della loro presenza sul territorio trentino e dei problemi che stanno sul tappeto. In primis quello della frammentazione delle organizzazioni del mondo agricolo e della sofferenza nel rapporto con la più grande e radicata Coldiretti. Parliamo dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, della crisi del settore zootecnico ben evidenziata dalla vicenda della cooperativa di Fiavè ovvero di "un modello padano trapiantato in Trentino" anziché una strada autonoma da adattare alle caratteristiche del territorio. Occorre un modello multifunzionale – osserva Flavio Pezzi – in grado di mettere in campo aziende capaci di abitare la filiera che dall’agricoltura arriva all’agriturismo, attraverso strutture più contenute ma anche maggiormente versatili. Parliamo della formazione necessaria per stare al passo con i cambiamenti che investono il settore, delle difficoltà incontrate con gli enti locali nella gestione dei mercati dal produttore al consumatore. Il confronto è interessante, tocca la questione dei Parchi agricoli, dell’opzione fra quantità e qualità, fino ad arrivare al nostro disegno di legge sulle filiere corte e sull’educazione al consumo che viene in buona sostanza condiviso. Mi sembra che ci siano le condizioni per riannodare i fili di un ragionamento che, nel marasma della scomposizione e ricomposizione politica di questi mesi, s’erano andati spezzando. Esco dagli uffici del gruppo e vengo investito dall’afosa calura pomeridiana, nonostante siano quasi le 19.00. Due passi in centro, ma il caldo è insopportabile e allora mi dirigo verso casa. Nella pozzanghera lungo lo stradino sterrato c’è un capriolo che beve ed è uno spettacolo stare ad osservarlo a distanza.
15 Settembre 2009

martedì, 15 settembre 2009

Giornata di immersione piena in seconda e terza Commissione legislativa provinciale. Niente affatto male. Iniziamo al mattino con la seconda commissione chiamata ad ascoltare le osservazioni sul DDL unificato su educazione al consumo critico, filiere corte e di prossimità. L’elenco dei soggetti chiamati ad esprimere il loro parere è lunghissimo, dal Consiglio delle autonomie alla Federazione trentina delle Cooperative, dalle associazioni di categoria del mondo agricolo all’Istituto agrario di San Michele, dalle associazioni dei consumatori e Slow Food all’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari. Riuscire ad avere un consenso da soggetti diversi così largo come quello che raccogliamo nel confronto era tutt’altro che scontato. Ma così sarà. Il lavoro di confronto e di sintesi avvenuta nei passaggi precedenti ha permesso di arrivare ad un testo non solo condiviso ma rispondente alle molte sensibilità che oggi andiamo ad incontrare. La soddisfazione che viene dai mondi presenti (stride l’assenza delle associazioni dei consumatori) è larga ed anche quella dei primi firmatari presenti. Arrivano anche alcune puntuali proposte di modifica, alcune ricevibili, altre in realtà già contenute, altre irricevibili come quando il rappresentante di Apot (il principale consorzio dell’ortofrutta trentina) chiede di togliere il riferimento alla promozione della riduzione dei residui dei presidi sanitari nei prodotti agricoli. Come spesso accade, il confronto sul sostegno al biologico crea un po’ di divisione fra i soggetti che partecipano al confronto, ma il meccanismo che abbiamo previsto nel dispositivo di legge (il Programma triennale per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare) permette di darsi nel corso del tempo obiettivi ogni volta più ambiziosi nella tutela dei prodotti di filiera corta e del biologico. Il confronto prosegue fino alle 14.00. L’ultimo interlocutore è il dottor Alberto Betta per conto dell’APSS ed il fatto che esprima grande soddisfazione per la proposta avanzata testimonia l’approccio interdisciplinare che la caratterizza: quella che fra non molto arriverà in aula non è solo una proposta che ha come cornice le modalità attraverso le quali un territorio abita i processi globali, o la difesa dei prodotti locali di qualità, o ancora la diffusione di una cultura alimentare attenta alla salute, ma tutte queste cose insieme ed altro ancora. Una breve pausa e il cambiamento d’aula mi porta in terza Commissione. All’ordine del giorno ci sono il disegno di legge della Dominici sugli itinerari storico culturali, che arriva in Commissione più che "dimezzato" negli articoli e nella sostanza, tanto da rappresentare il fantasma della proposta iniziale (e così sarà approvato) e quello della consigliera Penasa sulla gratuità dei trasporti per le persone anziane (che invece sarà sospeso in attesa di un’iniziativa della Giunta). Ma soprattutto le valutazioni conclusive dell’attività di indagine che ha svolto per mesi la terza Commissione dopo la vicenda di Monte Zaccon. Si è lavorato molto e direi bene, ma oggi siamo chiamati ad assumere orientamenti e proposte da portare in Consiglio. Il presidente della Commissione Roberto Bombarda nella sua relazione e poi i commissari affrontano i nodi emersi: nei contenuti ci sono molte assonanze. Nel mio intervento provo ad indicare quattro scenari chiave: il ritardo di approccio culturale verso i temi ambientali, la necessità di un’azione preventiva, le attività di controllo e, infine, l’inadeguatezza legislativa provinciale. Riporterò in questo sito il testo del mio intervento. Sono da poco passate le 19.00. Passo dal gruppo e poi vado alla sede del partito, per parlare del congresso del PD del Trentino. Me la cavo in fretta e i propositi di lavoro serale si riveleranno poco realistici.  
14 Settembre 2009

lunedì, 14 settembre 2009

Siamo rientrati ieri sera dalla Bosnia Erzegovina verso le 21.00. L’itinerario che abbiamo scelto per il ritorno è forse più bello ma meno scorrevole, attraverso Bosanska Krupa, Bihać, Otočac, Senj, Rijeka, Trieste. Piove finalmente, tanto che i colori del fiume Una e della Lika sembrano sfocati. Ma quando arriviamo sul mare, il sole ci regala il suo caldo tepore a pensarci bene ancora estivo. Poi, passato l’ultimo-confine-che-non-c’è-più, di nuovo pioggia, fino a Trento. Il computer di bordo segna 1570 chilometri, non male per un week end. Così stamane la fatica si fa un po’ sentire. Per Gabriella è il primo giorno con i suoi ventiquattro bambini di prima elementare che accompagnerà per cinque anni. Per me inizia una settimana piena, da capogiro. Aggiorno il sito, predispongo una scaletta degli impegni più urgenti. Leggo l’editoriale di ieri del direttore de "L’Adige" Pierangelo Giovanetti che titola "Esiste ancora una politica ambientale" e decido di scrivere un pezzo nel quale interloquire con questo interrogativo. Non so quando, però. Alle 11.30 ho un appuntamento per "Politica è responsabilità": questa settimana dovremo finire di raccogliere le adesioni e affinare tutte le questioni aperte di un progetto tanto ambizioso. Ormai quasi ci siamo e a breve anche questa avventura dovrebbe partire. Un salto a casa, uno stuzzichino al volo e poi alle 14.30 c’è la prima commissione regionale. All’ordine del giorno il parere su tre disegni di legge sui rapporti fra Stato e Regioni che andranno a breve in Parlamento. Come abitualmente accade, il confronto in sede regionale è artefatto tanto che il voto favorevole della Commissione (cui dovrebbe seguire l’approvazione del Consiglio Regionale) è destinato a scontrarsi con quello contrario del centro destra alla Camera e al Senato. Tanto che l’opposizione a volte così agguerrita recita la sua parte e nulla più. In ufficio si accumulano le cartelle. Ricevo i complimenti da Angioletta Maino per l’interrogazione su Le Gort, la proposta di realizzare un nuovo vigneto al posto della macchia mediterranea del Garda. I giornali di sabato scorso, nelle cronache locali di Riva e Arco, hanno dato un ampio spazio alla mia iniziativa. Speriamo possa servire a mettere un freno allo scempio. Provo finalmente a scrivere il pezzo sull’editoriale di Giovanetti ma mi chiama Tristano Scarpetta del Corriere del Trentino per avere qualche idea sul dibattito di domani in Terza Commissione, quando tireremo le fila del lavoro d’inchiesta sull’inquinamento ambientale avviata in seguito alla vicenda della cava "Monte Zaccon" trasformata in discarica di veleni. Oltre a noi, anche la Procura ha concluso le sue indagini e gli elementi emersi dicono al di là di ogni nostra considerazione che le falle nel sistema provinciale sono vistose. Proprio non riesco a buttar giù il pezzo che mi sono riproposto di scrivere. Le telefonate e gli appuntamenti si susseguono con Renato Penner per il prossimo viaggio in Palestina, con un gruppo di associazioni che intenderebbero richiedere lo spazio che come Forum abbiamo individuato per il "Cafè de la paix". Ormai è quasi notte. A casa il diario assorbe le ultime energie. Chissà se domattina, prima di immergermi nella seconda Commissione che inizierà le audizioni sul Disegno di Legge sulle filiere corte, riuscirò a trasformare gli appunti sulle politiche ambientali in una riflessione scritta?  
14 Settembre 2009

lunedì, 28 giugno 2010

...il califfato indipendente di al-Andalus. Un'esperienza straordinaria di incontro e di convivenza fra musulmani, ebrei e cristiani che rappresentò non solo un'isola di tolleranza ma, attraverso le traduzioni dall'arabo, il diffondersi in Europa di Platone e Aristotele, o dei saperi nelle scienze matematiche e architettoniche. Si pensi che nella biblioteca di Cordoba, la capitale del califfato di al-Andulus, si contavano quattrocentomila volumi quando la più grande biblioteca dell'Europa cristiana conteneva non più di quattrocento manoscritti...
12 Settembre 2009

sabato, 12 settembre 2009

In genere quando sono a Prijedor è un susseguirsi di incontri. E’ normale che sia così. Ho però l’impressione che non sempre da questa forma di interlocuzione emerga la realtà di ciò che sta avvenendo in questo microcosmo della mondialità. Ho posto più volte questa preoccupazione ai nostri più stretti collaboratori, chiedendo loro di inviarci di tanto in tanto dei flash che ci permettano di comprendere le dinamiche sociali, culturali e di potere, fuori dall’ufficialità (e talvolta dalla banalità) delle riunioni. E’ quello "sguardo" necessario per  non continuare in maniera ripetitiva le nostre attività, per mettere alla prova le nostre stesse azioni. Ma è la cosa più difficile da raccogliere. Allora negli interstizi e nelle pause fra un incontro e un seminario cerco di impressionare immagini utili a descrivere quel che accade. Vedo rasa al suolo Keraterm. Di quella vecchia fabbrica di mattoni non rimane che l’imponente ciminiera ed un piazzale che ben presto lascerà spazio, così immagino, all’ennesimo centro commerciale. Di quel che durante la seconda guerra mondiale fu uno dei centri del grande sistema concentrazionario ustaśa (gli alleati di Hitler) che faceva capo al campo di sterminio di Jasenovac, e che nell’aprile del 1992 (per effetto del fatto che gli ingorghi della storia o vengono sciolti nell’elaborazione collettiva o si ripresentano) tornò ad essere uno dei campi della pulizia etnica, non rimane più nulla. Faccio fatica a riconoscere la strada di accesso alla città provenendo da Banja Luka per l’imperversare di nuovissime strutture commerciali, a testimonianza di un’economia che si struttura – esattamente come avevamo previsto – nelle forme della post modernità. Si vende di tutto ed è un mondo quasi surreale. La ricostruzione delle case di abitazione laddove un tempo erano solo macerie è avvenuta. Ora sono pure intonacate e colorate e mediamente sono più belle delle altre case. C’è un piccolo particolare: non sono abitate. I vecchi abitanti sono rientrati (cosa che non è avvenuta in ogni parte della Republika Srpska), hanno ricostruito la loro casa e se ne sono ritornati nelle terre dell’esilio, talvolta lasciando qui qualche parente anziano. Ci ritornano d’estate o nelle feste di famiglia. Così la pulizia etnica, come le mine, ha un effetto che continua nel tempo. Il primo incontro della giornata rappresenta un passaggio tutt’altro che formale e scontato. L’ADL (l’Agenzia della Democrazia Locale) non è più solo una forma di partenariato internazionale. E’ anche una ong locale e per formarla concorrono gran parte dei nostri interlocutori in rappresentanza delle loro associazioni e della Municipalità di Prijedor. In tutto sono una ventina di realtà e il fervore con cui discutono lo statuto e la designazione delle cariche sociali sta ad indicare il valore che vi assegnano. E’ questo un passaggio importante verso l’assunzione diretta di responsabilità da parte dei soggetti del territorio, al quale abbiamo lavorato nel corso degli anni e che, in tendenza, dovrebbe far sì che anche il delegato sia locale. Annalisa Tomasi ha dedicato quattro anni della sua vita in questo lavoro, seguita da Patrizia Bugna, Marco Oberosler, Giuseppe Terrasi e Simone Malavolti che ora fa la spola fra l’Italia e la città bosniaca. L’incontro è molto positivo. In coda alla riunione mi incontro con l’assessore alle attività economiche del Comune. Lo aggiorniamo sulle cose che abbiamo discusso la sera precedente con "Preda" e sulla realizzazione di una "due giorni" sul tema della crisi economica internazionale e i territori. Si propone che la prima giornata sia dedicata al confronto delle esperienze ed il secondo alla visita delle realtà più interessanti dell’economia regionale. Regionale perché Prijedor è città capofila di un’area euroregionale che può accedere ai fondi europei per lo sviluppo locale. Prendo l’impegno di confrontarmi con il presidente della PAT affinché sia lui a capo della delegazione trentina, fra novembre e dicembre, compatibilmente con la nostra finanziaria. Una breve pausa e ci spostiamo dall’Hotel Prijedor alla sede dei giovani dove è previsto il seminario con i nostri collaboratori più stretti. Avverto prima ancora di iniziare che il clima non è esattamente quello di un momento formativo e allora provo ad impostare la cosa come una conversazione sulla cooperazione internazionale. E’ come se raccontassi la genesi del libro "Darsi il tempo" ("Datisi vreme", verrebbe in serbo-croato-bosniaco) e la cosa mi sembra più leggera e sostenibile. Insisto sul bisogno di mettere a fuoco quel che accade, di non rincorrere gli avvenimenti, di guardare dentro ai processi come condizione per fare buona cooperazione. Verso le 13.30 arriva il pranzo, un catering davvero speciale preparato dalla rete di Promotour, le realtà associate del turismo responsabile, un servizio che stanno diffondendo, economico e di grande qualità. Riprendiamo i lavori ed il confronto si sviluppa sull’esperienza del nostro lavoro confrontata con quello di altri soggetti. Intervengono in molti e ho l’impressione che questo spazio di pensiero dovrebbero imporselo periodicamente, per evitare di banalizzare le attività. Ragioniamo molto sul tema della "reciprocità" che non è "aiuto in cambio di umanità" ma capacità di riflettersi nell’altro. Così parliamo della situazione in Italia, del leghismo che cresce, delle paure che è necessario prendere per mano, dei luoghi comuni che riguardano, fra l’altro, proprio questa parte dell’Europa. E del fatto che se l’Europa continua ad essere una chimera, è anche perché non siamo riusciti a far vivere questa reciprocità ed un’altra idea di cooperazione. Verso le 16.30 ci siamo detti non proprio tutto ma abbastanza. Di lì a poco c’è l’incontro con il Forum civico, la realtà che in questi anni è cresciuta attorno ai temi dell’elaborazione del conflitto e della memoria. Nell’ultimo anno l’attenzione si è centrata attorno alla presentazione di libri e di autori, così sono arrivati a Prijedor scrittori e giornalisti come Zlatko Dizdarevic, Svetlana Broz, Drago Hedl. Viene proposta per l’attività futura la proiezione del film "Vukovar" che proprio Drago Hedl insieme ai giornalisti di B92 di Belgrado hanno realizzato due anni fa ed anche una delegazione di cittadini di Prijedor in quella città martire. Tanto per mettere una nota di colore, gli racconto di un ottimo agriturismo non distante da Vukovar, "Antin […]
11 Settembre 2009

venerdì, 11 settembre 2009

Dopo otto mesi, oggi ritorno in Bosnia Erzegovina. Mi mancano quei luoghi, le persone, l’atmosfera. Mi manca soprattutto lo sguardo strabico che in questi anni mi ha dato la possibilità di avere un punto d’osservazione dei processi della modernità, di guardare la terra dove vivo in maniera diversa e di vedere quel che non sempre si riesce a cogliere. Devo ancora preparare la relazione per il corso di formazione che devo tenere a Prijedor sul tema della cooperazione internazionale. Sono cose su cui lavoro da anni, ma ciò nonostante vorrei provare ad introdurre riflessioni almeno in parte nuove. In questo caso, poi, avrò di fronte a me i protagonisti di una straordinaria sperimentazione che ha fatto scuola e che abbiamo chiamato "cooperazione di comunità". Mi aspetto da loro almeno in parte la consapevolezza di ciò ma anche uno sguardo critico verso i limiti che pure dobbiamo saper riconoscere. Così alle 7.00 del mattino sono a predisporre gli appunti per il giorno successivo. Prima di partire ho in mattinata qualche faccenda da sbrigare e un paio di appuntamenti. Come al solito preparo la borsa per il viaggio in meno di cinque minuti e non prendo nemmeno in considerazione tutto quel che so da anni di frequentazione balcanica, la variabilità del tempo, ad esempio. A Prijedor pioverà. Passo in Cassa rurale e poi sono in ufficio per incontrare Claudia Vorobiov che da qualche mese collabora al progetto "Viaggiare i Balcani". Mi sembra che sia entrata con passione ed intelligenza in un percorso che può riservare grandi soddisfazioni ma che richiede cura paziente, impegno e fantasia. E’ incredibile come gran parte delle persone che si predispongono ad una vacanza nemmeno prendano in considerazione un viaggio nel cuore dell’Europa, tant’è vero che città straordinarie come Sarajevo e Mostar sono ai più sconosciute. O lungo il Danubio, l’ecosistema forse più importante del nostro continente. O nell’atmosfera dei monasteri della Bucovina. Con Claudia predisponiamo una scaletta di questioni che interagiscono con i programmi di attività, non ultima l’assemblea di "Viaggiare i Balcani" che mettiamo in cantiere per il prossimo 7 novembre alla quale intendiamo invitare tutti coloro che hanno partecipato ai nostri viaggi. Non finisco l’incontro che subito mi raggiunge un amico senegalese, venditore ambulante, che abita in una frazione di Trento in una piccola abitazione nonostante siano in quattro: mi chiede come fare per averne una più grande senza dover spendere più di quel che può permettersi. Gli chiedo di farmi avere il suo punteggio per le case Itea e ci diamo appuntamento per lunedì prossimo. Poi mi vedo con Silvano Pedrini, consigliere comunale di Trento, e mi illustra un’iniziativa affinché il Comune di Trento si doti di un delegato alla pace e della solidarietà internazionale. E’ presto mezzodì e Diego Pancher, l’amico che mi accompagnerà in questo viaggio bosniaco, mi sta aspettando all’area Zuffo.  Lo raggiungo e via, verso Trieste, Lubiana, Zagabria, Jasenovac e Prijedor. E’ la sua prima volta verso queste mete e allora il viaggio – passata quella che un tempo era la frontiera della cortina di ferro (per quanto la Jugoslavia fosse altro dal blocco sovietico) – diventa un racconto lungo quindici anni. Che Diego sa ascoltare con attenzione. Il viaggio è piacevole e la distanza di 800 chilometri scorre rapidamente, tanto che alle 19.00 siamo a destinazione. A Prijedor vedo per la prima volta la nuova sede, meno spaziosa di quella precedente ma molto dignitosa. Ci aspetta subito il primo incontro con i rappresentanti di Preda, l’agenzia di promozione dello sviluppo locale. Parliamo dell’organizzazione di una conferenza che abbiamo in animo da tempo e propongo ai nostri interlocutori un taglio parzialmente diverso da quello previsto inizialmente, ovvero sulle modalità attraverso le quali un territorio di affrontare la crisi globale, mettendo a confronto le esperienze di Trento e di Prijedor. Racconto del lavoro che sto facendo sul tema dell’educazione al consumo consapevole e sulle filiere corte, parlo della crisi della filiera del latte in Trentino, della manovra anticrisi e della necessità di puntare su un approccio non economicista per far fronte ad una crisi che gli osservatori danno per superata ma che al contrario incombe sul presente e ancor di più sul futuro. A meno che non si creda che gli operatori finanziari abbiano smesso di fare il loro mestiere di biscazzieri nell’immenso casinò che oggi rappresenta l’economia mondo e si siano messi a produrre pannelli solari. Ma non è così. Ne riparleremo più nel dettaglio domani nell’incontro con l’assessore alle politiche economiche della Municipalità. Crolliamo dalla stanchezza ed il silenzio della notte bosniaca ci accompagna nel mondo dei sogni.  
10 Settembre 2009

mercoledì, 16 giugno 2010

...l'incontro in Provincia fra l'Assessorato alla solidarietà internazionale, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, la Fondazione Opera Campana dei Caduti e i rappresentanti di Osservatorio Balcani Caucaso. E' il momento annuale di bilancio delle attività svolte nell'anno precedente e di confronto sulla programmazione di quello in corso. Francesca Vanoni e Marco Vender ci propongono i dati relativi al 2009 che fanno di OBC il più importante ambito di ricerca ed informazione sull'Europa centro orientale presente in Italia e in Europa. Nel mese di maggio del 2010 ci sono stati più di 4 milioni di contatti, 96.888 visite con 62.534 visitatori diversi: con questi numeri OBC è fra i siti non commerciali più visitati della nostra provincia. La qualità delle inchieste e delle notizie fa sì che sia diventato il supporto informativo per le missioni del Parlamento e delle Regioni italiane in quell'area. I suoi "prodotti", filmati, DVD didattici, opuscoli e dossier sono utilizzati in tutto il paese per attività formative nelle scuole, nelle università e nei luoghi di alta formazione...