20 Novembre 2009

lunedì, 18 gennaio 2021

Mi sveglio a Torino, in un alberghetto di via Principe Amedeo. Aggiorno il sito, preparo un po’ di cose per la giornata e poi vado in stazione Porta Nuova dove ho appuntamento con Eugenio Berra, giovane amico con il quale condivido le passioni balcaniche e l’impegno sul turismo responsabile. Dopo aver preso un caffè come si comanda (i vecchi caffè torinesi del centro sono così pieni di cioccolato e di storia da aver un fascino tutto particolare) andiamo in zona Lingotto dove ci attende l’incontro con Michele Rumiz che, per Slow Food, segue l’area balcanica. Stiamo discutendo di un progetto che come "Viaggiare i Balcani" vorremmo realizzare in partenariato con Slow Food, un viaggio lungo il Danubio per scoprire e valorizzare culture alimentari e comunità del cibo di questa grande regione europea. Come sempre, non mancano le idee e nemmeno l’ambizione, ma l’organizzazione di una cosa del genere richiede un lavoro immenso di preparazione. Per la verità ci prendiamo per tempo, visto che si parla di un evento da realizzare nell’estate del 2011, ma che vorremmo già presentare a "Terra madre", nell’ottobre dell’anno prossimo, proprio a Torino. L’idea è condivisa, le suggestioni che ne vengono sono numerosissime, ed è così anche per le opportunità di iniziativa che ne possono scaturire. Ma non c’è tempo da perdere. A febbraio è necessario che la macchina si metta in moto. Rimaniamo con l’idea di avere una risposta formale da parte del presidente di Slow Food nel giro di un paio di settimane e definiamo una prima scaletta di lavoro. Mangiamo qualcosa nel locale sottostante alla sede di Slow Food, "Eataly", il più grande mercato enogastronomico del mondo – come si definisce – che oltre a Torino ha aperto a Tokio, Milano, Bologna e Pinerolo. E’ la fiera della qualità (ma anche della vanità e della gola) oltre che dei prezzi alti. Coniugare qualità ed accessibilità dovrebbe essere possibile, come giustamente dice Slow Food: "buono, pulito e giusto". Ma questa è un’altra storia… Torniamo verso la stazione, Eugenio riparte per Milano ed io faccio quattro passi per la città nel tiepido del pomeriggio. Alle 17.00 è prevista la presentazione di "Darsi il tempo" alla Libreria coop di piazza Castello. Con me ci sono Luca Rastello, giornalista, scrittore e amico, e Antonio Ferigo, vice Presidente dell’Istituto Euromediterraneo del Nord Ovest Paralleli che ha organizzato l’iniziativa. Un po’ di gente è arrivata e così iniziamo a parlare del libro, dei suoi contenuti, delle sue visioni. Il libro è uscito un anno fa e siamo ormai alla quarantesima presentazione, quel che c’era da dire… eppure ogni volta è una discussione diversa. Non parliamo di cooperazione, ma di sguardi sul mondo, degli strumenti per leggere e capire quel che accade intorno a noi, del nostro vocabolario e della necessità di fare una seria manutenzione delle parole. A cominciare della pace e della guerra, che continuiamo a non indagare seriamente, incapaci di far nostro il messaggio di Hannah Arendt sulla "banalità del male". E, sotto questo profilo, "Darsi il tempo" è solo l’avvio di una riflessione. Ci raggiunge anche Alberto Tridente, compagno di mille battaglie. Ogni volta che c’incontriamo programmiamo viaggi oltre oceano, chissà che questa volta non capiti davvero, visto che l’anno prossimo ci sono le elezioni presidenziali in Brasile ed il Presidente Lula è amico di Alberto. Andò così anche nella primavera del 1994 e fu un’esperienza davvero straordinaria. Nelle stesse ore di Torino, a Bruxelles, nella sede della rappresentanza della Regione europea del Tirolo – Alto Adige, una presentazione parallela del libro, con Mauro Cereghini ed un centinaio di persone ad ascoltare e dibattere. Se con questo libro volevamo trovare il tempo per alzare lo sguardo sulle cose del mondo e della cooperazione, possiamo dire di esserci proprio riusciti. Con Antonio, Luca e Silvia finiamo in una bettola, nei pressi di piazza San Carlo. E poi a chiacchierare fino a notte tarda con Luca in uno dei più vecchi caffè del centro, io un "bicerin" e lui uno zabaione tiepido. Poi a nanna, visto che domattina c’è l’Assemblea del PD del Trentino.  
19 Novembre 2009

giovedì, 19 novembre 2009

"La Romania, fra arretratezza e post modernità". E’ questo il titolo della conferenza che devo tenere nel pomeriggio ad Alessandria su invito dell’Istituto per la cooperazione allo sviluppo e la Provincia di Alessandria. Si tratta del terzo ed ultimo incontro di un ciclo di conferenze dedicate alla Romania, in relazione al gemellaggio in corso fra la città piemontese e Alba Julia, antica città di origine romana. Sono stato in più occasioni a visitare questo paese, ne ho seguito nel corso degli anni le vicende seguite alla deposizione di Ceasescu, ho cercato di approfondire i legami economici fra il nostro paese e la Romania nelle forme della delocalizzazione di molte imprese italiane, grazie ai suoi corrispondenti OB fornisce un quadro sempre aggiornato della situazione politica, sociale e culturale della Romania. Ho passato la tarda serata di ieri a rimettere in ordine le idee, raccolgo articoli e pubblicazioni, metto in borsa "Ad est di Bucarest" film straordinario che può venirmi in soccorso qualora manchino le parole. Mi piacerebbe utilizzare "Generazione ‘89", un cortometraggio realizzato dall’Osservatorio e presentato proprio qualche giorno fa a Trento in occasione della conferenza sul ventennale della caduta del muro di Berlino: si riferisce ai giovani rumeni che oggi hanno più o meno vent’anni e che descrivono con parole semplici il loro rapporto con il passato, il presente e il futuro. In realtà potrebbe essere questa la mia relazione, ma l’organizzazione tecnologica è un po’ carente e allora dobbiamo ricorrere alla tradizione orale. Le persone che si sono iscritte al percorso (una trentina) sono quasi tutte donne. E’ più o meno sempre così, quasi che i maschi fossero estranei a questi temi o non avessero nulla da imparare. Fra le presenti , alcune sono donne romene e mentre parlo osservo con attenzione il loro sguardo e le loro reazioni. E’ sempre delicato parlare di luoghi che rappresentano radici e anima di una persona, nel cercare di descriverle in maniera obiettiva ma anche con la necessaria criticità. Ma vedo segni di condivisione ed anche di stupore nel loro sguardo, quando ad esempio parlo dei "Luxuri show", le fiere del lusso che si svolgono a Bucarest e in altre capitali "post comuniste" dove va per la maggiore la Hummer con gli accessori dorati. Parliamo ovviamente anche di cooperazione, della fatica a mettere in moto relazioni di comunità. E mi fa piacere vedere che alcune di loro hanno con sé una copia di "Darsi il tempo" zeppa di bigliettini gialli e di appunti. Finiamo verso le 18.00 e mi metto in auto verso Torino. Chiamo i miei compagni di gruppo che ho abbandonato verso mezzogiorno in un aula che dava segni di forte nervosismo. L’invito che avevo ricevuto qualche mese fa per la conferenza di Alessandria si è sovrapposto infatti ad una riunione piuttosto delicata del Consiglio Provinciale. Si discute delle modifiche proposte alla legge istitutiva delle Comunità di Valle e la minoranza annuncia l’ostruzionismo se non si accoglieranno le loro richieste. La cosa si risolverà solo in tarda serata, accettando la proposta del centro destra di separare la data delle elezioni comunali della prossima primavera con quella dell’elezione diretta di una quota (3/5) dei componenti le assemblee delle Comunità. A Torino cercare una via dove mi hanno prenotato l’albergo, fra ingorghi di traffico e divieti d’accesso, è un’impresa. Finalmente ci riesco e, a questo punto, devo solo decidere se saltare anche la cena oltre al pranzo oppure andare per i fatti miei a prendere qualcosa nella prima trattoria che incrocio. Non amo andare a mangiare da solo ed è troppo tardi per chiamare gli amici. Annoto solo che il pasto che faccio non rimarrà nei miei ricordi. Domani mi attende una giornata tutta torinese: incontri con Slow Food, la presentazione del libro con Luca Rastello e gli amici di "Paralleli", il vecchio amico Alberto Tridente che sento al telefono e che trovo più impegnato che mai. Un vero leone.  
18 Novembre 2009

venerdì, 17 novembre 2017

L’Adige pubblica come fondo un mio commento dedicato al complesso lavoro di costruzione di un soggetto politico in grado di dare rappresentanza politica ad un’area moderata che non si riconosce nel PD. Non so quanto l’Unione per il Trentino corrisponda sul piano nazionale all’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, non vedo pensiero federalista nei nomi dei big che vi hanno aderito, né tanto meno esperienze locali capaci di pensare/agire localmente/globalmente.  Scrivo nel pezzo che un obiettivo tanto ambizioso dovrebbe corrispondere alla rigorosa ricerca di pensieri innovativi e di espressioni territoriali delle qualità che oggi la politica non riesce ad intercettare, e dunque di tempi diversi da quelli imposti da un quadro politico in rapida (quanto presunta) evoluzione. La cosa interessante è che nel corso della mattinata incontro persone di area UpT che si complimentano per un’interlocuzione che avvertono sincera e stimolante, non propagandistica né gridata. O amici che mi fanno un cenno d’intesa. Fra le altre, particolarmente gradita la telefonata di Mario che mi dice di aver detto a Dellai qualche settimana fa le stesse cose che scrivo nel pezzo su L’Adige. Evidentemente inascoltati. Ho la sensazione che le cose che ho scritto (trovate l’articolo nella home) abbia colpito nel segno. Ci immergiamo in una giornata di Consiglio, prevalentemente dedicata ad interrogazioni e ad una proposta di legge del centro destra sulla gratuità dei trasporti nella "periferia" della provincia. Questo mi permette di lavorare su altre cose, in primo luogo sulla mozione che presenterò a fine giornata sul tema della privatizzazione dell’acqua. Oggi in fatti il Parlamento Italiano recepisce in legge il decreto governativo che impone entro la fine del 2011 il passaggio alla gestione privata del servizio. Come Trentino abbiamo competenze primarie in materia di acquedotti e di servizi idrici e dunque la normativa nazionale ci riguarda molto indirettamente, ma il segnale che si vuole dare è che l’acqua rappresenta un bene comune inalienabile, che non può essere soggetto alle leggi di mercato e che, a prescindere dalla forma che può assumere l’assetto societario dell’ente gestore, l’indirizzo pubblico è fuori discussione. Una veloce pausa pranzo con Mauro Cereghini, al quale mi lega un’amicizia tutta particolare, fatta di stima e di profonda sintonia culturale, pur essendo noi persone tanto diverse. Parliamo della conferenza internazionale di OBC, della giornata sul Kosovo, delle prospettive di lavoro e di impegno, a cominciare dal fatto che venerdì andiamo a presentare il nostro "Darsi il tempo", io a Torino e Mauro a Bruxelles.  E poi rientro in Consiglio fino a tarda serata quando in aula inizia una bagarre tanto violenta nei toni quanto futile nelle motivazioni. Protagonisti gli esponenti della Lega che, privi di qualsiasi senso di responsabilità, offrono un’anticipazione di quel che metteranno in scena il giorno successivo attorno alle proposte di modifica della legge sulle Comunità di Valle. Intanto il Governo italiano ha messo la fiducia sul decreto che contiene le norme sulla privatizzazione dell’acqua. Così intorno alle 18 presento la mozione che con Michele Ghezzer e Roberto Pinter  abbiamo predisposto, firmata da tutti i capogruppo della maggioranza. Un atto politico al quale faremo corrispondere impegni concreti in sede di esame della finanziaria, nonché altre iniziative di cui parleremo martedì prossimo quando incontrerò in Trentino i rappresentanti del "Contratto mondiale per il diritto all’acqua" e, successivamente, il prossimo 10 dicembre quando verrà presentato a Trento il libro "La rivoluzione dell’acqua". I giornali locali dedicano un grande spazio alla visita in Trentino del Dalai Lama e alla tavola rotonda "Le Autonomie per il Tibet". Sarebbe importante che le nostre comunità cogliessero lo stretto legame fra il diritto alla libertà e quello ad un uso sobrio e responsabile delle risorse della terra. Il sorridente grido di dolore che il capo spirituale del buddismo tibetano ci ha portato in questi giorni va esattamente in questa direzione.  
16 Novembre 2009

lunedì, 22 novembre 2010

Nella riunione del gruppo consiliare parliamo di scuola. In questi giorni ho tralasciato di parlare in questo blog dell'argomento relativo alla proposta contenuta nella legge finanziaria di andare al superamento delle rigidità della legge sulle scuole materne e della protesta che ha scatenato. Una proposta - quella di mettere mano alla legge 13/77 sulle scuole dell'infanzia - che sembrava pressoché scontata ma che - nel clima avvelenato di questo tempo - dà il là ad una protesta durissima in nome della qualità del servizio e della difesa dei posti di lavoro. Oltre duemila insegnanti in piazza, contro la Dalmaso. Si ripete così un film già visto pochi mesi fa relativamente ai piani di studio della scuola media...
16 Novembre 2009

mercoledì, 12 gennaio 2011

Inizio d'anno. Sono giorni di incontri che si susseguono per fare il punto sui vari ambiti di attività aperti. Dalla programmazione dell'attività consiliare al Forum per la Pace e i Diritti Umani, dalla Fabbrica delle idee e della creatività allo sguardo sul mondo...
14 Novembre 2009

mercoledì, 17 novembre 2010

... Con Ugo Morelli abbiamo in corso sin dai primi anni '90 del secolo scorso un dialogo proficuo lungo traiettorie di vita molto diverse che pure s'incontrano - chissà com'è - sempre più frequentemente nello sguardo sulle relazioni umane, sui conflitti, sulla politica. Anche quando per qualche tempo non abbiamo occasione di incontrarci, in un minuto sappiamo metterci in comunicazione come se il confronto non si fosse mai interrotto. E la cosa più bella è che ciò avvenga non nell'interpretazione di un fatto politico ma nella descrizione di un luogo di campagna o di una persona incontrata. Trovando nei dettagli quello sguardo politico che ci accomuna. E' forse questa curiosità verso le cose e la propensione al trarne motivo di cambiamento ad avvicinarci...
13 Novembre 2009

lunedì, 8 novembre 2010

... Nella sala della biblioteca di Martignano ci troviamo in una quindicina di persone, in un orario che lascia intendere più un momento conviviale che una riunione politica vera e propria. Quel che ne esce è invece un incontro politico a tutto tondo, come forse dovrebbero essere tutte le nostre riunioni, dove peraltro i pasticcini non guastano affatto...
12 Novembre 2009

venerdì, 17 novembre 2017

Venerdì e sabato c’è la conferenza internazionale di Osservatorio Balcani e Caucaso. Appuntamento annuale di rilievo, quest’anno dedicato al ventennale della caduta del muro di Berlino. Il titolo è eloquente: "Il lungo ‘89". Come a dire che la transizione non è affatto finita e che l’Europa è ancora un’incompiuta. Sì, perché quando il muro cadde, le macerie finirono da entrambe le parti e se il comunismo uscì sconfitto anche il modello occidentale non stava poi tanto bene. La fine del bipolarismo fu una valanga che travolse tutto e la storia prese una piega forse imprevedibile verso la quale tutti si trovarono in braghe di tela. La guerra in Jugoslavia fu il simbolo di questo smarrimento e per questo era ed è tutt’oggi fondamentale studiarne la natura e comprenderne i messaggi. Il che – in larga misura – non è avvenuto e continua a non avvenire. Perché stupirsi allora di un’Europa che procede all’incontrario? L’Europa era un progetto politico di pace, di superamento dei confini, di valorizzazione di ogni minoranza, di dialogo mediterraneo. Ci siamo svegliati dal sogno a dover fare i conti con lo scontro di civiltà, con le guerre che ne hanno dilaniato il cuore, con il proliferare dei confini. La conferenza proverà a dare qualche risposta. Le persone chiamate a confrontarsi, di assoluto valore… L’intervento conclusivo della prima giornata di Boris Pahor, grande vecchio di un confine abbattuto ma non nei cuori e nei pensieri di chi vive fra Trieste e Gorizia, da non perdere. Il mio compito è di coordinare la tavola rotonda dal titolo "Dove si è fermata l’integrazione europea?". Negli appunti che sto buttando giù, provo a porne una più radicale: dove si è fermato il progetto politico europeo? Domande che pesano come macigni sul nostro presente e futuro perché i fantasmi che s’aggirano per il vecchio continente si nutrono proprio dell’incapacità di almeno provare qualche risposta. Le conferenze dovrebbero servire proprio a questo. A domani, dunque, e buona notte. PS. Gli incontri, le parole e gli impegni della giornata li riprenderemo nei prossimi giorni.  
12 Novembre 2009

venerdì, 11 dicembre 2009

Mentre scrivo il "diario" della giornata di venerdì, il quotidiano "L’Adige" spara in cronaca delle valli "Nardelli, marcia indietro su Predera". L’articolista anonimo si riferisce alla riunione della Terza Commissione che ieri aveva in discussione il voto sulla petizione popolare contro la localizzazione del biodigestore di Lasino in località Predera. Non so chi abbia dato questa imbeccata, ma la realtà è semplificata e distorta. La cosa vera è che ho presentato un emendamento al documento finale della Commissione che in buona sostanza chiede di indicare un’alternativa prima di dire un definitivo no alla localizzazione prevista dal Piano provinciale. Fatto salvo che la logica "non nel mio giardino" non è accettabile e che la Provincia deve obbligatoriamente dotarsi di un certo numero di biodigestori se non vuole continuare nell’irresponsabile atteggiamento di portare fuori Trentino (a costi elevati) l’80% dell’umido prodotto. Chiedo atteggiamenti responsabili, non demagogia. E voglio vedere chi si farà avanti nell’indicare una localizzazione per il Trentino sud occidentale dopo l’allarme creato paragonando il biodigestore proposto all’impianto di Campiello. La verità è che la politica non sa far altro che rincorrere la pancia, piuttosto che cercare responsabilmente soluzioni. Io non sono dell’idea che necessariamente quella indicata nel piano sia la migliore delle soluzioni possibili (anche se ho trovato il dvd diffuso in questi giorni dall’amministrazione comunale di Lasino tutt’altro che banale) e che ipotesi alternative si debbano cercare: in questa direzione si era espresso del resto il Consiglio provinciale, pur dando per assodato che la localizzazione nell’area della Predera fosse ormai scartata. Ma fino a questo momento si è solo sentito parlare di un’ipotesi nella gola del Limarò proposta dai consiglieri Bombarda e Giovanazzi, che però presenterebbe a sua volta significativi punti di criticità. La Commissione, anche su richiesta di altri consiglieri, ha dunque deciso di riconvocarsi in presenza dell’assessore Pacher per verificare se altre soluzioni sono state presentate e considerate praticabili. Certo è che la ricostruzione giornalistica della riunione della Commissione risulta faziosa ed imprecisa e che ovviamente qualcuno l’ha suggerita visto che l’unico giornalista presente era quello dell’ufficio stampa del Consiglio provinciale. Ma di tali pratiche non mi stupisco più di tanto. La riunione della Terza Commissione prosegue per tutta la mattinata, affrontando in ultima battuta anche la questione dell’Acciaieria della Valsugana con una comunicazione della Giunta Provinciale. Dalla quale non esce alcuna novità se non l’impegno assunto dall’assessore Pacher di attuare un monitoraggio a tappeto sulla situazione ambientale sia in prossimità degli impianti che nell’area di Borgo Valsugana. Nel pomeriggio ho una serie di impegni, con il gruppo di lavoro del progetto "Politica è responsabilità", poi al Forum sul sito dello stesso, poi ancora in centro a Trento con un gazebo del PD per l’iniziativa "1000 piazze d’Italia" per il lavoro e contro un governo che vuole demolire la Costituzione. Infine ancora al Gruppo dove rimango a scrivere fino a tardi quando vado a prendere in stazione Carlo e Olga, di ritorno da Taranto. Città dove l’inquinamento, a proposito di acciaierie, investe in maniera ancora più devastante il territorio che ci ruota attorno e che malgrado questo dà da vivere ad un terzo della popolazione. Contraddizione mai superata. E’ così che continuano ad esistere gli ecomostri che devastano il "bel paese", a Taranto come a Porto Marghera come a Borgo Valsugana. Una contraddizione che segna anche l’intervento di Bruno Dorigatti, su L’Adige di oggi. Ne parlo con Bruno e gli dico molto chiaramente che non sono d’accordo. Ci mancherebbe altri che se una fabbrica avvelena la gente non debba chiudere i battenti, lo dice la legge prima ancora che la politica (tutto questo si chiama "prepolitica"). Ruolo della politicadovrebbe essere quello di indicare scenari per il futuro, dire se quell’insediamento è compatibile o meno con l’idea di sviluppo che si ha (sempre che ne abbiamo una…) del Trentino e che per altro emerge in ogni documento di programmazione degli ultimi anni. A Copenhagen in questi giorni si discute dell’effetto serra sul pianeta come prodotto di un modello di sviluppo industrialista, ma quando si tratta di mettere mano con coraggio alle fonti di insostenibilità, casca l’asino. Accade così che nella valle del Lagorai un mostro incomba e non abbiamo il coraggio di avviare il conto alla rovescia. Accanto alla città più bella del mondo il Petrolchimico ancora disegna i suoi colori di fuoco sulla laguna come un drago immortale. Così nel Golfo di Taranto, dove però la frutta, compresa la Melinda, costa un terzo del prezzo di qui. C’è qualcosa che non quadra.  
11 Novembre 2009

mercoledì, 11 novembre 2009

Giornata fitta d’incontri, certamente positiva. Ma c’è qualcosa che mi rode dentro e che fatico ad elaborare. Credo abbia a che fare con l’oscena sceneggiata del crocefisso ieri in aula e con le cronache dei giornali che a questa rappresentazione della politica oggi danno uno spazio misurato, il che mi lascia profondamente amareggiato e preoccupato. Perché il loro fanatismo mi spaventa. Ma c’è anche dell’altro, poi non molto diverso. Parlo del manicheismo fondamentalista che descrive un mondo fatto di amici e nemici, di fedeli e di traditori, di improbabili coerenze e di comportamenti voltagabbana, della difficoltà di sfuggire a questo corto circuito da parte della gente che invece ama fare il tifo in un’arena dove più scorre sangue e meglio è, della cattiveria e della scarsa onestà intellettuale che c’è in giro. Quel che mi fa più male è la desertificazione del pensiero, per niente estraneo alla crisi della politica, alla mancanza di spazi di riflessione collettiva, alla solitudine sociale. Ma ritorniamo alla giornata. Dopo aver sbrigato un po’ di cose di casa, il primo appuntamento è con il presidente del Consiglio regionale Marco Depaoli per parlare del convegno dell’Osservatorio Balcani e Caucaso in programma venerdì e sabato. Trovo un interlocutore attento e gli dono una copia di "Darsi il tempo". Di seguito sono a Palazzo Raccabruna, per l’incontro di presentazione dei prodotti dell’Agriturismo trentino e del loro nuovo marchio di riconoscibilità. Si parla della valorizzazione delle qualità e della nostra legge sulle filiere. L’incontro cade in una fortuita ma simbolica coincidenza, oggi è l’11 novembre, giorno di San Martino tradizionalmente legata al "ringraziamento" per ciò che ha dato la terra e che nella legge abbiamo prevista come giornata annuale dell’agricoltura trentina. Più passa il tempo, più ho la percezione dell’importanza dell’iniziativa legislativa che abbiamo fatto arrivare in porto. Alle 13.30 ci vediamo con Stefano, Armando e Fabio per il progetto "Politica è responsabilità" che ormai è a buon punto e che a dicembre inizieremo a sperimentare in chiaro. Neanche il tempo di finire questo incontro che devo andare alla sede del Consorzio dei Comuni trentini dove ho appuntamento con il presidente Marino Simoni per parlare del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Gli illustro le linee di lavoro che ci siamo dati e gli propongo una collaborazione permanente (il Consorzio è peraltro fra i partner del Forum), ad iniziare da un itinerario di incontri nelle comunità di valle con i Comuni trentini affinché i temi della pace possano trovare cittadinanza in molti campi di attività. Mi sembra molto convinto dell’utilità di questo percorso e dei temi che ho proposto come altrettanti terreni di confronto con gli amministratori locali. Rimaniamo che a partire da gennaio inizieremo il tour. Dopo di che mi vedo con Roberto Pinter al quale chiedo di aggiornarmi sulle proposte che si stanno discutendo attorno alla strutturazione del PD del Trentino. C’è moltissimo da fare se vogliamo ricostruire un tessuto collettivo, perché è in primis di questo che la politica ha bisogno. Poi con Diego Pancher che mi invece mi racconta delle crepe vistose che si stanno aprendo nel fronte dei Comuni della Piana Rotaliana intorno alla questione dell’inceneritore. Verso le 16.30 mi vedo con Wanda Chiodi alla sede dell’Arci per le possibili collaborazioni, tanto nelle attività del Forum e del Café de la paix qualora questo progetto divenisse realtà, sia dell’iniziativa di qualificazione e formazione politica riconducibile al progetto "Politica è responsabilità". A proposito, la mostra sul "Meleto di Tolstoj" è davvero molto bella e vi consiglio di andarla a vedere. Vorrei andare a casa presto per buttar giù qualche idea per la conferenza internazionale di venerdì, ma quando arrivo è praticamente ora di metter su cena e di riassestare se non altro almeno la cucina. Poi mi metto al computer e più o meno siamo a questo punto. Mentre scrivo il "diario" mi chiama Gloria Bertoldi, segretaria del "sindacato scuola" si sarebbe detto un tempo, dei lavoratori della conoscenza oggi, per un confronto sulla riforma scolastica trentina in discussione e per sentire quel che ne penso. Rimaniamo al telefono più di mezz’ora e conveniamo sull’utilità di un momento d’incontro piuttosto urgente fra il nostro gruppo consiliare e il sindacato su questa partita. Per la conferenza di venerdì, non ho più energie. La notte porterà consiglio e domattina presto cercherò di riordinare le idee. Davanti a me ho l’agendina della Camera dei Deputati del 1989. La sfoglio e sulla data dell’11 novembre c’è scritto "Congresso di DP del Trentino". Vent’anni tondi tondi da quell’assemblea (e da quella relazione) che cambiò il corso del nostro itinerario politico. Vado a leggermi le parole scritte e le cronache di allora. Fabrizio Rasera nella serata introduttiva di quell’ultimo congresso ci parlava delle analogie fra il nostro dibattito congressuale ed il nuovo corso nel PCI. Non è azzardato affermare che quel confronto iniziato vent’anni fa, fra mille peripezie, ha finalmente trovato un approdo possibile.  
10 Novembre 2009

venerdì, 17 novembre 2017

Si riunisce il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige – Sud Titol. L’ordine del giorno questa volta è piuttosto nutrito ed interessante, anche se dobbiamo fare i conti con la strumentalità che assume ogni confronto che avviene in quest’aula. Il primo punto è la legge costitutiva del Comune di Comano Terme dopo il voto nel quale i municipi di Bleggio Inferiore e Lomaso ha scelto di unirsi in un’unica entità. Un fatto importante, che nasce dal basso, ed il nostro è un atto dovuto. Nell’aria c’è la questione dell’esposizione del crocefisso dopo la sentenza della Corte europea. Quest’ultima formalmenteneccepibile, ma che ha l’effetto di un elefante in una cristalleria. Capace cioè di suscitare le reazioni più viscerali. La Lega ha presentato da tempo una mozione e ne chiede l’anticipazione. Nel frattempo arriva in aula una mozione di Morandini sui Laogai, i campi di lavoro forzato istituiti in Cina sin dai tempi di Mao. Il numero dei Laogai e dei prigionieri in essi detenuti è in Cina "segreto di stato". Così i dati sono piuttosto incerti ma non per questo meno inquietanti: c’è chi parla di 280 campi con 230 mila persone detenute, altri di 1.000 campi con un numero di detenuti variabile fra i 4 e i 6 milioni. Di fronte a questa tragedia sarebbe necessario un confronto serio e pacato, ma la tentazione ideologica è così forte che trovare una soluzione unitaria appare arduo, a cominciare dai toni usati dallo stesso consigliere Morandini che accomuna i campi di lavoro ai luoghi che nel novecento hanno portato allo sterminio di milioni di persone. Intervengo per denunciare la gravità di tutti i "laogai" del mondo, in primis quelli del regime comunista cinese e per dare al confronto un registro diverso. Propongo a Morandini una soluzione unitaria e quasi ci riesco, modificando in maniera sostanziale il dispositivo che poi verrà approvato. Ho l’impressione che delle sofferenze dei campi di lavoro importi relativamente e che quel che conta in fondo sia l’esibilizione del problema. Tanto è vero che il dibattito che ne esce mi spaventa per i toni che vengono usati e che mi racconta di muri ideologici spessi più che mai. "Ma quale ideologia" dice il consigliere Borga nel suo intervento in risposta alle mie osservazioni "la parola comunismo non viene mai citata una volta…". Quasi fosse questo il problema. Riecheggiano furori ideologici e religiosi che esploderanno di lì a poco, quando gli esponenti della Lega useranno il crocefisso come una clava della loro propaganda. Il crocefisso appare in aula, il consiglieri della Lega si mettono in posa per farsi immortalare, era quel che volevano e nemmeno li sfiora il pensiero che l’uso che fanno di quel simbolo religioso è a dir poco blasfemo. Ma non gli importa perché la loro religiosità è semplicemente avversità verso altre culture religiose, strumentalità propagandistica, gazzarra. Dopo un po’ di proteste il presidente del Consiglio ne chiede la rimozione ed ordina agli uscieri di rimuovere il crocefisso della discordia. E’ quel che avviene, ma solo dopo aver superato l’ostruzionismo dei pasdaran. Quel Cristo era già sofferente di suo. Iniziamo la discussione sulla legge sulle indennità di carica. La soluzione che abbiamo proposto come maggioranza blocca l’applicazione dell’indicizzazione Istat e nei fatti riduce le indennità nel corso della legislatura del 7,5%. Provvedimento che si va ad aggiungere ai tagli operati nella scorsa legislatura (e fra questi l’abolizione dei vitalizi) e che rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno contro i privilegi della politica. Gli interventi della minoranza sono la fiera della demagogia, un polverone che nasconde un unico scopo, quello di lasciare le cose come stanno. La discussione in aula prosegue fino a tardi, ma non molliamo e alla fine verso le 21.30 la proposta viene approvata a larga maggioranza. Di tutta questa giornata di lavoro, "ovviamente", i telegionali della sera riportano solo la pagliacciata leghista e lo stesso sarà per i giornali del mattino. Il nulla diventa la realtà, il virtuale si auto avvera. Bollettino medico della serata. Gabriella ha 38 di febbre, il rientro di lunedì è stato fatale. Io per il momento me la cavo con la dose quotidiana di antibiotico che devo prendere ancora per un paio di giorni.  
9 Novembre 2009

domenica, 23 luglio 2017

Sono passati vent’anni. Ricordo quel 9 novembre 1989 come se fosse ieri. Le prime notizie arrivarono nella notte che precedeva l’inizio del nostro congresso straordinario con il quale avremmo sciolto DP del Trentino e dato vita a Solidarietà. Era come se gli avvenimenti ci venissero in aiuto di fronte alle difficili e dolorose scelte maturate in quei mesi e che ora arrivavano a compimento. Fu come un fiume in piena. E noi, di quel fiume, ci sentivamo parte, eravamo parte. Nel manifesto congressuale parlammo di "anticapitalismo e libertà", utilizzammo la storica immagine di Fausto Coppi e Gino Bartali che si passano la borraccia dell’acqua nella fatica di una strada di montagna, rompemmo gli schemi aprendo il congresso non con una relazione bensì con una tavola rotonda in cui a dialogare con noi c’erano Vittorio Cristelli e Franca Berger, Giuseppe Mattei e Renato Ballardini, Alberto Robol e Fabrizio Rasera, storie diverse per un possibile rimescolamento delle carte. A confrontarsi con il nostro documento congressuale e con quel che accadeva a Berlino in quelle stesse ore. Ci avevamo lavorato per tutta l’estate, all’elaborazione di un documento politico congressuale nel quale avevamo misurato ogni parola seguirono quattordici incontri sul territorio, lunghe discussioni con chi non se la sentiva di rompere definitivamente i pur sottili legami che ancora resistevano con il partito a livello nazionale. Ed ora era come arrivare ad un appuntamento con la storia. In quella stessa domenica di novembre Achille Occhetto andò alla Bolognina a proporre quel che prima era impensabile, la fine del PCI. Tant’è vero che "la Repubblica" del 13 novembre, nel riportare a tutta pagina dell’affondo del segretario del PCI, riportò un riquadro che recitava "Trento, DP non esiste più. Ora si chiama Solidarietà". Come potete capire per me la caduta del muro non è solo un avvenimento che ha cambiato la storia. E’ un passaggio della mia vita, della mia e nostra ricerca culturale e politica. Era come se in quelle ore in cui il simbolo violento del bipolarismo andava in frantumi noi fossimo lì, palpitassimo con le migliaia di persone che lo facevano a pezzi. Abitavamo il nostro tempo. Una piacevole sensazione che mi ha accompagnato nel trascorrere degli anni. Anni difficili e dolorosi, a dispetto delle grandi speranze che la caduta del muro aveva fatto nascere. E ben presto la speranza s’infranse. La fine del comunismo tirò giù tutto il resto. Seguirono guerre e pulizie etniche, compreso il riapparire dei campi della morte nel cuore dell’Europa. In questi vent’anni è davvero cambiato tutto, persino le carte geografiche. E anche noi. Guardo le immagini televisive che inquadrano degli anziani signori a stento riconoscibili nei personaggi che furono i protagonisti di quegli avvenimenti. Ma sono proprio loro, Helmut Kohl, Lech Walesa e Michail Gorbaciov. Non s’avverte serenità nei loro sguardi di vecchi, nonostante i sorrisi di circostanza, piuttosto amarezza. Hanno fatto la storia, ma la storia si prende beffa di loro. E di noi. In serata ho la riunione del Consiglio del Forum. Parliamo del convegno scientifico sul Tibet, della conferenza annuale dell’Osservatorio Balcani e Caucaso, del recente viaggio in Palestina. Le parole che usiamo non nascondono la fatica ed il disincanto. Ci conforta l’idea che in fondo anche il muro di Berlino quel giorno andò in pezzi quasi per caso.