Effettivamente è inverno. Mentre rientro a tarda notte, sono le 1.30, dall’incontro di Roncegno sul tema dell’inquinamento ambientale, la neve scende che è una meraviglia. Le strade sono completamente imbiancate, il traffico è rarefatto, qualche camion spartineve e qualche auto in panne. Riavvolgiamo il nastro. Verso le 18.00 ci sentiamo con Daniela Lovato, consigliera comunale di Roncegno, per chiederci se la serata è confermata. Verrà meno gente, ci diciamo, ma l’incontro è atteso. Sarà così. Raggiungo San Donà, piccola frazione dell’Argentario, con un po’ di difficoltà perché la neve comincia a fare sul serio. Nella storica sede che fu del PCI c’è un incontro prenatalizio promosso dal Circolo del PD al quale sono stato invitato per parlare sul tema dell’acqua e dei rischi di privatizzazione. La tavola è imbandita e c’è attesa per un’ottima pasta e fagioli, quindi non mi dilungo più di tanto nel presentare l’argomento e l’ordine del giorno che è stato approvato in Consiglio provinciale. C’è molto interesse e ci vorrebbe più tempo di quello che ho a disposizione per rispondere alle domande e alle osservazioni che vengono proposte. E’ proprio vero che l’acqua tocca corde profonde, come dicono in america latina "l’acqua è il sangue della terra", la vita, la ricchezza dei territori che paradossalmente si trasforma in espropriazione, violenza, impoverimento. Mi spiace dovermene andar via, ma Daniela mi aspetta a Cognola. Saluto tutti e avverto affetto. La strada verso Roncegno non è lunga, ma nonostante la Panda 4×4, arriviamo a destinazione che sono da poco passate le 20.30. Il luogo dell’incontro è un vecchio Albergo dei tempi dell’impero, il Villa Rosa, testimonianza di un antico splendore di quest’area termale oggi circondata da un modello di sviluppo pesante e certamente contraddittorio con le vocazioni naturali della valle. Contrariamente alle aspettative, nonostante nevichi abbondantemente, ci sono ad attenderci più di cento persone. I relatori sono Maria Elena Di Carlo (medico pediatra), Marco Rigo (medico di base), Piergiorgio Jobstraibizer (geochimico) insieme al Sindaco di Borgo Valsugana e al sottoscritto. Non è una serata gridata. Non si cerca il clamore. Ringrazio davvero Daniela per aver impostato in maniera seria il confronto, perché basterebbe un niente per infuocare la discussione, per accendere gli animi, per rinfocolare lo scontro fra cittadini e lavoratori. Invece prevale il ragionamento. Non ci sono dati eclatanti, anche se le parole dei medici nel descrivere i rischi che i metalli pesanti provocano sulla salute di tutti e dei bambini in particolare non sono certo rassicuranti. Ma nelle parole che usano c’è senso di responsabilità piuttosto che allarmismo. Anche per questo il confronto può svilupparsi nell’analisi di quel che è accaduto e nella ricerca delle soluzioni. Negli interventi dal pubblico c’è, per la verità, un po’ il desiderio di polemizzare, ma il senso di responsabilità prevale. Così mi è facile dire quel che ha fatto e deve fare la politica. Collegando la vicenda dell’ex cava di Monte Zaccon alla questione dell’Acciaieria di Borgo, non solo perché nella prima scaricava la seconda, ma ponendo il tema di quale modello di sviluppo pensiamo compatibile con le caratteristiche della Valsugana. Qui non si tratta di stabilire se le analisi sono nella norma oppure no, perché le norme cambiano a seconda delle sensibilità e delle conoscenze del tempo, perché le analisi non sempre si fanno per scoprire qualcosa. Racconto degli otto mesi di lavoro della terza commissione provinciale incaricata di indagare su ciò che non ha funzionato nei controlli ambientali e delle conclusioni a cui siamo arrivati, condivise da tutto il Consiglio. Delle violazioni della legge se ne sta occupando la Magistratura, per tutto il resto vale il principio di prudenza e la ricerca di soluzioni che ci permettano di imboccare ora delle strade di riconversione industriale per permettere a questa valle di non ritrovarsi fra dieci anni a dover ancora dipendere dalle misurazioni della qualità dell’aria e dalla logica del profitto che dell’ambiente e della salute delle persone, lavoratori per primi, se ne fa un baffo. Provo a dire quali potrebbero essere le prospettive, le filiere, gli ambiti naturali di sviluppo della Valsugana, provo anche a rassicurare i lavoratori delle Acciaierie che non hanno nulla da temere, considerato che la Provincia Autonoma di Trento ha saputo affrontare situazioni di crisi ben maggiori. I complimenti del sindaco di Borgo alla fine del mio intervento non mi sembrano affatto rituali, pur essendo lui espressione di un’altra parte politica. Il dibattito prosegue fino a mezzanotte e mezza. Poi, finito l’incontro, uno scambio di opinioni con i sindaci presenti e con qualche ex lavoratore che nelle acciaierie ci ha passato parte della propria vita, per ritrovare conferma nelle loro parole che in nome dello sviluppo (e del lavoro) nel tempo quell’insediamento industriale ha lasciato dietro di sé una scia nera. Ci sarebbe una storia di trent’anni da ricostruire. Del resto, se non si sedimenta memoria, la storia è destinata a ripetersi all’infinito. Vedo in Daniela la soddisfazione per la riuscita della serata. E un po’ di rammarico per l’assenza degli amministratori di Roncegno. Ne parliamo lungo il viaggio di ritorno, necessariamente rallentato. Arrivo a Cadine che la neve supera i venti centimetri. E considerato che sono senza pranzo e senza cena, mi imbandisco la tavola. Mi sa che domani non andrò a Bologna.