29 Dicembre 2009

martedì, 29 dicembre 2009

Non voglio pensare ad Alex, Diego, Erwin e Luca come a degli eroi. Nel fermarmi un istante davanti a ciascuna di quelle bare nella piccola chiesa di Canazei gremita all’inverosimile, mi viene di pensare a loro come persone normali, con la loro grande passione per la montagna, con la gioia di farsi in quattro per aiutare chi fra quelle montagne poteva trovarsi in difficoltà, con la paura di chi quelle montagne le sa rispettare conoscendone il fascino ma anche le insidie. Se il Trentino è diverso è anche perché c’è tanta gente così, che ha contribuito – nel soccorso alpino come nei tanti luoghi del volontariato – a far diversa questa nostra terra. Il valore della gratuità e del dono, del sentirsi responsabili e del mettersi a disposizione, dell’essere parte di una comunità e dell’andarne fieri… Allo stesso modo, in queste ore, di fronte all’insorgere quasi rituale delle polemiche sull’irresponsabilità di chi si permette i fuoripista e sul grado di rischio accettabile nei soccorsi, mi hanno colpito molto la compostezza e la profondità delle risposte dei loro compagni, nel non rivendicare né regole, né sicurezza, ma la cultura del rispetto e del limite. E’ il messaggio più forte che leggo nei volti e avverto nell’aria fredda di Canazei, nel mare rosso di giacche a vento che sono lì a dare un ultimo saluto ai loro amici e dove per un attimo sembrano come scomparse le pellicce e gli assurdi fuoristrada dei vacanzieri.  
28 Dicembre 2009

lunedì, 28 dicembre 2009

Nei giorni di Natale il diario potrebbe essere un semplice cartello con scritto "chiuso per ferie". In realtà non è esattamente così. Uso queste giornate per recuperare un po’ di lavoro arretrato, per rispondere alla posta arretrata, per preparare una pubblicazione da inviare a un po’ di persone sulla legge sulle filiere corte, per scrivere una nuova "Lettera agli amici", una sorta di rapporto semestrale del mio impegno politico ed istituzionale. E per leggere. Sono da un paio di giorni su "Il paese delle prugne verdi" di Herta Müller, premio Nobel per la letteratura 2009. Un romanzo ambientato in Romania o, più precisamente in quella parte del paese un tempo abitata da popolazioni di origine sassone e ungherese che ben conosco per averne seguito le vicende storiche e per esserci stato in molti viaggi del turismo responsabile. Avverto nei luoghi descritti una certa familiarità, il ritmo dello scrivere dell’autrice dapprima ostico diventa avvolgente, l’uso delle parole mai banale. Tutto ruota attorno alla figura di Lola, spirito libero e sensibile e per questo fuori posto là dove tutto fingeva di essere in ordine. "Quando non sopporti la vita, metti in ordine l’armadio". La vita diventa insopportabile e l’armadio il luogo del suicidio. Ma il suo diario continuerà a parlare oltre ogni perquisizione e pedinamento, a dispetto di un potere che lascerà segni profondi anche dopo la sua caduta. Qualche giorno fa, a conclusione della maratona consiliare sulla finanziaria, ricordavo in queste pagine di un flash che mi era venuto uscendo dal palazzo nel vedere la neve scendere e coprire tutto. Era un’immagine di "Ad est di Bucarest", quando durante una trasmissione televisiva dedicata all’anniversario della caduta del regime e incentrata attorno alla domanda "C’è stata la rivoluzione nella nostra città?" arriva l’ennesima telefonata, questa volta però di una donna che non prende parte alla disputa e che dice: "Vi ho chiamato per dirvi che fuori nevica. Sì, nevica. Come una volta. Siate felici per questa neve, perché domani sarà di nuovo tutto fango". Parole, possono essere la cosa più bella che sappiamo fare. Nel riascoltarle, ieri sera con qualche amico, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Quel fango che ancora copre le vite in quel paese, specie quelle di chi non sa – per scelta, per indole  o per ragioni generazionali – indossare i panni dell’uomo d’affari. E’ un po’ che non sento Gheorghe. Quando l’ha sentito Carlo – qualche settimana fa – la neve a Galati ricopriva tutto.  
25 Dicembre 2009

martedì, 12 aprile 2011

... trovo una bella sorpresa. Gheorghe arriva dalla Romania con il suo vecchio furgone, inossidabile quand'anche pieno di acciacchi per l'età (il furgone, intendo). Oltre che di anni è carico anche di cesti di vimini fatti a mano, molto belli, che gli serviranno per pagarsi il viaggio. Gheorghe è qui per cercare lavoro, nel suo paese - dice - stanno diventando tutti iene. E lui, animo gentile, è fuori gioco. L'altra faccia dell'Europa, in quel post comunismo dove più niente è collettivo, dove il senso di comunità lo trovi solo nelle campagne, dove la cultura è sempre più rara, demolita dalla volgarità dei nuovi ricchi e dalla difficoltà del vivere. Benvenuto, fratello.
23 Dicembre 2009

mercoledì, 23 dicembre 2009

Nel diradarsi degli impegni, oggi vi voglio parlare di come un gruppo di giovani trentini, studenti della Facoltà di Architettura di Venezia, abbiano deciso di dedicare la loro tesi al "fiume della Melodia" come Hölderlin  chiamava il Danubio. "Donauvan" è il titolo del loro progetto di ricerca, immaginando il Danubio "come infrastruttura europea, ambito idrografico, arcipelago di nazioni, confine liquido tra paesaggi, incontri e racconti, attraverso un bacino idrografico di 817.000 km2, lungo un fiume di 2888 km, 4 capitali, 8 lingue". Un anno di lavoro fatto di tante cose. Tre mesi di esplorazione dalle sorgenti della Foresta Nera fino alle foci del Mar Nero, seguita dalla raccolta dati, sistematizzazione e sintesi dei materiali raccolti ed infine di elaborazione di uno scenario progettuale nell’area del Delta. E, da ultimo, la presentazione della tesi. Che mi consegnano e che trovo interessantissima, fatta di carte geografiche, appunti di viaggio, parole di un possibile glossario danubiano. Incontro Alberto e Matteo nel mio ufficio, al Gruppo. Dico loro che occuparsi del Danubio significa interrogarsi sull’Europa. Uno dei temi – l’Europa – che come Forum per la Pace abbiamo deciso di approfondire nel nostro itinerario di lavoro e provo a riflettere con loro come poter valorizzare  questa ricerca. Un libro? Una settimana della cultura danubiana dove trovare uno spazio specifico per questa ricerca? Li informo che con "Viaggiare i Balcani" e "Slow Food" stiamo pensando ad un "viaggio lungo i sapori del Danubio", in cantiere per giugno 2011 e che ci farebbe piacere poterli coinvolgere in questo progetto. L’Europa la si costruisce in primo luogo nelle corde dei cittadini europei, quel che oggi non c’è. Un progetto culturale prima ancora che politico di straordinario valore perché oltre. Oltre il ‘900 degli stati nazionali, oltre una cortina di ferro che a vent’anni dall’89 ancora promana i suoi veleni, oltre la divisione fra oriente e occidente, oltre lo scontro di civiltà. Per questo trovo importante che dei giovani trentini si pongano queste domande e questo orizzonte. E che la politica e le istituzioni siano capaci di sintonizzarsi con questa lunghezza d’onda. Del resto stiamo in questi luoghi anche per questo. O no?  
22 Dicembre 2009

martedì, 22 dicembre 2009

Dovrei partire sul presto per Bologna dove mi attenderebbe una mattinata in una scuola superiore per parlare di Europa e Balcani. Il notiziario delle 7.00 dice che il nord d’Italia è paralizzato dalla neve, difficoltà di circolazione dei treni come per le auto. Guardo dalla finestra per salutare Carlo che deve andare in ospedale per un piccolo intervento e la neve effettivamente ricopre tutto. Così chiamo gli amici di "Adottando" che mi hanno invitato e dico loro che dovremmo spostare la cosa a gennaio. Già che c’ero avevo anche programmato a Bologna qualche altro incontro, ma salta tutto. La giornata si libera… la neve attorno a casa richiede però di essere spalata. Due ore di lavoro, con Nina che mi salta intorno divertendosi ad affondare il muso nella neve. L’agenda sgombra di impegni mi permette di recuperare tempo prezioso per riordinare le cose da fare, rispondere ad un po’ di persone, scrivere. Butto giù qualche riga come messaggio augurale del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani (che trovate in prima pagina), lavoro su una brochure informativa della legge sulle filiere e poi vado in ufficio, al gruppo. Anche lì ho un sacco di cose da mettere in ordine dopo i giorni della finanziaria. Verso le 18.00 alla sede di via Brennero c’è un momento d’incontro per farci gli auguri e per ringraziare Giuliano Andreolli che dopo anni di lavoro al partito ha deciso di imboccare una nuova strada professionale. E’ visibilmente emozionato, anche perché quello che ha deciso di lasciare è un lavoro avvolgente e appassionante, ne so qualcosa. In bocca al lupo. A sera la neve si è trasformata in acqua e piove a dirotto. Ma ho ancora un impegno serale, l’incontro dell’Associazione Progetto Prijedor. E’ un passaggio importante e delicato quello di cui si discute, perché dopo dodici anni si inizia a ragionare di costruire una dimensione nuova, l’idea di un Tavolo Balcani che metta in rete tutte le esperienze di cooperazione e volontariato che operano nella regione, o quanto meno quelle più significative. C’è, come è normale che sia di fronte all’innovazione, qualche resistenza e preoccupazione, ma anche la consapevolezza che dopo tutti questi anni di un’esperienza davvero interessante e innovativa c’è la necessità di una discontinuità e di darsi un nuovo orizzonte. Immaginavo un incontro veloce, in realtà si andrà avanti fino alle 23.00. Sul merito del confronto ci ritornerò nei prossimi giorni, anche in vista dell’assemblea dell’associazione che si terrà a gennaio. Intanto continua a piovere, le strade sono un disastro e c’è acqua e ghiaccio ovunque. A proposito… in un’altra parte della città ci sarebbe un incontro proprio dedicato al tema dell’acqua, serata proprio in tema.  
21 Dicembre 2009

lunedì, 21 dicembre 2009

Effettivamente è inverno. Mentre rientro a tarda notte, sono le 1.30, dall’incontro di Roncegno sul tema dell’inquinamento ambientale, la neve scende che è una meraviglia. Le strade sono completamente imbiancate, il traffico è rarefatto, qualche camion spartineve e qualche auto in panne. Riavvolgiamo il nastro. Verso le 18.00 ci sentiamo con Daniela Lovato, consigliera comunale di Roncegno, per chiederci se la serata è confermata. Verrà meno gente, ci diciamo, ma l’incontro è atteso. Sarà così. Raggiungo San Donà, piccola frazione dell’Argentario, con un po’ di difficoltà perché la neve comincia a fare sul serio. Nella storica sede che fu del PCI c’è un incontro prenatalizio promosso dal Circolo del PD al quale sono stato invitato per parlare sul tema dell’acqua e dei rischi di privatizzazione. La tavola è imbandita e c’è attesa per un’ottima pasta e fagioli, quindi non mi dilungo più di tanto nel presentare l’argomento e l’ordine del giorno che è stato approvato in Consiglio provinciale. C’è molto interesse e ci vorrebbe più tempo di quello che ho a disposizione per rispondere alle domande e alle osservazioni che vengono proposte. E’ proprio vero che l’acqua tocca corde profonde, come dicono in america latina "l’acqua è il sangue della terra", la vita, la ricchezza dei territori che paradossalmente si trasforma in espropriazione, violenza, impoverimento. Mi spiace dovermene andar via, ma Daniela mi aspetta a Cognola. Saluto tutti e avverto affetto. La strada verso Roncegno non è lunga, ma nonostante la Panda 4×4, arriviamo a destinazione che sono da poco passate le 20.30. Il luogo dell’incontro è un vecchio Albergo dei tempi dell’impero, il Villa Rosa, testimonianza di un antico splendore di quest’area termale oggi circondata da un modello di sviluppo pesante e certamente contraddittorio con le vocazioni naturali della valle. Contrariamente alle aspettative, nonostante nevichi abbondantemente, ci sono ad attenderci più di cento persone. I relatori sono Maria Elena Di Carlo (medico pediatra), Marco Rigo (medico di base), Piergiorgio Jobstraibizer (geochimico) insieme al Sindaco di Borgo Valsugana e al sottoscritto. Non è una serata gridata. Non si cerca il clamore. Ringrazio davvero Daniela per aver impostato in maniera seria il confronto, perché basterebbe un niente per infuocare la discussione, per accendere gli animi, per rinfocolare lo scontro fra cittadini e lavoratori. Invece prevale il ragionamento. Non ci sono dati eclatanti, anche se le parole dei medici nel descrivere i rischi che i metalli pesanti provocano sulla salute di tutti e dei bambini in particolare non sono certo rassicuranti. Ma nelle parole che usano c’è senso di responsabilità piuttosto che allarmismo. Anche per questo il confronto può svilupparsi nell’analisi di quel che è accaduto e nella ricerca delle soluzioni. Negli interventi dal pubblico c’è, per la verità, un po’ il desiderio di polemizzare, ma il senso di responsabilità prevale. Così mi è facile dire quel che ha fatto e deve fare la politica. Collegando la vicenda dell’ex cava di Monte Zaccon alla questione dell’Acciaieria di Borgo, non solo perché nella prima scaricava la seconda, ma ponendo il tema di quale modello di sviluppo pensiamo compatibile con le caratteristiche della Valsugana. Qui non si tratta di stabilire se le analisi sono nella norma oppure no, perché le norme cambiano a seconda delle sensibilità e delle conoscenze del tempo, perché le analisi non sempre si fanno per scoprire qualcosa. Racconto degli otto mesi di lavoro della terza commissione provinciale incaricata di indagare su ciò che non ha funzionato nei controlli ambientali e delle conclusioni a cui siamo arrivati, condivise da tutto il Consiglio. Delle violazioni della legge se ne sta occupando la Magistratura, per tutto il resto vale il principio di prudenza e la ricerca di soluzioni che ci permettano di imboccare ora delle strade di riconversione industriale per permettere a questa valle di non ritrovarsi fra dieci anni a dover ancora dipendere dalle misurazioni della qualità dell’aria e dalla logica del profitto che dell’ambiente e della salute delle persone, lavoratori per primi, se ne fa un baffo. Provo a dire quali potrebbero essere le prospettive, le filiere, gli ambiti naturali di sviluppo della Valsugana, provo anche a rassicurare i lavoratori delle Acciaierie che non hanno nulla da temere, considerato che la Provincia Autonoma di Trento ha saputo affrontare situazioni di crisi ben maggiori. I complimenti del sindaco di Borgo alla fine del mio intervento non mi sembrano affatto rituali, pur essendo lui espressione di un’altra parte politica. Il dibattito prosegue fino a mezzanotte e mezza. Poi, finito l’incontro, uno scambio di opinioni con i sindaci presenti e con qualche ex lavoratore che nelle acciaierie ci ha passato parte della propria vita, per ritrovare conferma nelle loro parole che in nome dello sviluppo (e del lavoro) nel tempo quell’insediamento industriale ha lasciato dietro di sé una scia nera. Ci sarebbe una storia di trent’anni da ricostruire. Del resto, se non si sedimenta memoria, la storia è destinata a ripetersi all’infinito. Vedo in Daniela la soddisfazione per la riuscita della serata. E un po’ di rammarico per l’assenza degli amministratori di Roncegno. Ne parliamo lungo il viaggio di ritorno, necessariamente rallentato. Arrivo a Cadine che la neve supera i venti centimetri. E considerato che sono senza pranzo e senza cena, mi imbandisco la tavola. Mi sa che domani non andrò a Bologna.  
18 Dicembre 2009

venerdì, 18 dicembre 2009

Oggi dovremo finire la maratona in Consiglio provinciale sulla Finanziaria. Abbiamo ancora una parte consistente degli articoli (e degli emendamenti) e le dichiarazioni finali ma, grazie, alla comunicazione della Giunta alle minoranze sugli emendamenti accettati la situazione si sblocca. Non gli interventi fatti solo perché c’è la diretta televisiva, anche a tarda notte. Procediamo con ordine. Di primo mattino vedo Claudia Vorobiov per "Viaggiare i Balcani". Il lavoro che sta facendo è davvero prezioso e così devo dire anche per il gruppo di lavoro al quale ormai porto un contributo limitatissimo, passaggio di conoscenza e qualche idea, come quella sulla quale stiamo lavorando con Slow Food per un viaggio lungo i sapori del Danubio a fine giugno del 2011. Ne parleremo, ma se qualcuno vuol sin d’ora prenotarsi si faccia avanti. Poi attacca il Consiglio. Mi chiama Daniela Lovato per darmi conferma della serata a Roncegno, lunedì prossimo, dedicata al tema dell’inquinamento ambientale e all’acciaieria. Lavoro su un paio di interrogazioni e poi mi tuffo in Consiglio. Si vota in continuazione e dunque gli incontri che mi sono organizzato durante il giorno proseguono a singhiozzo. Ritorno in aula e le agenzie battono la notizia della sparizione della scritta in ferro battuto "Arbeit macht frei" che campeggiava all’entrata del campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau e la cosa mi tiene inquieto per quel che rimane di questo giorno. Parlo con l’assessore Pacher sul senso che può avere questo meccanismo ormai diventato un po’ rituale per cui ogni anno passiamo una settimana in apnea a discutere articoli e a contrattare un po’ come fossimo al mercato con l’opposizione per evitare l’ostruzionismo. Ragioniamo insieme su un idea che potrebbe essere più distesa di confronto politico e di ascolto del territorio, un bilancio partecipato che eviti di dover entrare nel merito di aspetti di natura prevalentemente amministrativa, lasciando questo lavoro alla disamina articolata delle commissioni. Ci avviciniamo alle 23.00 e sembra ormai di essere sul filo di lana. Non sarà così. La diretta televisiva fa sì che tutti i capogruppo intervengano non per aggiungere considerazioni nuove (siamo in aula da cinque giorni), ma semplicemente per occupare il tempo che hanno ancora a disposizione e per un po’ di pubblicità. Parole che non rimarranno alla storia. L’unica eccezione sono quelle – poche e misurate – che la nostra compagna di gruppo Sara Ferrari dedica in ricordo di Gianni Lenzi, consigliere provinciale che non è più con noi, scomparso nell’oceano Atlantico con Rino e Luigi. E’ bello uscire verso l’una e vedere che fuori scende la neve. Un flash mi ricorda "Ad est di Bucarest" di Corneliu Porumboiu, un film bellissimo che vi consiglio.  
17 Dicembre 2009

giovedì, 17 dicembre 2009

Mentre scrivo sono alla dodicesima ora di presenza in aula. Abbiamo concluso gli ordini del giorno, quelli che mi vedevano primo firmatario sono stati approvati come del resto gli altri presentati dal gruppo, e siamo passati agli emendamenti. Il ritmo di approvazione non è speditissimo, la minoranza non ha ancora deciso quale atteggiamento tenere e del resto l’opposizione si è vista approvare un numero considerevole di  ordini del giorno. Inizia l’esame degli emendamenti, quelli ammessi sono quasi duecento. All’articolo 3 si discute di cooperazione e dei meccanismi di rendicontazione. Conosco questa materia fin nei minimi dettagli, ma ascoltando gli interventi mi cascano le braccia. Mi limito a modificare l’emendamento che in un primo momento il gruppo aveva presentato, trovando una mediazione ragionevole con la Giunta. Tutto scorre tranquillo grosso modo fino alle 23.00. Poi, per effetto di un rituale consunto quanto inefficace, la Lega inizia a chiedere il voto segreto e quel che dovrebbe comportare qualche minuto porta via mezz’ora di lungaggini. L’esito è scontato, non vi sono sorprese nel voto, nemmeno quando ci sarebbero elementi di criticità che pure emergono anche nelle fila della maggioranza. Si reitera la richiesta di voto segreto da parte del capogruppo della Lega. Tempo irripetibile, nelle mani di persone dal dubbio equilibrio psichico. Non se se incazzarmi o sorridere, considerato che in altre legislature si è visto anche di peggio. E’ mezzanotte passata che approviamo con voto segreto l’articolo 10 su un totale di 70. Chiediamo alla Giunta di indicare preventivamente quali sono gli emendamenti della minoranza che verranno accettati e la risposta favorevole della Giunta determinerà lo sbloccarsi della situazione. Quando arrivo a casa, un po’ di relax, un bicchiere di "Dies Irae", una falangina del beneventano straordinaria accompagnata da un po’ di pecorino abruzzese. Nell’ultimo dei Tg le immagini del condottiero ferito. Nonostante i sondaggi dicano il contrario, la sua è un’immagine crepuscolare.  
16 Dicembre 2009

mercoledì, 16 dicembre 2009

E’ ancora notte quando Gabriella mi saluta, un bacio e via. Dopo un po’ mi alzo anch’io, Nina rivendica un po’ di attenzione e allora gli dedico cinque minuti di coccole. Poi al computer, posta e quant’altro. Poco dopo ancora, entro in quell’aula ricoperta di moquettes che ci farà da "paesaggio" per tutto il dì. La discussione in aula sulla manovra finanziaria è davvero mediocre, non c’è niente da fare. In compenso c’è un grande lavorio attorno agli ordini del giorno e ad alcuni emendamenti che delineano  posizioni cristallizzate. Avverto come estraneo questo modo di agire. Un po’ perché riflette l’incapacità di ascoltarsi e di ricondurre a sintesi i nodi che affrontiamo, più attenti al richiamo di pezzi di elettorato che al farsi carico di posizioni diverse. Un po’ perché le smanie di protagonismo fanno sì che il giorno dopo sui giornali ci sia la cronaca dettagliata di tutte le nostre incertezze, come se si trattasse di un braccio di ferro fra radicali e "mammolette" (io sarei  fra queste, naturalmente). No, non mi piace questa rappresentazione. E mi fa sorridere associare la radicalità alle posizioni della Gilda o di certi consiglieri. Inutile nasconderci dietro un dito. Fin quando nel PD del Trentino non ci saranno luoghi di confronto e di sintesi politica, ci porteremo appresso approcci e pensieri anche molto diversi. Non che ciò sia di per sé negativo, ma in assenza di istanze di confronto collettivo, ognuno è legittimato a fare e dire quel che gli pare. Tanto che appare normale che si proponga il ripristino della figura del Sovrintendente scolastico, cosa che riprovo papale papale in un ordine del giorno presentato dal consigliere Casna della Lega. Se poi gli emendamenti si pensano per forzare la mano al governo provinciale, il ritirarli o il considerarli inammissibili diventa l’esatto opposto, una sconfitta. E i giornali, che delle segrete cose sanno tutto, vanno a nozze, dando così credito ad una descrizione della politica come campo di battaglia. Quel che non è gridato non interessa. Così degli interventi che provano a dire qualcosa di riflessivo, non traspare nemmeno una riga. Non ti curar… verrebbe da dire, ma poi sono le stesse persone che ti hanno votato a chiederti che fine hai fatto. Mi prendo il tempo nella pausa di ora di pranzo per fare un incontro con la Fondazione Fontana di Padova, interessata a proseguire una collaborazione nella cooperazione di comunità in Bosnia Erzegovina. Così decidiamo di proporre la costituzione di un fondo di microcredito sul turismo rurale a Prijedor, funzionale alla realizzazione di opere di piccola ristrutturazione nelle aziende agrituristiche che si sono messe in rete anche grazie alle attività sviluppate in questi anni in collaborazione con la comunità trentina. Gli interventi si susseguono, ma sostanzialmente non c’è confronto. A tarda sera le conclusioni del Presidente rispondono più alle obiezioni sul Trattato di Milano che alle domande poste dai consiglieri della sua stessa maggioranza. Il che non va bene, perché una buona parte della dialettica politica in Trentino si svolge proprio in una maggioranza che esprime oltre il 60% degli eletti. Il resto assomiglia molto ad un gioco delle parti. Durante il pomeriggio una raffica di incontri a margine dei lavori, così per non buttare il tempo. Alle 20.15, dopo mezz’ora di pausa, riprendono i lavori con l’inizio della discussione sugli ordini del giorno. In poco più di due ore ne vengono esaminati una ventina, alcuni di peso, altri meno.  Su due di questi mi voglio soffermare un attimo, uno sulla scuola a firma dei consiglieri del PdL e uno proposto dal PD del Trentino che mi vede primo firmatario sulla situazione dell’abitato di Gardolo. Quello del PdL si proponeva di sospendere i provvedimenti della Giunta provinciale in materia di piani di studio. Cosa che divide il nostro Gruppo, un consigliere vota con il PdL, uno se ne va. Ricordo che all’inizio di questa legislatura abbiamo iniziato a vederci con un gruppo di lavoro che pose già un anno fa i nodi irrisolti (la non applicazione della legge 5/2006) che poi sono venuti al pettine ma in forma assolutamente spuria (e per molti versi corporativa) nelle proteste delle scorse settimane. Non passa. Quello su Gardolo (che ritrovate nella prima pagina) trova un largo consenso, pur con i distinguo di una minoranza che mal sopporta che siano partiti del governo provinciale e comunale a porre questioni relative alla qualità del vivere in quest’area sottoposta ad un surplus di funzioni e contraddizioni. Ma è la prima volta che viene proposto un Patto, un accordo di programma fra Provincia e Comune per garantire a questa parte svantaggiata del Comune di Trento la necessaria attenzione sul piano delle opere e dei servizi alla collettività e alle persone. Ore 22.35, si chiude. A casa tutti dormono.    
15 Dicembre 2009

martedì, 15 dicembre 2009

Secondo giorno di Consiglio sulla manovra finanziaria 2010 – 2012. Sono da poco passate le 8 del mattino quando ci si trova con la maggioranza ad esaminare gli emendamenti.  Sarebbe buona pratica prima di presentare emendamenti e ordini del giorno di concordarne i contenuti con una Giunta che è nostra espressione, fermo restando il sacrosanto diritto di ogni consigliere di presentare quel che ritiene più opportuno. Questo però non è avvenuto, per la verità non per gli ordini del giorno che mi vedono primo firmatario, e questo determina tensione nella maggioranza. In Consiglio inizia la maratona degli interventi. Il dibattito è quello che è, specchio di una politica non certo in buona salute. Decido di dire la mia (l’intervento lo trovate nella home page). Un intervento di 15 minuti, non di più perché il tempo complessivo a disposizione di ciascuno di noi è di circa 30 minuti, illustrazione degli ordini del giorno compresi. Ma abbastanza efficace se è vero che mi giungono i complimenti di diversi consiglieri, anche degli altri gruppi, compreso il Presidente. La seduta del Consiglio si conclude alle 19.30 e mi fiondo a Isera dove ci si ritrova con tutto lo staff dell’Osservatorio Balcani e Caucaso. Sono mesi che non partecipo agli incontri, pur seguendo a distanza l’insieme delle attività. L’Osservatorio è parte della mia storia personale ma il mio contributo ora è piuttosto limitato, se escludiamo qualche presenza nei convegni o nelle iniziative a cui partecipo in varie parti d’Italia. C’è anche Luisa Chiodi, la direttrice di OBC, che non vedo da prima della sua recentissima maternità. Anche il piccolo Pietro è con noi, forse la sua prima riunione.   La discussione verte attorno al bilancio del convegno annuale e più in generale sulle attività di Osservatorio. Il tema, "Il lungo ‘89" ha avuto il pregio di affrontare il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino in una chiave del tutto diversa dalla liturgia (e dalla nostalgia) che hanno in larga parte segnato le manifestazioni e la cronaca giornalistica. A testimonianza dei muri ancora belli spessi con i quali abbiamo a che fare nella geopolitica europea come nella cultura e nel modo di pensare delle opinioni pubbliche. Più difficile, invece, è stato il definire un filo conduttore nelle riflessioni, forse perché è mancato un retroterra condiviso sulla questione europea, e nella capacità di legare questa riflessione alle vicende quotidiane che chiamano in causa l’identità culturale come le paure dei cittadini di un’Europa che non c’è. E’ mezzanotte quando arrivo a casa. Ciò nonostante metto per iscritto gli appunti del mio intervento in aula, dando fondo alle energie e a quel po’ di lucidità che mi rimane. Finisco alle 2 e un quarto. Non male…  
14 Dicembre 2009

venerdì, 17 novembre 2017

La domenica è passata via senza staccare, con in testa mille cose da fare e l’incognita di una settimana entrante che si preannuncia senza tregua. Il prologo sono le immagini sparate in tutto il mondo di un presidente dal volto tumefatto e che si guarda intorno come stranito. Non vedo il condottiero senza rivali, piuttosto un immagine crepuscolare di un uomo che non capisce perché molta gente non lo ami. Ne provo quasi compassione. Anche del suo antagonista, per la verità, fuori di testa e fuori anche dal mondo. Così come di quel povero genitore che prova con dignità, nonostante le iene che lo circondano, ad umanizzare quel "mostro" di suo figlio. Giornali e radio televisione non parlano d’altro, naturale. E sarà così fino a chissà quando. La conferenza di Copenhagen scompare, così il primo turno delle elezioni in Cile dove vince l’ennesimo miliardario. Passo di corsa al Gruppo prima dell’inizio del Consiglio e apprendo (con gioia ed anche un pochino di sorpresa) che a Cles la candidata del PD del Trentino Maria Pia Flaim ha vinto il ballottaggio ed è il nuovo sindaco. Qualche commento interno al centro sinistra autonomista, qualche faccia scura: il messaggio che ne viene è tutt’altro che insignificante, anche per la tornata elettorale della primavera prossima. Dopo qualche preliminare forse evitabile, il presidente Lorenzo Dellai inizia a leggere la sua relazione sulla manovra finanziaria 2010 – 2012. Quarantatre cartelle dedicate alle scelte politiche più rilevanti dell’amministrazione, fra un presente che prova a fare i conti con un’autonomia assediata ed un futuro che richiede idee e capacità di innovazione politica. Ascolto le parole di Dellai con attenzione, mi sembrano in linea generale condivisibili, mi appunto a margine qualche nota per un intervento che non so ancora se ci sarà lo spazio di svolgere. Le cifre sono giù state sviscerate nel lavoro di Commissione, rimane il confronto politico, gli emendamenti (con qualche piccolo scoglio qua e là), gli ordini del giorno. Ne ho preparati tre: sull’acqua come bene comune, sul divieto all’import – export dei rifiuti e, infine, sulla situazione di Gardolo e sulla necessità di dar vita ad un "Accordo di programma" fra il Comune di Trento, la Provincia e la Circoscrizione per un intervento di rinascita del sobborgo, piegato in questi anni da un surplus di funzioni e di contraddizioni che vi si sono riversate. Ne ho in ballo un altro paio, sui canoni Itea e sulla seconda edizione della Conferenza sullo stato della democrazia in Trentino, ma ci siamo accordati per un limite di tre. Li terrò per riserva. Dopo la relazione di Dellai si sospendono i lavori per dar tempo ai consiglieri di riordinare le idee. Dovremmo riprendere alle quattro del pomeriggio ma così non sarà e allora tutto viene rinviato a domani e ai giorni successivi, in una maratona che si concluderà non prima di venerdì prossimo. Vorrei andare in ufficio a predisporre gli appunti ma niente da fare, ci sono i rappresentanti del Circolo di Gardolo per condividere l’ordine del giorno e poi inizia l’incontro sul viaggio in Palestina alla sala Aurora di Palazzo Trentini. Anche in questo caso gli stimoli non mancheranno. Sono le otto di sera passate. Rinuncio all’assemblea del PD del Trentino per andare a casa e mettermi a scrivere.  
12 Dicembre 2009

sabato, 12 dicembre 2009

Vedo in televisione uno speciale sulla strage di Piazza Fontana. Una vita fa. Le immagini che passano sullo schermo sembrano davvero di un altro pianeta eppure in quell’ingorgo ci siamo passati. Le lotte operaie e studentesche, la strategia della tensione, lo stragismo, gli anni di piombo… tutto finisce in un unico tritacarne dal quale esce solo l’immagine della violenza. E’ una narrazione che non fa giustizia, non dico delle nostre speranze ma nemmeno della realtà. C’era anche tutto questo, ma soprattutto dell’altro. Descrivere gli anni ’70 riducendoli da una parte alle bombe e dall’altra alle chiavi inglesi e alle P38 è una distorsione della storia e una grande sciocchezza. Ma questo è il messaggio che è passato, tant’è vero che nell’immaginario giovanile del 2009 la strage del 12 dicembre di quarant’anni fa è opera delle Brigate Rosse. Del resto, la verità non esiste e di quel sangue versato per la giustizia italiana non c’è un colpevole. Così come non c’è dell’assassinio di un ferroviere anarchico gettato dalla finestra della questura di Milano, non c’è delle stragi sui treni o nelle piazze, non c’è dell’aereo dell’Itavia inabissatosi in mare senza una ragione. Figuriamoci della memoria e dell’elaborazione di quel passaggio della nostra storia più recente. E non è solo responsabilità di chi ha saputo tutto coprire ma anche di chi, di quel tempo, ne è stato protagonista. Alla Sala della Regione c’è un convegno del PD del Trentino sullo stato dell’economia trentina. Fosse per me non l’avrei mai impostato in quel modo, come se dalle categorie economiche potesse venirci una qualche progettualità. E questo profilo che non riesco a vedere, e mi rifiuto di pensare che iniziamo da zero. Sarà che sono all’antica, ma per me la politica deve provare ad indicare visioni. Così preferisco andarmene alle Gallerie del Museo Storico dove viene presentato il Premio di architettura "Costruire il Trentino", dove invece qualche visione c’è, eccome. Anche tantissima gente a dispetto delle 11 di un sabato mattina invernale. Molti dei presenti vengono da altre città e rimangono stupiti di come in questa terra persino delle vecchie gallerie dismesse sotto il Doss Trento possano diventare un luogo di elaborazione. Il che ci racconta di qualcosa che vive sulle idee prima ancora che sulle risorse materiali dell’autonomia. Alle 12.30 ho appuntamento con il gruppo di lavoro che ha lavorato con me alla Legge sulle filiere corte. Ci troviamo all’agritur alle Gorghe, sopra Vigo Meano, per festeggiare l’approvazione della legge, ma quella con Edi, Enzo, Massimiliano, Michele, Nereo e Sergio è una fittissima discussone sulle prossime cose da fare per darvi attuazione, per valorizzarne l’impatto, per ragionare della crisi di interi comparti dell’economia agroalimentare, per andare oltre quell’unanimità che ha solo messo da parte le vere contraddizioni. Escono un sacco di idee, tant’è che finiamo che il pomeriggio volge alla sera. Un’intervista alla Rai e poi un salto alla festa del volontariato che si è speso (e ancora si sta spendendo) nell’opera di soccorso e ricostruzione in Abruzzo, alla presenza del capo della Protezione civile Bertolaso. Il palasport delle Ghiaie è pieno di persone in divisa, appartenenze che hanno contribuito a fare diverso il Trentino sul piano della coesione sociale. Mentre ascolto le testimonianze mi chiedo perché mai in questi anni i nostri mondi non hanno cercato con queste persone un maggiore corpo a corpo… E’ sera, ci sarebbe a Rovereto la serata cinematografica dedicata all’Albania a cui tenevo partecipare, ma per oggi abbiamo già dato e quando arrivo a casa dopo aver fatto la spesa ho solo voglia di gettarmi sul divano con le gambe all’insù.