Sabato 17 gennaio 2009 i cannoni israeliani hanno cessato temporaneamente il loro frastuono tra le abitazioni civili della Striscia di Gaza, alcune ore dopo Hamas ha sospeso i lanci di missili sulle vicine località israeliane. Si è avviata così una delicata e difficile tregua dopo tre settimane di inaccettabile conflitto che ha lasciato sul campo oltre mille morti, molti dei quali donne e bambini palestinesi.
Relazione conclusiva del progetto
Con la presentazione di questa relazione può considerarsi conclusa la fase preliminare del Progetto “Vino di Cana” che si proponeva lo studio di fattibilità del progetto in questione, ovvero la verifica delle condizioni sul territorio (Galilea – Israele e Aboud – Cisgiordania) sia di tipo tecnico progettuale (qualità dei terreni, condizioni climatiche, disponibilità idrica, reperimento materiali…), che di natura socio-politica (le forme di animazione del territorio derivanti dall’attivazione del progetto), che infine di natura soggettiva (l’individuazione dei soggetti di riferimento del progetto sul territorio).
“Tutti mettono (in tavola) prima il vino buono e poi,
quando son brilli, quello meno forte.
Tu (invece) hai conservato il vino buono fino ad ora”.
Così Gesù diede inizio ai miracoli in Cana di Galilea…»
L’idea di promuovere la produzione del Vino di Cana, antico villaggio della Galilea dove secondo la tradizione Gesù fece il primo miracolo nel mutare l’acqua in vino, evoca una grande suggestione che da sola potrebbe rappresentare insieme un segno di pace e di speranza per una terra che da troppo tempo non conosce pace. Ma un filo di speranza in un futuro di dialogo fra popoli diversi che decidano di convivere sulla stessa terra, in una stessa regione, questo non s’è ancora spezzato: proprio in quella che fu l’antica Galilea nasce un progetto che, se affonda nelle sacre scritture il fascino di un’immagine, cerca una risposta quanto mai attuale a una modernità globalizzata fatta di dominio, omologazione e violenza.
Dovremmo imparare ad osservarla, Trento. Possiamo viverci, lavorarci, passeggiarci e non vederla. Non riuscire a metterne a fuoco i caratteri, le trasformazioni, la memoria. In ogni edificio, anche in quello più recente, possiamo leggere un tratto della storia della nostra città, ciò che esprimeva quel passaggio di tempo sul piano dei rapporti sociali o delle tendenze culturali. È un invito, il mio, ad alzare lo sguardo. A guardare con occhi diversi le immagini che ogni giorno ci passano davanti. A pensarsi in luoghi che prima di noi sono stati di altri e che dovremo consegnare ad altri ancora.
L'Adige, 12 febbraio 2009
attraverso conflitti tra città e campagna,
o tra poteri religiosi e poteri secolari,
attraverso la concorrenza tra fede e sapere,
la lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste,
è stata lacerata più di tutte le altre culture,
non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore
come le differenze possano comunicare…»
Jacques Derida, Jürgen Habermas
L’Europa alla ricerca dell’identità perduta
Nei primi di giugno del 2003, in concomitanza con il varo della prima bozza della Costituzione Europea, sei intellettuali europei ed uno statunitense hanno dato vita ad un’originale iniziativa mediatica sui principali quotidiani europei attraverso una sorta di appello concordato affinché un ampio dibattito sul senso dell’Unione ne accompagnasse la costruzione istituzionale, affermando la necessità della crescita di una sfera pubblica, a partire dalle grandi manifestazioni con le quali i cittadini europei reagirono alla “guerra infinita” dell’amministrazione Bush e al precipitare di una frattura politica e culturale fra modello europeo continentale ed atlantico. Un grido, il timore di un’identità perduta ed insieme l’auspicio che la memoria politica e culturale della “vecchia Europa” potesse dare “le ali alla speranza kantiana in una politica interna mondiale”.
Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani è segno di un camminoimportante svolto dall’associazionismo per la pace nel corso degli anni’80 e culminato con la sua istituzione tramite la legge 11 del 1991.
Si è trattato del riconoscimento formale che temi quali pace, diritti egiustizia internazionale fanno parte a pieno titolo delle competenzedel nostro Consiglio Provinciale, presso cui è appunto incardinato ilForum.
È bene che la politica s’interroghi responsabilmente su come far fronte alla crisi che attraversa l’intero pianeta e che – in un contesto quanto mai interdipendente – entra nelle vite di ciascuno rendendo il futuro sempre più incerto. Tanto per cominciare sulla natura di quanto sta accadendo e poi per capire ciò che è utile e ciò che è possibile fare. In questo senso vorrei porre qualche domanda e provare ad abbozzare qualche risposta, anche in relazione alle manovre poste in essere dal Governo centrale e da quello della nostra autonomia.
sia il posto dove tutto è possibile,
che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi,
che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia,
stasera ecco la risposta. …
È la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri,
Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani,
gay, etero, disabili e non disabili...?»
Nel 1992, quando il consigliere Roberto Pinter e Solidarietà lanciarono la prima battaglia contro i privilegi dei consiglieri regionali, era difficile non solo trovare supporto da parte di altri consiglieri(perché a prescindere dalla “casta” è purtroppo vero che chi acquisisce dei privilegi tende a conservarli) ma perfino trovare spazio sui mezzi d’informazione che se ne guardavano bene dal denunciare i privilegi della classe politica e che ancora faticano a toccare i tanti altri privilegi.










