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No CPR: né a Trento, né a Bolzano, né altrove

I CPR sono il simbolo di una violenza sistemica normalizzata, luoghi di tortura legalizzata, come li definiscono le persone che vi sono rinchiuse e le organizzazioni che da anni ne denunciano le condizioni disumane. Sono anche chiamati “i manicomi del presente”, spazi di confinamento che nascondono alla vista pubblica chi viene considerato indesiderato, non produttivo e quindi non degno di esistere. Non c’è modo di renderli “più umani”, come non è possibile riformare questo sistema: i CPR sono lager di Stato, perché non esiste un modo giusto per fare una cosa ingiusta. La detenzione amministrativa è di per sé incompatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto: legittima la privazione della libertà senza reato e introduce un doppio binario razziale, di vera e propria apartheid, tra cittadini e cittadine appartenenti alla stessa comunità.

Non possiamo accettare la costruzione di un CPR nè qui nè altrove.

Siamo oltre quaranta realtà sociali, antirazziste, sindacali e politiche del Trentino-Alto Adige/Südtirol, la maggior parte impegnate ogni giorno nella solidarietà e nel sostegno alle persone migranti. Ci siamo ritrovate in un percorso comune perché vediamo nel CPR un salto di crudeltà della giunta Fugatti e l’ennesima falsa soluzione a problemi complessi. Facciamo appello a tutta la cittadinanza: è il momento di mobilitarsi insieme per opporsi alla costruzione del CPR nel nostro territorio.

Inoltre, tutto ciò si inserisce in un disegno più ampio: lo smantellamento del sistema di accoglienza, l’aumento dell’esclusione e della povertà, la cancellazione di qualsiasi ipotesi di regolarizzazione e il progressivo restringimento dei diritti di chi vive e lavora in Italia. Solo a Trento si stima che tra le 1.200 e 1.500 persone richiedenti asilo, che in base al diritto internazionale – recepito anche dall’Italia – avrebbero diritto ad un’accoglienza degna di tal nome, siano già oggi escluse da qualsiasi forma di assistenza, lasciate in strada, a serio rischio di irregolarità.

Invitiamo tutte e tutti a unirsi a questo percorso. Scendiamo in piazza unit* per dire che la vera sicurezza non nasce dalla sofferenza, né dall’esclusione: nasce dal pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza e dalla giustizia sociale. È ora che le istituzioni smettano di eludere i propri doveri.

Per la chiusura di tutti i centri di detenzione amministrativa: questo sistema non è riformabile!

Per il ripristino e potenziamento del sistema di accoglienza diffusa come alternativa strutturale alla realizzazione dei CPR in Trentino-Alto Adige/Südtirol!

Per l’abolizione della legge Bossi-Fini e dei cosiddetti decreti “sicurezza”!

Vogliamo percorsi di regolarizzazione, diritti e inclusione!

Vogliamo allargare il diritto fondamentale alla libera circolazione anche ai cittadini e alle cittadine non comunitarie!

Aderiscono al Coordinamento regionale: Assemblea Antirazzista Trento, Bozen Solidale, Centro Sociale Bruno, Spazio autogestito 77, Scuola di italiano Libera La parola Trento, Coordinamento Studentesco Trento, Collettivo Mamadou, Gruppo Trentino con Mimmo Lucano, CucinaCultura, SOS Bozen, Scioglilingua Bolzano, Alleanza Verdi e Sinistra del Trentino, Sinistra die Linke Ambiente e Salute – Umwelt und Gesundheit, Unione Popolare Alto Adige, LINX, Rifondazione Comunista (Trentino e Alto Adige), Pace Terra Dignità Alto Adige, OMAS GEGEN RECHTS – Bozen, ANPI (Trentino e Alto Adige), Rete dei diritti dei senza voce, Mediterranea Trento, Centro Pace ecologia e diritti – Rovereto, Il Gioco degli Specchi APS, Associazione Oratorio S.Antonio, Comunità di S. Francesco Saverio, Donne per la Pace Trento, Arcigay del Trentino, GrIS Trentino, Associazione A scuola di Solidarietà, ATAS Onlus, Donne in nero di Rovereto, Arci del Trentino, Cortili di Pace di Pergine, Yaku onlus, Extinction Rebellion Trento, Associazione 46° Parallelo ETS / Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, Onda Trentino, Penny Wirton Trento.

Adesioni alla manifestazione: Comunità Islamica del Trentino

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