BIBLIOTECA

17 Novembre 2017

Via dalla città

Maurizio Dematteis

Via dalla città

Derive/Approdi, 2017

 

La terza uscita della nuova collana comunità concrete affronta e tratta il fenomeno sempre più manifesto del «ritorno alla montagna». Ma tale fenomeno va interpretato come un ritorno di neorurali nostalgici del «tempo che fu»? Come quello di frikkettoni o postsessantottini, pronti a rifiutare comodità e servizi per rinchiudersi in un posto da eremiti? Nient’affatto!

Si tratta piuttosto di cittadini che scelgono di vivere in montagna rivendicando a gran voce servizi e comodità. Persone che, per paradosso, nel momento in cui lasciano i centri urbani di pianura per trasferirsi in montagna, riaffermano il diritto alla città, anche nel cuore delle Alpi. Un diritto alla città inteso come civitas, fatta di legami sociali, servizi e istituzioni capaci di offrire ai cittadini, dovunque risiedano, i vantaggi di una vita, per l’appunto, civile.

10 Gennaio 2017

Paura liquida

Zygmunt Bauman

Paura liquida

Laterza, 2008

 

«La paura più terribile è la paura diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. "Paura" è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c'è da fare»

14 Dicembre 2017

Fughe e approdi

In omaggio all'amico Marino Vocci scomparso nei giorni scorsi, vi propongo la recensione del suo libro forse più importante scritta da Mauro Cereghini per "Osservatorio Balcani Caucaso" qualche anno fa.

Una raccolta di scritti e pensieri lungo la frontiera fra Trieste e l'Istria. E lungo una vta di confine, fra impegno politico, attività culturale, vocazione ambientalista e amore per la propria terra. E' "Fughe e approdi" di Marino Vocci

di Mauro Cereghini

“Microcosmi” è il titolo significativo di un libro scritto da Claudio Magris sui suoi viaggi attorno a Trieste, spesso in Istria. E il microcosmo istriano è il vero protagonista anche delle pagine di “Fughe e approdi”, raccolta di testi e pensieri formulati da Marino Vocci negli ultimi quindici anni. Dentro quel microcosmo ci sta la grande storia, con le guerre mondiali, la tragedia dell'esodo, la cortina di ferro, l'esplosione jugoslava, lo spostamento dei confini e la riunificazione europea. Ma ci stanno allo stesso modo i piccoli racconti di vita, le passeggiate lungo le rive di Trieste o sulle montagne del Carso, le serate culturali a parlare di scrittori e poeti di confine. Oppure le incursioni in taverne e osterie, dove “come avviene di frequente nelle terre di confine e dai confini mobili, la cucina ha avuto la capacità di accogliere, adattare, accostare e rielaborare gli influssi provenienti da mondi diversi, quello slavo quello romanzo e quello tedesco”.

Marino Vocci di questo caleidoscopico microcosmo è un osservatore attento e appassionato. Lui stesso coinvolto in prima persona da molti passaggi storici su cui ragiona nel libro. Nato nel 1950 a Caldania, nell'Istria oggi croata, tra i primi ricordi di vita ha l'abbandono della casa e la partenza della sua famiglia per Trieste nel 1954. Non per niente apre così il libro, col racconto della prima fuga. E poi gli anni nel campo profughi di Opicina, la difficile integrazione: “Noi 'istriani sbagliati' eravamo considerati dei nemici e a Trieste dei traditori comunisti filotitini e amici dei s'ciavi e, in Istria, irredentisti fascisti taliani”.

 

17 Novembre 2017

A Sarajevo il 28 giugno

Gilberto Forti

A Sarajevo il 28 giugno

Adelphi, 1984

 

Fra le proposte letterarie attinenti all’anniversario dello scoppio della Grande Guerra, segnaliamo A Sarajevo il 28 giugno, opera in endecasillabi di Gilberto Forti. Undici versioni del giorno che (forse) cambiò la storia. Una recensione di Marzia Bona (Osservatorio Balcani Caucaso - Transeuropa)

di Marzia Bona

A Sarajevo il 28 giugno è una raccolta di undici storie che gravitano attorno all’assassinio di Francesco Ferdinando e Sofia Chotek. Ripercorrendo gli eventi della giornata che fece da detonatore alla Prima guerra mondiale, l’attentato all’arciduca – nel quale fu accidentalmente uccisa anche la moglie Sofia – diviene pretesto per scandagliare la figura dell’erede al trono, la sua lunga attesa riempita da passatempi lussuosi, progetti imperiali e imposizioni dettate dall’etichetta di corte. A sua volta, la figura dell’arciduca si fa metafora della complessità e delle fragilità dell’Impero alla vigilia del conflitto che lo portò alla dissoluzione.

Il libro si lascia alle spalle la narrazione ufficiale degli eventi, per dare spazio e voce a personaggi che – in maniera diversa e a vario titolo – furono testimoni delle vicende. Il risultato è una ricostruzione caleidoscopica, che ripercorre antefatti e conseguenze del 28 giugno 1914. La figura dell’erede al trono, al centro della narrazione, diventa emblema dell’Impero, delle buone intenzioni ingessate dal protocollo, del lato umano di un personaggio passato alla storia come tragico emblema di un casus belli

18 Novembre 2016

Non ti riconosco

Marco Revelli

Non ti riconosco

Un viaggio eretico nell'Italia che cambia

Einaudi, 2016

 

«Nel corso di questo lungo viaggio erratico tra le pieghe di un Paese sospeso, ho incontrato un'infinità di tracce di metamorfosi istantanea. Di futuri fattisi istantaneamente anteriori. Di promesse appena immaginate e già mancate. Di progetti iniziati e non terminati. E i segni di mappe che non valgono più. Ma non riesco a considerarli simboli di un paradiso perduto».

4 Dicembre 2015

Non luogo a procedere

Claudio Magris


Non luogo a procedere


Garzanti, 2015


 


 

“Non luogo a procedere” è un bel titolo, lo è ancora di più per un romanzo che narra di una delle rimozioni più pesanti del Novecento italiano, quella della “Risiera di San Sabba” ovvero del campo di sterminio che sorse durante la seconda guerra mondiale a Trieste. Un buco nero nella coscienza di una città e di un intero paese. Una rimozione che continua ancora oggi, nonostante i responsabili di quella tragedia siano morti e sepolti e nonostante il riconoscimento seppure tardivo da parte della storiografia ufficiale come luogo della memoria. Andateci a Trieste e ne avrete lÕimmediata percezione.

Anche per questa ragione, il bel titolo dellÕultimo romanzo di Claudio Magris indica lo stato dellÕarte ovvero il senso di una resa. La sconfitta (o forse la vittoria, non cambia) di una città che vive con fastidio la Risiera. Quel luogo di cui volentieri si libererebbe, cancellandolo definitivamente dalla falsa coscienza di una comunità che passati settantÕanni non ha ancora elaborato quella tragedia. Tanto che, senza clamore, il tempo lÕha fatta scomparire anche dallÕorizzonte visivo, fra lo stadio, un grande supermercato e una tangenziale.

9 Gennaio 2017

Storie dal mondo nuovo

Daniele Rielli

Storie dal mondo nuovo

Adelphi, 2016

 

Il libro di Daniele Rielli “Storie dal mondo nuovo” è un affresco del contemporaneo. Pur nella distanza che avverto verso uno sguardo che teme sin troppo il “politicamente corretto” tanto da apparire cinico, è un saggio sul nostro tempo che vi consiglio di leggere, per l'efficacia dello stile letterario del giovane autore e per la sua capacità di mettere a fuoco alcuni dei luoghi simbolici di una postmodernità che sfugge alle cronache nel suo rincorrere frettoloso e superficiale degli avvenimenti.

18 Novembre 2017

Persiane azzurre

Micaela Bertoldi

Persiane azzurre

Il rebus delle attese a Sansepolcro

Edizioni Del Faro, 2017

 

E’ un romanzo che mette in scena una giovane donna, Melania, originaria del Trentino, che compie un viaggio alla ricerca di una pausa di riflessione, utile a ridefinire il proprio percorso di vita in cui scrivere e vivere, a tratti, appaiono come azioni che si mescolano quasi senza soluzione di continuità.

Melania parte da Verona dove vive e lavora per un’agenzia viaggi insieme all’amica Pamela e si prende una vacanza; si ritrova a Sansepolcro catturata da una particolare casa dalle persiane azzurre. Ed è così che l’originale retroterra culturale trentino da cui proviene inizia a intrecciarsi con le suggestioni del Casentino, con gli eventi tragici della Storia e con l’incognita di carte ‘perdute e ritrovate’: un rebus che chiede d’essere risolto. Ne deriva un attraversamento di paesaggi di natura e di paesaggi interiori. Mete confusamente cercate emergono a poco a poco, svelando segrete attese e sguardi sul futuro, complice il sentiero degli dei con la sua centenaria vite, simbolo di forza e tenacia. Il bisogno di scrivere è una sorta di disposizione d’animo della protagonista che, quasi senza accorgersi, si è diretta nei luoghi che alla scrittura autobiografica hanno assegnato un compito di rilievo: nella vicina Anghiari, infatti, ha sede l’Università dell’autobiografia.

1 Gennaio 2024

Angelus Novus

Walter Benjamin

Angelus Novus

Saggi e frammenti

Einaudi, 1962

 

Questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1962 da Einaudi, raccoglie i testi più rappresentativi, dai saggi filosofici Per la critica della violenza, Destino e carattere, Sulla facoltà mimetica, a quelli più letterari su Baudelaire, Kafka e Goethe: tutti scritti rivelatori di una particolare forma di saggismo in cui le "affermazioni sulla vita" non possono prescindere dall'analisi di un determinato "paesaggio culturale" ... e che mettono in luce le risorse di un laboratorio di pensiero tra i più fervidi e originali del Novecento.

Scrive Benjamin: «C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, e le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira  dal paradiso, che si è impigliata  nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

18 Ottobre 2016

Mistero napoletano

"La Romania, fra arretratezza e post modernità". E’ questo il titolo della conferenza che devo tenere nel pomeriggio ad Alessandria su invito dell’Istituto per la cooperazione allo sviluppo e la Provincia di Alessandria. Si tratta del terzo ed ultimo incontro di un ciclo di conferenze dedicate alla Romania, in relazione al gemellaggio in corso fra la città piemontese e Alba Julia, antica città di origine romana. Sono stato in più occasioni a visitare questo paese, ne ho seguito nel corso degli anni le vicende seguite alla deposizione di Ceasescu, ho cercato di approfondire i legami economici fra il nostro paese e la Romania nelle forme della delocalizzazione di molte imprese italiane, grazie ai suoi corrispondenti OB fornisce un quadro sempre aggiornato della situazione politica, sociale e culturale della Romania. Ho passato la tarda serata di ieri a rimettere in ordine le idee, raccolgo articoli e pubblicazioni, metto in borsa "Ad est di Bucarest" film straordinario che può venirmi in soccorso qualora manchino le parole. Mi piacerebbe utilizzare "Generazione ‘89", un cortometraggio realizzato dall’Osservatorio e presentato proprio qualche giorno fa a Trento in occasione della conferenza sul ventennale della caduta del muro di Berlino: si riferisce ai giovani rumeni che oggi hanno più o meno vent’anni e che descrivono con parole semplici il loro rapporto con il passato, il presente e il futuro. In realtà potrebbe essere questa la mia relazione, ma l’organizzazione tecnologica è un po’ carente e allora dobbiamo ricorrere alla tradizione orale. Le persone che si sono iscritte al percorso (una trentina) sono quasi tutte donne. E’ più o meno sempre così, quasi che i maschi fossero estranei a questi temi o non avessero nulla da imparare. Fra le presenti , alcune sono donne romene e mentre parlo osservo con attenzione il loro sguardo e le loro reazioni. E’ sempre delicato parlare di luoghi che rappresentano radici e anima di una persona, nel cercare di descriverle in maniera obiettiva ma anche con la necessaria criticità. Ma vedo segni di condivisione ed anche di stupore nel loro sguardo, quando ad esempio parlo dei "Luxuri show", le fiere del lusso che si svolgono a Bucarest e in altre capitali "post comuniste" dove va per la maggiore la Hummer con gli accessori dorati. Parliamo ovviamente anche di cooperazione, della fatica a mettere in moto relazioni di comunità. E mi fa piacere vedere che alcune di loro hanno con sé una copia di "Darsi il tempo" zeppa di bigliettini gialli e di appunti. Finiamo verso le 18.00 e mi metto in auto verso Torino. Chiamo i miei compagni di gruppo che ho abbandonato verso mezzogiorno in un aula che dava segni di forte nervosismo. L’invito che avevo ricevuto qualche mese fa per la conferenza di Alessandria si è sovrapposto infatti ad una riunione piuttosto delicata del Consiglio Provinciale. Si discute delle modifiche proposte alla legge istitutiva delle Comunità di Valle e la minoranza annuncia l’ostruzionismo se non si accoglieranno le loro richieste. La cosa si risolverà solo in tarda serata, accettando la proposta del centro destra di separare la data delle elezioni comunali della prossima primavera con quella dell’elezione diretta di una quota (3/5) dei componenti le assemblee delle Comunità. A Torino cercare una via dove mi hanno prenotato l’albergo, fra ingorghi di traffico e divieti d’accesso, è un’impresa. Finalmente ci riesco e, a questo punto, devo solo decidere se saltare anche la cena oltre al pranzo oppure andare per i fatti miei a prendere qualcosa nella prima trattoria che incrocio. Non amo andare a mangiare da solo ed è troppo tardi per chiamare gli amici. Annoto solo che il pasto che faccio non rimarrà nei miei ricordi. Domani mi attende una giornata tutta torinese: incontri con Slow Food, la presentazione del libro con Luca Rastello e gli amici di "Paralleli", il vecchio amico Alberto Tridente che sento al telefono e che trovo più impegnato che mai. Un vero leone.  
17 Febbraio 2016

Perdonare

Jacques Derrida


Perdonare 


Raffaello Cortina Editore, 2004


 


Nel 1971, Viktor Jankélévitch risponde alla polemica scoppiata in Francia sulla prescrizione dei crimini hitleriani: il perdono è impossibile perché “é morto nei campi della morte”. Interrogando il testo di Jankélévitch, Derrida si chiede se non sia proprio a partire da questa impossibilità che si possa e si debba pensare il perdono. Il perdono, se ce n’è, non perdona che l’imperdonabile...

17 Novembre 2017

L’umanità in tempi bui

Hannah Arendt L'umanità in tempi buiRiflessioni su Lessing Raffaello Cortina Editore, 2006

 

Com'è possibile che l'idea di umanità, tipica dell'Illuminismo, trovi collocazione nei "tempi bui" brechtiani, in cui le guerre mondiali, i totalitarismi, la Shoah hanno decretato il fallimento dell'eredità umanistica europea? Questa domanda attraversa l'intera opera di Hannah Arendt e diventa occasione per una riflessione sul modo in cui storia personale, passione per la verità e relazioni di dialogo e di amicizia, possono fornire l'autentico contesto della politica.