BIBLIOTECA

17 Agosto 2010

Contro i miti etnici

Stefano Fait, Mauro Fattor

Contro i miti etnici
Alla ricerca di un Alto Adige diverso

Raetia Live

(11 agosto 2010) Un Alto Adige ricco non ha bisogno di orpelli etnici istituzionalizzati. Gli unici ad averne bisogno sono le persone che campano grazie alla separazione, perché laddove non esiste un problema, non c'è bisogno di pagare qualcuno per gestirlo e contenerlo (senza risolverlo).

Prefazione di Michele Nardelli

30 Novembre 2011

Il sarto di Ulm

Lucio Magri

Il sarto di Ulm

Una possibile storia del PCI

il Saggiatore, 2009
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25 Gennaio 2011

Diario Russo 2003 – 2005

Anna Politkovskaja

Adelphi

Diario russo è il testamento morale di Anna Politkovskaja, ma anche la spiegazione implicita del suo assassinio, avvenuto il 7 ottobre 2006 e rimasto impunito. Il libro ricostruisce infatti in dettaglio, su basi rigorosamente documentarie, anni cruciali della storia russa contemporanea. (...)

25 Marzo 2012

Traffici criminali


Traffici criminali


Camorra, mafie e reti internazionali dellÕillegalità


a cura di Gabriella Gribaudi


Bollati Boringhieri (2009)



Le organizzazioni criminali fra tradizioni locali e traffici globali

«Con il declino dello sviluppo industriale che ha retto lÕera moderna, città-porto come Napoli, Marsiglia, Tangeri acquistano oggi un ruolo centrale negli snodi di questa enorme rete di traffici internazionali. I clan camorristi e mafiosi hanno capitale economico, umano e sociale per inserirsi appieno in questi traffici, mantenendo saldissime radici locali e acquistando insieme una dimensione transnazionale in un intrico inestricabile di modernità e tradizione».
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23 Settembre 2011

Come finirà?

Jacques Attali
Come finirà?
L'ultima chance del debito pubblico
Fazi Editore, 2010

«Se la questione del debito pubblico non diventa una delle sfide chiave, o la sfida principale delle prossime elezioni politiche, sarà inevitabile una crisi di proporzioni enormi. L'Italia è pronta a raccogliere questa sfida?»

1 Aprile 2010

Mar Nero

Nel "Palarotary" di Mezzocorona qualcuno parla di giornata storica, ma la retorica supera di gran lunga la realtà. La riunione del Dreier Landtag, la seduta congiunta delle tre assemblee legislative della Provincia Autonoma di Trento, della Provincia Autonoma di Bolzano e del Land Tirolo, avrebbe dovuto mettere le basi per l’Euroregione tirolese ma l’impressione è che siamo ben lontani da quell’approccio interdipendente e postnazionale di cui ci sarebbe bisogno. Tant’è vero che l’Europa ha avuto un posto assolutamente marginale nelle venticinque mozioni (suddivise in 5 sezioni: settore istituzionale; ambiente e fonti energetiche; trasporti e circolazione; cultura, istruzione e ricerca; politiche sociali e lavoro) approvate dall’Assemblea. Fuori dall’Europa, fuori da questa prospettiva politica, parlare di Tirolo diventa anacronistico se non pericoloso. Sappiamo come l’Europa non sia oggi nelle corde dei cittadini europei e mi pare di poter dire nemmeno in quelle dei componenti delle assemblee legislative i cui interventi sembrano più attenti a sottolineare appartenenze pantirolesi piuttosto che un progetto sovranazionale capace di guardare al futuro. Così la riunione si esaurisce quasi per mancanza di moto proprio, nel diradarsi delle presenze, soprattutto trentine. Non è solo una formula a non funzionare… è la mancanza di una visione comune relativa proprio alla cornice europea che ancorta non c’è. Io stesso, che pure credo nell’Europa delle regioni, fatico non solo a trovare un filo conduttore ma anche a ritrovarmi nei richiami a comuni identità che avverto lontane dal mio modo di sentirmi europeo e trentino, in sottrazione rispetto ad altre identità piuttosto che in dialogo. A fine giornata ho la sensazione di aver buttato via il mio tempo, non certo di aver dialogato e contribuito a costruire qualcosa di storicamente rilevante. La stessa percezione che ho molto spesso nel partecipare alle riunioni del Consiglio Regionale, organismo che ha smarrito da tempo ogni sua spinta propulsiva ed oggi ridotto a pura e semplice palestra fra chi ne vorrebbe ripristinati gli antichi poteri e chi, al contrario, desidererebbe chiudere definitivamente questa pagina. Occorrebbe un ripensamento. Ma il tutto è reso complicato da un conflitto non elaborato e da una soluzione efficace ma non abbastanza da diventare storia condivisa. Eppure sarebbe il tempo di cominciare a scrivere qualche pagina dove alla ricerca della verità storica corrisponda il riconoscimento del dolore degli altri. Come stridono le note di John Lennon che riecheggiavano nella grande sala del Palarotary e le imbarazzanti parole di chi gioca con la storia per ragioni di bottega. "Imagine" John LennonImmagina non ci sia il paradisoprova, è facileNessun inferno sotto i piediSopra di noi solo il CieloImmagina che la genteviva al presente… Immagina non ci siano paesi non è difficile Niente per cui uccidere e morire e nessuna religione Immagina che tutti vivano la loro vita in pace.. Puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo Spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno… Immagina un mondo senza proprietàmi chiedo se ci riesci senza necessità di avidità o rabbia La fratellanza tra gli uomini Immagina tutta le gente condividere il mondo intero…
4 Novembre 2010

Il viaggiatore notturno

... Le persone in sala guardano le immagini della loro terra devastata con un misto di tristezza e di rabbia. Verso questi mascalzoni che in nome del profitto non hanno esitato a fare di una delle regioni più belle del Mediterraneo una discarica. Verso le autorità militari che qui sperimentano i loro ordigni di morte, verso i governi italiani che questo scempio hanno autorizzato o subito senza dire nulla, verso le autorità regionali che tutto questo hanno avallato e coperto e, infine, verso le comunità locali che in nome di un po' di lavoro hanno accettato di barattare la salute e il futuro della propria gente. Purtroppo di queste cose non se ne deve parlare al passato. Il silenzio non è di ieri. E' il presente...
17 Novembre 2017

Paradiso e libertà

Raniero La Valle Paradiso e libertàL'uomo, quel Dio peccatore Ponte alle Grazie, 2010 

«La tradizione della fede, una fede che "prevale sulle dottrine che la rappresentano", è una tradizione vivente. Per questo l'esperienza religiosa e la stessa indagine teologica non sono mai fini a se stesse, perché raggiungendo Dio raggiungiamo anche l'uomo e la sua storia...»

17 Novembre 2017

Il paese delle prugne verdi

Herta Müller

Il paese delle prugne verdi

Keller, 2008

 

Difficile da leggere, bello da scoprire

di Mauro Cereghini

Dalla premio Nobel per la letteratura 2009 il racconto di quattro giovani della minoranza tedesca nella Romania anni Ottanta. Un romanzo sull'angheria ottusa del regime, in un paese che oggi è parte della costruzione europea.

E' difficile entrare nel mondo di Herta Müller. Un mondo di paure e gesti rarefatti, di personaggi silenziosi che hanno appreso a sopravvivere sotto uno dei regimi comunisti più permeanti e paranoici. "Il paese delle prugne verdi" è la Romania degli anni Ottanta, un sistema in dissoluzione eppure fieramente aggrappato al proprio potere. I personaggi sono quattro giovani della minoranza tedesca, controllati e angariati dalla Securitate proprio per il loro essere diversi. E per la storia dei loro nonni, molti arruolati nelle SS naziste. "Un sorriso svevo era come il padre che non mi potevo scegliere. Come la madre, che non volevo avere" (pag. 87-88).