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martedì, 21 giugno 2011

Lunedì sera mi sintonizzo per caso su Rai 3, c’è Hotel Patria trasmissione condotta da Mario Calabresi. Uno dei servizi è dedicato alla tragedia dell’amianto a Casale Monferrato dove c’era la fabbrica Eternit. Si svolge attorno alla figura di un’anziana donna Romana Biasotti Pavese, presidente dell’Associazione famigliari vittime amianto, e al suo racconto che narra di una città dove ogni anno muoiono un numero crescente di persone (nel 2010 più di cinquanta) a causa del mesotelioma, una patologia legata all’aspirazione anche casuale di fibre di amianto. Sono contento che se ne parli sul piano nazionale, anche come presentatore nei mesi scorsi di un Disegno di legge per la bonifica del nostro territorio a fronte di una legge nazionale varata nel 1992 e rimasta in buona parte inapplicata. E che potrebbe diventare un punto di riferimento anche per altre Regioni.

(Potete trovare la registrazione su http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=3&day=2011-06-20&v=69648&vd=2011-06-20&vc=3 dal minuto 55 e per i venti minuti successivi)

Nei prossimi tre mesi, prima dell’arrivo in aula del testo di legge, ho intenzione di dar vita ad una serie di incontri in ogni angolo del Trentino per illustrarne i contenuti, perché non c’è Valle che non sia interessata dalla presenza della fibra killer nelle vecchie tettoie in eternit come nelle case dove l’amianto veniva usato nelle canne fumarie, nei locali caldaia, nelle tubature, nei pavimenti… Abbiamo iniziato il tour a Mezzocorona, nei giorni scorsi, e sono in preparazione altre serate. E’ questo anche un invito che rivolgo ai Circoli del Partito Democratico del Trentino come alle associazioni ambientaliste o ai gruppi informali di cui è ricca la nostra terra, affinché organizzino momenti di incontro, fermo restando che ci muoveremo anche direttamente come gruppo consiliare perché il tema è troppo rilevante per lasciarlo al caso.

Ho anche intenzione nei prossimi giorni di scrivere a Mario Calabresi, magari per invitarlo in Trentino a parlarne. E scriverò anche alla signora Biasotti, per dirle che accanto ai famigliari delle vittime ci siamo anche noi.

E’ oggi uno di quei rari giorni in cui non ho segnato in agenda alcun impegno, spero quindi di poterlo dedicare ai due progetti di legge sui quali sto lavorando, la relazione di quello sul software libero che ormai è ultimato, l’articolato di quello sull’apprendimento permanente che invece richiede un supplemento di lavoro e di chiarezza su quel che vogliamo fare. Ma in ufficio si lavora a singhiozzo, difficile concentrarsi. Riesco almeno ad interloquire con Marcella Morandini che su "Politica è Responsabilità" (http://www.politicaresponsabile.it/) ha proposto una tesi sul tema delle Alpi come Regione d’Europa. Riflessione stimolante, che impone alla politica sguardi diversi da quelli tradizionali.

Parlo di questa riflessione in un intervista telefonica sul tema della viabilità della Valsugana. Ancora strade, come risposta ad un traffico che – alla faccia delle filiere corte – è in continuo aumento. Domenico Sartori mi chiede che cosa penso della proposta di una nuova autostrada, quattro corsie che dovrebbero affiancarsi ex novo all’attuale superstrada. La Pat ha messo la cosa allo studio dei tecnici, ma è come mettere il carro davanti ai buoi. I tecnici fotografano l’esistente, è la politica che deve proporre visioni.

Nei giorni scorsi il sindaco di Ospedaletto Ruggero Felicetti ha affermato che "lo sviluppo della Valsugana non può passare attraverso la valorizzazione delle strade a scorrimento veloce". Sono d’accordo con lui. Perché quando si parla del futuro della Valsugana si arriva sempre e solo a parlare di strade? La risposta sta in un vecchio approccio, tutto industrialista, per cui le strade sono la condizione dello sviluppo: facciamo le strade e poi qualcosa arriverà. Oggi le cose non stanno più così e questo approccio andrebbe rovesciato.

Esattamente un anno fa, insieme al consigliere Luca Zeni, ho proposto a L’Adige di spostare il confronto che occupava le cronache sull’acciaieria di Borgo per affrontare finalmente la discussione attorno agli scenari del futuro della Valsugana, a partire dalla valorizzazione delle sue vocazioni ambientali, storiche, culturali. Cambiare lo schema significa indicare identità e vocazioni del territorio, il suo rapporto con la comunità trentina, le relazioni con i territori circostanti e nella fattispecie quello che viene dall’essere parte della regione alpina e via di comunicazione con la pianura. Mettere le strade davanti a tutto questo significa arrendersi all’economia dei flussi, accettare – per usare la felice espressione di Marcella – che il territorio alpino sia governato dalla pianura.

Spiego a Domenico Sartori che l’identità della Valsugana è l’acqua (i laghi e il turismo lacustre, il termalismo, le acque minerali, il fiume e i torrenti, l’energia che ne viene, il sistema del Lagorai, ma anche la storia, le sue alluvioni, l’emigrazione), che il rapporto con il Trentino si chiama Comunità di valle e banda larga (la più importante riforma ambientale), che la Valsugana non può vedere una rinascita se viene pensata come strada di attraversamento. E che quindi occorre una scelta di fondo, dalla quale far discendere anche l’assetto infrastrutturale.

Un approccio ambientale che s’interroghi sulla propria impronta ecologica e sulla strada della sobrietà.

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