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Giochi olimpici e montagna. Il fallimento del CIO

24 giugno 2019, prima della pandemia. L’Italia vince facile la candidatura alle Olimpiadi invernali 2026 con un dossier che unisce Milano a Cortina. Pochi obiettivi, forti e chiari, condivisibili: costo zero, il 92% delle strutture necessarie è attivo, sostenibilità, legacy, cultura, dalla città alla montagna un legame solidale.

Dopo la pandemia. Il CIO rilancia, rafforza il tema della sostenibilità e dell’universalità dello sport con un documento impegnativo e dichiarazioni altisonanti: l’Agenda olimpica 2020 + 5. Vi si prevedono 15 raccomandazioni che il movimento olimpico dovrà seguire, il documento è stato votato all’unanimità. Ne citiamo 5 escludendo i temi strettamente sportivi:

– rafforzare l’universalità dei giochi olimpici;

– promuovere giochi Olimpici sostenibili;

– rafforzare il ruolo dello Sport come fattore abilitante per gli obiettivi dello sviluppo sostenibile come dichiarato dalle politiche delle Nazioni Unite;

– rafforzare il sostegno ai rifugiati e alle popolazioni colpite dagli sfollamenti;

– mettersi in contatto con le persone al di là della Comunità olimpica.

A detta del documento CIO il tutto lo si realizza grazie a 5 parole chiave: solidarietà; digitalizzazione; sostenibilità fra cui la misurazione puntuale delle emissioni di CO2; credibilità … attraverso la trasparenza; resilienza economica e finanziaria.

Come non condividere simile strategia, del resto rafforzata nel dossier di candidatura?

Nel concreto cosa è avvenuto?

Riguardo l’universalità ognuno di noi ha potuto verificare come alcuni stati aggressori di altri paesi, Russia e Bielorussia verso l’Ucraina, abbiano avuto i loro atleti esclusi dai giochi. Altri aggressori, Israele e Stati Uniti fra tutti, hanno avuto un trattamento opposto. Il tema della tregua nei diversi conflitti non è stato coltivato come meritava, un’attenzione superficiale.

Riguardo la sostenibilità (sociale e ambientale) è stata evitata la prevista Valutazione ambientale strategica (Vas), come sono state evitate le Valutazioni ambientali (Via). Tutte le opere sono state commissariate: i procedimenti sono risultati semplificati, privi di confronto, omissivi dei rischi, forti di indecidibili deroghe. Sono mancati gli strumenti tecnici che potevano misurare la sostenibilità dei 98 progetti.

Come si possa sostenere in questo caso che lo Sport abbia rafforzato le politiche dell’ONU sulla sostenibilità è tutto da definire. Più semplice dimostrare l’opposto.

Come si sia rafforzata l’attenzione verso i rifugiati e alle popolazioni colpite da sfollamenti anche è da dimostrare se è vero, come è vero, che la Provincia autonoma di Trento, le Regioni Lombardia e Veneto sostengono politiche in netto contrasto con questi obiettivi di accoglienza.

Essendo venuto a mancare ogni confronto sui territori non è dimostrabile come gli obiettivi dell’evento siano stati portati a dialogare con persone che esulano dalla stretta Comunità olimpica.

Riguardo le parole chiave.

Solidarietà. I territori coinvolti non hanno dimostrato nessuna solidarietà con le fasce sociali più fragili, con i dimenticati, con quanti, giovani specialmente, hanno bisogno di un alloggio, con i dipendenti dei servizi, sanitari, scolastici, di assistenza, costretti a migrare altrove.

Digitalizzazione. Si tratta di un obiettivo raggiunto, perlomeno e solo nelle zone di svolgimento delle gare: Milano, Cortina, Livigno, Bormio, val Pusteria. Ogni altro territorio della Valtellina e del Cadore è stato cancellato da questo obiettivo.

Sostenibilità e misurazione delle emissioni di gasalteranti il clima. Nei libri citati troverete confermato il fallimento dell’obiettivo. Addirittura Simico, la società, pubblica per legge, che deve realizzare lo opere, ha rifiutato a Libera e alle associazioni ambientaliste i dati sul tema.

Credibilità. La credibilità di una qualunque missione la si costruisce attraverso la trasparenza. Nel caso di queste olimpiadi nessun progetto è stato condiviso con i territori, è stato imposto. A oggi non sono disponibili documenti pubblici che indichino i percorsi costruiti, Comuni, Regioni, Province autonome hanno costruito contro i cittadini dei muri impenetrabili. Il 13 settembre 2023 le associazioni ambientaliste nazionali hanno abbandonato il tavolo di confronto con la Fondazione Milano Cortina 2026 perché ritenuto un’inutile perdita di tempo. Senza trasparenza non è possibile nemmeno definire una ricaduta della legacy dei singoli progetti.

Resilienza e ricaduta finanziaria. A oggi troppe opere costruite nuove sono prive di un progetto di ricaduta finanziaria positiva e trasparente sui territori. Non solo lo scandalo della pista di scivolamento a Cortina, ma anche i diversi collegamenti sciistici, gli stadi, vedasi Cortina, Bormio, Arena di Milano, i villaggi olimpici, vedasi Milano, Cortina, Predazzo. Per non parlare del sistema ferroviario e delle tante, troppe circonvallazioni insistenti su territori a elevato rischio idrogeologico (Cortina, San Vito di Cadore, Longarone, Tirano, Sondrio, Vercurago). Si è persa un’occasione strategica per investire nel sistema ferroviario, la Trento – Venezia, il giro delle Dolomiti. Unico obiettivo positivo raggiunto è la ferrovia della Val di Riga verso Brunico (BZ).

Accanto a questo non idilliaco quadro aggiungiamo in sintesi:

– dovevano essere olimpiadi e paralimpiadi a costo zero, siamo in prossimità di 5 miliardi di opere pubbliche commissionate in assenza di confronto con i territori,

– dovevano essere olimpiadi che disponevano di strutture già esistenti (92% si scriveva), tutte sono state rimesse a nuovo.

– dovevano essere olimpiadi anche culturali. La cultura è stata “cementata” in impegno che investe solo nella competizione evitando ogni altra riflessione sulla fragilità del vivere sociale nelle città e sulle montagne.

Quale “Armonia”?

Per ultimo. La cerimonia di inaugurazione fa cardine su una parola, “Armonia”. La si intende inserita nella vita di ciascuno di noi in rapporto, come ovvio, con lo sport, ma anche e specialmente come armonia nel rapporto fra città e montagna.

Ebbene, su quest’ultimo punto ci soffermiamo. Per come sono state prese le decisioni, per come si sono spese somme ingenti, la montagna risulta essere stata semplificata a spazio di svago dei bisogni dei cittadini. Una montagna umiliata, ridotta a parco divertimenti, una montagna priva di realtà dove sembra tutto risulti possibile, una montagna privata di servizi, sanitari, trasporto pubblico, formazione scolastica e del lavoro, di innovazione, di cura del territorio, boscato e pascolivo. Una montagna costruita a misura del cittadino inconsapevole che su un simile territorio, specie in estate, si possa ritrovare quanto ha lasciato nelle aree urbane. Mentre si sono investiti un miliardo di euro su Cortina, 400 milioni su Livigno e Bormio, 400 milioni ciascuno sulle province di Trento e Bolzano, la maggioranza dei territori del Cadore, della Valtellina, del Trentino sono stati cancellati da ogni programmazione sociale e culturale.

Su questa analisi, qui ristretta, si misura il fallimento dell’Agenda olimpica del CIO 2020 + 5. Si auspica che il CIO, ente dimostratosi totalmente succube del potere politico italiano, possa dimostrare fin dalle prossime olimpiadi invernali in Francia un potere reale, esigibile, coercitivo nei confronti degli Stati ospitanti. Ben sapendo che le Olimpiadi non sono sostenibili su tutte le Alpi, che le olimpiadi devono portare il costo di realizzazione delle opere in prossimità allo zero, che il consumo di suolo e paesaggi deve essere portato pari a zero. L’investimento delle prossime olimpiadi, estive e invernali, dovrà poggiare su tre obiettivi strategici: conservazione certa, tutela della biodiversità, emissioni di gasalteranti prossime allo zero. E trasparenza, costruita con una partecipazione programmatica e condivisione dei territori sui progetti previsti. Alla luce di questa analisi risulta evidente a tutti il fallimento strategico delle Olimpiadi invernali 2026. Certo per responsabilità della nostra classe politica e del CONI di Malagò, ma in modo particolare è un investimento fallimentare del CIO.

* Luigi Casanova è Presidente di Mountain Wilderness Italia

1 Comment

  1. Claudio ha detto:

    Scritto estremamente condiviso!