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The Lancet: settantamila le vittime a Gaza

I mesi peggiori sono stati i primi: circa la metà delle vittime sono state registrate tra ottobre e dicembre 2023, facendo aumentare di ben quattordici volte il tasso di mortalità nella Striscia rispetto al 2022. «I dati – spiegano gli autori dello studio – evidenziano la necessità urgente di allargare l’accesso umanitario a tutta la Striscia di Gaza e di proteggere il personale, le ambulanze e le strutture sanitarie in modo che le persone colpite possano ricevere cure tempestive e adeguate, riducendo così la mortalità». E «sottolineano la necessità di iniziative diplomatiche immediate per raggiungere una tregua rapida e duratura e un accordo a lungo termine che comprenda il rilascio degli ostaggi e delle migliaia di civili palestinesi imprigionate da Israele».

Per arrivare alla loro stima, Jamaluddine e i suoi colleghi hanno utilizzato tre fonti diverse. La prima è la lista delle vittime identificate con nome e cognome dagli ospedali di Gaza, che ormai funzionano a singhiozzo. La seconda contiene i dati raccolti dal ministero della sanità attraverso un questionario online a cui le autorità di Gaza hanno invitato tutta la popolazione a partecipare. La terza è rappresentata dai necrologi e da altri messaggi relativi alle vittime diffusi su social media e siti specializzati. Si tratta evidentemente di liste parziali e che contengono moltissime sovrapposizioni. Rimuovere i doppioni ha richiesto mesi di lavoro e ha condotto a un elenco di circa 30mila vittime identificate.

Ma ognuna delle tre fonti è incompleta e una vittima può rimanere fuori da tutti e tre i conteggi. Tenendo conto anche di questa possibilità – e applicando metodi diversi per una maggiore affidabilità – il team dell’istituto londinese è giunto alla risultato di 64mila morti. È il metodo capture–recapture «già impiegato per calcolare la mortalità in zone di conflitto armato come Kosovo, Colombia e Sudan».

Lo studio di The Lancet suddivide le vittime anche per genere e fascia di età. Donne, bambini e anziani rappresentano quasi il 60% dei morti, e circa il 38% di loro sono donne, colpite indiscriminatamente dalle armi israeliane. Infatti, mentre la fascia d’età più colpita tra i maschi è compresa tra i 15 e i 45 anni (quella dominante tra i militanti più direttamente impegnati nel conflitti), bambine, donne e anziane hanno pagato lo stesso tributo di sangue: sintomo che le operazioni israeliane colpiscono nel mucchio pur usando le tecnologie militari più sofisticate. «Sia la scala che la distribuzione di genere e per età delle vittime – scrivono gli autori della ricerca – sollevano gravi preoccupazioni sulla condotta delle operazioni militari a Gaza, nonostante Israele affermi di minimizzare le perdite civili».

Lo studio mostrerebbe che nei primi nove mesi la guerra ha ucciso il 3% degli abitanti di Gaza. Se si somma la percentuale degli abitanti che hanno lasciato la Striscia o sono detenuti, nel complesso l’enclave ha perso il 6% della sua popolazione pre-bellica.

Anche l’accuratezza di questo studio non taciterà la battaglia intorno ai numeri. Tuttavia, gli inviti a non prendere per buone le cifre fornite dai sanitari di Gaza sono arrivate finora soprattutto dagli alleati di Israele, mentre i militari di Tel Aviv che conoscono meglio la realtà sul campo non hanno mai contestato l’affidabilità di questi numeri. Nel futuro, il conto esatto dei morti diventerà però sempre più difficile per il progressivo disfacimento del sistema sanitario della Striscia.

Ieri la ONG Medici Senza Frontiere ha lanciato l’allarme: altri tre degli ospedali ancora attivi (Nasser, Al Aqsa e European Hospital) sono prossimi alla chiusura per mancanza di carburante necessario per i generatori. «Nel dicembre 2024 – spiegano i portavoce della ong – sono entrati in media al giorno a Gaza solo 59 camion con rifornimenti vitali», invece dei 500 dell’era pre-7 ottobre 2023.

* da https://ilmanifesto.it/

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