martedì, 19 gennaio 2010
19 Gennaio 2010venerdì, 22 gennaio 2010
22 Gennaio 2010mercoledì, 20 gennaio 2010
La crisi di ruolo del Consiglio regionale si manifesta con il rinvio (definitivo?) del Disegno di Legge di modifica della legge elettorale sui Comuni. Devo dire che per come era iniziato l’iter di questa proposta, l’epilogo appare piuttosto scontato. Se c’era una cosa che si sarebbe dovuta affrontare in una seria riforma elettorale sui Comuni avrebbe dovuto essere quella di togliere di mezzo il sistema maggioritario che ha svilito buona parte della dialettica politica nei piccoli comuni. Ma di questo nella proposta Cogo non c’era traccia. Per il resto, non c’è certo da stracciarsi le vesti che tutto rimanga così com’è.
Sul Trentino appare un’intervista a Sara Ferrari nella quale la consigliera del PD del Trentino chiede all’assessore Dalmaso (anche lei del PD) di fermare la sua proposta di riforma che definisce "pericolosa". In realtà la vera riforma della scuola c’è già, è quella del 2006 in larga misura rimasta inattuata per le resistenze conservatrici presenti tanto nel Palazzo quanto nel mondo della scuola. Dovrebbe essere questo il vero oggetto del contendere, e invece siamo di nuovo fuori tema. La riforma del secondo ciclo, sulla quale il Trentino ha competenze concorrenti, dovrebbe infatti avvenire in un quadro di forte autonomia progettuale, affinché le scelte di taglio del ministro Gelmini avessero in Trentino effetti del tutto marginali. Invece ci è azzuffati sulle ricadute in termini di orari scolastici o sulla proposta del biennio comune, ovvero sul concretizzarsi dell’aumento dell’obbligo scolastico a sedici anni. O, ancora, sulla soppressione degli istituti professionali, ibridi residuali di un sistema scolastico ancora fortemente classista. Meglio la Gelmini, si dice. Talvolta mi chiedo che cosa ci tenga insieme…
Paghiamo il fatto che il PD (anche in Trentino) si sia costituito più in opposizione con la destra berlusconiana che attraverso un percorso di sintesi di una nuova cultura politica. Di questa realtà il gruppo consiliare rappresenta la fotografia, tant’è che un profilo politico collettivo fatica ad emergere. In questo momento il PD è più uno spazio che altro, e per fortuna che c’è altrimenti saremmo ancora a coltivarci luoghi più che altro ideologici ed autoreferenziali. La scelta di vivere in mare aperto comporta anche questa fatica, spero semplicemente che essa sia fertile, capace di aprire contraddizioni e di mettere in moto processi virtuosi.
Mi metto a preparare gli appunti per la relazione che devo tenere l’indomani a Roma, nell’ambito della scuola di formazione politica intitolata a Danilo Dolci, pensiero eretico del dopoguerra. Il tema ruota attorno al concetto di "banalità del male", al quale un altro pensiero politico, quello di Hannah Arendt, ha cercato di dare cittadinanza. Sostanzialmente invano.