sabato, 9 gennaio 2010
9 Gennaio 2010
venerdì, 13 maggio 2011
13 Gennaio 2010lunedì, 11 gennaio 2010
Durante il mattino mi chiama Ali Rashid. Quando ci siamo salutati a Gerusalemme lui aveva un appuntamento alla Knesset, il Parlamento Israeliano, con il rappresentante della comunità araba d’Israele. Paradossalmente la Knesset è forse l’unico luogo politico di dialogo di una comunità altrimenti divisa su tutto. Un dialogo difficile, condizionato dal fatto che il diritto di cittadinanza non è in quel paese uguale per tutti (chi non svolge servizio militare ha meno diritti), ma pur tuttavia si tratta della massima istituzione nella quale è presente anche la componente palestinese, in rappresentanza di territori come la Galilea e alcune città come Gerusalemme dove sono rimaste popolazioni arabe (circa un milione di persone).
Negli incontri avuti Ali ha raccontato dei nostri progetti e di un approccio diverso alla cooperazione che valorizzi i territori, i saperi locali, la storia. Mi dice che oggi l’hanno chiamato da Ramallah per confermargli nello specifico che sono molto interessati alla nostra proposta e, più in generale, ad un approccio sulla cooperazione che va oltre l’aiuto. E poi un’altra cosa, che a me sta ancora più a cuore. E cioè che di una figura di cultura e di esperienza come lui hanno ancora bisogno. Non vi nascondo l’emozione. Ali in questi anni ha spesso pagato – nelle vicende interne all’autorità palestinese – la sua grande autonomia di pensiero.
Rimaniamo che butto giù un’agenda di lavoro e ci accordiamo di vederci a breve a Milano anche con Moni Ovadia, con il quale è nato un sodalizio importante. Chiamo il presidente Dellai e l’assessore Giovanazzi Beltrami per fissare con loro degli appuntamenti a breve. Devo capire quanto la comunità trentina ha voglia di mettersi in gioco in un progetto di grande rilievo culturale prima ancora che di sviluppo locale. Il primo è partito per Roma, lo sentirò sul cellulare. Lia invece non risponde ma dopo qualche minuto mi invia un sms in cui mi dice di essere in ospedale perché operano sua figlia dodicenne. Eravamo lo stesso giorno in Palestina, dovevamo vederci, ma lei era dovuta rientrare d’urgenza. Ora speriamo che tutto si metta per il meglio.
Sento anche Michele Rumiz che da un paio d’anni lavora a Slow Food. La Palestina e i Balcani, terre d’incontro e di scontro, come dice Predrag Matvejevic, "spazi che producono più storia di quanta ne possano consumare". Aree sulle quali stiamo lavorando in vista dell’edizione 2010 di "Terra madre", l’incontro mondiale delle comunità del cibo previsto a Torino nel prossimo autunno. Sono contento che Michele stia lavorando su queste cose, me ne sento un po’ responsabile se penso che qualche anno fa mi venne a trovare per avere qualche consiglio sulla sua tesi di laurea dedicata al tema del turismo responsabile. Stiamo lavorando da qualche mese (credo di averlo già annotato in questi appunti) su un ipotesi di viaggio lungo i sapori del Danubio da realizzarsi nel 2011 ed ora la collaborazione sulla Palestina. Ne dovrebbe nascere un "presidio": si chiama "akoub". Andate a cercarlo su qualche motore di ricerca.
Ci vediamo con il comitato promotore di "Politica è responsabilità". Siamo ormai alla definizione dei dettagli e fissiamo il 23 gennaio (ore 11.00 alla Sosat, con ogni probabilità) la data dell’incontro dei "direttori responsabili" per quindici giorni, ognuno chiamato a portare una sua tesi di una cartella e a discuterla con i lettori del nuovo portale. Insomma, dal primo di febbraio si parte. Vorrebbe essere un contributo alla buona politica. Speriamo di riuscirci.