venerdì, 22 gennaio 2010
22 Gennaio 2010lunedì, 25 gennaio 2010
25 Gennaio 2010Dodicesima giornata di Consiglio Provinciale dedicata alla riforma della Protezione Civile. Ed ultima, visto che nel pomeriggio la legge viene finalmente varata. Una legge importante perché mette a sistema uno dei tratti che fanno diversa questa terra non solo sul piano dell’efficacia degli interventi ma anche sotto il profilo della coesione sociale.
I consiglieri dell’opposizione insistono nei loro interventi che non v’era nel loro ostruzionismo alcuna contrapposizione con il sistema della protezione civile, che loro non hanno nulla contro il volontariato, che invece rappresenta un fatto importante per il Trentino. E allora qual era il motivo di tanta opposizione? La risposta sta nella narrazione che le opposizioni fanno del sistema trentino, in preda – secondo la loro visione più volte esplicitata in questi giorni di interventi in libertà – ad un potere tentacolare e mafioso del quale il sistema del volontariato è considerato parte integrante.
E’ qui, nell’analisi del Trentino, la profonda diversità di visione che ha portato una parte dell’opposizione a considerare questa come la madre di tutte le battaglie. Sanno che fin quando terrà la coesione sociale (che è data da tanti fattori e fra questi dal sistema della protezione civile) non vi sarà (troppo) spazio per la paura.
Gli interventi conclusivi si alternano ripetendo stancamente cose già dette. L’unico spunto interessante viene dallo scontro interno all’opposizione nel rivendicare a sé, fra Lega e PDL, il merito di aver costretto la maggioranza a venire a patti. Ne esce un livore profondo, per nulla estraneo a quel che sta avvenendo nel Paese, e ben sintetizzato dal consigliere Morandini che citando don Luigi Sturzo ricorda ai colleghi di minoranza che «…il principale, ma non l’unico, torto dei partiti di minoranza è che non hanno pazienza nell’attesa, perché non hanno fede nei loro ideali o non vogliono perdere i vantaggi del momento…». Penso fra me che queste parole si potrebbero ben adattare anche all’opposizione di questi anni a Silvio Berlusconi, sempre alla ricerca del colpo di teatro per farlo cadere piuttosto che a costruire la trama di un diverso tessuto culturale e sociale.
Nei giorni scorsi Sergio Bernardi mi ha chiesto un pezzo sull’arresto di Ratko Mladic per la rivista trentina "Uomo Città Territorio". Provo a ritagliarmi uno spazio di pensiero per scrivere cose non scontate sull’uomo più ricercato del mondo (dopo l’uccisione di Osama bin Laden) poi scovato in una casa di campagna in Vojvodina, solo e malandato. Descrivo Srebrenica, i criminali, la banalità del male. Avrete modo di leggerle anche su questo sito.
Intanto si concludono i lavori del Consiglio, la legge sulla Protezione Civile viene approvata. Se escludiamo l’atteggiamento riottoso di qualche consigliere non appagato, la maggioranza ha dato sostanzialmente buona prova di sé.
Corro al Centro per la formazione alla solidarietà internazionale, dove si svolge l’assemblea dei soci. La direttrice Jenni Capuano illustra il bilancio delle attività, sotto il profilo delle iniziative realizzate come sotto quello economico. In poco più di due anni il Centro ha saputo conquistarsi uno spazio significativo se pensiamo che solo nel 2010 si sono tenuti 26 corsi ai quali hanno partecipato 630 persone per 1196 ore di formazione. A cui si aggiungono gli eventi sui temi di attualità. Da tutti i presenti viene sottolineata la cura del Report annuale e l’ordine dei conti, cosa ovviamente importante.
Mi aspetto anche qualche visione, l’autorevolezza dei presenti la imporrebbe (ricordo che i soci sono la PAT, la Federazione trentina della Cooperazione, l’Università di Trento, la Fondazione Opera Campana dei Caduti e, come partner associati, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani e il Centro OCSE), ma forse non è questa la sede. Mi permetto comunque di buttare lì due cose. Riguardano lo strabismo che il Centro deve avere nel formare guardando agli scenari internazionali e contemporaneamente al proprio territorio (l’emendamento sulla formazione degli operatori della protezione civile chiamati ad intraprendere interventi su scala internazionale approvato in questi giorni apre al Centro una grossa opportunità) e lo stare sul tempo, ovvero la capacità di essere in sintonia con quanto accade. Proprio nei giorni scorsi ho proposto a Jenni la necessità di dare un contributo alla "primavera araba" attraverso un’attività di formazione che potrebbe svolgersi qui e nei paesi del Mediterraneo sui temi della cooperazione di comunità, dello sviluppo locale autocentrato sulla valorizzazione delle ricchezze e l’unicità dei territori, sulla cultura dell’autonomia e dell’autogoverno. Temi decisivi, sui quali il nostro territorio potrebbe avere qualcosa da dire ma anche da apprendere. Raccolte con interesse dai presenti, ma non è proprio la sede per aprire un confronto. E l’incontro finisce qui, a tarallucci e vino.
Abbiamo fatto sera, sono finiti gli impegni e mi avvio verso casa, che si conferma luogo di pace.