
martedì, 21 giugno 2011
19 Gennaio 2010martedì, 19 gennaio 2010
19 Gennaio 2010Se consideriamo del tutto trascurabile la giornata trascorsa a Bolzano del Consiglio regionale, dove pure abbiamo posto in essere – non senza qualche difficoltà dovute ad assenze e ripicche personalistiche – la staffetta fra Durnwalder e Dellai alla guida della Giunta regionale, passiamo direttamente alla giornata odierna, trascorsa nell’aula questa volta del Consiglio Provinciale. Siamo giunti all’ottavo giorno, ma l’ostruzionismo della Lega sulla legge di riforma della Protezione Civile non demorde e ancora non s’intravede uno spiraglio.
Ne abbiamo già parlato e non mi dilungo, ma vi assicuro che è davvero avvilente dover assistere al triste spettacolo di una parte della minoranza che blatera per ore sulle cose più assurde e ripetendo in ogni intervento le stesse cose pur di farci perdere tempo. Con l’unico obiettivo non di migliorare la legge, ma di farla ritirare. Non valgono le aperture da parte della Giunta e della maggioranza: ad ogni tentativo di mediazione la Lega alza l’asticella e salta tutto. Un gioco irresponsabile, che tiene l’assemblea legislativa sotto scacco ed impedisce il governo dell’autonomia.
Che tutto questo avvenga su un terreno come quello della Protezione Civile ha una forte valenza simbolica ma un impatto sociale piuttosto relativo. E, mi permetto di dire, anche pericoloso perché si gioca con un mondo che di tutto ha bisogno fuorché di strumentalizzazione politica. In realtà si ha l’impressione che si giochi anche una partita parallela, molto interna al centrodestra e alla sua leadership, non lontana da quel che accade a Roma o Milano, alla faccia del federalismo. E al protagonismo individuale di personaggi ormai politicamente insignificanti e privi di seguito ma che vivono l’occasione per prendersi qualche primo piano altrimenti improbabile.
D’altro canto, ritirare la legge da parte nostra diventerebbe una prova di ingovernabilità e questo nonostante l’ampio margine che gli elettori trentini ci hanno consegnato due anni e mezzo fa. E che a questo punto potrebbe ripresentarsi (stante l’attuale regolamento) su ogni altro atto legislativo: dunque tanto varrebbe tornare alle urne.
Quindi per il momento non ci resta che proseguire nella maratona, che s’intensificherà nei giorni prossimi inasprendo gli orari di convocazione. Sperando che tutto questo provochi la giusta indignazione degli elettori contro l’irresponsabilità di questi apprendisti stregoni della politica che non conoscono nemmeno le regole essenziali della democrazia. Nel mio intervento la scorsa settimana avevo parlato non a caso del "governare dall’opposizione", maldestramente inteso da qualcuno come consociativismo: nella dialettica fra maggioranza e opposizione ci sta il confronto anche duro e la ricerca di compromessi ma nel rispetto reciproco e nella ricerca del dialogo, senza far venire meno la distinzione dei ruoli riconducibile all’esito del voto. A meno che qualcuno non intenda violare i fondamentali (penso al non rispetto della Costituzione o degli assetti statutari), ma non mi pare certo questo il caso.
Perché l’esito di tutto ciò altro non è che paralizzare il nostro lavoro. Proviamo a fare in aula (visto che il numero legale lo dobbiamo garantire noi) quel che dovremo fare altrove ma non è facile in mezzo alla gazzarra o agli interventi tanto gridati quanto pretestuosi mantenere la concentrazione, scrivere o studiare.
Eppure ci sarebbe da stare sull’attualità del post referendum, ad esempio, perché anche oggi la polemica divampa in Trentino, specie sul tema della gestione delle risorse idriche. Fa un po’ sorridere la convergenza fra il centrodestra che attacca a testa bassa la Provincia di aver privatizzato i servizi (lo fa il consigliere Borga su L’Adige di oggi prendendosela anche con le mie dichiarazioni) e qualche comitato che nella più classica delle tradizioni novecentesca, vinta la partita referendaria prova ad affilare i coltelli contro il nemico più vicino, ovvero i traditori della gestione in house che poi saremmo noi. Ho visto troppe volte questo rituale da risultarmi ormai insopportabile. Le bandiere rosse di sangue amico, scriveva Claudio Magris. Nonostante le bandiere non ci siano più, i vecchi vizi sembrano invece immutabili.
Probabilmente prevarrà chi ha più tenacia e cattiveria. A tutto questo vorrei potermi sottrarre.