giovedì, 7 gennaio 2010
7 Gennaio 2010sabato, 9 gennaio 2010
9 Gennaio 2010Mi scuso con i lettori, ma proprio non c’è stato il tempo in questi giorni per scrivere il diario. Quindi proverò a fare una sintesi delle cose più interessanti di questi ultimi tre giorni. Cominciando dall’evento più significativo, lo sciopero generale proclamato a livello nazionale dalla Cgil contro la politica del governo Berlusconi che ha avuto una buona adesione anche in Trentino. In piazza Duomo a Trento sembra in un primo momento che vi sia poca gente. Ma con il passare dei minuti il corteo in partenza s’ingrossa e diventa una delle manifestazioni più partecipate degli ultimi tempi.
Nostalgia? Incazzatura? Desiderio di futuro? Non so quale di questi sentimenti prevalga nella motivazione per essere qui. Penso fra me che, nelle modalità e prima ancora nei contenuti, quello dello sciopero sia uno strumento ormai spuntato. E ciò nonostante, se più di tremila persone sono a manifestare per le strade, l’attenzione è dovuta ed è giusto essere qui, ad ascoltare e cercare di capire. Mi guardo intorno e fatico a trovare qualche altro consigliere provinciale. Vedo Mattia Civico, ma rimane per poco e se ne va. Non che la presenza politica non ci sia, i simboli della sinistra radicale non mancano – più bandiere che adesioni si potrebbe dire – ma colgo una distanza fra questo grido di dolore e le istituzioni.
Il carattere non unitario dello sciopero, al di là della positiva partecipazione, pesa… eccome. La divisione fra le organizzazioni sindacali si riverbera anche in Trentino, più nel cercare un proprio spazio e nell’atteggiamento verso il governo dell’autonomia che nel giudizio sull’azione del governo italiano. E’ una situazione strana quella trentina, quasi rovesciata rispetto al contesto nazionale. Che ha portato in questi anni la Cgil ad avere un profilo di dialogo verso il governo provinciale, a fronte degli altri sindacati che hanno invece accentuato una conflittualità di categoria a discapito di un approccio di natura confederale.
Nel suo ultimo congresso la Cgil del Trentino, ne abbiamo parlato in questo blog, ha scelto una strada di stimolo positivo verso il governo provinciale, accettando la sfida dell’autonomia come terreno avanzato di confronto. Una scelta politica interessante e che condivido, ma che un po’ fatica ad affermarsi perché richiede un salto di pensiero che non sempre trova riscontro nel sindacato reale, in una cultura politica talvolta residuale, nei corporativismi e nella logica della difesa del particolare. Un quadro che si riflette sulla piazza e che degenera in una contestazione ai più incomprensibile verso il segretario Paolo Burli da parte degli esponenti di un paio di categorie, trasporti e commercio, che già nel congresso di un anno fa si erano collocati su posizioni di radicale contestazione. Contestazioni che trovano spazio nei cortocircuiti ideologici di aree politiche o di gruppi dell’antagonismo sempre uguali a se stessi.
C’è preoccupazione e amarezza nei dirigenti della Cgil, per un profilo difficile e talvolta incompreso, per una mobilitazione costata fatica e risorse e che rischia di essere vanificata dall’arroganza di pochi. Decido di scriverne, affinché la politica si metta in dialogo sulle cose vere come la crescente condizione di precarietà che investe la condizione giovanile che era al centro della mobilitazione di questi giorni e rispetto alla quale la politica dovrebbe avere più capacità di proposta innovativa.
Il fatto è che invece la politica appare distratta e distante, più attenta a rispondere alle paure che in grado di proporsi come fattore di coesione sociale, più sensibile ai destini personali e al presidiare territori ideologici che alla ricerca di quel che unisce.
Forme degenerative. E’ così che giovedì scorso in Consiglio provinciale una mozione della destra sul "diario europeo" rivolto alle scuole e colpevole di aver tralasciato alcune importanti ricorrenze cristiane si manifesta come terreno di disputa ideologica dei "nuovi crociati". Chiusi ed ignoranti, ma capaci di far breccia (per paura di perdere consenso) nella nostra maggioranza, a testimonianza di una debolezza culturale insostenibile e di cui dovremmo preoccuparci.
Continuano gli incontri sull’acqua come bene comune. Giovedì sera è stata la volta di Mezzocorona, la settimana prossima di Lavis e Trento. Sono serate importanti, perché parlare dell’acqua significa affrontare temi di fondo come la questione dello sviluppo, il concetto di sostenibilità e di limite. Certo, anche delle proposte che abbiamo messo in campo sul piano amministrativo nella valorizzazione delle prerogative dell’autonomia, ma di politica in senso pieno, ovvero del nostro approccio con l’utilizzo delle risorse, del futuro del pianeta, dei conflitti che ne vengono. Nel centro rotaliano, nonostante la concomitanza con altri eventi, c’è un bel gruppo di persone che seguono con attenzione il mio intervento, pongono domande, esprimono voglia di buona politica. E io non mi tiro indietro, quasi considerando queste occasioni di confronto come serate di formazione politica.
Sabato mattina, infine, sono in Primiero. La Val Canali è una delle zone più belle del Trentino, specie se baciata da una giornata spettacolare come quella di ieri. Sono qui per l’incontro sugli Ecomusei, nell’ambito del progetto Seenet 2 che si propone di valorizzare l’ambiente e le vocazioni turistiche della regione balcanica. Ospite del Trentino una delegazione di amministratori provenienti dalla Serbia e dal Montenegro. Fra loro l’amico Lazar che non vedo da un sacco di tempo. Con noi i rappresentanti della Comunità di Valle, i responsabili del Parco Paeveggio – Pale di San Martino, i sindaci di Tonadico e di Siror. Sguardi che s’incrociano, la mia nostalgia per quelle terre e per quella lingua (l’unica che sento famigliare), una cooperazione che ti aiuta a stare al mondo.
Ci portano a pranzo all’agritur Malga Canali, un ambiente curato, una calda accoglienza della signora Maria Giovanna, un cibo ottimo in uno scenario spettacolare. E’ davvero un peccato dover lasciare questo luogo e queste persone dove mi prometto di ritornare. A Trento arrivo in tempo per l’inaugurazione della nuova bottega di Mandacarù, un altro segno di civiltà per una città che continua ostinatamente ad essere diversa. So bene però che in questo sabato pomeriggio c’è anche un’altra umanità che affolla i centri commerciali delle nostre periferie. Richiederebbe attenzione e parole che ci aiutino a comunicare.