giovedì, 11 marzo 2010
11 Marzo 2010sabato, 13 marzo 2010
13 Marzo 2010venerdì, 12 marzo 2010
Torniamo alla realtà. Il primo incontro della giornata è con i rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori. Stiamo approntando una proposta di legge sulla questione delle proprietà rurali dei comuni trentini e dei criteri che presiedono all’affitto di questi fondi. Questione che più approfondisco e più avverto nelle implicazioni di ordine economico e di trasparenza. Per sostenere l’avvicinarsi di giovani all’agricoltura e per accedere ai contributi per avviare nuove imprese è necessaria una certa quantità di terra da lavorare che non è sempre facile reperire. Per destinare questo patrimonio rurale a produzioni di qualità. Per favorirne l’uso sociale, laddove i fondi sono nel centro abitato o nelle sue prossimità (orti per anziani, orti dittici…). Per dotarsi di un’anagrafe dei fondi agricoli in questione, che oggi non c’è. Ci lasciamo con le coordinate di fondo del nuovo DDL e dandoci appuntamento all’indomani, per la Conferenza della Confederazione.
Appena ho concluso l’incontro vado al Commissariato del Governo dove è previsto il presidio della Cgil in occasione della giornata di sciopero generale nazionale contro le politiche del governo sulla crisi e sul lavoro. Qualche centinaio di persone, volti per lo più conosciuti. Niente di nuovo, devo dire. Credo sia giusto essere qui, ma sono altrettanto convinto che anche queste manifestazioni siano l’esprimersi di un rituale ormai inefficace.
Incontro Osvaldo Salvetti, vecchio compagno di mille battaglie, operaio ora in pensione ma dallo sguardo sempre vivace e giovanile, consigliere comunale a Rovereto quando i Consigli di fabbrica esprimevano una soggettività politica di tutto rilievo e nelle istituzioni potevano accedere non solo gli avvocati ma anche gli operai. Ci scambiamo un po’ di impressioni su questo tempo, sulla fatica di rinnovare lo sguardo sulle questioni sociali a partire da un orizzonte interdipendente e mi fa piacere sentirlo in sintonia.
Mi posso fermare poco perché al gruppo consiliare mi aspetta Enrico. Lo ricordo bambino, vicino di casa di Carlo e Olga in via Degasperi a Trento. Ora è già padre e vive a Bologna. Ha alle spalle qualche anno di esperienza nella cooperazione internazionale in Sudamerica e vorrebbe riprendere questa attività sul piano professionale. Gli dico senza peli sulla lingua quel che penso della cooperazione internazionale, di quel che è diventata, della crisi di senso prima ancora che di finanziamenti che la caratterizza. Mi sembra condivida il mio approccio ma questo non lo aiuta certo nella possibilità di trovare lavoro. Perché la cooperazione di comunità ha bisogno più di animatori di territorio che di cooperanti. E non sempre (è un eufemismo) le comunità locali intendono darsi questo sguardo sul mondo, preferendo la logica dell’emergenza e dell’aiuto materiale al mettersi in gioco in una relazione. Gli propongo di leggersi il libro mio e di Mauro Cereghini sulla cooperazione, di ritrovarci per scambiare qualche idea e di rimanere in contatto.
Raggiungo Daniele Bilotta all’agenzia viaggi Etli Trento, dove lavora. Dobbiamo raggiungere insieme Rovereto dove ci si vede con Claudio che dell’Etli è il fondatore, per fare il punto sulle attività del turismo verso i Balcani, ambito nel quale Daniele e il gruppo di lavoro "Viaggiare i Balcani" sono impegnati. Una scommessa, quella del turismo responsabile verso l’Europa di mezzo, sulla quale non smettiamo di credere anche se l’orientarsi del turismo è più alla ricerca dei "non luoghi" che della conoscenza e della scoperta. E che insieme intendiamo continuare a percorrere, nella certezza che questa diversa modalità di viaggiare è destinata a crescere e che il fascino di questo pezzo d’Europa ai più sconosciuto prima o poi verrà compreso.
Quello stesso fascino che Abdulah Sidran, poeta e scrittore di Sarajevo, sceneggiatore dei primi film di Emir Kusturica, racconta nel suo "Romanzo Balcanico". L’incontro con lui rappresenta il primo di una serie di eventi che Osservatorio Balcani e Caucaso intende promuovere a Trento e in molte altre città italiane in occasione del decennale dell’Osservatorio. Che cosa straordinaria abbiamo messo in piedi…
La cultura e l’identità europea ne sarà il filo conduttore e il vecchio Sidran in poche e semplici parole racconta di quel che la città di Sarajevo ha rappresentato lungo la storia. Lo fa a partire dal censimento del 1910 e dalla domanda che veniva rivolta ai suoi cittadini: qual è la vostra lingua madre? Le risposte che ne vennero cent’anni fa danno l’idea di quella straordinaria babele che rappresentava (e ancora, nonostante tutto, rappresenta) la "Gerusalemme dei Balcani". Sidran non nasconde la sua "jugonostalgia", ma lo fa in un modo così delicato e profondo che non c’è niente di nostalgico nelle sue parole. Nostalgia, sì. Di un sogno andato perduto. Silvio Ferrari che di Abdulah Sidran ha tradotto le opere e quelle di tanta letteratura balcanica e che in questa occasione fa anche da interprete (devo dire di rara sensibilità) delle parole di Sidran, nella sua introduzione ricorda – a proposito di identità europea – quella volta che Sidran interrogato sull’argomento rispose: "Noi certo siamo europei, non so quanto lo siate voi".