venerdì, 26 febbraio 2010
26 Febbraio 2010martedì, 2 marzo 2010
2 Marzo 2010lunedì,1marzo 2010
In questi giorni mi occupo del tema dell’acqua, dei processi di privatizzazione che investono il nostro paese, dei pericoli che investono anche il nostro territorio nonostante le prerogative autonomistiche di cui beneficiamo. In particolare abbiamo organizzato due serate, a Ponte Arche e a Padergnone, per iniziativa dei locali circoli del PD del Trentino, ai quali partecipo insieme a Rosario Lembo (contratto mondiale per il diritto all’acqua) e al vicepresidente Alberto Pacher (assessore competente).
A Ponte Arche la sala del Comune vede una nutrita presenza di persone, provenienti dalle Giudicarie e da Dro, a testimonianza che l’argomento è molto sentito. Apro io la serata parlando di un diritto mai scritto nelle carte internazionali perché l’acqua è come l’aria, un elemento costitutivo del vivere. Che oggi se ne parli per farne oggetto di business è segno dei tempi, ma tant’è. Che l’acqua sia un bene di tutti, per la verità nessuno ha il coraggio di smentirlo, tanto che si nega ogni volontà di privatizzazione, salvo poi dire che quel che si vuol privatizzare è "solo" la gestione del bene.
Ma che cos’è il diritto all’acqua se non la sua gestione? Potremmo dire lo stesso quando si parla del mare, altro bene comune, il cui accesso viene sempre più frequentemente privatizzato pur essendo di tutti. Ricordo l’amarezza quando, nell’estate scorsa, lungo il mare di Camerota, con Gabriella cercavamo i luoghi delle nostre prime vacanze in spiagge semi deserte ed oggi appannaggio di anonimi stabilimenti balneari che ne impediscono l’accesso.
Quello di separare la proprietà dalla gestione è un argomento davvero subdolo, che trova adepti anche in Trentino come ad esempio l’amministratore delegato della Dolomiti Energia Marco Merler, società a maggioranza pubblica (61%) che gestisce il sistema energetico provinciale, la distribuzione del gas e la gestione dell’acqua in alcuni comuni del Trentino fra i quali Trento e Rovereto. Il che ci dice come, nonostante gli articoli 8 e 9 dello statuto di autonomia ci assegnino competenze primarie nell’utilizzazione delle acque pubbliche e nell’assunzione diretta di servizi pubblici e a loro gestione mediante aziende speciali, l’attenzione debba essere alta e ci si debba mettere al riparo rispetto alle mire delle società private che cercano di fare affari sull’acqua.
Lo abbiamo visto anche in occasione dello sciagurato progetto di "riqualificazione energetica" (come è stato chiamato il progettato impianto che intendeva prelevare l’acqua dal Garda per portarla a 1.600 m di altezza sul Monte Baldo per poi farla ridiscendere nel lago producendo energia a costi maggiori di quelli spesi per portarla in quota). Che coinvolgevano il fior fiore dell’imprenditoria trentina e nazionale, magari definendo tutto questo come energia pulita e rinnovabile.
nel cercare le strade per metterci al riparo da processi di privatizzazione, la discussione ruota attorno all’idea dello scorporo del settore acqua da Dolomiti Energia e dalla messa in rete dei sistemi di gestione della risorsa idrica (comunali e consortili) laddove la gestione è diretta da parte degli enti locali. In un caso e nell’altro gli interventi di manutenzione e sviluppo del sistema degli acquedotti sono in capo alla PAT e dunque perché non immaginare una nuova società interamente pubblica per la gestione del servizio idrico provinciale?
Un’ipotesi di lavoro condivisa dall’assessore Pacher e che metterebbe il Trentino non solo ai ripari ma che lo collocherebbe fra i territori virtuosi nella campagna internazionale per l’acqua come bene comune. Fra i relatori ed il pubblico si sviluppa una forte e positiva dialettica, nella comune percezione che attorno a questa partita si giochi un tassello importante della nostra diversità. Ed anche su questo piano l’autonomia e le sue prerogative possono giocare un ruolo importante nell’autogoverno della nostra comunità.
Sono molto soddisfatto dell’incontro, perché il confronto mette in luce una possibile strategia di alto profilo e perché questo avviene in un dibattito promosso da un Circolo del PD, che ne testimonia l’utilità sociale.
E’ il modo giusto di chiudere una giornata dove il tema dell’acqua è ritornato in continuazione, nella conversazione con Adolfo Laner che incontro per parlare di piccole centraline idroelettriche, nel parlare con Rosario Lembo della carovana per il diritto all’acqua che si dovrebbe realizzare in Palestina nella primavera 2011, con la commissione ambiente del PD del Trentino che si riunisce nel tardo pomeriggio per discutere di biodigestori e della gestione dell’umido in Trentino.
L’acqua è anche la storia di Martin Brod, il villaggio dei cento mulini non lontano da Bihac, in Bosnia Erzegovina, dove il fiume Una disegna un sistema straordinario di cascate e dove in ognuna di queste si rispecchia, secondo la leggenda, una figura femminile. Perché l’acqua, prima di ogni altra cosa, è il simbolo della fecondità e della vita.