giovedì, 25 febbraio 2010
25 Febbraio 2010
lunedì,1marzo 2010
1 Marzo 2010
giovedì, 25 febbraio 2010
25 Febbraio 2010
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venerdì, 26 febbraio 2010

Al mattino presto parto per Assisi, insieme a Martina Camatta e Francesca Zeni che collaborano con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani. Qualche ora di viaggio ci offre l’opportunità di parlare di tante cose, di quel che stiamo facendo come Forum e di quel che ci aspettiamo da questo mondo. Il brutto tempo ci accompagna fino a Perugia, ma poi piano piano il sole prende il sopravvento. In Umbria è ormai primavera, fuori ci sono 17 gradi, i prati e i campi sono già verdi, la bellezza dei luoghi fa il resto.

Assisi è sempre uguale a se stessa. Affascinante ma anche costretta nel suo triste splendore. E’ un po’ l’immagine di quel che avviene nel seminario in preparazione della marcia Perugia Assisi, che quest’anno sarà il 16 maggio. Tanta gente per un momento che vuole essere di preparazione. Mi guardo attorno. Un po’ di "stato maggiore" di un movimento per la pace che non c’è, impoverito sul piano delle presenze rispetto ad altri momenti nei quali la marcia era in sintonia con grandi movimenti di massa, ma ancora tante persone che generosamente sono qui, con la speranza di fare qualcosa per uscire dal torpore diffuso e da una sconfitta che anche da questo angolo visuale appare profonda e non immediatamente rimediabile.

Servirebbe interrogarsi sulle ragioni profonde di un mondo sempre più attraversato da guerre, ma anche sulla banalità del male. Sarebbe utile chiedersi perché alcune parole come pace, solidarietà, diritti umani non comunicano più nulla, tanto sono stati banalizzati. Bisognerebbe che le persone che sono qui provassero a mettere in discussione i rituali di un mondo autoreferenziale, incapace di parlare alle tante zone grigie che della guerra e della violenza sono il brodo di coltura. Ci si dovrebbe chiedere perché le nostre comunità, questo paese, questa Europa, si stanno imbarbarendo. Infine si dovrebbe iniziare a porsi qualche interrogativo sulle categorie di pensiero che ancora segnano questi nostri mondi, sempre alla ricerca di un male contro il quale inveire ed un bene con il quale collocarsi.

Gli interventi che aprono il seminario sono invece di una banalità imbarazzante. Ai miei occhi, naturalmente. E anche questa bella città, questa sera, mi sembra insopportabile.

 

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