giovedì, 4 febbraio 2010
4 Febbraio 2010
sabato, 15 ottobre 2011
6 Febbraio 2010venerdì, 5 febbraio 2010
Oggi nevica. Avrei voluto essere con quei quattrocento ragazzi trentini che sono in viaggio per la Polonia, destinazione Auschwitz. E’ il treno della memoria che l’associazione "Terre del fuoco" ha proposto lo scorso anno con il Forum trentino per la Pace e la Provincia e che quest’anno viene riproposta. Ma la costipazione mi perseguita da diversi giorni e così sono qualche ora in ufficio e poi a casa. Sarà per l’anno prossimo.
La nostra comunità ci investe ed è bene che sia così, affinché questa opportunità di conoscenza possa crescere e diventare parte di un più ampio progetto di educazione permanente. Quello della memoria è uno dei temi che abbiamo messo fra i punti cruciali del programma del Forum e di cui andremo a parlare nelle prossime settimane nel confronto con i Comuni e le associazioni in ognuna delle comunità di Valle.
Il viaggio interroga le loro giovani vite attorno alle tragedie del Novecento. Un secolo che abbiamo oltrepassato, ma il cui messaggio non è affatto elaborato. Perché – come ha scritto Mariuccia Salvati – "Auschwitz è il Novecento". Il secolo delle "nefaste meraviglie", il tempo della "produzione umana del disumano".
Auschwitz è una piaga aperta, di un corpo malato che prima l’ha prodotta e che poi si è salvato la coscienza con Norimberga, perseguendo i criminali (una parte, per la verità), non certo la "banalità del male". Per dirla con Karl Jaspers, affrontando la colpa criminale, non quella politica e morale. Soprattutto là dove il nazifascismo aveva registrato un grande consenso popolare, il problema venne in larga parte rimosso. Qui da noi era più facile e meno doloroso assecondare l’idea degli "italiani brava gente", piuttosto che scavare dentro le proprie responsabilità.
Ma, come sempre avviene quando non vengono elaborati, i conflitti rimangono lì come fantasmi, pronti a riapparire ogni volta che la paura e qualche apprendista stregone saprà far leva su rancore e narrazioni divise. Ed oggi ci accorgiamo di una società non attrezzata ed ignorante, incapace di convivere con le diversità, carica di pregiudizi, che odia gli zingari. Cioè i primi ad essere sterminati nei campi della morte. In quello ustasa di Jasenovac, oggi al confine fra la Croazia e la Bosnia Erzegovina, il computo delle sessantanovemila persone che vi persero la vita nemmeno conteggia le vittime di etnia rom, assassinati prima ancora di diventare dei numeri.
Nemmeno si è riflettuto abbastanza su quella scritta "Arbeit mach frei" (il lavoro rende liberi) e su quel che descriveva: da una parte la razionalità del sistema concentrazionario, la piena corrispondenza fra l’obiettivo che lo stato tedesco si era dato e gli strumenti messi in campo per perpetrare questo crimine; dall’altra il fatto che quella era una "fabbrica", l’estrema applicazione della rivoluzione industriale alla guerra come aveva presagito qualche decennio prima Arthur Rimbaud. Non a caso qualcuno voleva farla sparire, per fortuna senza successo.
Come non c’è stata riflessione, appunto, sulla banalità del male, sul fatto che intorno ai campi della morte la vita scorreva normalmente. Che non è poi tanto diverso dall’estraneità (e dal fastidio) che continua ad avere una città come Trieste verso la Risiera di San Sabba. O che la Russia del post comunismo sia retta da un ex agente del Kgb, ovvero uno dei simboli che contribuirono a trasformare – per usare ancora le parole di Rimbaud – la "promessa in demenza". Potremmo continuare all’infinito.
Il resto l’ha fatto la retorica. Si possono istituire giornate in ricordo o in memoria di qualsiasi avvenimento o tragedia che l’umanità ha vissuto e nello stesso tempo svuotarne il significato perché ingessate sulla ricorrenza piuttosto che attorno alla capacità di un paese o di una comunità di vivificarne il significato. Che cosa significa il primo maggio se ogni anno muoiono sul lavoro in Italia più di 1100 lavoratori o abbiamo a che fare con situazioni di sfruttamento come quelle viste a Crotone?
Ne scrivo per "Consiglio provinciale cronache" dove il Forum ha una pagina dedicata. Intanto fuori continua a nevicare.