passato, presente, futuro
giovedì, 17 novembre 2011
4 Febbraio 2010
venerdì, 5 febbraio 2010
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giovedì, 4 febbraio 2010

Mentre siamo in Consiglio provinciale arriva la notizia del raid di alcuni giovani studenti nella sede del Pd del Trentino di via Brennero, a Trento. "Dalmaso come Gelmini", "Dellai come Berlusconi", "PD – PDL la stessa arroganza"…  questi gli slogan degli striscioni o dei cartelli che vengono affissi alle pareti. Fossi stato lì mi sarei messo a piangere. Quindi la mia solidarietà a Michele, Laura e Marta che hanno vissuto quei minuti, forse non di paura ma di frustrazione certamente.  

E il biasimo per queste azioni che magari vengono pensate come di lotta, con tanto di ricerca di effetti mediatici, con fotografi ed operatori "embeddet". Al seguito, come in guerra. L’importante è lo slogan ad effetto e una tecnica collaudata per far parlare di sé, non certo capire la posta in gioco.

Che, l’avrò detto in tutte le salse, non è la riforma del secondo ciclo, bensì la volontà di affossare la legge Salvaterra. Obiettivo sul quale convergono le parti più retrive e corporative del mondo della scuola, un segmento importante e potente della burocrazia provinciale (che sin dalla scorsa legislatura s’è messo di traverso costringendo l’assessore Salvaterra alle dimissioni) e gli utili idioti che nemmeno sanno quali sono le competenze della provincia o che hanno in mente il fatto che qui siamo in Italia e che quindi "che cos’è questa storia dell’autonomia?"…

Ma la cosa che più mi fa incazzare sono le stupidaggini della consigliera Cogo che, di fronte ad un’aggressione tanto odiosa non trova niente di meglio che dire "Su questo tema abbiamo misurato la distanza abissale che corre tra le due anime del PD dopo lo scioglimento della Margherita" e che quella Dalmaso darebbe "una riforma classista, che in nome di una pur giusta meritocrazia, penalizza i più deboli. Il sistema duale, poi, è retrogrado e lo usano ormai solo nei paesi del nord Africa" (il Trentino, del 5 febbraio pag.3). Ma di che cosa sta parlando? Molte delle critiche rivolte al provvedimento dell’assessore Dalmaso partivano esattamente dall’opposto, ovvero dal "retaggio egualitarista" di cui sarebbe portatrice. Siamo in presenza del rovesciamento della realtà.

Che si siano compiuti degli errori, ci sta. Bisognava dire sin dal primo minuto che, a differenza della Gelmini, sull’istruzione in Trentino non si taglia ma s’investe, che la riforma della scuola in Trentino s’è fatta due anni fa e si chiama legge Salvaterra e riguarda la grande sfida dell’autonomia scolastica, che proprio questo doveva essere uno dei passaggi decisivi nella capacità di rispondere alla Gelmini attraverso la gestione istituto per istituto degli orari, che la proposta sul biennio comune è la giusta declinazione dell’allargamento dell’obbligo scolastico a 16 anni (cosa che viene messa in discussione dai provvedimenti del governo Berlusconi con la norma sull’anticipo dell’apprendistato), che il ghetto degli istituti professionali andava giustamente superato. Che tale percorso dovesse essere partecipato, non ci piove. Ma anche in questo caso erano gli strumenti della legge 5 (il Consiglio delle Autonomie) che dovevano essere attivati, cosa che invece non è avvenuta per un insieme di ragioni che hanno molto a che vedere con il boicottaggio strisciante della legge stessa.

"Le due anime del PD dopo lo scioglimento della Margherita", dice la Cogo. Che tradotto vuol dire: c’è una "sinistra" (i DS) che non è mai stata d’accordo con la riforma Salvaterra (ed ora con la Dalmaso) e una "destra" che questa posizione ha avvallato sin dai tempi dell’accordo Pat – Miur (che sarebbero quelli della Margherita e quelli di Solidarietà). Effettivamente non so quanto un partito non solo incapace di nuove sintesi culturali ma anche così cristallizzato possa reggere.

Mi arriva il documento di Flavio Ceol. Quattro cartelle fitte fitte sulla scuola, di uno che la materia la conosce bene. I suoi argomenti sono sferzanti, è sicuramente una buona base di discussione quand’anche su alcune cose non sia d’accordo. Del resto con Flavio abbiamo nei mesi scorsi continuamente messo in guardia l’assessore Dalmaso di quel che poi avrebbe potuto scoppiare. Le ha scritte come suo contributo per una riunione della Commissione tematica del PD che avrebbe dovuto riunirsi in serata e che scopro essere rivolta solo ai componenti l’assemblea e il gruppo consiliare. In una situazione del genere perdere del tempo in una riunione tecnica (per capire chi invitare) mi sembra francamente ridicolo, tanto che decido di non andarci nemmeno.

Non si può stare a guardare. C’è da far emergere un orizzonte politico della proposta e c’è una strategia di comunicazione da inventare se non vogliamo che la menzogna diventi realtà. C’è in giro un grande sconcerto e c’è un forte appannamento nella capacità di avere memoria anche ravvicinata dei passaggi politici della nostra autonomia. E un’idea della politica come ricerca di consenso purchessia.

E’ proprio vero che le riforme lasciate a metà  si scavano la fossa.

 

2 Comments

  1. gianni ha detto:

    Non è un commento ,vorrei sapere che cos’è questa idea di scuola di sviluppo rurale in val di non?Franca e annamaria di che paese sono ?
    Mi pui spiegare meglio ,mi incuriosisce la loro idea,quando dormi
    mi puoi scrivere!!
    ciao

  2. Michele ha detto:

    Non si tratta di una scuola, bensì di un rete locale di amministratori, ambientalisti, operatori turistici e agricoltori che hanno intenzione di costruire un programma di sviluppo integrato basato sul concetto di filiera corta. Sono di diversi comuni e ci incontreremo fra un paio di settimane. Notte.