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domenica 28 agosto 2011
3 Febbraio 2010
passato, presente, futuro
giovedì, 17 novembre 2011
4 Febbraio 2010
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mercoledì, 3 febbraio 2010

Incontro Franca e Annamaria a lato del Consiglio provinciale. Parliamo di diverse cose, fra queste del disegno di legge antiviolenza, di scuola e di sviluppo rurale dell’alta Val di Non. Ci sono fra noi molte sintonie, ma anche distanze. La cosa che però più mi preoccupa nelle loro parole è un farsi interpreti di uno scollamento fra la politica e gli elettori, "persone che ti hanno votato" mi dice Annamaria "che non riescono a parlarvi, non vi trovano sul territorio …".

Mi verrebbe voglia di mandare tutti al diavolo, cerco invece di capire. La mia agenda urla, piena com’è di appuntamenti, incontri sul territorio e riunioni. Carenza di comunicazione? Mi passa davanti il "rapporto semestrale" o il tempo che dedico a questa stessa cronaca quotidiana del mio impegno politico ed istituzionale.

Ma davvero il problema è di "comunicazione"? O non invece di merito, come temo… Questo non significa affatto che criticità non esistano a cominciare dalla necessità di luoghi nei quali il confronto si possa sviluppare, dopo anni di deserto e di progressivo trasformarsi dei partiti in comitati elettorali.

Ma credo ci sia qualcosa di più profondo. Ho la sensazione che il nostro mondo (parlo della sinistra) fatichi o nemmeno si ponga il problema di indagare intorno alle proprie categorie, di uno scarto crescente di pensiero che è cresciuto mano a mano che si è scelto di posizionarsi lungo i crinali impervi della ricerca di nuove sintesi culturali. Ho in mente la conversazione con Liliana di qualche sera fa a Povo, quel "non riconoscersi più" che sa di tradimento, quel richiamo tutto ideologico alla coerenza, quando ognuno di noi sa che quest’ultima o è una ricerca continua o fa paura. A ragion del vero, quel collocarsi sull’uscio di fronte al "dimmi da che parte stai" mi costava anche prima di assumere questo ruolo istituzionale. Ora sei solo più esposto, si vede di più, è meno capito.

Oltretutto i media non apprezzano affatto, ignorano anzi, la fatica della politica. E’ l’antipolitica, ovvero il sangue, l’ingrediente preferito. O il pettegolezzo, che da me non avranno di certo. Ed anche questo non giova alla comunicazione.

Il PD, del resto, è nato per costruire nuove sintesi culturali ed una proposta politica capace di tradurle in programmi di governo (o di opposizione). Non per vincere laddove la sinistra aveva perso. Non per battere Berlusconi, ma per sconfiggerne la cultura politica che molto spesso attraversa in modo trasversale gli schieramenti.

Per ritessere una trama di idee e di partecipazione, compresi i luoghi di formazione delle idee e di nuove classi dirigenti. Più sto in Consiglio provinciale e più avverto che questo è il problema più urgente nella nostra comunità. Del resto, nasce da qui il progetto "Politica è responsabilità" che a breve prenderà il via. Occorrono le parole di un nuovo abbecedario, servono i luoghi dove le idee diventino elaborazione collettiva.

E’ con questi pensieri che attraverso una lunga giornata di Consiglio provinciale. Le voci martellanti degli esponenti dell’opposizione ostentano dichiarazioni di guerra semplicemente perché respingiamo le loro proposte di legge. Non c’è democrazia, gridano. Sono due settimane che il Consiglio non discute d’altro che di mozioni o proposte di legge delle minoranze.

 

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