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martedì, 2 febbraio 2010

Qualche appuntamento al mattino, terza commissione per l’intero pomeriggio. Ma oggi, contrariamente alle mie sensibilità, vi voglio parlare di quel che riportano i giornali, in questo caso il Corriere del Trentino che, in prima pagina, titola: "Pd, Tonini apre a Valduga".

Ora, per chi non lo sapesse, Valduga è il sindaco uscente di Rovereto, la seconda città della nostra provincia, verso il quale per l’intera consiliatura il PD ha svolto un ruolo di opposizione, votando contro i suoi principali atti di governo, ultimo bilancio compreso. Un po’ difficile poterlo considerare, per effetto di un contorsionismo politico, il candidato sindaco del centrosinistra.

Tant’è vero che in tutti questi anni si è lavorato per costruire un’alternativa nel governo della città della quercia, così come negli ultimi mesi, costruendo una significativa compattezza nel circolo locale, nell’impostazione del partito a livello provinciale e, niente affatto secondario, condividendo questa posizione anche con la sezione roveretana dell’UpT.

Giorgio Tonini non è persona sprovveduta, anzi. E’ stato braccio destro di Veltroni, è senatore (quand’anche eletto altrove), è presidente del PD del Trentino ma in primo luogo persona intelligente e sa bene che la partita che si gioca a Rovereto è tutt’altro che secondaria anche sul piano provinciale. Perché dunque una presa di posizione del genere, contro l’orientamento del segretario provinciale, del responsabile della partita elettorale amministrativa di maggio, del circolo di Rovereto e tutto il percorso costruito pazientemente dal segretario del circolo e dal circolo stesso?

A prescindere dalle intenzioni, si tratta di un assist lanciato al presidente Dellai che di Valduga si è fatto alfiere nei mesi passati. Ricorda, per analogia, quel che è avvenuto in alcuni passaggi cruciali della vicenda politica trentina degli ultimi anni, dalla Pinzolo-Campiglio alla Val Jumela, dalle candidature degli esponenti di costruire comunità alla formazione della giunta nell’ultima legislatura…  A che pro, dunque? Forse semplicemente perché la politica ha smarrito una dimensione collettiva per cui s’interpreta il proprio ruolo solo nel manifestarsi. C’è un’opinione diversa? A Giorgio Tonini non mancano certo i luoghi nei quali esprimere la propria opinione.  

Il percorso attuato dal circolo di Rovereto e dal partito sul piano provinciale nell’avvicinarsi alle elezioni di maggio è stato tutt’altro che pregiudizievole verso qualcuno e nemmeno segretato: aperto invece alle alleanze più ampie a partire dai contenuti programmatici e alla luce del sole.

Difficile dire quale sarà l’impatto di questa uscita, sicuramente non aiuta il PD ma nemmeno la coalizione che governa il Trentino. Certo è che così si rischia di compromettere non solo l’esito delle elezioni comunali a Rovereto ma più in generale l’idea che abbiamo della politica, del carattere democratico dell’agire, del rispetto verso i ruoli e il carattere collettivo delle scelte.

Un passo falso, in un contesto già piuttosto difficile per un partito che vive sul piano nazionale uno stato piuttosto confusionale. Il recente dibattito congressuale – pur nella positiva partecipazione – non ha sciolto i nodi di fondo che oggi riappaiono sia sul piano della cosiddetta "vocazione maggioritaria" (che poi riguarda l’identità culturale democratica o di sinistra) quanto sul modo con cui si sono andate costruendo le alleanze nelle elezioni regionali (vedi vicenda Vendola in Puglia). Senza affrontare poi la questione delle forme degenerative della politica che ci portiamo appresso dai vecchi partiti.

Al PD servirebbe una lunga marcia, nella quale mettere in gioco idee e pratiche, vorrei dire le parole stesse di un nuovo abbecedario e il senso dell’agire politico. Ma anche le forme di una politica che ripropone stancamente antichi rituali.

Staremo a vedere. Un contributo anche personale affinché la politica possa riqualificarsi, abitando luoghi ostili al cambiamento, sto provando a portarlo. Certo è che il rimescolamento delle carte (delle idee come delle appartenenze) per quanto avviato non lo ritengo che agli inizi.

A conclusione della giornata, mentre in terza commissione legislativa finiamo l’esame del Disegno di Legge n.81 della Giunta sulla riqualificazione architettonica e la semplificazione delle procedure burocratiche in edilizia, ci ritroviamo un articolo sulla ristrutturazione delle baite, che con il DDL non centra niente e che apre un sacco di perplessità. Lo dico nonostante abbia posto anche personalmente nella campagna elettorale il problema del recupero conservativo dei vecchi insediamenti urbanistici. Ma la proposta di realizzare un sistema di turismo d’elite in nome dell’eco-sostenibilità non mi convince affatto. Chiedo tempo e di fatto diamo uno stop all’articolo. Un tema sul quale ritornerò nei prossimi giorni.

 

2 Comments

  1. gianni ha detto:

    MI PUOI SPIEGARE CHE COSA INTENDETE RIQUALIFICAZIONE ARCHITETTONICA? DOVE A TRENTO O IN TUTTI I COMUNI DEL TRENTINO.
    DOPO TI SOTTOPONGO UN PROBLEMA CHE E’ SENTITO IN MOLTI PAESINI.

  2. Michele ha detto:

    S’intende mettere mano alla qualità degli edifici e vale ovviamente per tutti i Comuni del Trentino. E’ un DDL della Giunta approvato in Commissione e che arriverà in Consiglio a marzo.
    Michele