Camalghe, luogo di pace
lunedì, 20 giugno 2011
25 Gennaio 2010
Don Chisciotte della Mancia
27 Gennaio 2010
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lunedì, 25 gennaio 2010

Il fine settimana non è stato propriamente di relax. Sabato mattina un ultimo saluto a Prisca, che di Cadine era un’istituzione. L’avevo vista l’ultima volta alla casa di riposo di via Borsieri a Trento, il primo dell’anno. Già fortemente provata dalla malattia, ma ancora nervosa e tenace, come l’ho conosciuta tanti anni fa. Chissà se ora avrà quel po’ di pace che non ha mai saputo avere…

E poi una giornata piena di incontri, fra Trento dove ci incontriamo per "Politica è responsabilità" e Folgaria per l’incontro del Coordinamento del PD del Trentino con il Gruppo Consiliare provinciale sulla questione scuola. Scendo dall’altipiano che è già notte, mi aspetta una cena fra vecchi amici (ma non solo) ma il piacere del conversare si carica di domande fino a tardi. L’indomani lo passo a leggere il libro di Ennio Remondino (visto che ne dobbiamo parlare martedì sera) e a mettere in ordine la posta, l’agenda degli impegni, il sito e altro ancora.
Così la settimana inizia con la testa tutt’altro che sgombra, settimana fitta di impegni politici ed istituzionali. Preparo la lezione che devo tenere sull’Europa di mezzo martedì mattina al liceo Manzoni di Bologna con i ragazzi delle classi superiori, la presentazione del libro "Niente di vero sul fronte occidentale" ancora martedì ma alla sera, mentre mercoledì è previsto l’incontro con Rebiya Kadeer, leader in esilio del popolo uiguro, minoranza dello Xinjiang cinese. Sempre mercoledì inizia una nuova sessione del Consiglio provinciale, con annessa seduta straordinaria serale richiesta dalla Lega sulla scuola ed un nutrito ordine dei lavori che non si sa bene quando riusciremo a concludere. Venerdì poi ci saranno gli Stati generali dell’agricoltura, appuntamento che intendo seguire perché non nascondo il mio timore sulla tenuta di un’economia trentina priva di classe dirigente e di idee. Appuntamenti da preparare, documentazione da studiare, parole da annotare, note da scrivere.

Sulla mia scrivania in ufficio trovo un regalo di Chiara, con un messaggio proprio tenero. Un libro, "amare… Sarajevo. Estate 1946, estate 1948". Se ne andrà per un po’ di tempo in Inghilterra, ma prima dobbiamo vederci per un bicchier di vino come si conviene.

Nel corso del pomeriggio gli incontri si alternano alle telefonate. Spaziando dal turismo responsabile (a proposito, quanta nostalgia per la bosanska kafa al Morica Han di Sarajevo…) al progetto sul Danubio (sento il vecchio Rumiz che mi dà segnali di entusiasmo), dalla regolamentazione degli appezzamenti agricoli di proprietà comunale in affitto (questione che sta suscitando polemiche in diversi comuni e sulla quale mi prendo l’impegno per in piccolo disegno di legge) alla discarica della Maza di Arco (ormai al collasso ma che non si può chiudere perché a quanto pare non ci sono alternative immediate).

La mia scrivania è un puzzle di cartelle colorate, ognuna di esse è un file aperto. Ma dov’è il senso del limite?

 

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