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lunedì, 18 gennaio 2010

E’ il diritto all’acqua il tema di oggi. Ci sarebbe anche dell’altro, per la verità, come ad esempio il regolamento di cui si parla in sede di prima commissione regionale in materia di indennità di Sindaci, Assessori, Presidenti dei Consigli Comunali nonché degli organi di governo delle Comunità di valle. O, ancora, dei gettoni dei Consiglieri. Non mancano le contraddizioni, che vengono raccolte come raccomandazioni alla Giunta, affinché la stesura finale del regolamento ne possa tenere conto.

Nel frattempo mi ha raggiunto al gruppo consiliare Rosario Lembo, il segretario del Contratto mondiale per il diritto all’acqua. Negli ultimi anni Rosario ha fatto del tema dell’acqua una ragione di vita ed oggi è uno dei massimi esperti italiani sul tema. Oggi è alla testa di quel vasto movimento di opposizione che ha preso corpo intorno alla scelta del governo Berlusconi di privatizzare la gestione dell’acqua, considerandola un bisogno come un altro anziché il bene collettivo ed un diritto inalienabile. Ed imponendo, ne abbiamo ampiamente parlato anche in questo blog, che entro il 2011 gli enti locali cedano la gestione ai privati. In Trentino l’autonomia ci mette al riparo, ma fine a quando?

Nel primissimo pomeriggio incontriamo insieme il vicepresidente ed assessore Alberto Pacher per capire come dare attuazione all’ordine del giorno approvato in Consiglio Provinciale durante il dibattito sulla Finanziaria. Propongo in primo luogo che la Provincia si faccia artefice di un’iniziativa verso le regioni italiane e gli enti locali per coordinare le azioni contro la privatizzazione. Vediamo altresì quali possono essere le modalità con le quali in Trentino possiamo evitare possibili incursioni privatistiche sulla gestione della risorsa idrica, sia rispetto ai 199 comuni che gestiscono "in house" la distribuzione dell’acqua, sia verso Dolomiti Energia che ha acquisito il patrimonio prima in capo alle municipalizzate di Trento e Rovereto. Avanziamo l’idea di una sorta di diritto di prelazione nell’ambito dei "patti societari" di DE affinché la quota pubblica non possa essere ridimensionata rispetto all’attuale 61%, ma anche dello scorporo da DE del comparto acqua, portandolo totalmente alla gestione della PAT.

Corro al Consorzio trentino dei Comuni per incontrare il presidente Simoni e definire il calendario di incontri con i Comuni e il territorio delle Comunità di valle che come Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani intendiamo promuovere. L’obiettivo che ci diamo è quello di far sì che i temi della pace possano trovare ambiti più ampi di contatto. A febbraio inizierà un tour che nelle intenzioni coinvolgerà Sindaci, consiglieri delegati alla pace, bibliotecari, associazioni di volontariato presenti sul territorio.

Di acqua parliamo anche nella serata dedicata a questo tema nell’ambito della Festa Neve a Folgaria proprio con Rosario Lembo e Alberto Pacher. Vi partecipa anche Stella Bianchi, della segreteria nazionale del PD. Nel mio intervento provo ad associare il tema dell’acqua a quello della pace, o meglio al fatto che l’acqua è diventata nel corso del tempo fattore di conflitto armato e di impoverimento. Porto gli esempi del Danubio, il più grande ecosistema europeo messo a dura prova dal cianuro utilizzato dalla miniera di Aurul per l’estrazione dell’oro, del Mare d’Aral oggi ridotto al 10% della sua tradizionale superficie grazie alla deviazione dei fiumi Amu Darya e Syr Darya per la coltivazione intensiva del cotone, del fiume Giordano e del progressivo impoverimento del mar Morto con l’espropriazione della risorsa idrica dei territori palestinesi. Per non parlare della testimonianza che ci hanno portato nelle scorse settimane i protagonisti della "guerra dell’acqua" a Cochabamba in Bolivia.

L’acqua è dunque un paradosso del nostro tempo, fattore di ricchezza che diviene elemento di impoverimento. Così l’attenzione che vi riponiamo deve essere ben più forte di quel che sin qui vi abbiamo dedicato, in Trentino come altrove. Senza dimenticare che il concetto stesso di bene comune racchiude il paradigma della proprietà collettiva, oltre il mercato ed oltre lo stato. Non proprietà pubblica, bensì di ciascuno.

Voglio dire che non abbiamo a che fare solo con la strategia di controllo dell’acqua da parte delle multinazionali. Si pongono nodi di cultura politica sui quali riscontriamo un profondo ritardo culturale, che investe anche il centro sinistra.

Leggo sulle cronache giornalistiche che il candidato alle primarie pugliesi sostenuto da D’Alema, Francesco Boccia, si esprime per la pubblicità dell’acqua ma per la privatizzazione della sua gestione. Effettivamente che la pioggia non sia di proprietà di qualcuno non occorreva che lo dicesse un esponente del PD. Proprio non ci siamo.

 

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