mercoledì, 13 gennaio 2010
13 Gennaio 2010
venerdì, 15 gennaio 2010
15 Gennaio 2010
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giovedì, 14 gennaio 2010

Verso le 19.30 esco dalla Biblioteca Civica di Trento dove si è da poco conclusa la conferenza "Nucleare oggi" che abbiamo promosso come Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con l’Uspid, l’Unione degli scienziati per il disarmo. L’ultimo segmento di una lunga e proficua giornata di confronto sul tema del nucleare e per questo Luisa, che al Forum ci lavora, mi augura buona serata immaginando che gli impegni della giornata si siano conclusi. Ma così non è. Alle 20.45 inizia "Trentino in diretta" dedicata alla questione che la Lega Nord ha irresponsabilmente sollevato circa la religione di appartenenza degli addetti alle pulizie nella sede del loro gruppo consiliare. Interrogazione giustamente giudicata irricevibile da parte del presidente del Consiglio Giovanni Kessler, ma che ha sollevato l’indignazione di molti e un polverone mediatico persino nazionale.

All’inizio volevo sottrarmi all’invito a partecipare alla diretta televisiva proprio per evitare di dare il mio contributo a questa volgarità, ma queste uscite della Lega altro non fanno che mettere in luce quel che cova nel profondo della nostra comunità o comunque in una parte – non so quanto marginale – di essa. Legittimando, certo, idee e comportamenti estranei al vivere civile ma che non dobbiamo far finta di non vedere. Tant’è che nel corso di un’ora e mezza di trasmissione fioccano le telefonate degli ascoltatori e molte di queste sono di persone che  rincarano la dose. Abitare il conflitto, no? E allora eccomi qui, con il senatore leghista Divina, con Aboulkheir Breigheche, presidente della Comunità islamica del trentino Alto Adige, con il nuovo direttore di Vita Trentina Marco Zeni ed il presidente della Povocoop81 dove la signora di religione islamica presa a pretesto dalla Lega lavora.

Mi rifiuto di pensare che il Trentino sia questo, così come – e lo abbiamo documentato anche su questo blog – Rosarno non è la Calabria. Ma sicuramente è "anche" questo e dunque la cosa è maledettamente seria e pericolosa. Ci saranno senz’altro telefonate pilotate dai leghisti, ma fra quelli che si prendono la briga di telefonare ci sono anche molte persone semplicemente accecate dal pregiudizio e dall’ignoranza. Devo trattenermi dalla voglia di inveire contro questi irresponsabili che giocano con il fuoco, cercando di mantenere la calma e di invitare chi ascolta a prendere in considerazione che questi nuovi cittadini oggi portano al Trentino un contributo decisivo, a cominciare dall’economia locale. Che la cultura islamica non è un corpo estraneo ma parte integrante dell’identità europea. E che le guerre di religione nel corso della storia hanno prodotto solo tragedie.

Il fatto è che la Lega ha scelto di usare proprio i simboli religiosi nell’ergersi a paladina di una battaglia contro l’islam, facendo leva sul sentire più remoto e su vicende storiche mai elaborate a partire dalla frattura fra oriente e occidente. Quanto è importante studiare Fernand Braudel e quell’affresco straordinario che è rappresentato dal suo principale lavoro "Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II", quel passaggio di tempo che va dal XV al XVI secolo che vide la cacciata degli ebrei e dei mori dalla Spagna, la conquista delle Americhe, la battaglia di Lepanto contro il dominio ottomano sul Mediterraneo.

La Lega è l’interprete di quella frattura mai sanata e non è casuale che i simboli che vengono agitati siano le moschee, il crocefisso obbligatorio nei locali pubblici, il presepe portato nelle scuole elementari e negli asili… ed ora questa cosa di discriminare i lavoratori a partire dal loro credo religioso. Divina dice che non è il caso di far troppo rumore su questa cosa, ma è il classico nascondere la mano dopo aver gettato il sasso, un doppio binario che alimenta paure, disinformazione, odio.

Mi chiedo dove finiremo. Occorre davvero un serio lavoro di formazione e di educazione permanente, perché in un mondo che cambia così profondamente è necessario attrezzarsi, avere a disposizione strumenti ed opportunità di conoscenza.

Si potrebbe dire la stessa cosa sul nucleare. In questi anni abbiamo dato troppe cose per scontate, ad esempio l’aver chiuso con la scelta nucleare, senza mai interrogarsi sulla dipendenza dal petrolio, sulle fonti energetiche alternative o, più in generale, sulla cultura del limite.

Di questo si è parlato nell’incontro pomeridiano alla Sala degli affreschi. Con Mirco Elena, anima di Isodarco (la scuola internazionale sulla ricerca e sul disarmo), giunto alla sua XXIII edizione, con Matthew Evangelista, direttore del Dipartimento studi governativi della Cornell University di New York, e con Nadia Arbatova, direttrice del Dipartimento Studi Politici Europei e della Fondazione per l’Integrazione Europea di Mosca. Una sala affollata che s’interroga sulla scelta nuclearista del governo Berlusconi, sulla sicurezza della tecnologia nucleare, sul legame fra nucleare civile e nucleare militare, senza dimenticare che il nucleare ha continuato ad incombere sul territorio italiano anche in questi ani, con le barre di uranio della centrale di Caorso che dovevano essere mantenute in sicurezza in assenza di un luogo di stoccaggio, con gli oltre novanta ordigni nucleari custoditi nelle basi "extraterritoriali" di Aviano e di Ghedi. Di tutto questo stanno parlando ad Andalo quasi cento studiosi provenienti da tutto il mondo ed anche in questo, provo a dire nell’introdurre l’incontro alla Biblioteca civica, il Trentino segna la propria diversità.

Ma sarà così? Non è che mentre facciamo un sacco di cose di qualità sta crescendo intorno a noi un mostro di cui nemmeno ci accorgiamo? Non è che coltiviamo le nostre autoreferenzialità, mentre l’imbarbarimento si insinua e i luoghi che pure sono stati l’antidoto allo spaesamento non sono capaci di rinnovarsi ed esprimere una classe dirigente all’altezza della complessità? E’ con queste domande che a tarda sera prendo la strada di casa.

 

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