l’Agritur Malga Canali
sabato, 7 maggio 2011
9 Gennaio 2010
lunedì, 11 gennaio 2010
11 Gennaio 2010
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sabato, 7 maggio 2011
9 Gennaio 2010
lunedì, 11 gennaio 2010
11 Gennaio 2010

sabato, 9 gennaio 2010

Dopo giorni di grande intensità e di clima dolcissimo, l’aria ed i colori del Trentino sembrano ancora più freddi. L’agenda di questi giorni non è particolarmente intensa, qualche incontro, un sopralluogo al Passaggio Teatro Osele per il progetto "Cafe de la Paix" che finalmente inizia a decollare, la riunione dei tavoli di cooperazione con i Balcani, il riordino delle carte e delle idee per la ripresa dell’attività (se così si può dire quando in realtà non la si è mai interrotta). Mi accorgo, girando in centro città a Trento, che il "Diario alla Palestina" è stato letto da molte persone che quasi si stupiscono del mio essere già qui dopo avermi pensato a Ramallah o Nazareth.

Oggi è sabato e ho il primo impegno vero, una mattinata di conversazione con i volontari dell’Operazione Colomba sui temi della pace, della mondialità, della cooperazione internazionale. Ormai si tratta di un appuntamento annuale e quando ho chiesto all’amico Fabrizio Bettini (che da qualche anno organizza questo percorso formativo) se avrei dovuto attenermi ad un argomento in particolare, mi ha risposto "mi fido di te, fai quel che credi".

Con un mandato così ampio mi preparo un po’ di appunti, vent’otto cartelle per l’esattezza così da spaziare in lungo e in largo sui temi del nostro tempo. Ma quando di buon mattino faccio mente locale sulla mattinata, cambio idea, metto da parte gli appunti della sera prima e butto giù una sola stringata cartella. Sarà il recente viaggio in Palestina il canovaccio per affrontare i paradigmi del presente: la terra come risposta all’economia virtuale, l’unicità dei territori come risposta alla globalizzazione, la critica dell’umanitario come leva per valorizzare la ricchezza locale, l’interrogarsi sull’autodeterminazione per uscire dal secolo degli stati nazionali, il Mediterraneo e l’Europa come chiavi per individuare uno sbocco politico ad una situazione paralizzata, le molte identità euromediterranee come risposta allo scontro di civiltà, l’elaborazione del conflitto come passaggio fondamentale per la riconciliazione…

Nel mio argomentare, temo di dare troppe cose per scontate e di non riuscire a farmi seguire, ma al contrario vedo le giovani persone che mi ascoltano reagire con puntualità e intelligenza. Così, dalle nove e un quarto alle tredici e qualcosa, il tempo vola, non vedo nessuno distratto e gli interventi sono fittissimi. Dopo quasi quattro ore di parole Fabrizio ci richiama al buon senso, ma avverto che ci sarebbero ancora domande da rivolgere o cose da approfondire: qualcuno mi chiede un indirizzo di posta elettronica, qualcuno si annota la bibliografia che ho portato, altri – incuriositi – acquistano "Darsi il tempo" chiedendomi anche qualche parola di dedica. Sfuggire alla retorica, in questi casi, consiglierebbe di scrivere "con amicizia", qual che mi viene dopo una mattinata intensa di lavoro quel che mi passa per la testa è "semplicemente" la necessità di trasmettere esperienze e saperi affinché la storia non ricominci sempre da capo.

Una bella mattinata.

 

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