venerdì,1gennaio 2010
1 Gennaio 2010lunedì, 4 gennaio 2010
4 Gennaio 2010domenica, 3 gennaio 2010
Quando dovevano descrivere un luogo baciato dalla natura, i contadini di un tempo lo chiamavano "Palestina". E ancor oggi in alcune zone della Valle dei Laghi così vengono chiamati quegli appezzamenti di terra che danno frutti speciali come l’uva nosiola per il vino santo, per esempio.
Oggi ne comprendo la ragione prima solo intuita. Nonostante sia il 3 gennaio, qui a Gerusalemme c’è un tiepido sole e la terra dà "ogni ben di dio". Il succo dei melograni, il sapore dei mandarini, i datteri che sono altra cosa da quel che noi conosciamo, i profumi e la fragranza delle verdure nei mercati, come l’immancabile mentuccia nel the che ci viene servito con le sfoglie fatte a mano da Zalatimo nella città vecchia, ti raccontano di una terra speciale, al di là di ogni "promessa".
Quell’eccesso di storia, paradossalmente, l’ha messa in ginocchio e non la fa sorridere. Riempiendola di filo spinato, mura di cemento armato lunghe centinaia di chilometri, confini assurdi ed angoscianti in un luogo che dovrebbe essere simbolo di pace e di speranza per il mondo intero.
Sono a Gerusalemme per una visita che mi porterà nei prossimi giorni a Betlemme e Beit Jala (dove il Trentino sta sviluppando un programma di cooperazione fra comunità), a Cana (in Galilea), ad Aboud e a Ramallah per parlare di diritto all’acqua, di agricoltura e della valorizzazione dei prodotti di questa terra oggi alle prese con un contesto di progressivo impoverimento e con un’economia che rischia di soccombere sotto il peso non solo della militarizzazione del territorio ma anche della globalizzazione.
Parleremo dell’acqua, uno dei simboli del conflitto israelo-palestinese, in vista di una Carovana internazionale che il "Contratto mondiale per il diritto all’acqua" promuoverà proprio qui in Terrasanta nei prossimi mesi. Parleremo di cose uniche come l’akoub, una specie di cardo selvatico dal sapore simile al carciofo che qui si raccoglie per farne dei piatti speciali e che Slow Food vorrebbe farne un presidio locale e internazionale. E di vino, nel verificare la possibilità di dar corpo ad un’idea che con l’amico Ali Rashid coltiviamo da tempo di riavviare la produzione dell’uva e del vino di Cana, quello biblico delle nozze che, col tempo e con il prevalere del fondamentalismo religioso, è andato perdendosi.
Sono questi altrettanti tratti di un’idea di sviluppo locale fondato proprio sull’unicità dei prodotti di un territorio e sull’identità che ne viene in un tempo dove tutto è omologato, includendo le culture materiali, i saperi e le tradizioni che si sono trasmesse da generazione a generazione, favorendo così la permanenza degli abitanti nelle loro terre.
Ed è anche la convinzione che la pace si possa affermare costruendo contesti favorevoli al dialogo, in grado di prevenire la degenerazione violenta dei conflitti. Contesti che da soli, certo, non sono sufficienti perché la pace passa in primo luogo attraverso percorsi di riconciliazione complessi e dolorosi, ma che possono aiutare perché nelle condizioni materiali si gioca la possibilità di guardare al futuro con meno angoscia e rancore.
Mentre scrivo questa nota per il "Trentino" vedo i colori del tramonto su questa città straordinaria e mi chiedo se saremo in grado di poter venire qui fra qualche anno solo per il piacere di visitarne i vicoli della città vecchia e di trovare nello sguardo dei vecchi seduti nei loro piccoli bazar quel po’ di pace che oggi non c’è.
Gerusalemme, 3 gennaio 2010
1 Comment
Ciao Michele,
sono Roberto Forrer del coro S. Ilario Pace per Gerusalemme. Innanzitutto grazie per il diario della visita precedente e grazie per quello di oggi. Debbo dire che dal tuo scritto ho riconosciuto il profumo e gli odori della Palestina al punto di avere l\\\’impressione di esserci se chiudevo gli occhi. Proprio in occasione di un incontro con il “Furore dei libri” qui a Rovereto in cui avevo raccontato la mia esperienza con il coro S. Ilario a Beit Jala, dicevo che solo chi ci è stato può capire quando si parla di profumi, sapori, rumori e del clima.
Spero che anche in questo viaggio tu possa costruire e tessere quei rapporti che aiutano la gente a ricercare la pace e la giusizia per vivere serenamente. Aspetto con ansia i tuoi scritti quotidiani sul quotidiano il Trentino e ti auguro una buona permanenza in Palestina.
P.S. Porta i nostri saluti alla comunità di Beit Jala ed al suo sindaco Raji Zedia. Se riesci ad avere notizie del Minicoro che è nato a Beit Jala su nostra sollecitazione mi faresti un piacere.
Ciao a presto Roberto