lunedì, 28 dicembre 2009
28 Dicembre 2009mercoledì, 30 dicembre 2009
30 Dicembre 2009martedì, 29 dicembre 2009
Non voglio pensare ad Alex, Diego, Erwin e Luca come a degli eroi. Nel fermarmi un istante davanti a ciascuna di quelle bare nella piccola chiesa di Canazei gremita all’inverosimile, mi viene di pensare a loro come persone normali, con la loro grande passione per la montagna, con la gioia di farsi in quattro per aiutare chi fra quelle montagne poteva trovarsi in difficoltà, con la paura di chi quelle montagne le sa rispettare conoscendone il fascino ma anche le insidie.
Se il Trentino è diverso è anche perché c’è tanta gente così, che ha contribuito – nel soccorso alpino come nei tanti luoghi del volontariato – a far diversa questa nostra terra. Il valore della gratuità e del dono, del sentirsi responsabili e del mettersi a disposizione, dell’essere parte di una comunità e dell’andarne fieri…
Allo stesso modo, in queste ore, di fronte all’insorgere quasi rituale delle polemiche sull’irresponsabilità di chi si permette i fuoripista e sul grado di rischio accettabile nei soccorsi, mi hanno colpito molto la compostezza e la profondità delle risposte dei loro compagni, nel non rivendicare né regole, né sicurezza, ma la cultura del rispetto e del limite.
E’ il messaggio più forte che leggo nei volti e avverto nell’aria fredda di Canazei, nel mare rosso di giacche a vento che sono lì a dare un ultimo saluto ai loro amici e dove per un attimo sembrano come scomparse le pellicce e gli assurdi fuoristrada dei vacanzieri.