
martedì, 12 aprile 2011
25 Dicembre 2009martedì, 29 dicembre 2009
29 Dicembre 2009lunedì, 28 dicembre 2009
Nei giorni di Natale il diario potrebbe essere un semplice cartello con scritto "chiuso per ferie". In realtà non è esattamente così. Uso queste giornate per recuperare un po’ di lavoro arretrato, per rispondere alla posta arretrata, per preparare una pubblicazione da inviare a un po’ di persone sulla legge sulle filiere corte, per scrivere una nuova "Lettera agli amici", una sorta di rapporto semestrale del mio impegno politico ed istituzionale. E per leggere.
Sono da un paio di giorni su "Il paese delle prugne verdi" di Herta Müller, premio Nobel per la letteratura 2009. Un romanzo ambientato in Romania o, più precisamente in quella parte del paese un tempo abitata da popolazioni di origine sassone e ungherese che ben conosco per averne seguito le vicende storiche e per esserci stato in molti viaggi del turismo responsabile. Avverto nei luoghi descritti una certa familiarità, il ritmo dello scrivere dell’autrice dapprima ostico diventa avvolgente, l’uso delle parole mai banale. Tutto ruota attorno alla figura di Lola, spirito libero e sensibile e per questo fuori posto là dove tutto fingeva di essere in ordine. "Quando non sopporti la vita, metti in ordine l’armadio". La vita diventa insopportabile e l’armadio il luogo del suicidio. Ma il suo diario continuerà a parlare oltre ogni perquisizione e pedinamento, a dispetto di un potere che lascerà segni profondi anche dopo la sua caduta.
Qualche giorno fa, a conclusione della maratona consiliare sulla finanziaria, ricordavo in queste pagine di un flash che mi era venuto uscendo dal palazzo nel vedere la neve scendere e coprire tutto. Era un’immagine di "Ad est di Bucarest", quando durante una trasmissione televisiva dedicata all’anniversario della caduta del regime e incentrata attorno alla domanda "C’è stata la rivoluzione nella nostra città?" arriva l’ennesima telefonata, questa volta però di una donna che non prende parte alla disputa e che dice: "Vi ho chiamato per dirvi che fuori nevica. Sì, nevica. Come una volta. Siate felici per questa neve, perché domani sarà di nuovo tutto fango". Parole, possono essere la cosa più bella che sappiamo fare. Nel riascoltarle, ieri sera con qualche amico, gli occhi mi si riempiono di lacrime.
Quel fango che ancora copre le vite in quel paese, specie quelle di chi non sa – per scelta, per indole o per ragioni generazionali – indossare i panni dell’uomo d’affari. E’ un po’ che non sento Gheorghe. Quando l’ha sentito Carlo – qualche settimana fa – la neve a Galati ricopriva tutto.