martedì, 22 dicembre 2009
22 Dicembre 2009
Romania, villaggio sassone
martedì, 12 aprile 2011
25 Dicembre 2009
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25 Dicembre 2009

mercoledì, 23 dicembre 2009

Nel diradarsi degli impegni, oggi vi voglio parlare di come un gruppo di giovani trentini, studenti della Facoltà di Architettura di Venezia, abbiano deciso di dedicare la loro tesi al "fiume della Melodia" come Hölderlin  chiamava il Danubio. "Donauvan" è il titolo del loro progetto di ricerca, immaginando il Danubio "come infrastruttura europea, ambito idrografico, arcipelago di nazioni, confine liquido tra paesaggi, incontri e racconti, attraverso un bacino idrografico di 817.000 km2, lungo un fiume di 2888 km, 4 capitali, 8 lingue".

Un anno di lavoro fatto di tante cose. Tre mesi di esplorazione dalle sorgenti della Foresta Nera fino alle foci del Mar Nero, seguita dalla raccolta dati, sistematizzazione e sintesi dei materiali raccolti ed infine di elaborazione di uno scenario progettuale nell’area del Delta. E, da ultimo, la presentazione della tesi. Che mi consegnano e che trovo interessantissima, fatta di carte geografiche, appunti di viaggio, parole di un possibile glossario danubiano.

Incontro Alberto e Matteo nel mio ufficio, al Gruppo. Dico loro che occuparsi del Danubio significa interrogarsi sull’Europa. Uno dei temi – l’Europa – che come Forum per la Pace abbiamo deciso di approfondire nel nostro itinerario di lavoro e provo a riflettere con loro come poter valorizzare  questa ricerca. Un libro? Una settimana della cultura danubiana dove trovare uno spazio specifico per questa ricerca? Li informo che con "Viaggiare i Balcani" e "Slow Food" stiamo pensando ad un "viaggio lungo i sapori del Danubio", in cantiere per giugno 2011 e che ci farebbe piacere poterli coinvolgere in questo progetto.

L’Europa la si costruisce in primo luogo nelle corde dei cittadini europei, quel che oggi non c’è. Un progetto culturale prima ancora che politico di straordinario valore perché oltre. Oltre il ‘900 degli stati nazionali, oltre una cortina di ferro che a vent’anni dall’89 ancora promana i suoi veleni, oltre la divisione fra oriente e occidente, oltre lo scontro di civiltà. Per questo trovo importante che dei giovani trentini si pongano queste domande e questo orizzonte. E che la politica e le istituzioni siano capaci di sintonizzarsi con questa lunghezza d’onda. Del resto stiamo in questi luoghi anche per questo. O no?

 

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